Collegati con noi

In Evidenza

Tumore al seno, la biopsia liquida vede le recidive anni prima

Pubblicato

del

La biopsia liquida – un’indagine che, attraverso un semplice prelievo di sangue, permette di rilevare e analizzare il Dna tumorale circolante (ctDna) o le cellule tumorali eventualmente circolanti nel sangue – sta diventando un’arma sempre più precisa, ed un’ultima, innovativa evoluzione del test ha dimostrato di poter prevedere la recidiva del cancro al seno, in pazienti ad alto rischio, mesi o addirittura anni prima che si verifichi una ricaduta.

Un team di ricerca dell’Institute of Cancer Research di Londra ha infatti utilizzato una biopsia liquida ultrasensibile per rilevare la presenza di piccole quantità di Dna canceroso rimaste nel corpo dopo il trattamento per il cancro al seno in fase iniziale. I risultati dello studio sono stati presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) in corso a Chicago. Campioni di sangue di 78 pazienti con diversi tipi di cancro al seno in fase iniziale sono stati sottoposti a screening per rilevare il Dna tumorale circolante. I campioni sono stati raccolti dalle donne al momento della diagnosi prima della terapia, dopo il secondo ciclo di chemioterapia, dopo l’intervento chirurgico e ogni tre mesi durante il follow-up per il primo anno.

Poi, i campioni sono stati raccolti ogni sei mesi per i successivi cinque anni. I risultati hanno mostrato che il rilevamento del ctDna era associato a un alto rischio di recidiva futura e ad una sopravvivenza globale più scarsa. La malattia molecolare residua è stata rilevata in tutti gli 11 pazienti che hanno poi avuto recidive. La sopravvivenza mediana per i pazienti con rilevamento del ctDna è stata di 62 mesi. Le cellule del cancro al seno “possono rimanere nel corpo dopo l’intervento chirurgico e altri trattamenti, ma possono essere così poche da non essere rilevabili.

Queste cellule possono causare ricadute nelle pazienti affette da cancro al seno molti anni dopo il trattamento iniziale. Gli esami del sangue ultrasensibili potrebbero offrire un approccio migliore per il monitoraggio a lungo termine dei pazienti il ;;cui cancro è ad alto rischio di recidiva”, sottolinea il primo autore dello studio Isaac Garcia-Murillas.

La biopsia liquida rappresenta una nuova opportunità anche per una particolare categoria di pazienti con tumore al seno, ovvero quelle con un tumore al seno metastatico caratterizzato dalla mutazione genica Esr1 e che non rispondono più alle terapie standard: “Il test è in grado di rilevare e analizzare le cellule tumorali circolanti e, se fosse confermata la mutazione genica Esr1, queste pazienti possono beneficiare di un farmaco mirato, elacestrant, che è in corso di approvazione da parte di Aifa ma cui le pazienti possono già accedere grazie ad un programma di accesso privilegiato promosso dall’azienda produttrice”, afferma il presidente di Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologa medica) Saverio Cinieri.

Ma la biopsia liquida, aggiunge il presidente eletto Aiom, Massimo Di Maio, “può anche portare grandi risparmi al Ssn, dal momento che solo i pazienti risultati positivi vanno poi indirizzati verso ulteriori cure ed esami”. Ad oggi, gli utilizzi della biopsia liquida, validati in pratica clinica, sono ancora limitati. Il primo impiego ha riguardato il tumore del polmone non a piccole cellule avanzato, per la valutazione dello stato mutazionale del gene Egfr, quindi come fattore predittivo di risposta alle terapie mirate. Le applicazioni cliniche emergenti di questa procedura riguardano soprattutto i tumori del colon-retto, della mammella, della prostata e il melanoma nella forma avanzata.

