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Economia

Alibaba valuta maxi-quotazione da 20 mld a Hong Knog

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Alibaba valuta anche la quotazione secondaria alla Borsa di Hong Kong da 20 miliardi di dollari, in aggiunta a quella record che il colosso cinese dell’e-commerce fece a New York nel 2014 con un’Ipo del valore di 25 miliardi. L’operazione sui listini dell’ex colonia britannica sarebbe la sesta piu’ corposa come collocamento post quotazione e darebbe alla societa’ fondata da Jack Ma una potenza di fuoco finanziaria per gli investimenti tecnologici, priorita’ della Cina, stretta tra un’economia incerta e la guerra commerciale con gli Usa. Alibaba e’ al lavoro con gli advisor finanziari sull’offerta, in base alle anticipazioni di Bloomberg, mentre il deposito del prospetto e’ ipotizzabile nella seconda meta’ del 2019. Dalla quotazione Usa il valore si e’ raddoppiato fino a diventare la prima societa’ cinese per capitalizzazione, oltre i 400 miliardi. L’approdo a Hong Kong sarebbe una vittoria dell’hub asiatico, alle prese con la sempre piu’ ingombrante caccia alle compagnie hi-tech da parte di listini come Shanghai e Singapore, grazie allo strumento della doppia classe di azioni secondo la riforma approvata nel 2017. Che ha permesso, da ultimo, di aggiudicarsi nel 2018 due Ipo tecnologiche come Xiaomi e Meituan Dianping, risultate la terza e la settima per entita’ a livello globale. Hong Kong, inoltre, ha emendato le regole lo scorso anno per creare una “corsia preferenziale” alle “compagnie innovative” quotate a New York o Londra, e interessate alla seconda piazza finanziaria.

Le norme aiutano le societa’ gia’ trattate e basate nella Cina continentale prima del 15 dicembre 2017 ad approdare a Hong Kong anche con una procedura confidenziale. Lo scorso anno, Jack Ma ammise che stava “seriamente considerando” l’opzione della piazza asiatica, ricambiato da Charles Li, Ceo dell’Hong Kong Exchanges & Clearing, interessato piu’ che mai da anni ad avere Alibaba. Il colosso dell’e-commerce ha avuto il picco della crescita dei ricavi a inizio 2017, prima del rallentamento accentuato da un settore diventato maturo. Di recente, ha iniziato la diversificazione del business, entrando ad esempio nel cloud. La quotazione a Hong Kong avrebbe piu’ aspetti positivi, a partire dall’accesso diretto agli investitori cinesi sfruttando le connessioni dell’ex colonia britannica con le Borse di Shanghai e Shenzhen; godrebbe di una liquidita’ extra e di una valutazione migliore in forza del suo nome. La rivale Tencent, Internet company fondata da Pony Ma, tratta a Hong Kong a un valore che e’ pari a 26 volte gli utili attesi, mentre Alibaba si ferma a quota 22.

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Economia

Slitta stop al redditometro, balneari ancora in stand by

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Per lo stop al redditometro serve ancora tempo. Il pressing di Forza Italia per abolire lo strumento anti-evasione non troverà spazio nel decreto coesione, ma arriverà con un prossimo provvedimento. Il governo prova così a risolvere uno dei due nodi finiti sotto il faro del Colle perché estranei al provvedimento. E anche l’altro nodo, quello sui balneari, si avvia verso una soluzione: dopo le rassicurazioni ricevute da Palazzo Chigi per affrontare il tema in un prossimo cdm, la Lega annuncia che il proprio emendamento (presentato peraltro in forma identica anche al dl agricoltura) sarà trasformato in ordine del giorno per impegnare l’esecutivo ad adottare una mappatura e definire un processo di riordino del settore, parametrato al valore aziendale e di un sistema di prelazione”.

La mattinata di lavori sul decreto coesione in commissione Bilancio, che ha avviato il voto sugli emendamenti, si apre con una schiarita sul redditometro. All’indomani della decisione degli Azzurri di non ritirare l’emendamento che propone l’abolizione della legge originaria sul redditometro e del decreto ministeriale di maggio in materia, poi sospeso, il sottosegretario all’Economia Federico Freni annuncia: “Le istanze di FI sono ampiamente condivise e saranno valorizzate dal governo in un prossimo provvedimento normativo”.

Il Redditometro è uno strumento “non più utilizzato da anni e che nessuno ha intenzione di utilizzare”, puntualizza l’esponente della Lega, che assicura: il viceministro Leo, il ministro Giorgetti e tutta la maggioranza “sono al lavoro” per rispondere alle esigenze dei contribuenti. Parole positive per FI, che però resta cauta. “Mi dichiaro soddisfatto”, ma “vogliamo anche un’ulteriore conferma” a livello più alto della volontà di risolvere la questione, dice il capogruppo in Senato Maurizio Gasparri. Il confronto è ancora in corso, precisa il senatore, che si dice “flessibile” sulla forma, ma non sull’obiettivo.

La soluzione che sembra profilarsi sarebbe quella di inserire l’abolizione nel parere parlamentare ad un prossimo decreto legislativo fiscale, forse già quello che corregge il concordato preventivo biennale atteso giovedì in consiglio dei ministri. Al momento, tuttavia, secondo quanto si apprende, lo strumento definitivo non sarebbe stato ancora individuato. Certo è che dopo la pausa decisa dal governo per l’incidente avvenuto con il decreto ministeriale, ora serve una soluzione: sulla materia è al lavoro il viceministro Maurizio Leo, che da settimane invita a non chiamarlo più redditometro, perché non esiste più dal 2015, e ribadisce che l’obiettivo è quello di colpire solo i grandi evasori.

