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Economia

Calcio, il Tar del Lazio conferma la multa da 100 mila euro dell’Antitrust per scorrettezza in campagna abbonamenti 2011/2012

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E’ stato dichiarato ‘irricevibile’ il ricorso amministrativo con il quale la Ssc Napoli contestava la multa da 100mila euro inflitta dall’Antitrust il 16 aprile 2012 per una pratica commerciale scorretta relativa alla campagna abbonamenti per la stagione calcistica 2011-2012. L’ha deciso con sentenza il Tar del Lazio. L’indagine dell’Antitrust (che partì nell’agosto 2011 dopo la segnalazione di un consumatore) focalizzò l’attenzione sulla diffusione, tramite i siti internet della societa’ sportiva partenopea e della Deutsche Bank di due messaggi relativi alla campagna abbonamenti 2011-2012 (iniziata il 25 luglio 2011 e conclusasi il 15 ottobre 2011), nei quali si prospettava, tra l’altro, la possibilita’ di acquistare abbonamenti avvalendosi di finanziamenti erogati da Prestitempo, divisione proprio dell’Istituto bancario. Ne è nato un contenzioso amministrativo adesso deciso dal Tar con sentenza. All’udienza pubblica del 17 luglio scorso, i giudici amministrativi hanno rilevato d’ufficio l’irricevibilita’ del ricorso. Tutto cio’ in quanto, valutando la data di notifica del ricorso stesso, e il successivo suo deposito. Alla fine, il Tar ha considerato: “che la controversia in esame rientra tra quelle soggette al rito abbreviato i cui termini sono tutti dimidiati fatta eccezione per la notifica del ricorso; che, nel caso di specie, la ricorrente ha depositato il ricorso oltre il termine di 15 giorni dalla notifica del ricorso; che la notifica del ricorso effettuata a Deutsche Bank non e’ idonea a far decorrere il termine per il deposito del ricorso, trattandosi di soggetto non controinteressato ma cointeressato, tanto e’ vero che ha proposto autonomo ricorso” (ricorso per il quale si e’ in attesa della sentenza. ndr). In ragione di tutto questo, per i giudici il ricorso della Ssc Napoli “va dichiarato irricevibile”. Ora il Napoli ha una ultima istanza di giudizio per chiedere di annullare la multa: rivolgersi al Consiglio di Stato.

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Manovra 2020: stangata Imu su ‘finte’ prime case, tassa su giochi, niente tasse su plastica e zucchero

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Niente doppie prime case. Mentre il governo, chiusa l’intesa politica, cerca la quadra sulle coperture, la maggioranza si porta avanti con il lavoro parlamentare e i relatori alla manovra presentano un pacchetto di emendamenti tra i quali spunta la stretta contro le ‘finte prime case’, in particolare nei luoghi di vacanza. Certo, la norma è pensata per evitare “discriminazioni” tra le famiglie e non per fare cassa, ma certo potrà aumentare gli incassi Imu: non sarà più possibile, infatti, all’interno dello stesso nucleo familiare, indicare più di una abitazione come “principale” e di conseguenza esente dall’imposta sugli immobili, nemmeno se la casa si trova fuori dal territorio comunale di residenza della famiglia. La stretta punta proprio contro lo “spostamento fittizio della residenza di uno dei due coniugi”, che si verifica “sulle case turistiche”. Le risorse per fare slittare di sei mesi la sugar tax e per spostare a luglio la plastic tax arriveranno in gran parte da una ulteriore rimodulazione della cosiddetta ‘tassa sulla fortuna’, cioe’ l’imposta da pagare sulle vincite, che dovrebbe fruttare all’incirca altri 300 milioni, che porterebbero a oltre un miliardo il contributo alla manovra del comparto dei giochi. Per avere la stesura definitiva bisognera’ aspettare lunedi’, quando sara’ depositato un secondo pacchetto di modifiche dei relatori e forse anche il governo avanzera’ delle sue proposte. Ma al momento l’ipotesi piu’ quotata e’ quella di alzare ancora, dal 15% al 20% l’imposta sulle vincite. Non solo, mentre per Gratta e Vinci, Superenalotto, lotterie nazionali e WinForLife la soglia della vincita su cui scatta l’imposta restera’ a 500 euro, per le newslot il prelievo scattera’ dai 200 euro in su. La copertura delle novita’ sulle microtasse non e’ l’unica grana che il governo deve ancora risolvere: altre risorse verranno infatti a mancare perche’ cambia la nuova ‘Robin tax’ sui concessionari pubblici. La norma gia’ presentata dal governo in Senato prevede infatti che si applichi l’addizionale Ires del 3% sui concessionari di porti, aeroporti, ferrovie, Tlc, acque minerali ed energia elettrica. Ma, davanti al rischio di un impatto sui consumi, e in particolare sulle bollette, l’esecutivo ha fatto marcia indietro prima ancora di portare l’emendamento al voto e ha deciso di imporre l’aumento per 3 anni dell’imposta solo sul settore dei trasporti. Dalla Robin tax pero’ il governo contava di incassare 647 milioni il prossimo anno (circa 300 milioni in piu’ della norma sugli ammortamenti dei concessionari autostradali che doveva sostituire).

