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Economia

Assemblea Juve, approvato bilancio e aumento di capitale

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L’assemblea degli azionisti della Juventus ha approvato oggi il bilancio 2022-2023 della società e l’aumento di capitale sociale di 200 milioni di euro. I dati che erano stati diffusi a fine ottobre dal Cda vedevano emergere dall’analisi della situazione patrimoniale al 30 settembre una perdita pari a 75,1 milioni, “significativamente più elevata del pro-quota di quella attesa per l’intero esercizio”. Nella stagione 2022/2023 il bilancio della Juventus è stato chiuso con una perdita di 123 milioni. L’aumento di capitale, come era già stato annunciato dal club bianconero, dovrebbe indicativamente essere realizzato nel primo quadrimestre 2024. Nel frattempo, Exor, azionista di maggioranza della Juventus, ha provveduto ad anticipare, il 27 ottobre, la quota di sua competenza, pari a circa 80 milioni.

Gli azionisti della Juventus hanno deliberato, approvata la situazione patrimoniale al 30 settembre, dalla quale risulta una perdita di 75,1 milioni, di utilizzare integralmente le riserve disponibili, per complessivi 20,3 milioni, a copertura e di ridurre il capitale sociale della società da 23.379.254,38 a 50.000, approvando la proposta di aumento di capitale sociale da effettuarsi entro il 31 dicembre 2024, per massimi 200 milioni, comprensivo di sovrapprezzo, mediante emissione di nuove azioni ordinarie prive di valore nominale espresso e aventi le stesse caratteristiche di quelle in circolazione, da offrire in opzione agli azionisti.

L’Assemblea ha inoltre approvato la proposta di raggruppamento con rapporto 1 a 10 delle 2.527.478.770 azioni ordinarie Juventus (prive di valore nominale espresso) in 252.747.877 azioni ordinarie Juventus di nuova emissione, aventi le stesse caratteristiche delle azioni ordinarie emesse. Si prevede che il raggruppamento venga eseguito prima dell’inizio dell’aumento di capitale nei tempi e secondo le modalità che saranno concordate con Borsa italiana e comunque non oltre l’avvio del periodo di offerta in opzione dell’aumento di capitale. L’Assemblea ha poi provveduto a confermare Maria Luisa Mosconi e Roberto Petrignani quali sindaci effettivi e a nominare, quali sindaci supplenti, Stefania Bettoni e Guido Giovando. La percentuale dei voti favorevoli è risultata pari al 86,51% del totale dei diritti di voto complessivi e al 99,98% del totale dei diritti di voto presenti.

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Economia

Nomine, tensione su Terna ed Eni: Di Foggia contesta la buonuscita e rischia la presidenza

Scontro sulle nomine tra Terna ed Eni: Di Foggia rivendica la buonuscita da 7,3 milioni. Nodo giuridico e trattativa con Palazzo Chigi in corso.

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La vicenda emerge da ricostruzioni e retroscena pubblicati dal Corriere della Sera e riguarda uno dei passaggi più delicati nelle nomine delle partecipate pubbliche.

Al centro dello scontro c’è il futuro di Giuseppina Di Foggia, attuale amministratrice delegata di Terna, indicata dal governo per la presidenza di Eni.

Il nodo della buonuscita

Il punto critico riguarda l’indennità di fine rapporto da circa 7,3 milioni di euro che Di Foggia ritiene le spetti.

La questione si scontra però con due vincoli: da un lato, il passaggio tra società riconducibili allo stesso azionista di riferimento, Cassa Depositi e Prestiti, che escluderebbe la buonuscita; dall’altro, le norme statutarie di Terna che impediscono incarichi contemporanei in altre società del settore energetico.

I tempi stretti e le dimissioni necessarie

L’assemblea degli azionisti di Eni è fissata per il 6 maggio, mentre quella di Terna si terrà il 12 maggio.

Per essere eleggibile alla presidenza Eni, Di Foggia dovrebbe dimettersi prima, poiché non decadrebbe automaticamente dall’incarico. Una dinamica che ha già prodotto effetti: il consigliere Stefano Cappiello ha lasciato il suo ruolo in Terna per evitare incompatibilità.

Il confronto legale e la trattativa

Nel consiglio di amministrazione straordinario di Terna è stato presentato un parere legale favorevole al riconoscimento della buonuscita.

Il presidente Igor De Blasio ha però ritenuto necessario acquisire ulteriori valutazioni. La trattativa tra la manager e Palazzo Chigi resta aperta, in un clima definito teso.

Il rischio di perdere anche Eni

La posizione di Di Foggia si fa più complessa anche sul piano politico e societario.

Se il confronto dovesse irrigidirsi, potrebbe sfumare anche la nomina alla presidenza Eni. In questo scenario si inserisce l’ipotesi alternativa rappresentata da Emma Marcegaglia, già presidente del gruppo energetico tra il 2014 e il 2020.

Una partita ancora aperta

La vicenda evidenzia le criticità del sistema delle nomine nelle partecipate pubbliche, dove interessi economici, regole statutarie e valutazioni politiche si intrecciano.

Al momento non ci sono decisioni definitive: la trattativa prosegue e gli equilibri restano in evoluzione, con possibili sviluppi nelle prossime settimane.

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Economia

Fed nel caos, scontro Trump-Powell: rischio vuoto di leadership e incognita Warsh

Tensioni alla Fed tra Trump e Powell, a rischio la successione con Warsh. Possibile vuoto di leadership mentre cresce l’incertezza economica.

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La Federal Reserve si trova al centro di una fase di forte incertezza istituzionale e politica. Le tensioni tra Donald Trump e Jerome Powell complicano il passaggio di consegne alla guida della banca centrale americana, mentre il contesto economico resta fragile e segnato da pressioni inflazionistiche.

