Collegati con noi

Esteri

Corea del Nord, Kim: nuove politiche di deterrenza nucleare

Pubblicato

del

  La Corea del Nord ha discusso le nuove politiche per “aumentare la sua deterrenza nucleare”. Lo riporta la Kcna, riferendo di un incontro tenuto sotto guida del leader Kim Jong-un.  Kim, nel dispaccio della Kcna, ha presieduto per la prima volta da meta’ dicembre l’incontro della Commissione militare centrale del Partito dei Lavoratori sulle “nuove politiche per aumentare ulteriormente la deterrenza nucleare del Paese”, mettendo sotto “le forze armate strategiche su una alta allerta operativa in linea con i requisiti generali per la costruzione e lo sviluppo delle forze armate del Paese”. Nell’occasione, sono stati trattati “importanti passaggi militari e misure organizzative e politiche per rafforzare nel complesso le forze armate”. La Kcna, tuttavia, non ha fornito dettagli sia sulle “nuove politiche” sia su quando si e’ tenuta la riunione, rilevando che al meeting “sono state prese misure cruciali per aumentare considerevolmente l’abilita’ delle potenza di fuoco dei pezzi d’artiglieria della Korean People’s Army”. Kim ha enfatizzato l’importanza di “realizzare la leadership monolitica del Partito” sui militari, specificando “questioni chiave che devono essere costantemente tenute nella performance militare e politica della forze armate della Corea del Nord”. Il leader ha firmato 7 “ordini” legati alle misure militari discusse, inclusi quelli per consolidare “la responsabilita’ e i ruoli delle principali istituzioni di formazione militare”, organizzare “il sistema di comando militare” e promuovere “il grado militare degli ufficiali al comando”. Ri Pyong-chol, noto per il ruolo strategico ricoperto nello sviluppo degli armamenti del Nord, e’ stato eletto vicepresidente della Commissione militare centrale. La riunione e’ stata la prima apparizione pubblica del leader dall’inaugurazione, fatta il primo maggio, di un impianto di fertilizzanti dopo 20 giorni di assenza durante i quali si erano moltiplicate le voci su un suo presunto precario stato di salute, fino a ipotizzarne la morte.

Advertisement

Esteri

Militare Usa si dà fuoco all’esterno dell’ambasciata israeliana a Washington: non sarò complice di genocidio

Pubblicato

del

Un militare di 25 anni della Forza aerea degli Stati Uniti in servizio attivo si è dato fuoco all’esterno dell’ambasciata israeliana a Washington per protestare contro la guerra condotta da Israele a Gaza. In un video ottenuto dall’emittente televisiva statunitense “Cnn”, il militare afferma di chiamarsi Aaron Bushnell, e di non voler piu’ “essere complice di un genocidio”.

Prima di darsi fuoco, l’uomo afferma che la sofferenza che sta per avvertire “e’ minima rispetto a quella dei palestinesi”. Nel video si vede il militare in divisa poggiare la videocamere al suolo, cospargersi di un liquido infiammabile e darsi fuoco. Prima di collassare, l’uomo grida piu’ volte “Palestina libera”.

Agenti di polizia intervengono poco dopo con degli estintori per estinguere le fiamme. La portavoce della Forza aerea Usa, Rose Riley, ha confermato alla “Cnn” che “un aviere in servizio attivo e’ stato coinvolto nell’incidente di oggi”. Il dipartimento di polizia di Washington ha riferito che il militare è stato ricoverato in ospedale e versa “in condizioni critiche”. La “Cnn” ricorda che un episodio simile si e’ verificato nel mese di dicembre, quando un uomo si e’ dato fuoco all’esterno del consolato israeliano ad Atlanta in quello che la polizia locale ha definito “un atto estremo di protesta politica”.

