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Economia

Caro prezzi, i sindacati venerdì a Palazzo Chigi 

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Il confronto sul caro prezzi arriva a Palazzo Chigi. Venerdì 22 settembre i sindacati sono stati convocati dal governo nella sala verde per un incontro presieduto dal ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, a cui parteciperà anche il Garante per la sorveglianza dei prezzi. Sul tavolo gli interventi per calmierare l’inflazione a tutela dei redditi. Un tema su cui al Mimit già da maggio è stato avviato il confronto con le imprese arrivando poi all’accordo sul trimestre anti-inflazione, che partirà il primo ottobre per offrire a prezzi calmierati o ribassati una serie di prodotti del carrello della spesa. Mentre i consumi frenano ancora. Ora, anche in vista della prossima manovra, il confronto si allarga. Intanto il 22 si farà con i sindacati un punto sulla situazione, sulle misure per fronteggiare il caro prezzi e raccogliere osservazioni e input.

Sarà un doppio appuntamento: prima con Cgil, Cisl, Uil e Ugl, a seguire con le altre sigle sindacali. Resta aperta la partita sulla proroga ai sostegni alle bollette, che scadono a fine settembre, e sul bonus carburanti – che viaggiano ormai sui 2 euro al litro – per i redditi bassi. Misura quest’ultima che potrebbe però arrivare dopo la Nadef, quando si avrà il quadro definito delle cifre con l’aggiornamento del documento di economia e finanza che va presentato alle Camere entro il 27 settembre. “Positiva” per il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, la convocazione del governo sul contrasto all’inflazione: “Occorre – dice – un nuovo patto sulla politica dei redditi per calmierare prezzi e tariffe, arginare e sanzionare la speculazione, tutelare salari e pensioni, rinnovare i contratti pubblici e privati”. Il sindacato chiede che si avvii una cabina di regia a palazzo Chigi. Il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, evidenzia che nell’ultimo anno i lavoratori hanno perso quasi il 10% del loro potere d’acquisto e sostiene la necessità, “per restituire agli italiani quanto perso a causa di inflazione e speculazioni non controllate”, di mettere in campo “non misure spot ma interventi strutturali e scelte redistributive precise”.

D’altronde l’inflazione (in rallentamento ma pur sempre al 5,4% ad agosto) e il rialzo dei tassi pesano sempre più sui portafogli, frenando i consumi. L’erosione del potere d’acquisto e dei risparmi inizia a incidere sulla spesa delle famiglie che, se non ci saranno inversioni di tendenza, dovrebbe diminuire nel secondo semestre di 3,7 miliardi rispetto ai primi sei mesi dell’anno: è l’allarme che arriva dalle previsioni elaborate dal Centro Europa ricerche per Confesercenti. A frenare i consumi anche l’aumento dei tassi di interesse portato avanti dalla Bce, ormai al decimo rialzo consecutivo, che incide sulla capacità di spesa delle famiglie, in particolare di quelle con un mutuo a tasso variabile, sempre più in salita.

A fine anno, sempre secondo le stime dell’associazione, la crescita complessiva della spesa delle famiglie dovrebbe quindi attestarsi sul +0,8%, contro il +4,6% dello scorso anno. Con un impatto sulla crescita economica: quest’anno la quota dei consumi sul Pil rischia di essere la più bassa dal 2000. Per questo Confesercenti torna a chiedere di detassare le tredicesime e dare così respiro anche ai consumi. L’Unc mette sotto la lente i rincari dell’estate, che vanno dalle vacanze ai trasporti fino alla tavola. Rispetto ad un anno fa, il prodotto che più è aumentato è lo zucchero, che svetta in testa alla classifica con un aumento del 43,3%. Guardando la classifica mensile, in testa si piazza il trasporto marittimo con un +27,1%; medaglia d’argento per i voli europei aumentati del 9,6% rispetto a luglio. Assoutenti invece focalizza l’attenzione sul fatto che i rincari della benzina si stanno scaricando sulla spesa, con la verdura fresca e la frutta con aumenti del 20-25%.

