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DaNi Maison di Nino Di Costanzo entra ne Les Grandes Tables du Monde

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È entrato nell’olimpo dei 174 migliori ristoranti del mondo, ovvero Les Grandes Tables du Monde: per Nino Di Costanzo, due stelle Michelin e il suo DaNi Maison, un riconoscimento importante e sudato, perché entrare nel ristretto novero di chef super eccellenti non è certo un’impresa facile. Occorre avere almeno due stelle Michelin e poi rispondere ad una serie infinita di requisiti. E stavolta il bravo chef ischitano con il suo ristorante, un gioiello incastonato nel giardino delle meraviglie di casa sua rivisitato, ce l’ha fatta. L’annuncio in Marocco all’annuale convention dell’associazione che è fra le più importanti del settore a livello mondiale e riunisce i ristoranti impegnati nella salvaguardia della tradizione a livelli di eccellenza. In tutto sono solo 174 i ristoranti premiati di 25 Paesi sparsi nei 5 continenti, di questi almeno una ventina sono italiani e da oggi in questa speciale classifica si è festeggiato l’ingresso di Nino Di Costanzo e del suo DaNi Maison.

L’associazione Grand Table duMonde venne fondata nel 1954 da sei ristoratori parigini seguaci del motto di Jean Cocteau secondo cui “la tradizione è in movimento perpetuo. Essa avanza, essa cambia, essa vive” e prende in considerazione tutte le dimensioni del settore cucina, sala, sommellerie”. E oggi in questa enclave dei migliori chef c’è Nino Di Costanzo, un artista della tradizione che dipinge piatti sublimi con i sapori dei piatti che preparavano le nostre nonne ma che rispettano le tecniche più avanzate di preparazione e sonno opere d’arte allo sguardo. Lo chef si è detto onorato e felice di essere entrato a far arte dell’associazione les Grandes Tables du Monde.

 

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Sinner al San Raffaele per accertamenti dopo il malore di Parigi: cresce l’attesa per Wimbledon

Jannik Sinner si è sottoposto a una serie di accertamenti all’ospedale San Raffaele di Milano dopo il malore accusato durante il Roland Garros. Il numero uno del mondo dovrebbe lasciare la struttura già in serata.

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Jannik Sinner è tornato sotto osservazione medica per approfondire le cause del malore che lo aveva colpito durante il Roland Garros. Il numero uno del tennis mondiale si è presentato questa mattina all’ospedale San Raffaele di Milano per sottoporsi a una serie di accertamenti specialistici.

Il tennista altoatesino si trova nel Padiglione Diamante della struttura sanitaria milanese e, secondo le informazioni disponibili, dovrebbe lasciare l’ospedale già in serata dopo il completamento degli esami programmati.

Il malore durante il Roland Garros

L’episodio che ha portato agli approfondimenti medici risale al 28 maggio, durante il torneo del Roland Garros.

In quell’occasione Sinner aveva accusato un improvviso malessere che aveva destato preoccupazione tra tifosi, addetti ai lavori e componenti del suo staff.

Nonostante il problema fisico, il campione azzurro era riuscito a proseguire il proprio percorso agonistico, ma i medici hanno successivamente ritenuto opportuno programmare ulteriori controlli per chiarire l’origine dell’episodio.

Accertamenti programmati

Al momento non sono stati diffusi dettagli ufficiali sulla natura degli esami ai quali il tennista si sta sottoponendo.

Fonti vicine all’ambiente sportivo parlano di controlli approfonditi e programmati, effettuati a scopo precauzionale per verificare le condizioni generali dell’atleta e scongiurare eventuali criticità.

Non risultano al momento indicazioni di emergenze cliniche o di particolari aggravamenti delle condizioni di salute del giocatore.

La scelta di effettuare gli accertamenti in una delle principali strutture ospedaliere italiane conferma tuttavia l’attenzione con cui viene seguito il caso.

Attesa per il ritorno in campo

L’interesse attorno alle condizioni di Sinner è legato soprattutto ai prossimi impegni agonistici del numero uno del ranking ATP.

L’obiettivo principale resta Wimbledon, appuntamento nel quale l’azzurro sarà tra i principali favoriti per la vittoria finale.

Lo staff tecnico e medico sta monitorando attentamente la situazione per garantire che il giocatore possa affrontare il torneo londinese nelle migliori condizioni possibili.

La prudenza prima di Wimbledon

Nel tennis moderno la gestione fisica degli atleti rappresenta un elemento decisivo quanto la preparazione tecnica.

Sinner arriva da mesi particolarmente intensi, caratterizzati da numerosi incontri ad altissimo livello e da un calendario estremamente impegnativo.

Per questo motivo ogni segnale proveniente dal suo organismo viene valutato con la massima attenzione.

L’attesa ora è tutta per l’esito degli accertamenti del San Raffaele, che potrebbero fornire indicazioni più precise sulle cause del malore accusato a Parigi e sul programma di preparazione in vista della stagione sull’erba.

