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Chiesa più Vlahovic, la Juve si rialza in Coppa Italia

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La Juventus si rialza in coppa Italia, Chiesa e Vlahovic provano a trascinare i bianconeri fuori dalla crisi. Così Massimiliano Allegri si prende la rivincita su Igor Tudor dopo la sconfitta di pochi giorni fa in campionato e trova la seconda vittoria nelle ultime dieci partite. Il 2-0 permette ai bianconeri di volare nella Capitale tra tre settimane con due reti di vantaggio, anche se il primo tempo è stato tutt’altro che brillante. Con cinque cambi a testa, Allegri e Tudor rinnovano il faccia a faccia dopo quello di 72 ore fa nella Capitale. Il bianconero torna all’antico e ripropone il 3-5-2, con le novità del pacchetto arretrato rappresentate dal portiere di coppa Perin e da Gatti.

Cambiaso torna a fare l’esterno a tutto campo, in mediana c’è di nuovo spazio per McKennie e a sinistra si rivede Kostic, mentre in attacco Vlahovic si riprende una maglia da titolare dopo la squalifica in campionato e affianca il confermato Chiesa. Anche John Elkann è presente sulle tribune dello Stadium, segnale di vicinanza della società alla squadra in questo momento così complicato e delicato della stagione. Sul fronte biancoceleste, invece, c’è Immobile come riferimento offensivo supportato da Felipe Anderson e Luis Alberto, a centrocampo la nuova coppia è formata da Guendouzi e Vecino e a destra viene riproposto il match-winner Marusic.

La gara comincia male per la Lazio, Zaccagni ha la peggio in un contrasto con Gatti (poi ammonito, salterà il ritorno) ed è costretto alla sostituzione per un problema alla caviglia sinistra. E mentre Tudor prepara il cambio con Isaksen, Vecino calcia il piede di Cambiaso invece del pallone con Massa che fischia il calcio di rigore. Vlahovic è già sul dischetto, l’arbitro viene richiamato dal Var e toglie il penalty per una posizione dell’esterno bianconero ritenuta irregolare nonostante il tocco di testa di Patric in mezzo all’area. Di fatto è l’unico squillo della squadra di Allegri, poi i biancocelesti prendono coraggio e Isaksen dà maggiore vivacità alla manovra offensiva, anche se Immobile viene braccato da Bremer.

Al 40′ arriva la prima, vera azione della partita: Patric crossa per Luis Alberto, Perin valuta male la traiettoria e viene salvato dalla traversa. L’unica conclusione in porta della Juve, comunque semplice per Mandas, è di Rabiot in pieno recupero, ma non basta per evitare i fischi dello Stadium al duplice fischio. Allegri conferma l’undici di partenza, Tudor invece comincia la ripresa con Casale al posto di Patric. E proprio il neo entrato lascia un buco enorme dove si infila Chiesa che, servito da un bel filtrante di Cambiaso, è freddo nel battere Mandas per il suo 30/o gol con la Juve. La rete restituisce serenità e autostima ai bianconeri, mentre i biancocelesti patiscono il contraccolpo. E al 19′ subiscono anche il raddoppio: McKennie trova Vlahovic, il serbo va all’uno contro uno con Casale che gli lascia troppo spazio e con il sinistro trova l’angolino lontano. Tudor prova a risistemare la sua Lazio con Kamada e Castellanos, ma è la Juve ad andare più vicina al tris che gli ospiti ad accorciare le distanze. Allegri respira e trova un doppio vantaggio pesantissimo per la semifinale di ritorno in programma a Roma il prossimo 23 aprile.

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Roland Garros, al via Sonetto vince subito. Ora è attesa per Sinner

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Lorenzo Sonego urla contro il cielo perché a Parigi c’è e al primo turno vince pure. Carlos Alcaraz liquida in tre set facili facili la prima pratica dello Slam sulla terra rossa, Novak Djokovic vola basso dopo una porzione di anno non certo esaltante. Aspettando Jannik Sinner, il Roland Garros ha accolto i suoi primi protagonisti: per l’Italia ci ha pensato il piemontese ad aprire al meglio le danze. Sonego al debutto ha bissato il successo dello scorso anno battendo Ugo Humbert con il punteggio di 6-4 3-6 6-4 6-3 e firma la seconda vittoria contro un Top 20 in uno Slam.

La prima l’aveva ottenuta nella passata edizione contro Rublev, rimontando per la prima volta uno svantaggio di due set. A quel match si era qualificato proprio battendo Humbert al secondo turno. “Mi sono goduto ogni momento sul campo – ha detto Sonego -. Sono orgoglioso della mia prestazione. Da metà del terzo set sono stato più aggressivo, ho cercato di attaccare di più anche in risposta, ho messo più spesso i piedi in campo. Il campo è abbastanza veloce, la palla rimbalza alta e questo fa bene al mio tennis”. Mercoledì Sonego, numero 49 del mondo, affronterà per un posto al terzo turno il cinese Zhizhen Zhang, n.44. Fuori invece Lucia Bronzetti che cede alla giapponese Osaka, eliminato in tre set anche Luca Nardi.

