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Controllo biometrico per i dirigenti scolastici, è questa l’urgenza del Parlamento per la scuola che cade a pezzi?

Valter Luca De Bartolomeis

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Il disegno di legge “Concretezza” è stato approvato dalla Camera dei deputati e ora passa al Senato. È previsto il controllo biometrico per i dirigenti scolastici e per gli ATA ma non per i docenti. Probabilmente la scuola non aveva bisogno di ulteriori spaccature al suo interno. Probabilmente un sistema a legami deboli, cioè un sistema adattabile, aperto verso l’ambiente esterno, autonomo, dinamico e flessibile, come la gestione della complessità richiede, non aveva bisogno di essere ricondotto, tra l’altro solo per una sua parte, ad un paradigma di “razionalità” dove i legami vengono pensati come rigidi, dove le azioni necessarie vengono decise secondo ragione e si realizzano come si trattasse di ingranaggi di una macchina. Ai dirigenti scolastici è assegnato un ruolo preciso, di organizzazione e gestione di fenomeni complessi, al fine di implementare processi di innovazione, garantendo il costante dialogo tra ambiente interno e ambiente esterno. Rispondono quindi dei risultati raggiunti sulla base di costanti obiettivi di miglioramento. Per accertare il buon andamento dell’amministrazione e il raggiungimento degli obiettivi vengono controllati dagli organi sovraordinati e, unici nel sistema scolastico, valutati da Nuclei esterni di valutazione. I controlli non avvengono su dove sono fisicamente ma su cosa fanno. Infatti rispondono di risultati che difficilmente si possono ottenere restando chiusi in un ufficio. Tra l’altro i dirigenti scolastici di sedi ne hanno diverse, troppe, e non per loro scelta. Tutte le opportunità, oltre lo standard nazionale, che un dirigente riesce a portare nella scuola e a offrire ai propri studenti si realizzano, in sinergia con docenti e ATA, soprattutto costruendo relazioni all’esterno, con il territorio, lavorando in rete con altre realtà. Senza questo lavoro costante avremmo un incredibile impoverimento dell’offerta formativa. 

Quello che preoccupa è che ancora una volta a pagare potrebbero essere proprio gli studenti. Le forme di controllo sono fondamentali, ma devono essere quelle più idonee in base alla tipologia di lavoro. Concentriamoci allora tutti su cosa veramente serve per migliorare il servizio offerto. Non è utile attaccare e munirsi di rabbia per affrontare un problema. Occorre essere lucidi. Tutte le famiglie dovrebbero chiedere, perché è in gioco il bene dei propri figli, un’attenta valutazione pubblica del rapporto costi benefici di un intervento normativo. Quanto costa e quanto ottengo? Serve davvero? È prevista una verifica dei benefici in termini di valore aggiunto al servizio offerto? È possibile avere dati in merito? 

Qui si tratta di spendere soldi pubblici. E quali sono le reali emergenze nella scuola? Quanti milioni di euro si spenderanno e a che pro? Nel mentre gli edifici scolastici non sono quasi mai a norma, senza certificazioni e fatiscenti. Non sarebbe meglio ragionare sulla base di priorità e di opportunità? Si stanno per investire i soldi di tutti noi e io personalmente mi preoccuperei più di mettere in sicurezza i luoghi in cui i miei figli passano la maggior parte del loro tempo che di altro. Meglio un solaio crollato in meno che qualche rilevatore in più. Detto questo, poi mi chiederei se da un certo tipo di investimento c’è da guadagnare qualcosa in termini di qualità del servizio.

Che dati abbiamo in merito a questo punto? Su tutto direi che per valutare bene, per farsi un’idea di cosa sia più giusto fare, occorre studiare e conoscere una realtà. Approfondire e pretendere approfondimenti. Il sistema di valutazione dei dirigenti è stato recentemente svincolato dalla retribuzione, il che significa che, in termini di guadagno, se uno lavora bene o male non c’è differenza.

Ripristinare un valido sistema di valutazione dei risultati collegato alla retribuzione ho il sospetto che porterebbe maggiori vantaggi alla scuola di un rilevatore di presenza con impronte digitali, che neanche ai carcerati impongono, di uno (in questo caso il dirigente) che per adempiere agli impegni previsti dalla legge e dal contratto di lavoro non può anzi non deve stare obbligatoriamente in ufficio.

Certo si potrebbe immaginare di comunicare i propri spostamenti ogni volta ma sono tanti e soprattutto, molto spesso, imprevisti. Questo aggiungerebbe ulteriore farraginosità a processi già ingabbiati in un eccesso di burocrazia che notoriamente rallenta la crescita del nostro paese. Altro che smartworking!  I paesi avanzati in genere “avanzano”, qui si ha la sensazione di tornare indietro. E allora meno autonomia, minore libertà di azione ma direi a questo punto anche meno responsabilità. La conseguenza potrebbe anche essere l’impoverimento del servizio educativo e più in generale di tutta la scuola. Se ne accorgeranno per primi gli studenti, dei cui interessi qualcuno, prima o poi, dovrà preoccuparsi. Sarebbe quindi opportuno chiederlo ai fruitori del servizio, innanzitutto a famiglie e studenti, se sono queste le azioni che avevano immaginato per adeguare il servizio delle nostre scuole ai cambiamenti sociali e culturali in atto. Le mie ovviamente sono ipotesi, considerazioni che potrebbero, con dati alla mano, essere confermate o contradette. Occorre un dibattito pubblico strutturato. Forse ho posto troppe domande ma il punto è che, senza pretesa di aver ragione, qualche dubbio c’è!

Valter Luca De Bartolomeis

Dirigente dell'Istituto ad indirizzo raro Caselli - De Sanctis e della Real Fabbrica di Capodimonte. Laurea in architettura, Dottore di ricerca in Tecnologia dell'Architettura, Perfezionamento in Arredamento, Design e Grafica, Specializzazione in Disegno industriale, presso la Facoltà di Architettura di Napoli Federico II. Ha partecipato all'organizzazione e al coordinamento scientifico di workshop, seminari, mostre e convegni. Ha collaborato ad iniziative della rete nazionale SDI, Sistema Design Italia, nella Unità di Napoli "Federico II". Membro del comitato scientifico del Wd Workshop design selezione Compasso d'oro 2004 e del progetto di ricerca-azione INPORCELLANE per il comparto della porcellana di Capodimonte. Autore di numerosi libri e saggi su design e comunicazione per la valorizzazione del patrimonio culturale e del territorio. Docente di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Frosinone.

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Cronache

La Corte di appello boccia ricorso pg su Bassolino, l’ex governatore assolto nel merito nel processo rifiuti

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Antonio Bassolino esce dal processo su presunte irregolarità nella gestione regionale del ciclo rifiuti. Pur essendo i reati ipotizzati ormai prescritti, i giudici del tribunale di Napoli si erano espressi nel merito con una sentenza di piena assoluzione. E così l’ex sindaco di Napoli ed ex governatore della Campania che si è sempre difeso nel processo con linearità e serietà, esce da questa vicenda giudiziaria con onore. La procura aveva fatto appello per trasformare l’assoluzione di merito in assoluzione per prescrizione, nei confronti di Bassolino e di altri 26 indagati. Oggi la Corte di appello ha dichiarato inammissibile l’impugnazione del pm ed ha confermato la sentenza di primo grado. “La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile l’appello del pm nel processo rifiuti, cosi’ confermando il pieno proscioglimento di Bassolino ma non sanando e rimuovendo la sofferenza esistenziale del lungo tempo di attesa. Un altro caso che conferma la urgente e indispensabile necessità della riforma della giustizia”, dicono gli avvocati Massimo Krogh e Giuseppe Fusco, difensori dell’ex sindaco ed ex presidente della Regione Campania. “Ringrazio gli avvocati e le persone che mi sono state vicine in momenti difficili. Per quanto mi riguarda e’ la conferma che e’ giusto aver fiducia nella giustizia e che i tempi dovrebbero essere piu’ brevi perche’ la lunghezza dei processi danneggia gli innocenti e premia i colpevoli”, scrive sui social Bassolino.

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Juventus, è toto allenatore: qualcuno riparla di Conte oltre eall’incognita Pochettino

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I sogni Guardiola e Conte, le solide opzioni Sarri e Inzaghi, l’incognita Pochettino. Il copione della corsa alla panchina della Juventus regala ogni giorno sorprese e poche certezze, tra trattative vere o presunte tali portate avanti dalla dirigenza bianconera per trovare il sostituto di Allegri. Se ieri Guardiola era dato a un passo dalla societa’ bianconera, notizia poi smentita da piu’ parti, il protagonista delle indiscrezioni odierne e’ Antonio Conte e il suo presunto incontro con Paratici. Se il catalano Pep e’ la scelta che qualunque tifoso bianconero farebbe con la testa, quella dell’ex ct e allenatore della Juventus e’ la strada del cuore. I tifosi amano Conte e il tecnico salentino, che avrebbe firmato un pre-contratto con l’Inter ma che continua a tentennare per compiere l’ultimo passo, tornerebbe immediatamente in bianconero. Da superare, pero’, c’e’ il veto di Andrea Agnelli, ancora furioso per l’addio del 2014, in pieno ritiro, al punto da vanificare l’accordo verbale di massima che Conte aveva con Paratici e Nedved, stretto poco prima che deflagrasse la bomba Allegri. Eppure qualcosa si muove, tra incontri e telefonate, proprio nella direzione dell’ex Chelsea, fresco di causa vinta con la societa’ di Abramovic. Tanto piu’ che strappare Guardiola agli sceicchi del Manchester City appare alquanto arduo: dallo stipendio di 23 milioni di euro alla necessita’, in caso di arrivo del catalano, di rifondare la squadra adattandola al suo stile di gioco.

