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Uccise la moglie e l’amica che la ospitava, in appello confermata la condanna a 30 anni

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La Corte d’Assise d’appello dell’Aquila ha confermato oggi la condanna a 30 anni di reclusione nei confronti di Francesco Marfisi, il 52enne di Ortona (Chieti) che il 13 aprile del 2017 uccise con numerose coltellate la moglie Letizia Primiterra e l’amica di lei, Laura Pezzella. L’accusa aveva chiesto invece la condanna all’ergastolo e il riconoscimento delle aggravanti della crudeltà e della premeditazione, cosi’ come aveva fatto nel processo di primo grado con il rito abbreviato svoltosi il 6 luglio 2018 a Chieti e chiusosi con la condanna. La Corte ha derubricato in minaccia l’accusa di tentato omicidio contestata a Marfisi nei confronti della donna che aveva dato ospitalità alla moglie in quel periodo. Il difensore di Marfisi, l’avvocato Rocco Giancristoforo, aveva invece chiesto la conferma della sentenza di primo grado contestando l’accusa di tentato omicidio. Durante l’udienza Marfisi ha reso alcune dichiarazioni spontanee dicendo di essersi pentito di cio’ che ha fatto ed ha chiesto scusa a tutte le donne.

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Droga da Napoli a Bojano, carabinieri eseguono sei misure cautelari

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E’ scattata all’alba tra Bojano (Campobasso) e Napolil’operazione dei Carabinieri di Campobasso che hanno dato esecuzione a sei misure cautelari di cui 5 in carcere e una agli arresti domiciliari, emesse dal gip del Tribunale di Campobasso su richiesta della Procura a carico di quattro italiani e due nigeriani accusati a vario titolo di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti o psicotrope. Uno di loro si è reso irreperibile.

Le indagini hanno permesso di scoprire una sistematica attività di spaccio di stupefacenti (maggiormente del tipo cocaina e, in quantitativi minori, hashish e marijuana) attuata prevalentemente nel comune di Bojano e in alcune aree del circondario. La droga era sempre proveniente dal quartiere di Secondigliano a Napoli. “L’attività investigativa protrattasi per diversi mesi, dalla fine dell’estate del 2022 e in modo progressivo – ha spiegato il procuratore Nicola D’Angelo – ha consentito di indirizzare le indagini nei confronti di alcuni soggetti particolarmente attivi nella compravendita di sostanze stupefacenti residenti nel centro Matesino, alcuni dei quali di nazionalità nigeriana, e di individuarne altri di origine napoletana in grado di tessere rapporti illeciti con alcuni personaggi nelle piazze di spaccio di Bojano e di accreditarsi come loro fornitori capaci di garantire continuità degli approvvigionamenti, prevalentemente del tipo cocaina”.

Nel corso dell’indagine, che è stata chiamata “White Cat”, sono stati ricostruiti circa 3.000 episodi di cessione di stupefacenti ed è stato quantizzato lo spaccio per oltre 5 chili totali di stupefacente. All’operazione di stamattina hanno partecipato numerosi militari dei Comandi Provinciali di Campobasso e Napoli, impegnati in 9 perquisizioni locali e personali, coadiuvati da un’unità cinofila della Legione Carabinieri Abruzzo.

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Morte di Cristina Frazzica nelle acque di Posillipo: l’avvocato Furgiuele si difende, indagini in corso

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Guido Furgiuele, il penalista napoletano coinvolto nell’incidente che ha portato alla morte della ricercatrice 31enne Cristina Frazzica, si difende sostenendo di non aver avvertito alcun impatto mentre era a bordo della sua barca nelle acque di Posillipo. Frazzica è deceduta nel pomeriggio di domenica, mentre era in gita in canoa nelle acque del Golfo di Napoli, insieme a un avvocato amico, rimasto illeso ma ancora sotto choc.

“Non abbiamo avvertito alcun impatto”, ha dichiarato Furgiuele, che nel tardo pomeriggio dello scorso 9 giugno stava transitando nel luogo della tragedia con sei ospiti a bordo. Furgiuele ha raccontato che uno dei suoi ospiti ha visto un ragazzo sbracciarsi a poppa, il che li ha indotti a tornare indietro per soccorrerlo. Dopo il recupero del naufrago, è scattato l’allarme che ha portato al ritrovamento del corpo senza vita di Cristina Frazzica, originaria del Reggino ma residente in Lombardia.

Secondo il racconto del superstite, la ragazza sarebbe stata investita da una barca velocissima, e Furgiuele era convinto che non fosse la sua. “Più di soccorrerlo e dare l’allarme non potevamo fare”, ha affermato il penalista, ribadendo la sua versione agli investigatori fino alla tarda serata di ieri.

Gli inquirenti hanno contestato a Furgiuele l’omicidio colposo e l’omissione di soccorso. La Capitaneria di Porto ha individuato altre due imbarcazioni simili a quella del professionista nell’ambito degli accertamenti, che includono la localizzazione dei natanti in mare al momento dell’incidente. Sei ospiti presenti sulla barca dell’avvocato sono stati ascoltati come persone informate dei fatti.

