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Un milione di persone in piazza a Londra contro Brexit nelle ore in cui Boris Johnson riceve un altro No a Westminster

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Il no a Boris Johnson dei parlamentari a Westminster, E poi c’è il No del popolo anti Brexit in piazza di fronte ai palazzi del potere. Dalle Highlands scozzesi come alla remota Cornovaglia, dalle città a maggioranza pro brexit alle aree rurali gallesi, in treno, pullman, persino in bicicletta: in ogni modo, e da ogni angolo del Regno, un milione di persone – queste sono le stime degli organizzatori – ha preso parte a Londra, in contemporanea con il dibattito che è tornato a spaccare la Camera dei Comuni, alla quarta marcia organizzata da People’s Vote per chiedere un secondo referendum contro l’uscita dall’Ue. Una manifestazione colorata e imponente che per qualche ora ha paralizzato per qualche ora le vie del centro di Londra.

Un lungo fiume di striscioni e bandiere azzurre decorate da stelle gialle si e’ snodato da Park Lane fino a raggiungere Westminster Square: i colori di quella Unione Europea che Lynne D’Arcy, una segretaria di Belfast, non vuole abbandonare. Ne variegato fronte politico pro Remain, sempre più nutrito, spicca il sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan. “Questo paese è già abbastanza diviso – afferma Khan – e non c’è bisogno di affrettare una scelta che avra’ conseguenze per le future generazioni. E’ il momento di ascoltare la gente e dare loro la possibilita’ di decidere il loro futuro”. A partire, auspica, dall’affondamento definitivo del deal firmato Boris Johnson.

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Vienna, la casa di Hitler diventa sede di un commissariato di polizia… così finisce il pellegrinaggio

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Il palazzo che ospita l’appartamento in cui nacque Adolf Hitler verra’ “neutralizzato”, prima della sua prevista trasformazione in commissariato di Polizia, con un’operazione di ‘face lifting’ architettonica pensata per porre fine al flusso di simpatizzanti neonazisti in ‘pellegrinaggio’ nella citta’ austriaca di Braunau am Inn, ai confini con la Germania. “Un nuovo capitolo sara’ aperto per il futuro dalla casa natale di un dittatore e un assassino di massa”, ha detto ai media il ministro dell’Interno austriaco Karl Nehammer. Il governo di Vienna esproprio’ il palazzo nel 2016 e lo scorso novembre annuncio’ che avrebbe ospitato un commissariato di Polizia. Ora, riporta la Bbc online, lo studio di architettura Marte. Marte Architetti si e’ aggiudicato l’appalto che entro il 2023 dara’ all’edificio una nuova facciata e un nuovo tetto, per un costo di circa 5 milioni di euro. Inoltre, una lapide con la scritta “Mai piu’ il fascismo” che attualmente si trova davanti al palazzo verra’ spostata in un museo di Vienna. “La neutralizzazione di questo sito era in definitiva” l’obiettivo della gara d’appalto che ha visto 12 concorrenti, ha detto Hermann Feiner, un funzionario del ministero dell’Interno. Hitler trascorse solo qualche giorno in quell’appartamento poiche’ poche settimane dopo la sua nascita nell’aprile 1989 la sua famiglia si trasferi’ in un’altra abitazione della zona e lascio’ la citta’ quanto il piccolo compi’ tre anni. Tuttavia, da anni il sito e’ un luogo di culto e di raduni nostalgici per i simpatizzanti neonazisti di tutto il mondo.

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L’Austria pronta a riaprire all’Italia a metà giugno

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L’Europa riparte dal turismo. Si delinea infatti un’estate senza grosse limitazioni alla circolazione. Vienna, che fino all’ultimo sembrava irremovibile, ora prospetta l’apertura del confine con l’Italia a partire da meta’ giugno, “qualora l’andamento epidemiologico lo consentira’”, in concomitanza con la ripresa della libera circolazione con gli altri Paesi confinanti. Se cosi’ non fosse, Vienna valutera’ almeno la ripresa degli spostamenti con le regioni italiane che possono vantare dati positivi. Gia’ domani Berlino potrebbe invece revocare i cosiddetti ‘sconsigli’ per i Paesi dell’Unione europea.

“Il nostro obiettivo e’ sostituire l’allerta sui viaggi per i Paesi europei e per gli Stati associati in avvisi sui viaggi sui singoli Paesi” che tengano conto delle diverse situazioni, ha annunciato il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas. Prima del 15 giugno, ha spiegato, ci sara’ un nuovo colloquio con i Paesi vicini, che fanno parte della top list delle destinazioni dei turisti tedeschi, “per accordarci sui principi” e fare in modo che “sia possibile fare vacanze in sicurezza per le persone che viaggiano e per chi vive sul posto”. Un assist importante per un ritorno alla libera circolazione e’ arrivato anche dalla Commissione europea, che ha presentato le linee guida agli Stati sulla riapertura delle frontiere e nelle sue “intense discussioni con tutti” i Paesi in “un accresciuto sforzo” di coordinamento, “ha insistito sul principio di non discriminazione, nel senso che se uno Stato apre le sue frontiere ad una regione, deve fare altrettanto con le altre regioni che hanno la stessa situazione epidemiologica”.

La Svizzera, almeno per il momento, non sembra intenzionata a rivedere la sua posizione sull’Italia. Mentre il Brennero, luogo simbolo di divisione e unione, presto riaprira’. Il 10 marzo sono iniziati qui i controlli sanitari. Da quasi tre mesi chi vuole entrare in Austria deve presentare un test Covid negativo oppure stare 14 giorni in quarantena. Ma il cancelliere Sebastian Kurz ha ribadito al segretario della Svp Philipp Achammer che Vienna e’ “pronta a ristabilire la piena liberta’ di circolazione con l’Italia appena la situazione epidemiologica lo consentira’, forse gia’ a meta’ mese”.

Se questo non dovesse essere possibile, sara’ valutata la proposta avanzata dall’Alto Adige di consentire gli spostamenti “verso l’Alto Adige e le altre regioni che hanno un andamento positivo”. La questione sara’ valutata di nuovo domani dal governo austriaco. “Le affermazioni di Kurz sono un segnale importante per un ulteriore passo verso il ritorno alla normalita’”, ha commentato Achammer. E anche il governatore Arno Kompatscher ha ribadito che la liberta’ di spostamenti “e’ fondamentale per l’Euregio” Trentino, Alto Adige e Tirolo.

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L’ufficio nazionale statistica rivede a 43837 numero totale decessi da covid 19 nel Regno Unito

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Sono circa 44.000 le vittime da coronavirus registrate sino ad ora in Inghilterra e Galles. Lo rivelano le cifre ufficiali pubblicate oggi dall’ufficio nazionale di statistica secondo cui alla data del 22 maggio i decessi erano pari a 43,837 unita’ di cui 12.733 avvenuti in case di cura, ovvero il 29% del totale. Per la sola Inghilterra, il totale dei decessi e’ di 42.210 persone morte per casi confermati o sospetti di Covid, ben al di sopra dei 32.666 delle stime ufficiali del governo che includono solo i casi in cui le vittime sono risultate positive al coronavirus mentre quelli dell’ufficio nazionale di statistica includono tutti i casi in cui il covid e’ menzionato nel certificato di morte, quindi non necessariamente come causa principale. Secondo le stime del Guardian, che hanno preso in considerazione anche le statistiche relative alla Scozia e all’Irlanda del Nord oltre che i dati degli ultimi dieci giorni, il totale e’ invece ancora piu’ alto, vicino alle 50.000 unita’, esattamente a 49.324.

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