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Google dona terreni per emergenza abitativa Silicon Valley

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Google si impegna a contribuire per alleviare l’emergenza abitativa e la congestione del traffico della Silicon Valley. Mountain View promette di donare terreni vicino alla sua sede per un valore di 750 milioni di dollari per lo sviluppo di progetti abitativi, e di stanziare 250 milioni in incentivi per la costruzione di case popolari. Complessivamente le iniziative annunciate da Google dovrebbero tradursi in 20.000 nuove abitazioni nei prossimi 10 anni.

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Zuckerberg lascia buoni propositi nuovo anno, guarda al 2030

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Mark Zuckerberg abbandona i buoni propositi per il nuovo anno e guarda a un orizzonte piu’ lungo: “Invece che sfide annuali cerco di pensare a cosa auguro per il mondo e per la mia vita, al 2030” scrive sul suo profilo Facebook elencando quelle che, a suo avviso, “saranno le cose importanti nel prossimo decennio”. Fra queste, il “cambio generazionale”: “Ritengo che oggi molte importanti istituzioni nella nostra societa’ non facciano ancora abbastanza per affrontare i problemi che le generazioni piu’ giovani si trovano ad affrontare, dal cambiamento climatico, ai costi dell’istruzione, dalla casa alla sanita’. Entro la fine del decennio mi aspetto che molte istituzioni saranno guidate da millennial” spiega Zuckwerberg. Il numero uno di Facebook ritiene che un’altra delle cose importanti sara’ il “decentramento delle opportunita’”: la tecnologia – spiega – continuera’ a creare opportunita’, soprattutto consentendo ad altre parti dell’economia di crescere piu’ velocemente. Fra le priorita’ anche “nuove forme di governance” per le comunita’ digitali. “Non ritengo che le societa’ private debbano prendere cosi’ tante decisioni importanti che toccano i valori fondamentali della democrazia”, mette in evidenza Zuckwerberg, precisando che una delle strade da percorre e’ quella della regolamentazione.

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Si stringe il cerchio intorno alla particella di Dio

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Si stringe il cerchio intorno alla piu’ misteriosa delle particelle, il neutrino che e’ nello stesso tempo anche il suo opposto nell’antimateria la cui esistenza era stata prevista negli anni ’30 dal fisico Ettore Majorana. La piu’ grande quantita’ di indizi mai raccolta su questa particella bizzarra arriva dall’esperimento internazionale Cuore (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events) condotto in Italia, nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Riuscire a catturare un neutrino di Majorana significherebbe infatti di spiegare i meccanismi alla base dei processi di creazione della materia, gli stessi che entrati in azione nei primi istanti dopo il Big Bang da cui e’ nato l’universo.

I dati, in via di pubblicazione sulla rivista Physical Review Letters, sono stati raccolti fra aprile 2017 e luglio 2019 utilizzando un nuovo algoritmo che permette di amplificare i segnali dei rivelatori e di eliminare il rumore di fondo. Pesante una tonnellata e con i suoi 988 cristalli di biossido di tellurio sistemati in 19 torri di rame, l’esperimento Cuore indaga il fenomeno fisico che avviene quando, all’interno del nucleo, due neutroni si trasformano in due protoni ed emettono due elettroni e due antineutrini. Chiamato doppio decadimento beta, il fenomeno e’ possibile anche senza che vengano emessi dei neutrini. Questo puo’ accadere perche’, nel nucleo, uno degli antineutrini si trasforma in un neutrino: una trasformazione impossibile secondo la teoria di riferimento della fisica contemporanea, chiamata Modello Standard. “Abbiamo piu’ che quadruplicato i dati raccolti e siamo tra gli esperimenti piu’ sensibili al mondo nella corsa alla scoperta di questo decadimento raro”, rileva il coordinatore della collaborazione Cuore Oliviero Cremonesi, della sezione Infn dell’Universita’ Milano Bicocca. Il nuovo algoritmo all’origine di questi risultati permettera’ inoltre di utilizzare l’esperimento Cuore per andare a caccia delle particelle considerate fra i migliori candidati della materia oscura, chiamate Wimp (Weakly Interacting Massive Particles, ossia particelle massive che interagiscono debolmente). “Siamo entusiasti del nostro rivelatore, che al momento funziona con un’efficienza prossima al 90%”, dice Carlo Bucci, coordinatore tecnico e responsabile italiano dell’esperimento.

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Marte, il vapore acqueo nell’atmosfera varia con le stagioni

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Marte perde il suo vapore acqueo piu’ velocemente del previsto nelle stagioni calde e tempestose. Lo ha scoperto il satellite Tgo (Trace Gas Orbiter) della missione ExoMars dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e della russa Roscosmos, alla quale contribuisce in modo importante l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). I dati sono pubblicati sulla rivista Science dal gruppo del Centro nazionale della ricerca francese (Cnrs) guidato da Franck Montmessin. I dati indicano che la perdita di vapore acqueo si concentra nella parte piu’ alta dell’atmosfera marziana, a circa 80 chilometri di quota, accumulandosi all’interno di tasche in quantita’ da dieci a cento volte maggiori rispetto a quanto si credesse. In questa zona dell’atmosfera la luce solare contribuisce a scindere le molecole di acqua in atomi di ossigeno e idrogeno, che fuggono nello spazio eludendo il freno della debole gravita’ marziana. Secondo i ricercatori a regolare il tasso con cui Marte ha perso l’acqua liquida, una volta abbondante nel suo passato, sarebbero stati proprio i cambiamenti stagionali. Nelle fasi piu’ calde vaste porzioni dell’atmosfera marziana si sarebbero saturate di vapore acqueo, permettendo all’acqua di raggiungere quote sempre piu’ elevate.

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