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Champions, Ancelotti: “Il Psg è una squadra forte ma noi vogliamo i tre punti”. E Callejon: “Sto bene, gioco per la squadra, il gol arriverà”

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“L’andata ormai è andata, al San Paolo dobbiamo trascinare il nostro pubblico con una grande prestazione, intanto abbiamo recuperato le forze dopo la gara con l’Empoli”: Carlo Ancelotti è pronto ad affrontare i francesi del PSG. Una partita importante, che vale per buona parte la qualificazione al secondo turno di Champions. “Noi non facciamo calcoli, ha detto il mister, le grandi squadre giocano per vincere, il pari non mi va bene. Sappiamo l’importanza di questa partita – dice Ancelotti -e quello che dobbiamo fare, l’ambiente è carico nel modo giusto e cercheremo di fare il meglio”. E a chi gli chiede che PSG si aspetta il mister azzurro risponde così: “Nella partita di Parigi hanno utilizzato due strategie diverse, ora sinceramente non so quale utilizzeranno. Resta una squadra forte, molto difficile da affrontare. In questo momento è tutto indecifrabile”.
Ma questo PSG quanto è diverso da quello che allenava Ancelotti?
“Parecchio, perché in mezzo ci sono parecchi anni di lavoro. Con me era una squadra in costruzione, ora il progetto si sta realizzando, manca poco per l’obiettivo finale di vincere la Champions o di essere tra le squadre più forti in Europa. O forse questo si è già realizzato perché il Psg è tra le più forti d’Europa”.
Tutti danno per scontato che la formazione sarà quella della partita d’andata al Parco dei Principi ma Ancelotti potrebbe stupire ancora. Certo la forma di Mertens e Insigne è strepitosa, difficile cambiare l’attacco.
Nella conferenza stampa pre partita con l’allenatore c’è José Maria Callejon: gli chiedono se è preoccupato per i gol che non arrivano ma lo spagnolo è sereno. “Sono tranquillo, sto aiutando la squadra, mi sento importante quando Ancelotti ci consiglia e ci dice certe cose. Lui è molto bravo a fare questo tipo di lavoro.  Prima o poi il gol arriverà”.  A chi gli chiede quale sarà l’atteggiamento degli azzurri, risponde come il Mister : “Giocheremo come a Parigi ma stavolta vogliamo i 3 punti”.

 

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Cronache

Violenza e calcio, l’agguato ai napoletani fu pianificato il giorno di Natale dai capi ultras riuniti a casa del morto Daniele Belardinelli

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Il “giorno di Natale” in casa di Daniele Belardinelli, l’ultras del Varese morto negli scontri di Santo Stefano, ci fu “un incontro che è stato certamente propedeutico all’organizzazione dei fatti del giorno seguente”. Lo scrive il gip Guido Salvini nell’ordinanza di arresto del capo curva interista Nino Ciccarelli e di un altro ultras del Varese Alessandro Martinoli. La stessa vedova di Belardinelli ha messo a verbale che a Natale col marito e Marco Piovella, arrestato, c’erano Martinoli e “altri ultras dell’Inter”.

Nell’ordinanza, infatti, viene riportata la testimonianza della vedova di Belardinelli, sentita il 14 gennaio scorso, la quale ha raccontato che anche Martinoli, arrestato oggi, “ha trascorso il 25 dicembre insieme a Marco Piovella”, al marito e “ad altri ultra’ dell’Inter”. E che Martinoli “e’ rimasto a dormire a casa di Belardinelli anche la notte del 25 dicembre e il 26 dicembre dopo pranzo si è recato a Milano per la partita insieme a Belardinelli”. Martinoli, stando alle dichiarazioni della vedova, era anche “presente all’Ospedale” dove venne portato l’ultras del Varese dopo essere stato investito e alla fine degli scontri. Martinoli, tra l’altro, stando sempre al verbale della donna, ha raccontato a lei, come ricostruisce il gip, che “si era avvicinato a suo marito quando egli stava per essere caricato sulla macchina e portato in ospedale”. Per il gip, poi, dalla testimonianza della donna “si deduce che Martinoli il giorno di Natale si è accordato con Belardinelli e altri ultras per recarsi a Milano”. E Piovella, che aveva messo a verbale di essere stato a Natale a casa di Belardinelli, “non ha riferito”, scrive il giudice, che c’erano anche altri ultra’ “e quindi ha cercato di mantenere il silenzio in merito alla presenza di un gruppo di persone appartenenti all’area ultra’ di Varese, almeno quattro” per un incontro “propedeutico” al blitz contro i napoletani.

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Si commuove Dries Mertens quando viene premiato dal suo papà come “calciatore belga che ha segnato di più all’estero”

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Si è commosso quando è salito sul palco ed ha visto che a premiarlo era stato chiamato suo padre Herman: per Dries Mertens il trofeo intitolato a Raimond Braine, storico attaccante suo connazionale, come calciatore belga che ha segnato di più all’estero, è arrivato inaspettato anche se meritatissimo.

Una bella serata, una premiazione emozionante che ha raggrumo il momento clou quando il calciatore belga ormai naturalizzato napoletano, accompagnato dalla moglie Kat Kerkhofs, ha avuto il trofeo dalle mani del suo papà. I due si sono abbracciati per il piacere del pubblico.

L’attaccante azzurro sul suo profilo Instagram ha pubblicato le foto, ha ringraziato gli organizzatori del Gala, @hln_be e @vtm.be ( i media che hanno supportato l’evento) e tutti quelli che gli hanno permesso di vincere e di portare a casa la “scarpa d’Oro”, molto importante nel suo Paese.

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Squalifica di Koulibaly, in Corte di Appello della Figc ci saranno il calciatore e il presidente De Laurentiis

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Sarà discusso domani alle 13.30 alla Corte d’Appello della Figc il ricorso del Napoli contro la seconda giornata di squalifica inflitta a Kalidou Koulibaly, per l’espulsione contro l’Inter del 26 dicembre scorso. A discutere il ricorso ci saranno lo stesso giocatore senegalese e il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis che ha mal digerito la squalifica e non ha fatto mistero del suo profondo disappunto per la gestione della gara al Meazza sotto il profilo dei cori beceri e razzisti contro Kalidou Koulibaly. il calciatore era stato espulso per doppia ammonizione dopo aver applaudito a seguito della prima ammonizione per un fallo di gioco. Il senegalese ha già scontato la prima giornata di squalifica. A rigore di regole le due giornate di squalifica sono quelle previste dal regolamento, occorre capire se i giudici di appello vorranno contestualizzare quell’applauso di Koulibaly all’arbitro (sempre educato, compito, correttissimo il calciatore in campo e fuori) e capire che era un gesto frutto di quel clima razzista creato allo stadio. Stadio poi chiuso parzialmente per razzismo. Ad assistere il Napoli ci sarà il legale di fiducia del club, Mattia Grassani.

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