Matteo Renzi chiude la Leopolda. Appello a Fi e competizione con il Pd

I capitoli in cerca di copertura, tra l’altro, restano numerosi: si va dalla proroga della cedolare secca per i negozi a quella del bonus verde, lo sconto del 36% per sistemare terrazzi e giardini. La conferma di Ferrobonus e Marebonus arrivano invece con il pacchetto dei relatori, che contiene una trentina di modifiche. Si va da alcuni ritocchi alle norme sulla riscossione degli enti locali, che avranno gli stessi poteri dell’agente della riscossione nazionale alla previsione di una serie di assunzioni nei ministeri, nelle capitanerie di porto e nell’avvocatura. Altre assunzioni arriveranno alla Giustizia, per potenziare, tra l’altro, le comunita’ che accolgono i minori per scontare le pene fuori dal carcere. Novita’ anche per la sanita’: per fare fronte alla carenza di organico arriveranno sia la proroga delle misure per la stabilizzazione dei precari sia lo scorrimento delle graduatorie per poter attingere anche tra gli idonei per coprire i buchi tra i medici, i tecnici e gli infermieri.

Il giorno dopo la difficile intesa sulla manovra, la maggioranza si risveglia tutt’altro che compatta. Matteo Renzi rivendica la vittoria nella “battaglia delle tasse” e lancia la sfida a gennaio sulla crescita. Ma il premier Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti lo stoppano: “Abbiamo vinto tutti”, dice il primo, “ha vinto l’Italia”, avverte il secondo. Un botta e risposta che la dice lunga sul clima nella maggioranza alla vigilia di due settimane nelle quali, oltre al voto sulla manovra, gli alleati di governo saranno chiamati a decidere, mercoledi’, sul Mes e a disinnescare lo scontro sulla prescrizione prima dell’entrata in vigore, il primo gennaio, sulla riforma. Da lunedi’ in commissione al Senato si votera’ a tappe forzate la manovra con l’obiettivo di arrivare giovedi’ in Aula. La blindatura del testo alla Camera scongiurera’ di riaprire le tensioni, chiuse dopo il vertice fiume di ieri. Di primo mattino il leader Iv alza il dito: “Abbiamo vinto la battaglia delle tasse. Ora tutti insieme concentriamoci sulla crescita. Finira’ come sulle tasse: prima ci criticano, poi ci ignorano, poi ci daranno ragione”. Un’esultanza che gli alleati non fanno passare. “Non c’era nessun premio in palio, non so cosa abbia vinto, abbiamo vinto tutti. Iv ha sicuramente dato un contributo, come tutte le altre forze politiche ma non tutte le sue richieste sono state accolte”, puntualizza Conte. Che si dice non interessato al fatto se Iv o qualche altro partito di governo pensi alle elezioni.

