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WhatsApp crea “Vacation mode”, stop a notifiche e chat quando si è in vacanza

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Bip, bip, bip. Le notifiche sono continue perché tra i gruppi di lavoro, di amici e di famiglia lo smartphone trilla sempre. Per questo WhatsApp presto lancerà Vacation Mode. È un sistema che permette di liberarsi delle notifiche e delle chat quando si è in vacanza, come suggerisce il nome, o quando si desidera non essere disturbati. Fino ad ora il sistema di messaggistica più diffuso al mondo permetteva di silenziare le singole chat. Con questa nuova modalità, invece, sarà possibile impostare il cellulare in modo tale che l’app non si illumini con notifiche dei messaggi non letti. Con la modalità Vacation Mode sarà possibile decidere quali chat silenziare e quali no, permettendo al cellulare di mostrarci solo le notifiche dei messaggi che non si vuole perdere 

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Torna ‘Clippy’, l’assistente di Microsoft diventa emoji

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Clippy, l”assistente virtuale’ presente nelle prime versioni di Office, sta per tornare sotto forma di emojii. L’annuncio, che coincide con la giornata mondiale dedicata alle ‘faccine’, che si celebra ogni anno il 17 luglio, e’ arrivato dalla stessa Microsoft, che ha inserito il ritorno dell’assistente nel piu’ ampio ‘refresh’ delle 1800 emojii presenti nei propri servizi. “Quando abbiamo pensato a come ridisegnare la graffetta ci e’ venuto in mente ‘perche’ no?’ – spiega alla Cnn Claire Anderson, responsabile per la Microsoft – E’ un modo per onorare quello che eravamo, nel momento in cui cerchismo un nuovo stile.. Ma come molte cose nostalgiche, sappiamo che puo’ essere polarizzante”. Il ritorno di Clippy, presente per la prima volta in Windows 97 e ‘licenziato’ nel 2004, e’ stato annunciato con un tweet, in cui l’azienda chiedeva almeno 20mila like per procedere, ottenuti in poco tempo. le nuove emojii verranno pubblicate nei prossimi mesi. Molte saranno in 3D e animate, mentre ne saranno aggiunte cinque totalmente nuove legate al mondo dell’ufficio, come ‘sei in muto’.

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Per Zuckerberg la crisi peggiore, ma Facebook fa pieno utili

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Segnalazioni inascoltate, allarmi ignorati, appelli all’azione caduti nel vuoto. Ma anche interferenze dei manager per spianare la strada a politici e vip. I Facebook Papers aprono probabilmente la crisi peggiore di sempre per il social di Mark Zuckerberg che, dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, pensava o quantomeno sperava di aver superato il test maggiore. Nonostante il colpo alla reputazione, i conti di Facebook tengono: nel terzo trimestre l’utile e’ salito del 17% a 9,1 miliardi di dollari, su ricavi in aumento del 35% a 29,01 miliardi. Passate al setaccio da 17 media americani, le 10.000 pagine di documenti interni alla societa’ consegnati alla Sec offrono uno spaccato di una Facebook dove – come denunciato dall’ex dipendente talpa Frances Hughues – i profitti e la crescita sono favoriti rispetto a tutto il resto, anche alla sicurezza degli amici. Proprio per non pesare sui conti Zuckerberg, campione dalla liberta’ di espressione negli Stati Uniti, si e’ piegato alla richiesta del partito comunista vietnamita di censurare i post anti-governativi. Non farlo avrebbe esposto Facebook al rischio di finire offline nel paese dove, secondo alcune stime, realizza un miliardo di ricavi l’anno. Sempre su Zuckerberg ricadrebbe la responsabilita’ di diverse decisioni sui post su politici e celebrita’. I documenti rivelano interferenze dei manager per consentire ai vip di postare qualsiasi cosa a prescindere da eventuali violazioni delle regole. “In molti casi la decisione sul mancato rispetto delle norme” da parte di persone di alto profilo “e’ stata presa da manager e in alcuni casi da Zuckerberg”, ha denunciato un dipendente. Accuse pesanti per il 37enne amministratore delegato e fondatore di Facebook, un gigante controllato da Zuckerberg che e’ anche presidente del consiglio di amministrazione oltre a detenere il 58% delle azioni con diritto di voto, con le quali il suo potere e’ praticamente senza limiti nella societa’ ma anche di fronte al board. Una posizione quindi di estrema forza che lo espone ora a dure polemiche. “Invece di cambiare nome, Facebook dovrebbe cambiare amministratore delegato”, affermano alcuni critici riferendosi all’atteso cambio della denominazione e del logo del social per riflettere meglio il metaverso. Oltre a gettare un’ombra su Zuckerberg direttamente, i documenti sollevano dubbi sul ruolo di Facebook nella disinformazione sulle elezioni e l’attacco del 6 gennaio, con l’incapacita’ di agire sul movimento ‘Stop the Steal’ dei fan di Donald Trump. Ricerche interne a Facebook hanno mostrato la consapevolezza dei manager della societa’ sui problemi legati ai discorsi d’odio e alla disinformazione, alla quale – rivelano i file – contribuiscono proprio i prodotti creati da Facebook e le sue politiche. La lotta alla cattiva o falsa informazione – hanno denunciato ancora i dipendenti – e’ minata dalle considerazioni politiche. Il problema dei discorsi di incitamento all’odio non riguarda comunque solo gli Stati Uniti ma si spinge ben oltre i suoi confini fino ad arrivare all’India e all’Etiopia. La fotografia scattata dai documenti – che includono anche segnalazioni sul traffico di esseri umani – mostra un Facebook in qualche modo spietata che rischia di attirarsi ancora di piu’ i malumori e le critiche delle autorita’ di tutto il mondo. A Wall Street comunque Facebook qualche ‘amico’ ancora lo ha e nonostante ricavi sotto le attese nel terzo trimestre sale dell’1,26% (ANSA). DR