Le indagini, iniziate circa un’ora dopo l’incidente, proseguono senza sosta. Si stanno cercando riscontri nei moli e vengono eseguite attività tecniche sulle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della residenza presidenziale Villa Rosebery, che hanno permesso di restringere il campo sulla tipologia di imbarcazione da cercare. Al momento, non c’è ancora un’identificazione chiara dell’imbarcazione coinvolta.

L’imbarcazione dell’avvocato sarà tirata in secco per verificare senza ombra di dubbia una eventuale collisione. Al momento, però, è utile dire che l’avvocato sta prestando piena collaborazione agli inquirenti per verificare eventuali responsabilità nell’incidente e nella morte della pover Cristina Frazzica.

Guido Furgiuele ha anche più volte ribadito di non essersi accorto di un impatto, ma si è dichiarato pronto a prendersi le sue responsabilità qualora dovesse emergere che la sua imbarcazione è stata causa della tragedia.

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Esteri

Gantz si dimette, ‘Netanyahu impedisce la vittoria’

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Benny Gantz e il suo partito Unità nazionale lasciano il governo israeliano, con accuse pesanti al premier Benyamin Netanyahu che per convenienze politiche, a suo avviso, “impedisce la vera vittoria” nella guerra a Gaza, né ha un piano per cosa avverrà dopo la fine del conflitto, condizione per lui essenziale per restare nell’esecutivo. E chiede nuove elezioni. Parlando in diretta tv, l’ex generale ha detto di aver preso questa decisione “con il cuore pesante”. “Netanyahu ci impedisce di avanzare verso la vera vittoria”, ha attaccato. “Le decisioni strategiche vengono affrontate con procrastinazione ed esitazione a causa di considerazioni politiche”. “Dopo il 7 ottobre, come hanno fatto centinaia di migliaia di israeliani patriottici, ci siamo messi a disposizione. Lo abbiamo fatto anche se sapevamo che si trattava di un cattivo governo. Proprio perché sapevamo che era un cattivo governo”. Ma ora, dice, le cose sono cambiate.

“Lo Stato di Israele ha bisogno e può ottenere una vera vittoria – ha spiegato – Una vera vittoria mette il ritorno a casa dei rapiti al di sopra della sopravvivenza al potere. Una vera vittoria unisce il successo militare con un’iniziativa politica e civile. Una vera vittoria porterà al collasso di Hamas e alla sua sostituzione. Una vera vittoria consiste nel riportare a casa sani e salvi gli abitanti del nord. Una vera vittoria consiste nello stabilire un’alleanza regionale contro l’Iran guidata dagli Stati Uniti con tutto il mondo occidentale”. La decisione di Gantz – doveva essere annunciata ieri, ma è stata rinviata dopo la liberazione dei 4 ostaggi tenuti a Nuseirat – indebolisce ma non provoca la fine del governo Netanyahu, che alla Knesset ha ancora i numeri per proseguire.

Il leader centrista, subito dopo l’annuncio, ha chiesto elezioni il prima possibile, affermando che a Gaza occorre attuare il piano offerto dal presidente Usa Joe Biden. Su X il primo ministro gli ha invece chiesto di “non abbandonare la battaglia”. Ma il ministro superfalco Itamar Ben-Gvir ha già chiesto di rimpiazzare lui Gantz nel gabinetto di guerra. Intanto, Israele ha oggi celebrato la liberazione dei 4 prigionieri, anche se nel raid, secondo Hamas, sono stati uccisi 274 palestinesi, tra cui molti civili (circostanza confermata dagli Stati Uniti), donne e bambini.

Lo stesso movimento islamico ha detto che nel blitz sono rimasti uccisi altri tre ostaggi, ma su questo non c’è stata alcuna conferma indipendente. Per l’Idf, tre dei quattro liberati erano tenuti prigionieri nella casa di un giornalista palestinese che lavorava per Al Jazeera, Abdullah Jamal, un operativo di Hamas. Le attività dell’emittente in Israele sono intanto state vietate per altri 45 giorni. E doveva essere un giorno di gioia per Almog Meir Jan, uno dei 4 ostaggi israeliani liberati ma si è trasformato in un ennesimo dramma: suo padre, che dal giorno del suo rapimento si era andato progressivamente spegnendo per lo strazio, è morto poche ore prima che suo figlio fosse portato in salvo.

E la famiglia non ha dubbi: “E’ morto di dolore”. La zia dell’ostaggio liberato, Dina, ha raccontato alla tv pubblica Kan di essere corsa a casa del fratello per dargli la buona notizia, solo per trovarlo morto. Yossi Jan, 57 anni, nei lunghi mesi della prigionia del figlio si era chiuso in sé stesso, perdendo ben 20 chili. L’Idf continua comunque a operare a Gaza. In particolare, si legge in una nota, truppe della 198ma Divisione stanno combattendo nella città di Deir al Balah e nel campo profughi di Bureij, dopo aver preso parte alla liberazione di quattro ostaggi. Nell’area meridionale di Rafah, invece, è in azione la 162ma Divisione, che conduce operazioni basate su informazioni d’intelligence e ha localizzato diversi tunnel e condotti verticali e grandi quantità di armi, esplosivi ed equipaggiamento militare. Nel centro di Gaza opera la 99ma Divisione, con il compito di smantellare le infrastrutture dei terroristi. Nel sud di Gaza City sono stati sparati diversi colpi di mortaio alle truppe israeliane dall’Università islamica della città capoluogo, senza ferire nessuno.

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