Oggi però, dopo settimane di gelo, ai Dialoghi Mediterranei sembra esserci stato, almeno nei comportamenti, un riavvicinamento tra il premier e il capo M5s Luigi Di Maio: i due si sono salutati e piu’ volte avvicinati per parlarsi. Gia’ mercoledi’ la maggioranza è di nuovo chiamata ad una prova di compattezza: con le comunicazioni, alla Camera e al Senato, del premier Giuseppe Conte sul Mes, i partiti al governo dovrebbero presentarsi uniti davanti alle opposizioni che annunciano battaglia. Oggi la Lega, con banchetti nelle varie citta’, ha raccolto centinaia di migliaia di firme contro il trattato sul fondo Salva-Stati. “Vogliamo fare di tutto per bloccare questo trattato, che arriva mercoledi’ in Aula, perche’ e’ un rischio per il Paese”, spiega Matteo Salvini che alla battaglia sul Mes subordina la decisione della Lega di fare un ricorso alla Consulta contro la compressione della legge dibilancio ad una sola lettura per Camera.

Per l’ok al Mes gli occhi saranno puntati su M5S: Luigi Di Maio, dopo gli attacchi della scorsa settimana, ha abbassato i toni, complice il rinvio a marzo deciso dall’Eurogruppo, ma tra i parlamentari il via libera e’ tutt’altro che scontato. L’altro nodo che la maggioranza deve chiudere prima di Natale e’ quello sulla prescrizione. Oggi il ministro Alfonso Bonafede chiude sulla prescrizione processuale, che lega la prescrizione alla durata dei gradi di giudizio, sbarrando la strada ad una delle due ipotesi che il Pd ha messo sul piatto per dare il via libera all’entrata in vigore dal primo gennaio della riforma. Ma, spiegano fonti Pd, in realta’ piu’ che alla prescrizione processuale i dem lavorano ad ottenere una sospensione della prescrizione per 2-3 anni dopo il primo grado. Un vertice non e’ ancora stato fissato ma e’ possibile che si tenga nei primi giorni della prossima settimana, prima che Conte, chiamato dal Pd a mediare, voli a Bruxelles. “Stiamo lavorando su una base tecnica – spiega il premier – una volta trovate le soluzioni tecniche, e siamo vicini, faremo certamente un vertice politico”.

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Promozioni e offerte commerciali scorrette, stangata delll’Antitrust a Vodafone, Wind Tre: 10 milioni di multa

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Maxi-multe Antitrust per Vodafone e Wind Tre. Il Garante ha sanzionato per 6 milioni di euro la prima e 4,3 milioni di euro la seconda per non aver fornito informazioni sufficientemente chiare ed immediate nella promozione di offerte personalizzate di ‘winback’ per i servizi di telefonia mobile. Un approccio che, secondo l’Autorita’, va avanti da giugno 2018. Il ‘winback’ e’ una pratica commerciale di marketing per recuperare un cliente perduto. Nel caso sanzionato dall’Authority si tratta dunque di offerte rivolte ad ex clienti, contattati prevalentemente tramite sms, in cui i due operatori si sono “limitati ad indicare le sole condizioni del piano tariffario proposto in termini di prezzo e traffico incluso ed omettendo nel messaggio, viceversa, di dar conto di ulteriori costi o di vincoli di fruizione delle offerte”. Una “condotta” che l’Antitrust giudica “idonea ad indurre in errore il consumatore medio in ordine al contenuto della proposta ed a fargli assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso”. Per il Garante, le due societa’ hanno peraltro peccato di un’altra omissione di informazioni, pre-attivando diversi servizi o opzioni aggiuntive rispetto all’offerta principale e con aggravio di costi, “senza il preventivo ed espresso consenso del consumatore”. Un’analisi respinta dai diretti interessati di Vodafone. Nella sua replica ai rilievi di Roberto Rustichelli, l’azienda afferma di essere stata trasparente e di aver preso “molteplici iniziative” per rendere piu’ consapevole il consumatore di tutte le componenti dell’offerta e dei relativi costi “sin dal primo sms ricevuto, oltre che al momento della sottoscrizione del contratto in negozio”. Vodafone ritiene di aver implementato misure di trasparenza “complete ed adeguate”, che sono anche state proposte come impegni che l’Autorita’ pero’ “non ha voluto accettare”. Plaude a quella che definisce “un’ottima notizia” invece l’Unione nazionale consumatori, secondo cui “il legislatore dovrebbe consentire all’Authority di comminare sanzioni ancora piu’ pesanti, specie per le compagnie telefoniche, considerato quanto sono recidive”.