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Economia

Slitta stop al redditometro, balneari ancora in stand by

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Per lo stop al redditometro serve ancora tempo. Il pressing di Forza Italia per abolire lo strumento anti-evasione non troverà spazio nel decreto coesione, ma arriverà con un prossimo provvedimento. Il governo prova così a risolvere uno dei due nodi finiti sotto il faro del Colle perché estranei al provvedimento. E anche l’altro nodo, quello sui balneari, si avvia verso una soluzione: dopo le rassicurazioni ricevute da Palazzo Chigi per affrontare il tema in un prossimo cdm, la Lega annuncia che il proprio emendamento (presentato peraltro in forma identica anche al dl agricoltura) sarà trasformato in ordine del giorno per impegnare l’esecutivo ad adottare una mappatura e definire un processo di riordino del settore, parametrato al valore aziendale e di un sistema di prelazione”.

La mattinata di lavori sul decreto coesione in commissione Bilancio, che ha avviato il voto sugli emendamenti, si apre con una schiarita sul redditometro. All’indomani della decisione degli Azzurri di non ritirare l’emendamento che propone l’abolizione della legge originaria sul redditometro e del decreto ministeriale di maggio in materia, poi sospeso, il sottosegretario all’Economia Federico Freni annuncia: “Le istanze di FI sono ampiamente condivise e saranno valorizzate dal governo in un prossimo provvedimento normativo”.

Il Redditometro è uno strumento “non più utilizzato da anni e che nessuno ha intenzione di utilizzare”, puntualizza l’esponente della Lega, che assicura: il viceministro Leo, il ministro Giorgetti e tutta la maggioranza “sono al lavoro” per rispondere alle esigenze dei contribuenti. Parole positive per FI, che però resta cauta. “Mi dichiaro soddisfatto”, ma “vogliamo anche un’ulteriore conferma” a livello più alto della volontà di risolvere la questione, dice il capogruppo in Senato Maurizio Gasparri. Il confronto è ancora in corso, precisa il senatore, che si dice “flessibile” sulla forma, ma non sull’obiettivo.

La soluzione che sembra profilarsi sarebbe quella di inserire l’abolizione nel parere parlamentare ad un prossimo decreto legislativo fiscale, forse già quello che corregge il concordato preventivo biennale atteso giovedì in consiglio dei ministri. Al momento, tuttavia, secondo quanto si apprende, lo strumento definitivo non sarebbe stato ancora individuato. Certo è che dopo la pausa decisa dal governo per l’incidente avvenuto con il decreto ministeriale, ora serve una soluzione: sulla materia è al lavoro il viceministro Maurizio Leo, che da settimane invita a non chiamarlo più redditometro, perché non esiste più dal 2015, e ribadisce che l’obiettivo è quello di colpire solo i grandi evasori.

Intanto il governo prepara il restyling del concordato preventivo biennale, il meccanismo rivolto a 4,5 milioni di partite Iva su cui il governo scommette per reperire risorse utili alla manovra. A quattro mesi dal provvedimento che ha varato uno dei punti nodali della riforma fiscale, sono in arrivo alcune novità con l’obiettivo di massimizzarne gli effetti. Per quest’anno, primo anno di applicazione, la scadenza prevista per l’adesione da parte del contribuente alla proposta elaborata dall’Agenzia delle Entrate slitta di 15 giorni al 31 ottobre. A regime, invece, la scadenza sarà il 31 luglio.

Inoltre, per ampliare la platea, il concordato partirà con un maxi-sconto: nel primo anno di adesione l’imponibile richiesto dal fisco verrà decurtato del 50%. Le novità arriveranno sotto forma di decreto legislativo correttivo sul tavolo del consiglio dei ministri di giovedì dove sarà esaminato anche il decreto sulle terre rare e quello sui Campi Flegrei.

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Economia

Nvidia vola con IA, è la società che vale di più al mondo

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Nvidia ha registrato un aumento del 3,7% a Wall Street, superando per la prima volta Microsoft e Apple e diventando la società con la più alta capitalizzazione al mondo. I titoli del colosso dei semiconduttori hanno guadagnato il 173% quest’anno, grazie al boom dell’intelligenza artificiale.

