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Asia Argento e Fabrizio Corona, amore a prima svista o trovata pubblicitaria? “Chi” lo sa!

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L’abbraccio, un bacio. Sembrano una coppia. Una coppia vera. Solo che non te l’aspetti. Sono Fabrizio Corona e Asia Argento. L’ex re dei paparazzi e l’attrice immortalati in atteggiamenti decisamente affettuosi. Anzi, molto più che affettuosi. C’è del tenero o è una trovata pubblicitaria? Lei, Asia, dice “ci siamo conosciuti per lavoro e quando ci siamo incontrati una chiacchierata di due minuti si è prolungata due ore. Quando parlavamo, senza alcuna barriera, ho colto un dolore che ci accomuna, forse perché entrambi arriviamo da un momento di sofferenza e forte ingiustizia. Spiritualmente ho visto dentro di lui qualcosa di rotto, che poi c’è anche dentro di me e, forse, vedere così la sua anima, mi ha portato ad abbracciarlo e ha fatto nascere una grande empatia”. L’impressione? Non c’è niente altro che pubblicità reciproca.

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A Massimiliano Allegri saltano i nervi, manda a quel paese arbitri e guardalinee, poi con i commen(t)datori Sky se la prende con De Laurentiis

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A Massimiliano Allegri sono saltati i nervi per il pareggio con l’Atalanta. Non sono piaciute le dichiarazioni sull’arbitro Banti concittadino di Allegri. E nemmeno sono piaciute le considerazioni sull’arbitro scelto per Inter vs Napoli ovvero Gennaro Mazzoleni da parte di Aurelio De Laurentiis. Nel corso della partita a Bergamo Banti ha espulso Betancur, reo di un fallaccio da cartellino rosso. Nulla da obiettare in una gara normale. E invece l’espulsione  ha mandato fuori dai gangheri Allegri che ha urlato in faccia al quarto uomo e a Banti per due minuti, senza che nessuno l’abbia allontanato dal campo e mandato negli spogliatoi a raffreddare la sua rabbia. Quello che ha urlato non è dato sapere perchè mentre si rivolgeva al quarto uomo si copriva la bocca e scalciava bottigliette d’acqua a terra. A fine gara, dopo un generoso pareggio concesso dai bergamaschi che con un uomo in più e un gol avanti si sono un pochino addormentati nel finale, Allegri ha rincarato la dose. In primo luogo ha detto che Banti ha arbitrato bene (e allora non si capisce perchè sia impazzito in campo quando Banti ha espulso il suo calciatore) e poi se l’è presa con De Laurentiis (senza mai nominarlo, ci hanno pensato i commentatori Sky a fare gli esegeti di Allegri), colpevole di aver detto che Mazzoleni non era la scelta migliore per Inter vs Napoli. Che cosa possa interessante ad Allegri delle dichiarazioni di De Laurentiis non è dato sapere. O forse lo sapremo a breve. Forse in casa bianconera sono ingordi e un po’ nervosi.

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De Luca, i camalli, le sfrennesiate in tv, gli attacchi volgari al M5S e il miele per Salvini

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Senza freni inibitori. Più che un Presidente di Regione parla come un camallo (sia detto con rispetto per i camalli) tra lo scarico di un contanier e un’andata al cesso del bar dove ci si beve il cicchetto. Il decoro delle istituzioni e di chi le rappresenta oramai sono un optional. Poi uno si domanda, a prescindere dalla fede politica che si abbraccia, perchè la gente non crede più nemmeno in Babbo Natale, figurarsi nei politici e nelle istituzioni. Vincenzo De Luca, che taluni giornalisti definiscono “governatore della Campania”, nella sua consueta sfrennesiata del venerdì, si è affacciato dagli schermi di una televisione libera (si diceva così una volta delle tv private), dal nome Lira Tv, e a proposito di Legge di Bilancio che il Parlamento sta  licenziando, ha espresso alcune “critiche politiche ed istituzionali”, usando un linguaggio alla sua portata. “I documenti non sono ancora stati consegnati – dice al giornalista che lo incalza con domande esilaranti su LiraTv – ai parlamentari che devono votare la legge eppure Beppe Grillo diceva di voler aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Per me, al di là dei titoli, è una truffa vergognosa agli italiani nonostante il video del professore Di Maio che dice ‘Fatto, Fatto, Fatto’. Non so, magari si è fatto lui ma per il resto non ha fatto niente”.  Quanto all’altra misura del M5S, pure qui De Luca usa un linguaggio colloquiale tutto suo. “Il reddito di cittadinanza è un’altra palla: credo che butteranno dalla finestra 3 o 4 miliardi giusto prima delle elezioni europee”.