Advertisement

Esteri

Usa-Iran, Trump ordina lo stop ai colloqui: «Nuova strategia per soffocare Teheran»

Washington ha informato gli alleati dello stop ai negoziati con l’Iran per ordine diretto di Donald Trump. Frustrato dallo stallo sullo Stretto di Hormuz e insoddisfatto delle mediazioni dell’Oman, il presidente USA abbandona la linea dell’attacco immediato per passare a una strategia di progressivo soffocamento economico di Teheran.

Pubblicato

del

Gli Stati Uniti cambiano approccio nella crisi con Teheran. Come appreso dalla Cnn da un funzionario statunitense, l’amministrazione guidata da Donald Trump ha informato gli alleati di un imminente cambio di rotta: il presidente ha ordinato ai propri alti funzionari di interrompere qualsiasi contatto e colloquio diretto con le autorità iraniane. La nuova linea punta a superare l’obiettivo di “colpire duramente l’Iran il prima possibile” per passare a una strategia volta a “soffocarlo gradualmente” sotto il profilo economico e finanziario.

La decisione del tycoon giunge in una fase di forte frustrazione per lo stallo relativo alla navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Il traffico nell’area rimane ridotto ai minimi termini e i mercantili continuano a subire gli attacchi e i tiri iraniani. L’ordine di sospendere l’interazione con Teheran — rivolto al team negoziale guidato dal vicepresidente JD Vance e dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner — è arrivato nonostante alcune recenti interlocuzioni definite inizialmente positive. Trump si è tuttavia detto insoddisfatto della fermezza iraniana nel non cedere alle richieste americane e intende attendere segnali di reale apertura prima di riaprire i canali diplomatici.

Un punto di forte attrito riguarda le trattative parallele che l’Iran sta conducendo con l’Oman per la gestione del transito nello Stretto. Il presidente USA ha criticato duramente il ruolo di Mascate — arrivando persino a paventare raid aerei contro lo Stato del Golfo, storico mediatore della regione — accusando l’Oman di aver favorito Teheran nei negoziati anziché mantenere una posizione neutrale. Gli Stati Uniti si oppongono con fermezza alle proposte che prevedono la riscossione di tariffe o pedaggi sulle navi in transito, esigendo il totale ripristino della libertà di navigazione antecedente al conflitto ed evidenziando come la concessione di controlli unilaterali sullo stretto rappresenterebbe un pericoloso precedente internazionale.

 

Continua a leggere

Esteri

Spagna, cambio di sesso non annulla le condanne per violenza di genere: la decisione della Corte Suprema

La Corte Suprema in Spagna ha confermato la condanna per violenza di genere nei confronti di una persona che ha aggredito l’ex compagna e la figlia, stabilendo che il successivo cambio di sesso da uomo a donna non ha efficacia retroattiva sulle sanzioni penali.

Pubblicato

del

Il cambio di sesso anagrafico registrato successivamente alla commissione di un reato non ha effetto retroattivo e non consente di eludere le condanne per violenza di genere. A stabilirlo con una sentenza fondamentale è la Corte Suprema spagnola, che ha respinto il ricorso presentato da una persona condannata per aver aggredito l’ex compagna e la figlia di otto anni.

I fatti al centro del procedimento giudiziario risalgono all’aprile del 2022. Secondo quanto ricostruito dagli atti, l’imputato si era presentato presso l’abitazione dell’ex partner per il diritto di visita, aggredendo con violenza la bambina e colpendo con pugni e graffi la madre intervenuta per difenderla. Per tali aggressioni, l’uomo era stato condannato a due pene distinte da nove mesi di reclusione ciascuna: una per violenza di genere nei confronti della donna e una per violenza sulla minore.

Nel ricorso presentato ai giudici di supremo grado, il condannato ha tentato di far cadere l’imputazione di violenza di genere sostenendo che, a partire dal giugno 2023, aveva formalmente registrato il proprio cambio di sesso da uomo a donna presso il Registro Civile di Castellón. La Corte Suprema ha tuttavia bocciato la tesi difensiva, ricordando che le variazioni anagrafiche successive non alterano la qualificazione giuridica dei fatti commessi in precedenza. «Il cambio di sesso non ha effetti retroattivi», hanno ribadito i magistrati, blindando l’impianto della normativa sulla tutela delle donne e dei minori.