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Alitalia: arriva il super commissario, è Leogrande

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Arriva per Alitalia il super-commissario. Sara’ l’avvocato Giuseppe Leogrande, esperto di diritto fallimentare. Ha ricoperto lo stesso ruolo gia’ in diverse aziende, tra cui la compagnia aerea low cost Blu Panorama. Vanno cosi’ via Enrico Laghi, Stefano Paleari e Daniele Discepolo. I primi due in carica sin dal maggio del 2017, l’ultimo entrato in corso, precisamente un anno fa, in sostituzione di Luigi Gubitosi, passato a Tim. La svolta arriva nella tarda serata dopo che l’ipotesi di un commissario unico era stata avanzata e poi accantonata. Un rapido incontro tra il ministro dello Sviluppo economico e i tre ormai ex commissari segna il passaggio. Insieme a Leogrande “lo Stato dovra’ agire per permettere il rilancio definitivo di Alitalia”, dice il ministro al termine della riunione al Mise. Leogrande dovra’ gestire il nuovo bando di gara previsto dal decreto arrivato in vigore da inizio settimana. Un nuovo corso che dovra’ essere accompagnato da un piano di tagli e riorganizzazione per rendere la compagnia piu’ appetibile. Patuanelli nel ringraziare Laghi, Paleari e Discepolo per il lavoro svolto ricorda come si tratti di un “dossier complesso, che purtroppo non ha portato ad una soluzione di mercato definitiva per la compagnia”. Dopo che il consorzio con Fs, Mef, Atlantia e Delta si e’ in sostanza sciolto si guarda a Lufthansa, che pero’ come noto chiede esuberi. L’ingresso del vettore tedesco nella partita escluderebbe l’americana Delta. Quanto alla holding della famiglia Benetton invece il dialogo si potrebbe riaprire. Almeno stando all’intervista rilasciata dal presidente di Atlantia, Fabio Cerchiai, al Messaggero, da cui emerge una chiara la disponibilita’ a partecipare al rilancio di Alitalia. “Anche perche’ il fallimento della compagnia avrebbe un impatto pari al 28% dei nostri ricavi aviation”, spiega Cerchiai. L’ad di Fs, Gianfranco Battisti, invece non si sbilancia e al Corriere della Sera dice: “C’e’ un consorzio che non si e’ concretizzato. Posso dire che il nostro e’ stato un compromesso diligente”. Intanto l’azienda ha aperto una nuova procedura per estendere di altri tre mesi la cassa integrazione straordinaria che scadra’ il 31 dicembre. Nella comunicazione inviata ai sindacati, gli ex commissari hanno chiesto di estendere la cigs fino al 23 marzo 2020 per complessivi 1.180 dipendenti, di cui 80 comandanti, 350 addetti del personale navigante e 750 dipendenti del terra. Si tratta di un numero superiore agli attuali 1.075 dipendenti coinvolti dall’attuale cassa ma inferiore ai 1.370 sotto l’ammortizzatore sociale nello stesso periodo del 2018 (facendo il confronto con la stessa stagionalita’). La richiesta sara’ oggetto di trattativa con i sindacati, che punteranno ad abbassare il numero. Tutto cio’ mentre si spera che i 400 milioni di prestito, sbloccati dal nuovo decreto, passino indenni il vaglio europeo. Il concetto piu’ volte ribadito da Patuanelli e’ che cosi’ l’Alitalia ha una taglia che non e’ adeguata al mercato, che non la rende attraente. Allo stesso tempo pero’ e’ stata ribadita la volonta’ di tenere integra la compagnia, senza ricorrere allo spezzatino ma neppure a una separazione in due tronchi, da una parte aviation e manutenzione dall’altra l’handling. Di certo c’e’ una questione tempo da affrontare il provvedimento in vigore infatti fissa il termine del 31 maggio 2020 per la vendita. Sempre che si trovi un compratore e non sia necessario un intervento piu’ massiccio da parte dello Stato.

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