Esordio facile per Alcaraz che – braccio fasciato a ricordare l’infortunio che lo ha tenuto fermo negli ultimissimi tempi – ha però battuto in tre set 6-1, 6-2, 6-1 il lucky loser J.J. Wolf, ancora senza successi contro un top 10 in carriera. Tra i big nella prima giornata sulla terra parigina, vittoria anche per Andrey Rublev (n.6 Atp) che ha sconfitto 6-2, 6-7, 6-3, 7-5 il giapponese Taro Daniel.

Fresco di titolo nel Masters 1000 di Madrid, al prossimo turno se la vedrà con lo spagnolo Pedro Martinez. Avanza anche Grigor Dimitrov, numero 10 del mondo, che ha battuto Aleksandar Kovacevic 6-4, 6-3, 6-4. L’attesa è per il ritorno in campo di Sinner, dopo il ritiro a Madrid e la rinuncia agli Internazionali causa problema all’anca l’azzurro scende in campo domani contro l’americano Christopher Eubanks. Il Roland Garros offre all’altoatesino la chance di diventare il n.1 al mondo, Djokovic permettendo. E proprio il serbo – anche lui non al top della forma – si presenta all’appuntamento con lo slam con “basse aspettative, ma grandi speranze”.

E la pressione di dover arrivare almeno in semifinale per difendere il primato da Sinner. “So di cosa sono capace. Soprattutto negli Slam riesco a giocare il mio tennis migliore – dice Djokovic -, è questo l’obiettivo. L’anno scorso qui al Roland Garros ho giocato un torneo straordinario. Certo, nei primi cinque mesi di questa stagione non sono andati bene, per questo penso giorno dopo giorno, cerco di raggiungere la condizione che mi può dare più chance di andare avanti nel torneo”.

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Atletica, Iapichino a 6.86: è miglior prestazione europea 2024

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Torna a decollare Larissa Iapichino nell’ultima gara verso gli Europei di Roma. L’azzurra del salto in lungo balza a 6,86 (vento +0.8) sulla pedana di Palermo e firma il primato stagionale, con la migliore prestazione europea all’aperto del 2024. Notevole la serie per la fiorentina delle Fiamme Oro che vola tre volte sopra i 6,80, atterrando anche a 6,84 (+0.9) e 6,81 (+0.6) allo stadio delle Palme intitolato a Vito Schifani, dopo aver cominciato realizzando un primo nullo intorno ai sette metri con cui aveva già dimostrato la sua ottima condizione. È in forma la vicecampionessa europea in sala: non solo incrementa il 6,65 vincente ottenuto nell’esordio outdoor una decina di giorni fa a Kallithea, alle porte di Atene, ma anche il 6,80 al coperto di Ancona a metà febbraio. Una prova di efficienza con cui si riporta a ridosso del record personale, a undici centimetri dal 6,97 del primato italiano indoor dell’anno scorso e a nove dal 6,95 del proprio limite all’aperto. “Molto contenta della serie – le parole di Larissa Iapichino – perché oggi volevo testare la condizione e la stabilità tecnica. Posso ritenermi soddisfatta in vista degli Europei. Ora si torna a lavorare per qualche giorno, ci vediamo a Roma”. Finora al comando delle liste europee stagionali outdoor c’era la campionessa olimpica tedesca Malaika Mihambo con il 6,79 di venerdì a Dessau. Tutta da seguire la super sfida a Roma 2024: appuntamento per la qualificazione nella mattina di martedì 11 giugno mentre la finale è in programma nella serata conclusiva della rassegna continentale, quella di mercoledì 12 giugno. Secondo posto di Elisa Naldi (Carabinieri) con il personale di 6,48 e nel ricordo di Schifani, atleta delle Fiamme Oro, agente della scorta di Giovanni Falcone, rimasto vittima della strage di Capaci di cui giovedì ricorreva il 32/O anniversario. Nel pomeriggio di Palermo può gioire anche Filippo Randazzo che ritrova gli otto metri nel lungo con 8,06 (+1.9) a sei centimetri dal personale, nell’ultimo giorno utile per qualificarsi agli Europei di Roma. Era da due anni che non andava oltre questo muro il siciliano delle Fiamme Gialle, finalista all’ OlimpiadE di Tokyo dove si è piazzato all’ottavo posto.

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Giocatori Napoli non vanno sotto le curve, escono tra i fischi

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I giocatori del Napoli alla fine dello 0-0 contro il Lecce non sono andati sotto le curve al fischio finale dell’ultima partita di campionato. Alla fine del match molti giocatori azzurri si sono seduti o stesi in terra delusi dal non aver saputo vincere il match, mentre dai tifosi al Maradona arrivavano fortissimi fischi alla squadra. Il Napoli senza vincere ha perso anche il treno per l’ultimo posto in Conference League e ha chiuso nel modo peggiore la stagione, subendo la forte contestazione dello stadio che alla fine ha appeso lo striscione: “Né calore, né folklore, al fischio finale sparite in poche ore”. Un addio dello stadio, mentre il tecnico Calzona è entrato in campo per salutare la squadra e poi tutti gli azzurri sono usciti dal campo sotto le contestazioni dei tifosi. Nemmeno per Osimhen l’opportunità di salutare lo stadio degli ultimi suoi anni, prima di lasciare il Napoli. L’ultima vittoria in casa del Napoli risale al 3 marzo contro la Juventus.

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