Continua a leggere

Cinema

Addio a Fulvio Lucisano, il produttore che attraversò settant’anni di cinema italiano

Pubblicato

del

È morto a 98 anni Fulvio Lucisano, uno degli uomini che più a lungo e più profondamente hanno accompagnato la storia del cinema italiano. Produttore, distributore, imprenditore capace di muoversi tra cinema d’autore e grande pubblico, lascia alle spalle oltre settant’anni di attività e una filmografia che racconta, quasi da sola, diverse stagioni dello spettacolo italiano.

Ad annunciarne la scomparsa è stata la figlia Paola, che insieme alla sorella Federica ne ha raccolto l’eredità professionale: «Riposa in pace Papà».

Nato a Roma nel 1928, Lucisano aveva cominciato alla fine degli anni Quaranta all’Istituto Luce, lavorando nella produzione documentaristica. Nel 1958 fondò la Italian International Film, destinata a diventare una delle società più longeve e importanti dell’industria cinematografica italiana.

Da Troisi a Sordi, un produttore capace di scegliere

Più che il numero dei film prodotti – oltre 130 – impressiona la varietà. Lucisano attraversò generi, mode e generazioni senza rinchiudersi in una formula. Lavorò con Luigi Comencini, Lina Wertmüller, Alberto Sordi, Luciano Salce, Mario Bava, Massimo Troisi, Francesca Archibugi e molti altri.

Nel suo catalogo convivono commedia, cinema popolare, opere d’autore e film diventati parte dell’immaginario collettivo.

Tra questi c’è soprattutto “Ricomincio da tre”, il film del 1981 che consacrò Massimo Troisi e segnò uno dei momenti più felici della commedia italiana. Ma ci sono anche Un ragazzo di Calabria, Il grande cocomero, Ninfa plebea, Fantozzi – Il ritorno, Notte prima degli esami, Ex e, in anni più recenti, Non ci resta che il crimine.

Una carriera capace di passare dagli anni d’oro del cinema nelle sale alla televisione e alle serie contemporanee. Dal 2004 il gruppo ha infatti sviluppato anche una consistente produzione televisiva, arrivando a titoli di grande successo come “Mina Settembre”.

Premi, Oscar e il riconoscimento di Venezia

Lucisano è stato anche presidente dell’Anica dal 1998 al 2001. Nel corso della sua carriera ha ricevuto cinque David di Donatello, quattro Nastri d’Argento e ha legato le sue produzioni a due candidature agli Oscar. Nel 2009 gli fu assegnato il David Speciale alla carriera.

La Mostra del Cinema di Venezia gli aveva dedicato nel 2005 un omaggio alla carriera, mentre nel 2007 era stato nominato Cavaliere del Lavoro.

A ricordarlo è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che lo ha definito «uno dei grandi artefici del cinema italiano», sottolineandone la capacità di fare un cinema «fondato sulla passione, sull’intuito, sul coraggio e sulla capacità di riconoscere il valore».

Particolarmente affettuoso il saluto dei dipendenti del Gruppo Lucisano: «Ciao Fulvio. Buon viaggio, nostro condottiero». Parole che raccontano anche un’altra dimensione dell’uomo e dell’imprenditore: quella di chi ha costruito un’azienda destinata a sopravvivere al suo fondatore.

Lucisano apparteneva a una generazione di produttori per i quali produrre un film significava soprattutto scommettere su una storia, su un regista, su un attore e qualche volta su un’intuizione che nessun algoritmo avrebbe potuto suggerire.

Forse è questa la parte più importante della sua eredità. Non soltanto i film che portano il suo nome nei titoli di testa, ma un’idea del produttore come uomo di cinema: quello che rischia, sceglie, sbaglia, insiste e, quando riconosce un talento, gli offre la possibilità di diventare grande.

 

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto