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Allarme Mattarella, la guerra è ormai intorno a noi

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“La guerra è intorno a noi”, ormai in Europa, visto che la situazione nel nostro Continente è “compromessa”. Sergio Mattarella lancia l’allarme, forse percependo che nell’opinione pubblica c’è quella “stanchezza” citata dalla premier Giorgia Meloni nella famosa telefonata “fake”. Per questo, alla vigilia del 4 novembre Festa delle Forze armate e dell’unità d’Italia, il presidente della repubblica incrocia Ucraina e Medio oriente per destare coscienze sopite e politici confusi. “I sanguinosi combattimenti che continuano in Ucraina e il massacro scatenato dal vile attentato terroristico di Hamas contro inermi civili israeliani, con la spirale di violenza che ne segue, mostrano, in tutta la sua drammaticità, la fragilità della pace. La barbarie della guerra non ha abbandonato il nostro mondo”, scandisce il capo dello Stato incontrando al Quirinale gli allievi militari e i premiati con l’onorificenza all’ordine militare. Mai dare per acquisiti alcuni valori come pace e sicurezza, aggiunge Mattarella, ricordando come “il valore della pace e della sicurezza” siano “un bene incommensurabile, che per tanti anni abbiamo forse iniziato a considerare scontato.

La tragedia della guerra è tornata vicino a noi”. Per questo, aggiunge rivolto ai giovani allievi, “ragazzi come voi combattono e muoiono per colpa di estremismi nazionalistici e di fanatismi lontani dai nostri valori”. Non manca un passaggio interessante sulla crisi israelo-palestinese nel quale il presidente sembra guardare politicamente anche oltre la stretta attualità bellica: “i vili attacchi terroristici di Hamas – premette – hanno alimentato drammaticamente l’irrisolto conflitto israelo-palestinese, con migliaia di morti su entrambi i fronti, pagando un prezzo elevato per un contrasto che da oltre settant’anni dilania la regione senza che si sia pervenuti, responsabilmente, a una soluzione condivisa”.

Il capo dello Stato sarà a Cagliari per celebrare il 4 novembre insieme con il ministro della Difesa Guido Crosetto e quindi non poteva che chiudere la sua analisi con un ringraziamento alle Forze armate, poste a difesa della Costituzione e delle libere istituzioni. Difensori della Patria che è di tutti, senza pericolose distinzioni tra cittadini di serie A e serie B. Un ringraziamento condito quindi con un richiamo importante: “avete scelto di servire il nostro Paese giurando fedeltà alla Repubblica e assumendovi la responsabilità di difendere la Costituzione, la Patria, le libere istituzioni che la incarnano. Un compito che vi vedrà impegnati per i diritti di ciascun italiano quale che ne sia la condizione sociale, l’opinione, il sesso, l’etnia. È quello che ci indica, con solennità, l’art.3 della nostra Carta fondamentale”.

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Gratteri duella con Nordio sulla riforma della giustizia

Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri risponde alle parole del ministro Carlo Nordio sulla riforma della giustizia. In Cina otto vittime in un’esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio nel Jiangsu.

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“Per me, queste parole non si commentano per nulla. O si commentano da sole. In ogni modo, inaccettabili”. Con queste parole il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ha commentato in un’intervista a Repubblica le dichiarazioni rese dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che al Mattino di Padova aveva affermato che “il sorteggio rompe il meccanismo para mafioso delle correnti”.

Gratteri ha rivendicato la libertà di esprimere la propria opinione in un Paese democratico, spiegando di aver sostenuto che voteranno sì alla riforma “certamente le persone a cui il sistema, voluto dalla riforma, conviene”.

Il nodo della riforma e il clima di tensione

Il procuratore è tornato anche sulle dichiarazioni della settimana precedente, quando aveva affermato che “voteranno per il sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.

Secondo Gratteri, la riforma “non conviene a chi non teme la magistratura, e anzi vuole, chiede, il controllo di legalità sulle azioni di tanti che possono avere rilievi di carattere penale”.

Le dichiarazioni si inseriscono in un clima di forte confronto tra una parte della magistratura e il governo sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e sulle modifiche al sistema di elezione del Consiglio superiore della magistratura.

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Politica

Riforma giustizia, Nordio attacca Gratteri: “Uscita di senno, serve esame psicoattitudinale”

Il ministro Carlo Nordio critica le parole del procuratore Gratteri e difende la riforma della giustizia. “Serve esame psicoattitudinale”, afferma in un’intervista.

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“Mi ha sorpreso perché per quanto la persona sia abbastanza determinata, per certi aspetti imprevedibile, non avrei mai pensato che avrebbe superato tutti i limiti della decenza”.

Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un’intervista al Mattino di Padova, è tornato sulle parole del procuratore Nicola Gratteri.

Il Guardasigilli ha parlato di “uscita di senno”, ribadendo la necessità di un esame psicoattitudinale e psichiatrico non solo per chi entra in magistratura, ma anche per chi sta per uscirne.

La riforma e il sorteggio per il Csm

Secondo Nordio, la riforma cambierà “tutto”, soprattutto per i cittadini. Il ministro ha criticato l’attuale sistema, definendolo una “consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare”, con riferimento alla composizione del Consiglio superiore della magistratura.

Il ministro ha sostenuto che la maggioranza dei magistrati non sarebbe ideologizzata, ma che le correnti rappresenterebbero strumenti di potere e carriera. Ha inoltre osservato che il 97% dei magistrati risulta iscritto all’Anm, interpretando il dato come indice di un sistema fortemente strutturato.

Il referendum e il quadro politico

Sul referendum, Nordio ha dichiarato di non temere la politicizzazione del voto, pur definendola deludente. Secondo il ministro, i sondaggi indicherebbero un consenso maggioritario per la riforma e per la separazione delle carriere.

Ha escluso che un’eventuale vittoria del “no” possa determinare la caduta del governo, sottolineando la solidità della maggioranza parlamentare.

Il confronto resta acceso sul piano politico e istituzionale. La riforma della giustizia, che tocca assetti costituzionali e ordinamentali, continua a dividere il dibattito pubblico tra sostenitori e critici.

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Politica

D’Alema: Nordio e Marina Berlusconi in buona fede, ma la destra resta forcaiola

In un’intervista al Corriere della Sera, Massimo D’Alema commenta la riforma della giustizia, difende Nordio sulla buona fede ma critica l’impianto della destra su Csm e separazione delle carriere.

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In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Massimo D’Alema interviene nel dibattito sulla riforma della giustizia. L’ex presidente del Consiglio afferma di considerare “garantista” Marina Berlusconi e sostiene che la revisione proposta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio sia “autentica”, dichiarando di credere alla sua buona fede.

Allo stesso tempo, però, D’Alema accusa la destra di avere un’impostazione “forcaiola”, citando come esempio i provvedimenti contro i giovani che manifestano nelle piazze.

Sorteggio e correnti: “Non elimina il problema”

Tra i nodi centrali della discussione c’è il sorteggio per la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Secondo D’Alema, è “falsa” l’idea che il sorteggio possa spezzare l’egemonia delle correnti: anche magistrati estratti a sorte potrebbero continuare a far parte di associazioni organizzate o gruppi informali.

Richiamando l’esperienza della Bicamerale, l’ex premier ricorda che si optò per un solo Csm articolato in due sezioni, ritenendo che l’unitarietà delle carriere rendesse più difficile una chiusura corporativa. Per l’azione disciplinare, invece, si proponeva un’Alta Corte separata.

Separazione delle carriere e rischio politico

D’Alema critica l’ipotesi di un corpo separato dei pubblici ministeri, ritenendo che non abbia nulla di garantista e che possa favorire un’autoreferenzialità nella gestione delle carriere.

Pur riconoscendo che la riforma non prevede formalmente una subordinazione della magistratura al potere politico, osserva che nei Paesi dove i pm sono separati dai giudici essi dipendono normalmente dal governo. Da qui il sospetto che l’attuale disegno possa preparare un passo successivo.

Secondo l’ex premier, il metodo seguito dal centrodestra sarebbe unilaterale e caratterizzato da una “impronta di decisionismo autoritario”.

Centrosinistra e riforme garantiste

In conclusione, D’Alema invita il centrosinistra a mostrarsi più disponibile verso riforme di impronta garantista, con l’obiettivo di rendere più equilibrato il rapporto tra accusa e difesa.

“Sono un pensionato”, precisa, ma il suo intervento si inserisce in un confronto politico ancora aperto e destinato a segnare uno dei temi centrali della legislatura.

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