Tifosi in attesa di notizie

La presenza del campione italiano nella struttura milanese ha immediatamente acceso l’attenzione dei tifosi e dei media.

Sinner resta infatti uno degli sportivi più seguiti d’Italia e ogni aggiornamento sulle sue condizioni viene seguito con particolare interesse.

Se gli esami confermeranno l’assenza di problemi significativi, il numero uno del mondo potrà riprendere regolarmente il percorso di avvicinamento a Wimbledon, dove punta a confermare il proprio ruolo di protagonista assoluto del tennis internazionale.

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Iran, Pezeshkian: «Non abbandoniamo né la battaglia né il negoziato»

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian afferma che Teheran non rinuncerà né alla difesa militare né al dialogo diplomatico. «Difenderemo i diritti della nazione e non arretreremo davanti alle minacce», ha scritto su X.

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L’Iran tiene aperti contemporaneamente il fronte militare e quello diplomatico. Il presidente Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran non ha abbandonato né il campo di battaglia né il tavolo dei negoziati, rivendicando il diritto del Paese a difendersi senza rinunciare alla ricerca di una soluzione politica.

«Difenderemo con forza i diritti della nazione e non ci tireremo indietro di fronte ad alcuna minaccia», ha scritto il presidente iraniano in un messaggio pubblicato su X.

Diplomazia e difesa come pilastri nazionali

Pezeshkian ha definito la diplomazia e la difesa come i due pilastri del potere nazionale iraniano.

Secondo il presidente, il dialogo non deve essere interpretato come un segnale di debolezza, così come la risposta militare non esclude la possibilità di proseguire i negoziati.

La linea indicata è quella di mantenere contemporaneamente la capacità di reagire alle minacce e la disponibilità a discutere un’intesa che tuteli gli interessi di Teheran.

Il messaggio dopo gli attacchi contro Israele

Le parole di Pezeshkian arrivano dopo una nuova escalation tra Iran e Israele, segnata dal lancio di missili iraniani e dalle operazioni militari israeliane contro obiettivi collegati a Teheran.

L’Iran sostiene di avere risposto agli attacchi contro le proprie infrastrutture e contro i suoi alleati nella regione. Israele considera invece le operazioni iraniane una minaccia diretta alla propria sicurezza.

Entrambe le parti hanno successivamente annunciato una temporanea interruzione degli attacchi, ma la tregua resta fragile e subordinata al comportamento dell’avversario.

I negoziati e il nodo nucleare

Parallelamente al confronto militare, proseguono i tentativi di raggiungere un’intesa tra Iran e Stati Uniti.

Al centro dei colloqui restano il programma nucleare iraniano, la richiesta di Teheran di ottenere la revoca delle sanzioni e le garanzie richieste da Washington sulla mancata produzione di armi atomiche.

L’Iran afferma che il proprio programma nucleare ha esclusivamente finalità civili e rivendica il diritto all’arricchimento dell’uranio nei limiti previsti dagli accordi internazionali.

Gli Stati Uniti e Israele chiedono invece controlli più stringenti e garanzie considerate verificabili.

Teheran non vuole apparire debole

La dichiarazione di Pezeshkian risponde anche all’esigenza interna di mostrare che l’apertura diplomatica non comporta una rinuncia alla difesa degli interessi nazionali.

Una parte dell’apparato politico e militare iraniano guarda con diffidenza ai negoziati con Washington e teme che eventuali concessioni possano essere interpretate come una sconfitta.

Il presidente cerca quindi di tenere insieme la linea del dialogo e quella della fermezza, presentandole come strumenti complementari e non contrapposti.

Una tregua ancora precaria

Il futuro dei negoziati dipenderà anche dall’evoluzione militare in Israele, Iran e Libano.

Ogni nuovo attacco potrebbe interrompere il percorso diplomatico e riaprire una fase di confronto diretto, con conseguenze sull’intero Medio Oriente e sui mercati energetici internazionali.

Le parole di Pezeshkian confermano che Teheran intende restare al tavolo, ma senza rinunciare alla possibilità di reagire militarmente. Una strategia fondata sull’equilibrio tra negoziato e deterrenza, mentre la regione continua a muoversi sul filo di una nuova escalation.

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Esteri

Israele bombarda l’Iran dopo l’attacco missilistico: esplosioni a Teheran, Tabriz e Isfahan

Israele ha colpito obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale dopo le ondate di missili lanciate da Teheran. Esplosioni segnalate nella capitale, a Tabriz e Isfahan. Chiusi anche i valichi con Gaza.

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La risposta israeliana è arrivata nel giro di poche ore. Caccia dell’aeronautica hanno bombardato obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale, dopo le ondate di missili balistici lanciate da Teheran contro il nord di Israele.

Esplosioni sono state segnalate dalla televisione di Stato iraniana a Teheran, Tabriz e Isfahan, mentre l’esercito israeliano ha confermato l’avvio della rappresaglia senza fornire dettagli sui siti colpiti.

La tregua dell’8 aprile appare ormai seriamente compromessa. Il nuovo scambio diretto di attacchi riporta Iran e Israele sull’orlo di un conflitto su vasta scala.