Il mandato di Powell è in scadenza il 15 maggio, ma la successione appare tutt’altro che definita.

La nomina di Warsh e i dubbi del Senato

Il candidato indicato dalla Casa Bianca è Kevin Warsh, che dovrà affrontare il passaggio chiave della conferma al Senato. Un iter che si preannuncia complesso.

Una parte dei repubblicani ha espresso perplessità, legando il voto alla conclusione della controversia legale avviata dall’amministrazione contro la Fed e lo stesso Powell. Una posizione che rischia di rallentare o bloccare la nomina.

Le minacce di Trump e lo scenario istituzionale

Trump ha dichiarato di voler rimuovere Powell al termine del mandato se non lascerà volontariamente l’incarico. Una decisione che, se attuata, potrebbe aprire un contenzioso legale e lasciare la banca centrale senza una guida formale.

Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe una soluzione temporanea affidata a un altro membro del board, ma la normativa vigente limita fortemente la possibilità di nomine ad interim senza il via libera del Senato.

Precedenti e limiti normativi

In passato si sono verificati casi di transizione non lineare, ma il quadro legislativo attuale è più restrittivo rispetto agli anni Settanta. Oggi la nomina del presidente della Fed richiede obbligatoriamente l’approvazione del Senato, senza margini per soluzioni temporanee imposte dall’esecutivo.

Questo rende il rischio di un vuoto di leadership più concreto rispetto al passato.

I nodi sulla credibilità di Warsh

Oltre agli ostacoli procedurali, emergono interrogativi anche sulla figura di Warsh. I suoi legami con l’amministrazione e con il mondo finanziario sollevano dubbi tra osservatori e parte del mondo politico.

Al centro del dibattito c’è la necessità di garantire l’indipendenza della banca centrale e la sua capacità di affrontare l’inflazione senza pressioni esterne.

Un passaggio delicato per la politica monetaria

La vicenda si inserisce in un momento delicato per l’economia statunitense, con l’inflazione in ripresa e i mercati attenti a ogni segnale proveniente dalla Fed.

Le prossime settimane saranno decisive per chiarire la governance dell’istituto e la direzione della politica monetaria americana.

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Economia

Energia, piano AccelerateEu: meno gas e petrolio, più rinnovabili per ridurre prezzi e dipendenza

La Commissione Ue prepara il piano AccelerateEu: più rinnovabili, efficienza e elettrificazione per ridurre prezzi e dipendenza da gas e petrolio.

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La Commissione europea lavora al piano AccelerateEu, una strategia per affrontare lo shock energetico legato alle tensioni internazionali e, in particolare, alla crisi connessa alla guerra in Iran. Il documento, ancora in bozza e suscettibile di modifiche, punta a ridurre la dipendenza da petrolio e gas attraverso una forte accelerazione delle energie pulite prodotte localmente.

Secondo l’esecutivo Ue, la sostituzione dei combustibili fossili con fonti rinnovabili rappresenta già nel breve termine una leva efficace per contenere i prezzi dell’energia e rafforzare l’autonomia energetica.

Elettrificazione ed efficienza: le leve principali

Il piano individua tre direttrici fondamentali: elettrificazione, efficienza energetica e diffusione delle tecnologie pulite. Interventi che, secondo la Commissione, possono generare benefici rapidi e trasversali.

Tra le misure indicate c’è la sostituzione delle caldaie a gas e gasolio con pompe di calore, in grado di ridurre consumi e bollette. Per favorirne la diffusione si prevede il ricorso a incentivi mirati e a strumenti come il leasing sociale.

Mobilità elettrica e trasporto pubblico

Un altro capitolo riguarda la mobilità. L’Unione europea punta a rafforzare il trasporto pubblico e ad accelerare la diffusione dei veicoli elettrici, ritenuti più convenienti rispetto ai motori tradizionali in un contesto di prezzi elevati del petrolio.

L’obiettivo è ridurre i costi per cittadini e imprese e, allo stesso tempo, abbattere la dipendenza dalle importazioni energetiche.

Industria e nuove tecnologie

Nel medio termine, il piano guarda allo sviluppo di tecnologie come il solare termico e la geotermia, soprattutto per applicazioni industriali. Le pompe di calore industriali, secondo la Commissione, possono raggiungere temperature elevate, fino a 250-300 gradi, contribuendo al recupero energetico nei processi produttivi.

Prevista anche una revisione dei criteri per l’idrogeno rinnovabile e un impulso ai carburanti sostenibili per l’aviazione.

Le iniziative nei Paesi europei

La Commissione cita alcune esperienze nazionali considerate efficaci. In Francia sono state introdotte sovvenzioni per pompe di calore e rinnovabili, insieme a un fondo da 500 milioni per la transizione industriale e al divieto di nuove caldaie a gas entro il 2027.

Il Belgio ha ridotto l’Iva al 6% per impianti energetici sostenibili, mentre l’Austria ha previsto incentivi fino al 100% per la sostituzione delle caldaie fossili nelle famiglie vulnerabili. In Germania, invece, si sperimentano tariffe elettriche agevolate per chi utilizza pompe di calore, legate alla flessibilità dei consumi.

Un piano oltre l’emergenza

Il calendario prevede la presentazione di un primo pacchetto di misure a maggio, in occasione della riunione dei ministri dell’Energia dell’Ue, e ulteriori sviluppi nei mesi successivi.

L’impostazione del piano va oltre la gestione dell’emergenza e mira a una trasformazione strutturale del sistema energetico europeo, con l’obiettivo di ridurre nel tempo la dipendenza dagli idrocarburi e rafforzare la resilienza economica.

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