Intanto il governo prepara il restyling del concordato preventivo biennale, il meccanismo rivolto a 4,5 milioni di partite Iva su cui il governo scommette per reperire risorse utili alla manovra. A quattro mesi dal provvedimento che ha varato uno dei punti nodali della riforma fiscale, sono in arrivo alcune novità con l’obiettivo di massimizzarne gli effetti. Per quest’anno, primo anno di applicazione, la scadenza prevista per l’adesione da parte del contribuente alla proposta elaborata dall’Agenzia delle Entrate slitta di 15 giorni al 31 ottobre. A regime, invece, la scadenza sarà il 31 luglio.

Inoltre, per ampliare la platea, il concordato partirà con un maxi-sconto: nel primo anno di adesione l’imponibile richiesto dal fisco verrà decurtato del 50%. Le novità arriveranno sotto forma di decreto legislativo correttivo sul tavolo del consiglio dei ministri di giovedì dove sarà esaminato anche il decreto sulle terre rare e quello sui Campi Flegrei.

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Economia

Nvidia vola con IA, è la società che vale di più al mondo

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Nvidia ha registrato un aumento del 3,7% a Wall Street, superando per la prima volta Microsoft e Apple e diventando la società con la più alta capitalizzazione al mondo. I titoli del colosso dei semiconduttori hanno guadagnato il 173% quest’anno, grazie al boom dell’intelligenza artificiale.

La seduta a Wall Street continua in maniera piatta, influenzata dal debole dato sui consumi. Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti, a maggio, sono cresciute solo dello 0,1% rispetto al mese precedente, raggiungendo i 703,1 miliardi di dollari, dopo il calo dello 0,2% di aprile (rivisto dall’iniziale 0,0%). Le aspettative erano per un aumento dello 0,2%. Su base annua, le vendite al dettaglio sono aumentate del 2,3%. Escludendo le vendite di veicoli, il dato è diminuito dello 0,1% rispetto al mese precedente, mentre escludendo veicoli e carburanti, il dato è aumentato dello 0,1%.

A differenza delle vendite al dettaglio, il dato sulla produzione industriale ha superato le stime, crescendo dello 0,9%, il miglior risultato degli ultimi dieci mesi, con il consensus allo 0,4%.

Nell’azionario, Nvidia, Microsoft e Apple, le tre società a maggiore capitalizzazione al mondo, continuano a registrare movimenti significativi, con tutte e tre che superano i 3.200 miliardi di dollari. Nvidia ha guadagnato l’1,8%, avvicinandosi a Microsoft, che ha perso lo 0,5%, mentre Apple ha ceduto lo 0,8%.

Al momento, il Dow Jones è in calo di 35,88 punti (-0,09%), l’S&P 500 è in rialzo di 1,59 punti (+0,03%), e il Nasdaq è in calo di 24,01 punti (-0,13%). Il prezzo del petrolio WTI al Nymex è aumentato dell’1,24%, raggiungendo gli 81,33 dollari al barile.

La recente performance di Nvidia, trainata dall’espansione dell’intelligenza artificiale, rappresenta un momento storico nei mercati finanziari, segnando una nuova era nella competizione tra i giganti della tecnologia.

 

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Economia

Nomisma, la mozzarella di bufala campana Dop al top nei consumi

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La mozzarella di bufala campana dop è il formaggio preferito dagli under 18 in Italia e su alcuni mercati esteri, in particolare in Francia, è il formaggio straniero a pasta filata più consumato. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio economico sulla mozzarella di bufala campana Dop, strumento ideato dal Consorzio di Tutela, in partnership con Nomisma e UniCredit. L’edizione 2024 è stata presentata oggi negli spazi del Next di Paestum (Salerno) ed è incentrata sul confronto tra il mercato dei formaggi in Italia e in Francia e sul posizionamento della mozzarella Dop in questo scenario.

Secondo Nomisma, in Italia la mozzarella di bufala campana Dop si rivela il formaggio a pasta filata che piace di più agli under 18: il 40% dei genitori afferma che la bufala è il formaggio a pasta filata preferito dei propri figli (contro il 37% di quella vaccina, 8% della stracciatella e 6% della burrata). Un gradimento crescente per la Bufala Dop, tanto che ben l’84% dei consumatori nazionali continuerebbe ad acquistare mozzarella di bufala campana anche se costasse di più e addirittura il 35% continuerebbe a comprarla anche se il prezzo aumentasse di 1 euro per ogni confezione da 200/250g.

I motivi del successo? Il prodotto Dop rispetto a quello non Dop è percepito come di maggiore qualità (lo pensa il 73% dei consumatori), più sicuro e controllato (66%), più buono (62%), capace di tutelare il benessere animale (43%). Sicurezza e tutela: sono queste le caratteristiche che secondo il consumatore distinguono la mozzarella di bufala dop rispetto agli altri formaggi a pasta filata. Riguardo alla Francia, spiega la ricerca presentata da Fabio Benassi, insieme al presidente del Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop, Domenico Raimondo e al Regional Manager Sud di Unicredit e Ferdinando Natali i formaggi stranieri consumati più spesso Oltralpe sono quelli italiani: 6 francesi su 10 li indicano come i preferiti da mettere in tavola, seguiti a distanza da quelli olandesi e spagnoli. E nel gradimento Oltralpe dei formaggi a pasta filata italiani al primo posto si piazza la mozzarella di bufala, con quasi 7 francesi su 10 che l’hanno consumata nell’ultimo anno; a seguire burrata e stracciatella con tassi di consumo di circa il 50% dei francesi.

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