Se la tifoseria sogna, la dirigenza bianconera non puo’ che ancorarsi alla concretezza, nel tentativo di trovare il piu’ in fretta possibile il tecnico per la squadra campione d’Italia. I dubbi su Simone Inzaghi coinvolgono principalmente l’esperienza fin qui accumulata dal tecnico della Lazio, che pero’ potrebbe ritrovare a Torino il serbo Milinkovic-Savic, oggetto del desiderio della Juventus. Non chiude la porta alla Juventus l’ex Napoli Maurizio Sarri, attualmente al Chelsea, rimandando a fine stagione ogni considerazione sul futuro: “Mi piace la Premier, voglio restare al Chelsea – ha spiegato il tecnico toscano -. Dopo la finale di Europa League parlero’ col club per sapere se sono soddisfatti del mio lavoro”. Tanti sogni, alcune opzioni sul tavolo ma anche una certezza: il profilo ideale, per esperienza, qualita’ del gioco e carisma, e’ quello di Mauricio Pochettino. Dopo la finale di Champions League si potra’ tentare l’assalto al tecnico ma soprattutto al Tottenham, che ha blindato Pochettino con una clausola da 30 milioni di euro.

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Economia

Prada dice addio a pellicce, la moda punta anche alla sostenibilità

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Prada entra nella famiglia ‘fur-free’. Dalle collezioni donna della primavera/estate 2020 il gruppo italiano del lusso quotato ad Hong Kong non usera’ piu’ pellicce animali per realizzare nuovi prodotti. La decisione era nell’aria ed e’ stata annunciata con la Fur Free Alliance (Ffa, che riunisce oltre 50 organizzazioni in piu’ di 40 paesi) ed e’ frutto di un dialogo positivo tra il Gruppo, Ffa, Lav e The Humane Society of the United States. Per la mente creativa Miuccia Prada si tratta di un traguardo importante per un’azienda che ha in innovazione e responsabilita’ sociale i suoi valori fondanti. “La ricerca e lo sviluppo di materiali alternativi – ha spiegato – consentira’ all’azienda di esplorare nuove frontiere della creativita’ e di rispondere, allo stesso tempo, alla domanda di prodotti piu’ responsabili”. Critico, ovviamente, l’International Fur Federation, l’organismo mondiale che raggruppa le associazioni della filiera della pelliccia. “Sono sorpreso che un marchio attento alla sostenibilita’ metta al bando un prodotto naturale come la pelliccia.

Ora i clienti Prada avranno come unica alternativa la pelliccia in plastica, che e’ dannosa per l’ambiente”, afferma il ceo Mark Oaten, che invita la maison tornare sui suoi passi. Prada e’ solo l’ultima delle aziende del lusso a dire addio alle pellicce, in un settore sempre piu’ attento ai temi della sostenibilita’, anche per il ritorno mediatico connesso. L’alto di gamma e’ sempre piu’ concentrato sulle tematiche cosiddette ESG (acronimo di environmental, social and governance). Un’attenzione etica che ha pero’ anche un indubbio interesse economico visto che – stando ad una ricerca presentata nel marzo da McKinsey e Camera della Moda – nei prossimi cinque anni i responsabili degli acquisti dei maggiori department store del mondo raddoppieranno gli acquisti di prodotti sostenibili, passando dal 23% al 42%, visto che 7 clienti su 10 sono disponibili a spendere fino al 10% in piu’ per un prodotto che rispetti diritti dei lavoratori e ambiente. Nelle ultime settimane infatti si e’ assistito ad un rinnovato attivismo dei colossi del settore, con Kering che ha pubblicato nuovi standard per il benessere degli animali coinvolti nella sua filiera e ha deciso di non far piu’ sfilare modelle minorenni, mentre Lvmh ha siglato un’intesa di cinque anni con l’Unesco per sostenere il suo programma dedicato a uomo e biosfera. Per non parlare per la gara di solidarieta’ scattata dopo l’incendio di Notre Dame a Parigi. Nella famiglia ‘Fur-free’ Prada comunque non e’ da sola. Tra le Maison piu’ blasonate che gia’ detto stop alle pellicce ci sono Giorgio Armani, Versace, Burberry, Michael Kors, Ralph Lauren e Gucci, fino alle paladine del Fur-free Stella McCartney e Vivienne Westwood. Miuccia Prada a settembre dell’anno scorso, alla presentazione della collezione primavera-estate 2019, aveva annunciato che la svolta era vicina: “Io le pellicce non voglio piu’ farle – aveva detto la stilista – gia’ oggi rappresentano solo lo 0,1% del prodotto, ma non amo gli annunci, diro’ che non le faccio piu’ quando sara’ cosa fatta e finita”. Il momento e’ arrivato. Dalla prossima primavera-estate quindi, Prada non utilizzera’ piu’ pellicce per nuovi prodotti, mentre lo stock continuera’ ad essere in vendita fino ad esaurimento delle scorte.

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