L’Idf: «L’Iran ha commesso un grande errore»

Il portavoce delle Forze di difesa israeliane, Effie Defrin, ha annunciato la preparazione della risposta militare pochi minuti dopo l’attacco iraniano.

«Il regime iraniano ha lanciato missili verso Israele. Eravamo pronti. Ha compiuto un grande errore decidendo di attaccarci nuovamente», ha dichiarato.

Il capo di Stato maggiore ha quindi riunito i vertici militari per valutare la situazione e approvare i piani operativi.

Poco dopo, l’Idf ha comunicato che l’aeronautica aveva colpito obiettivi militari appartenenti all’Iran nelle regioni occidentali e centrali del Paese.

Esplosioni in diverse città iraniane

La televisione pubblica iraniana ha riferito di diverse esplosioni nella capitale e in altre città, senza fornire inizialmente informazioni sull’entità dei danni o su eventuali vittime.

Oltre a Teheran, detonazioni sono state udite a Tabriz e Isfahan. Segnalazioni sono arrivate anche da altre località dell’Iran centrale e occidentale.

Le autorità iraniane hanno adottato misure di sicurezza attorno alle infrastrutture strategiche e imposto restrizioni al traffico aereo in alcune aree.

Non è ancora possibile stabilire quali strutture siano state effettivamente raggiunte né valutare il risultato militare dell’operazione israeliana.

La rappresaglia dopo le ondate di missili iraniani

L’attacco israeliano è stato preceduto da più ondate di missili balistici lanciate dall’Iran verso il nord di Israele.

Le sirene antiaeree sono entrate in funzione in diverse località e la popolazione è stata invitata a raggiungere i rifugi. L’Idf ha dichiarato che i missili diretti verso il territorio israeliano sono stati intercettati.

Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato l’operazione, sostenendo di aver risposto ai bombardamenti israeliani contro il Libano meridionale e contro la Dahieh, la periferia sud di Beirut considerata una roccaforte di Hezbollah.

Teheran aveva avvertito che nuovi attacchi contro quell’area avrebbero provocato una risposta diretta contro Israele.

Israele teme nuovi lanci

Defrin ha avvertito che l’offensiva iraniana potrebbe non essere conclusa.

«Siamo preparati alla possibilità di nuovi lanci. Le nostre difese aeree sono ottime, ma non sono ermetiche. La popolazione rispetti le direttive», ha dichiarato il portavoce militare.

Il Comando del Fronte interno ha rafforzato le misure di sicurezza in tutto il Paese. Le attività scolastiche sono state sospese e sono stati introdotti limiti agli assembramenti.

Le autorità hanno ricordato che, nonostante l’efficacia dei sistemi antimissile, frammenti dei vettori intercettati possono comunque cadere nelle zone abitate.

Chiusi i valichi con la Striscia di Gaza

La crisi ha prodotto conseguenze immediate anche sulla popolazione della Striscia di Gaza.

Il Cogat, organismo israeliano che coordina le attività governative nei Territori palestinesi, ha annunciato la chiusura fino a nuovo avviso di tutti i valichi con Gaza, compresi Kerem Shalom e Rafah.

La decisione è stata motivata con le nuove esigenze di sicurezza determinate dall’attacco missilistico iraniano.

La chiusura rischia tuttavia di rallentare ulteriormente l’ingresso degli aiuti umanitari, delle merci e delle forniture essenziali destinate alla popolazione palestinese.

I Pasdaran minacciano nuovi attacchi

Le Guardie rivoluzionarie hanno sostenuto di aver «mantenuto la promessa» di reagire ai bombardamenti israeliani contro il Libano.

Teheran ha avvertito che un ampliamento delle operazioni israeliane o una risposta diretta contro il territorio iraniano provocherebbero attacchi più pesanti contro Israele e i suoi sostenitori.

Dopo l’avvio dei bombardamenti israeliani, la minaccia assume un peso ancora maggiore. L’Iran potrebbe rispondere con nuovi missili oppure colpire obiettivi statunitensi e alleati nella regione.

Le dichiarazioni dei Pasdaran restano rivendicazioni di parte e dovranno essere confrontate con gli sviluppi militari delle prossime ore.

La tregua ora rischia di saltare

L’attacco iraniano è stato il primo contro Israele dal cessate il fuoco dell’8 aprile. La successiva rappresaglia israeliana segna la ripresa dello scontro diretto tra i due Paesi.

Gli Stati Uniti avevano invitato Teheran a considerare conclusa la propria risposta e a tornare al tavolo delle trattative. Israele ha però deciso di colpire comunque il territorio iraniano.

La diplomazia si trova ora davanti a un passaggio decisivo: fermare una nuova catena di rappresaglie prima che il confronto coinvolga stabilmente anche il Libano, Gaza, le basi americane e i Paesi del Golfo.

Il bilancio degli attacchi resta ancora da accertare. La certezza, per ora, è che i bombardamenti israeliani hanno aperto una fase nuova e più pericolosa della crisi.

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