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YouTube sotto indagine in Usa per i video per bambini

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YouTube finisce sotto indagine in Usa. Nel mirino della Federal Trade Commission ci sono i video indirizzati al pubblico dei minori, sia per quanto riguarda i contenuti sia per alcune pratiche commerciali. Secondo quanto riportano fonti vicine al dossier citate dai media americani, l’azione degli uomini dell’authority Usa rischia di culminare in una maxi multa per il social media che opera sotto il controllo di Google. Per questo i vertici di YouTube starebbero lavorando per mettere a punto alcune modifiche radicali nella gestione di questi video ed evitare il peggio. L’indagine della Federal Trade Commission e’ stata avviata dopo che sono state presentate numerose denunce da parte di alcuni gruppi di consumatori e di alcune associazioni per la difesa della privacy. Denunce nelle quali si accusano i vertici di YouTube di non proteggere a sufficienza i minori che accedono al servizio di video in streaming, raccogliendo tra l’altro in maniera impropria i loro dati personali. Tra le modifiche alla piattaforma che sarebbero allo studio – riportano l’agenzia Bloomberg e il Wall Street Journal – quella piu’ probabile appare il cambio degli algoritmi per evitare il piu’ possibile gli abusi. Piu’ difficile, invece, un altro piano comunque preso in considerazione, quello di spostare tutti i contenuti indirizzati ai bambini e ai minori su YouTube Kids, applicazione che opera in maniera autonoma e piu’ protetta. Un’operazione delicata che, secondo gli esperti, comporta molti rischi per il social media, visto che i video per bambini sono tra i piu’ popolari e rappresentano gran parte delle entrate in termini di pubblicita’. L’indagine, secondo i media americani sarebbe comunque alle battute finali. “Stiamo valutando diverse idee per migliorare YouTube. Alcune rimangono tali, altre vengono invece sviluppate”, ha commentato uno dei portavoce di Youtube Andrea Faville.

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Tecnologia

OpenAI getta la maschera, il Ceo Sam Altman: da no-profit diventiamo società di lucro

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In un incontro con alcuni azionisti, Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, avrebbe riferito che l’azienda è pronta a trasformarsi da no-profit a compagnia a scopo di lucro. La notizia, lanciata online dal sito The Information, troverebbe riscontro anche nella recente nomina di Paul M. Nakasone, ex capo della National Security Agency americana (Nsa), quale nuovo membro del consiglio di amministrazione. Stando alla fonte, il Cda non controllerebbe la nuova struttura ma lascerebbe la gestione ad un nuovo consiglio, da affiancare a quello esistente.

Inoltre, per Altman uno dei possibili scenari presi in considerazione sarebbe un’organizzazione societaria aperta a varie opportunità di investimento. Tutto molto simile alla configurazione attuale di Anthropic, sostenuta da Amazon ma anche dalla creatura xAI di Elon Musk. The Information afferma che le entrate annuali di OpenAI sono più che raddoppiate rispetto allo scorso anno, raggiungendo i 3,4 miliardi di dollari. Le discussioni sulla ristrutturazione interna sono ancora in essere, tanto che OpenAI, raggiunta da Reuters, ha spiegato: “Rimaniamo concentrati sulla creazione di un’intelligenza artificiale a vantaggio di tutti. L’organizzazione no-profit è al centro della nostra missione e continuerà ad esserlo”.

Nel recente passato, proprio Elon Musk era stato critico con la compagnia, denunciando il cambio repentino di prospettiva dopo il forte contributo economico ricevuto da Microsoft. Per l’imprenditore, la collaborazione tra OpenAI e il colosso di Redmond potrebbe portare allo sviluppo di un’IA proprietaria, più attenta a favorire gli interessi economici dei fautori che quelli dell’umanità in generale, tradendo così gli obiettivi posti alla base dell’operato del creatore di ChatGpt.

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Politica

Meta posticipa il lancio dei modelli di AI in Europa dopo reclami sulla privacy

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Meta ha deciso di non lanciare per il momento i suoi modelli di Intelligenza Artificiale (IA) in Europa. La decisione arriva dopo la richiesta dell’autorità irlandese di regolamentazione della privacy di ritardare i piani per utilizzare i dati degli utenti di Facebook e Instagram.

Il colosso tecnologico ha preso questa decisione a seguito delle denunce e degli appelli del gruppo ‘Noyb’ alle autorità per la protezione dei dati di undici paesi europei, tra cui Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia e Spagna. Il gruppo Noyb, il cui acronimo significa “None of Your Business”, ha presentato reclami in questi paesi affermando che il cambiamento della policy di Meta per addestrare un tipo “indefinito” di tecnologia IA è illegale.

Nelle ultime settimane, il gruppo Noyb ha formalizzato numerose denunce contro Meta, sostenendo che l’utilizzo dei dati degli utenti per l’addestramento dell’IA violi le normative europee sulla privacy. Le denunce sono seguite a un recente annuncio di Meta che informava gli utenti europei di un cambiamento nella sua politica sulla privacy a partire dal 26 giugno.