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Facebook cambia nome a società, vuole riposizionarsi

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Facebook pensa di cambiare nome alla societa’ per andare oltre il social network e includere tutte le attivita’ che si sono aggiunte nei suoi 17 anni di vita, da Instagram a WhatsApp alla realta’ aumentata fino al metaverso, la nuova piattaforma tecnologica su cui sta puntando e investendo molto. Una scelta di razionalizzazione societaria che andrebbe incontro anche alle critiche di posizione dominante mosse da regolatori e legislatori e sarebbe utile ai fini di un riposizionamento del brand di recente colpito dalle rivelazioni della ex dipendente Frances Haugen. Altre societa’ tecnologiche come Google e Snapchat hanno da tempo cambiato nome. L’indiscrezione arriva dal sito americano The Verge e si basa sulle notizie ricevute da una fonte ben informata, a cui Facebook al momento non ha dato conferma. La novita’ potrebbe essere ufficializzata la prossima settimana, forse all’evento Connect del 28 ottobre, ma The Verge ipotizza anche prima. Il rebrand non significa un cambio di nome del social network ma – spiega la testata – “posizionerebbe l’app blu di Facebook come uno dei tanti prodotti di una societa’ madre che supervisiona gruppi come Instagram, WhatsApp, Oculus e altri”. L’azienda di Mark Zuckerberg, nata il 4 febbario 2004, si prepara dunque ad un importante cambiamento di orizzonte. Non e’ un mistero che stia puntando sempre di piu’ sul metaverso che ha definito la “piattaforma tecnologica del futuro” che abbattera’ i confini tra realta’ fisica e virtuale. L’azienda californiana si e’ gia’ impegnata a investire 50 milioni di dollari in questo campo ed e’ di pochi giorni fa l’annuncio che nei prossimi cinque anni creera’ in Europa 10mila nuovi posti di lavoro altamente specializzati e legati proprio allo sviluppo del metaverso. Facebook del resto ha gia’ piu’ di 10mila dipendenti che si occupano degli occhiali a realta’ aumentata Oculus, che ritiene in futuro saranno onnipresenti come gli smartphone. A luglio Zuckerberg aveva spiegato, sempre a The Verge, che negli anni a venire ci sarebbe stato un passaggio per cui le persone avrebbero percepito Facebook non piu’ “come una societa’ di social media ma come una societa’ del metaverso”. La scelta di un nuovo nome per il colosso tecnologico che tenga conto di altri prodotti, nasce probabilmente anche dalla spinta di regolatori e legislatori di Stati Uniti, Europa e altri paesi del mondo che a piu’ riprese hanno accusato Facebook di abuso di posizione dominante e hanno suggerito che dividere l’azienda in piu’ entita’ distinte fosse l’unico modo per limitarne lo strapotere. Accuse mosse anche dalla ex dipendente Frances Haugen che con le sue recenti rivelazioni ha dato il via ad una inchiesta del Wall Street Journal. E’ stata audita anche dal Congresso Usa a cui ha spiegato che Mark Zuckerberg ha un potere enorme, che la societa’ non ha nessun controllo delle autorita’, che non si preoccupa della salute degli adolescenti e che mette il profitto davanti al benessere dei suoi utenti. Dando cosi’ un colpo non indifferente alla reputazione di Facebook, come non si vedeva dai tempi dello scandalo privacy di Cambridge Analytica. Quella di Mark Zuckerberg non e’ la prima azienda tecnologica a cambiare il nome della societa’, man mano che si espande. Google lo ha fatto nel 2015 riorganizzandosi completamente sotto una nuova holding, chiamata Alphabet, per rimarcare che non era piu’ solo un motore di ricerca ma aveva divisioni che si occupavano anche di auto a guida autonoma e tecnologia applicata alla salute. L’anno successivo, il 2016, e’ stato il turno di Snapchat rinominata Snap Inc., quando ha debuttato sul mercato con il suo primo paio di occhiali a realta’ aumentata.

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