La seduta a Wall Street continua in maniera piatta, influenzata dal debole dato sui consumi. Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti, a maggio, sono cresciute solo dello 0,1% rispetto al mese precedente, raggiungendo i 703,1 miliardi di dollari, dopo il calo dello 0,2% di aprile (rivisto dall’iniziale 0,0%). Le aspettative erano per un aumento dello 0,2%. Su base annua, le vendite al dettaglio sono aumentate del 2,3%. Escludendo le vendite di veicoli, il dato è diminuito dello 0,1% rispetto al mese precedente, mentre escludendo veicoli e carburanti, il dato è aumentato dello 0,1%.

A differenza delle vendite al dettaglio, il dato sulla produzione industriale ha superato le stime, crescendo dello 0,9%, il miglior risultato degli ultimi dieci mesi, con il consensus allo 0,4%.

Nell’azionario, Nvidia, Microsoft e Apple, le tre società a maggiore capitalizzazione al mondo, continuano a registrare movimenti significativi, con tutte e tre che superano i 3.200 miliardi di dollari. Nvidia ha guadagnato l’1,8%, avvicinandosi a Microsoft, che ha perso lo 0,5%, mentre Apple ha ceduto lo 0,8%.

Al momento, il Dow Jones è in calo di 35,88 punti (-0,09%), l’S&P 500 è in rialzo di 1,59 punti (+0,03%), e il Nasdaq è in calo di 24,01 punti (-0,13%). Il prezzo del petrolio WTI al Nymex è aumentato dell’1,24%, raggiungendo gli 81,33 dollari al barile.

La recente performance di Nvidia, trainata dall’espansione dell’intelligenza artificiale, rappresenta un momento storico nei mercati finanziari, segnando una nuova era nella competizione tra i giganti della tecnologia.

 

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Economia

Nomisma, la mozzarella di bufala campana Dop al top nei consumi

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La mozzarella di bufala campana dop è il formaggio preferito dagli under 18 in Italia e su alcuni mercati esteri, in particolare in Francia, è il formaggio straniero a pasta filata più consumato. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio economico sulla mozzarella di bufala campana Dop, strumento ideato dal Consorzio di Tutela, in partnership con Nomisma e UniCredit. L’edizione 2024 è stata presentata oggi negli spazi del Next di Paestum (Salerno) ed è incentrata sul confronto tra il mercato dei formaggi in Italia e in Francia e sul posizionamento della mozzarella Dop in questo scenario.

Secondo Nomisma, in Italia la mozzarella di bufala campana Dop si rivela il formaggio a pasta filata che piace di più agli under 18: il 40% dei genitori afferma che la bufala è il formaggio a pasta filata preferito dei propri figli (contro il 37% di quella vaccina, 8% della stracciatella e 6% della burrata). Un gradimento crescente per la Bufala Dop, tanto che ben l’84% dei consumatori nazionali continuerebbe ad acquistare mozzarella di bufala campana anche se costasse di più e addirittura il 35% continuerebbe a comprarla anche se il prezzo aumentasse di 1 euro per ogni confezione da 200/250g.

I motivi del successo? Il prodotto Dop rispetto a quello non Dop è percepito come di maggiore qualità (lo pensa il 73% dei consumatori), più sicuro e controllato (66%), più buono (62%), capace di tutelare il benessere animale (43%). Sicurezza e tutela: sono queste le caratteristiche che secondo il consumatore distinguono la mozzarella di bufala dop rispetto agli altri formaggi a pasta filata. Riguardo alla Francia, spiega la ricerca presentata da Fabio Benassi, insieme al presidente del Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop, Domenico Raimondo e al Regional Manager Sud di Unicredit e Ferdinando Natali i formaggi stranieri consumati più spesso Oltralpe sono quelli italiani: 6 francesi su 10 li indicano come i preferiti da mettere in tavola, seguiti a distanza da quelli olandesi e spagnoli. E nel gradimento Oltralpe dei formaggi a pasta filata italiani al primo posto si piazza la mozzarella di bufala, con quasi 7 francesi su 10 che l’hanno consumata nell’ultimo anno; a seguire burrata e stracciatella con tassi di consumo di circa il 50% dei francesi.

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