La Commissione irlandese per la protezione dei dati (Dpc) ha dichiarato di accogliere con favore la decisione di Meta di sospendere i suoi piani per l’addestramento del modello linguistico utilizzando contenuti pubblici condivisi dagli adulti su Facebook e Instagram in tutta l’UE/SEE. “Questa decisione fa seguito a un intenso impegno tra il Dpc e Meta”, ha aggiunto il Garante, sottolineando che continuerà a collaborare con Meta su questo tema insieme alle altre autorità di protezione dei dati dell’UE.

Meta, in un post ufficiale, ha ribadito la sua fiducia nella conformità dei suoi approcci alle leggi e ai regolamenti europei. L’azienda ha sottolineato che l’addestramento dell’IA non è un’esclusiva dei loro servizi e che sono più trasparenti rispetto a molti dei loro omologhi del settore. Meta ha inoltre espresso la sua intenzione di continuare a collaborare con il Dpc per garantire che le persone in Europa abbiano accesso allo stesso livello di innovazione nell’intelligenza artificiale del resto del mondo.

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Tecnologia

Accordo Apple-OpenAI scatena Musk, la Mela vola in Borsa

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C’è una nuova puntata nello scontro tra Elon Musk e OpenAI. Il patron di Tesla punta il dito contro l’accordo tra l’azienda di ChatGpt e Apple sul fronte dell’intelligenza artificiale e della sicurezza. Ma Wall Street premia l’intesa e i titoli di Cupertino volano: salgono del 3,5% a 199,87 dollari per azione, portando al +20% i guadagni dai minimi toccati in aprile. Le invettive di Musk arrivano in un momento delicato per lo stesso imprenditore – in vista dell’assemblea Tesla del 13 giugno si allarga il fronte dei no degli azionisti a erogargli un maxi stipendio da 56 miliardi di dollari – e si concentrano sulla partnership tra Apple e OpenAI per potenziare alcune funzioni della Mela con l’IA, a partire dall’assistente digitale Siri: una parte sarà gestita dalla tecnologia di Cupertino, un’altra da quella di ChatGpt.

“Se Apple integra OpenAI nei sistemi operativi allora i dispositivi di Apple saranno vietati nelle mie aziende. Questa è un’inaccettabile violazione di sicurezza”, tuona Musk su X, aggiungendo che il bando si estenderebbe anche ai visitatori dell’azienda. “Apple non ha idea di cosa accadrà una volta che i dati saranno nelle mani di OpenAI, è assurdo che non sia abbastanza intelligente da creare la sua intelligenza artificiale”, scrive l’imprenditore alludendo non solo al tema sicurezza ma anche al fatto che il colosso di Tim Cook, a differenza dei suoi rivali, non sia in grado di procedere in autonomia sull’IA.

Nel corso dell’evento, Apple ha rassicurato che le protezioni privacy sono estese a ChatGpt e ha annunciato un sistema per garantire anche protezione ai dati che vengono elaborati sulla nuvola. “Non abbiamo commenti da fare per il momento, una volta che il servizio sarà effettivamente integrato allora saremo in grado di fare la nostra valutazione”, ha fatto sapere l’Ue in merito all’accordo Apple-OpenAI. Per l’esperto di sicurezza Pierluigi Paganini, al momento le paure di Musk sulla sicurezza sono “premature e infondate” e “il risentimento di Musk contro OpenAI è noto”.

Le ruggini tra Musk e OpenAI sono in effetti di vecchia data. Il proprietario di X ha contribuito a fondare la società di intelligenza artificiale e poi è fuoriuscito nel 2018 in scontro aperto con Altman sulla creazione di una divisione ‘for profit’. Successivamente, nel novembre 2023, quando il Ceo di OpenAI è stato fatto fuori per poi essere reintegrato a stretto giro, Musk ha messo benzina sul fuoco richiamando l’attenzione su una lettera anonima che accusava Altman di comportamenti scorretti.

Fino ad arrivare allo scontro legale dello scorso marzo: il proprietario di Space X ha fatto causa ad OpenAI e Altman accusandoli di essere diventati una succursale tecnologica di Microsoft e di aver dato priorità, nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, agli utili e agli interessi commerciali e non al benessere dell’umanità. Nel frattempo il patron di Tesla è entrato nella corsa all’IA lancianto il suo chatbot Grok. Il frutto dell’accordo tra Apple e OpenAI sarà visibile concretamente nei prossimi mesi. Intanto, uno dei manager di punta di Cupertino, Craig Federighi, ha già aperto alla possibilità in futuro di altre partnership sul fronte dell’Intelligenza artificiale, menzionando esplicitamente Google, per lasciare libera scelta agli utenti. Chissà se Elon Musk lancerà nuovamente l’allarme sui pericoli di una tale integrazione.

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