Vincenzo De Luca. Il presidente della giunta regionale della Campania

Ma la parte più istituzionale del comizio televisivo del linguista e purista De Luca è quella che recita a proposito degli F35, il famoso o famigerato caccia europeo, un affare solo per chi li costruisce questi aerei da combattimento che costano 150 milioni di euro cadauno. “Chi per dieci anni ha detto che non avrebbe acquistato gli F35 ora dovrebbe tornare in piazza. A dire cosa? A Napoli si direbbe “sputatevi in faccia”. Ma a Natale non possiamo dirlo…”. “Il ministero della Difesa acquista 6 F35 al costo di 150 milioni ciascuno. Questo non solo fa ridere – dice – ma fa anche girare i ‘perpendicoli’: i dirigenti M5S dicevano che erano soldi buttati a vantaggio per poteri forti guerrafondai”. Il presidente della Regione Campania De Luca chiede poi agli esponenti del M5S “di chiedere scusa per le ‘palle’ raccontate in campagna elettorale” in particolare dal vicepremier Luigi Di Maio e dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dopo il via libera al cosiddetto ‘spazzacorrotti’, legge che a lui ovviamente non piace. Niente, non piace proprio. Poi attacca platealmente, offendendolo personalmente, Beppe Grillo, che da tempo immemore, non si occupa della direzione politica del M5S e meno che meno di quel che accade al Governo. “Poteva essere un giovane Dario Fo – dice un De Luca strabuzzando gli occhi – per l’intelligenza e la vivacità che ha nel suo campo. Ora – attacca – si è ridotto a fare il politicante di quarta fila, rinunciando alla propria libertà. E’ ormai un uomo triste e invecchiato che non sa che pesci prendere e non si capisce più niente di quello che dice”.

Ah, quasi dimenticavamo. Non una parola, se non qualche elogio e un po’ di miele sparso quà e là per Matteo Salvini, l’altro contraente del patto di Governo. A De Luca, Matteo piace. Da morire. Lo sente quasi come un suo figliolo per il piglio decisionista. Avete capito? Sì, proprio quello. Il piglio…

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Matteo Dall’Osso si fa eleggere col M5S poi si iscrive a Forza Italia, i pentastellati chiederanno l’indennizzo da 100mila euro previsto dal loro codice etico ma la Costituzione…

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“Prima mi hanno usato, poi mi hanno preso in giro: non posso più restare con i Cinquestelle. Lascio il gruppo M5S e aderisco a Forza Italia”. L’annuncio del deputato  Matteo Dall’Osso, malato di Sla, in un’intervista al Giornale lascia basiti in tanti dentro il Movimento. Dall’Osso, 40 anni, una laurea in ingegneria elettronica, è malato di sclerosi multipla e dal 2013 è deputato con i Cinque Stelle. “Con Forza Italia”, ha detto, “sono stato accolto in una nuova famiglia e ho la convinzione che il presidente Berlusconi mi consentirà di lavorare liberamente per gli altri, per gli ultimi”. Luigi Di Maio, leader di M5S e vicepremier, a Radio 24, dà l’impressione davvero di non sapere che ci fosse un malessere così profondo da spingere Dall’Osso addirittura a lasciare il gruppo parlamentare. E infatti Di Maio dice “mi riservo di capire cosa sia successo, anche perché passare a Forza Italia…”. A Matteo Dall’Osso, stando a quanto si apprende da fonti parlamentari,  sarà chiesto di pagare una penale per il passaggio dal gruppo parlamentare del M5S alla Camera a quello di Forza Italia così come previsto dal codice etico. Che però è un codice, mentre l’articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.  Difficile chiedere i danni ad un deputato. Anzi, diciamo che non è mai successo. E la repubblica italiana è nata, è cresciuta e continua a vivere anche con centinaia i deputati trasformisti, che fanno il salto della quaglia o altri epiteti offensivi come “cambia casacca” che però non vanno oltre l’insulto o la sanzione morale e politica.

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