Continua a leggere

Esteri

New York Times: difficile per i Democratici rimpiazzare Biden con un altro candidato

Pubblicato

del

I Democratici Usa non hanno modo di sostituire il presidente Joe Biden nel ruolo di candidato del partito in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo novembre “sintantoche’ il presidente rimarra’ candidato alla rielezione”. Lo scrive il quotidiano “New York Times”, mentre il Paese continua a interrogarsi sullo stato di salute fisica e mentale dell’attuale inquilino della Casa Bianca. il quotidiano sottolinea che e’ troppo tardi per aprire le primarie del Partito democratico a “un altro sfidante adeguato”, e che “non esiste un meccanismo per scegliere un candidato differente”. “Non esistono ragioni per ritenere che Biden possa interrompere la sua candidatura”, scrive il quotidiano. “Ma se lo facesse, o se per lui diventasse impossibile continuare – ad esempio per una crisi di salute – il prossimo passo dipenderebbe dalle tempistiche della sua dipartita”. Lo stesso – chiosa il quotidiano – sarebbe vero “nel caso in cui l’ex presidente Donald Trump dovesse lasciare la contesa per ragioni di salute o per questioni legali relative ai processi penali a suo carico”.

Secondo il “New York Times”, se Biden fosse costretto a ritirare la propria candidatura prima della fine delle primarie, gli elettori vedrebbero limitata la loro scelta agli altri “semisconosciuti” candidati che partecipano al processo di assegnazione dei delegati. Quasi certamente, pero’, questi candidati secondari non otterrebbero il sostegno di un numero sufficiente di delegati alla convention del partito, in programma nel mese di agosto. La vicepresidente Kamala Harris “non diventerebbe automaticamente la candidata” del Partito democratico, dal momento che non prende parte alle primarie. E’ probabile pero’ che molti delegati deciderebbero di sostenerne la nomina. Il fronte democratico si e’ gia’ interrogato per mesi in merito a potenziali candidati alla presidenza alternativi all’attuale inquilino della Casa Bianca: il nome circolato piu’ spesso e’ quello del governatore della California, Gavin Newsom, ma per il momento – scrive il quotidiano – la potenziale candidatura di queste figure alla convention, nel caso di un ritiro anticipato di Biden resta “pura speculazione”.

Continua a leggere

Esteri

Russia, ministro delle Finanze Anton Siluanov: qualsiasi misura su nostri beni sovrani riceverà risposta simmetrica

Pubblicato

del

Qualsiasi azione relativa ai beni sovrani russi ubicati all’estero ricevera’ una risposta simmetrica. Lo ha dichiarato il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov in un’intervista all’agenzia si stampa “Ria Novosti”. “Non e’ una questione che riguarda noi, seguiamo le decisioni dei Paesi occidentali. Qualsiasi azione con i nostri beni ricevera’ una risposta simmetrica”, ha detto Siluanov alla domanda sul possibile destino delle riserve valutarie russe congelate all’estero. Dal febbraio 2022 i Paesi occidentali hanno imposto delle sanzioni contro la Russia, in seguito alle quali sono stati congelati sia i beni sovrani che i fondi degli investitori privati. Le riserve valutarie del Paese sono state congelate per un ammontare di circa 300 miliardi di dollari. Quasi immediatamente si e’ parlato di confisca di questi beni da parte di Paesi stranieri per vari scopi.

Nell’ottobre del 2022, i leader dell’Ue hanno incaricato la Commissione europea di preparare proposte per utilizzare i beni congelati per finanziare la ricostruzione dell’Ucraina. Il Cremlino ha dichiarato che l’adozione di tali decisioni “sarebbe un altro passo in avanti verso la violazione di tutte le regole e le norme del diritto internazionale”. Il ministero degli Esteri russo ha definito il congelamento dei beni russi in Europa un furto, osservando che l’Ue non sta prendendo di mira solo fondi privati ma anche beni statali russi. Siluanov ha detto che altri Paesi stanno gia’ traendo le loro conclusioni dalla vicenda. “I cinesi stanno riducendo la loro partecipazione nei titoli statunitensi: e’ una conseguenza di quanto sta accadendo. L’affidabilita’ del dollaro e dell’euro e’ stata minata”, ha dichiarato il ministro russo.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto