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Musica

Tornano i Tiromancino, da Firenze a Napoli per finire a Roma il tour teatrale con la Ensemble Symphony Orchestra

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Partira’ il 21 gennaio dal teatro Verdi di Firenze il ‘Fino a qui – in tour’, il concerto dei Tiromancino che racchiudera’ l’ultimo lavoro discografico della band insieme ai brani storici del loro repertorio. “Per la prima volta avremo sul palco un’orchestra, la Ensemble Symphony Orchestra di 16 elementi che in passato ha collaborato anche con Sting, Kylie Minogue, Robbie Williams, Sam Smith, Franco Battiato – ha spiegato Federico Zampaglione, leader del gruppo, durante un incontro con la stampa a Firenze -. Dopo averla utilizzata nel disco, abbiamo fatto mente locale e abbiamo pensato di riproporla anche dal vivo. D’altronde l’acustica dei teatri esalta al meglio le sonorita’ di un’orchestra”. La tourne’e avra’ una data zero il 19 gennaio al Pala Riviera di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) utile, secondo il cantautore romano, per testare l’intero spettacolo, “il pubblico fiorentino e’ esigente e ha il palato fino – ha proseguito – ma sono certo che dopo questa sorta di prova generale, per il debutto a Firenze sara’ tutto a posto”. Dopo la tappa toscana, i Tiromancino si sposteranno il 26 gennaio al teatro Manzoni di Bologna, il giorno successivo saranno al teatro Colosseo di Torino, il 28 al teatro Civico di La Spezia e il 31 al teatro Augusteo di Napoli. Febbraio si aprira’ con la data del 3 al teatro Arcimboldi di Milano, mentre il giorno di San Valentino si esibiranno al teatro Nuovo di Martina Franca (TA). Il tour si chiudera’ il primo luglio al Cavea Auditorium Parco della Musica di Roma.

Sul palco saliranno a sorpresa anche alcuni ospiti, gli stessi che hanno duettato con Zampaglione nel cd. Al momento Luca Carboni, che ha cantato nel brano ‘Imparare dal vento’, ha gia’ confermato la sua presenza nella data di Bologna: “Mi sono messaggiato tramite whatsapp con tanti miei colleghi e ho trovato tanta disponibilita’ – ha raccontato Zampaglione – Ognuno di loro ha scelto la canzone preferita”. Oltre a Carboni hanno partecipato Jovanotti, Alessandra Amoroso, Tiziano Ferro, Biagio Antonacci, Giuliano Sangiorgi, Elisa e Mannarino, Alborosie, Fabri Fibra, Thegiornalisti, Calcutta, Luca Carboni. Presente nel disco anche un cameo della piccola Linda, figlia di Federico. “Con chi vorrei ancora duettare? Mi manca Carmen Consoli – ha concluso il cantautore – La amo per come scrive e per come interpreta le canzoni, spero un giorno di poter cantare con lei”.

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Edoardo Bennato ricorda Fabrizio De Andrè: ci accomunava la repulsione per il rutilante baraccone della musica italiota

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Fabrizio De André aveva un legame fortissimo con Napoli. Ha cantato in napoletano, amava i napoletani ed aveva anche un eccellente rapporto con i cantautori napoletani. Faber, il poeta degli ultimi, era innamorato del rocker anarco-surrealista di Bagnoli, Edoardo Bennato. Ed era ricambiato. In fondo hanno lo stesso carattere. La stessa repulsione per il pensiero unico.

“A Fabrizio piaceva particolarmente il fatto che non avessi un ‘manager’ canonico, un ‘impresario’ canónico. A lui piaceva il fatto che fossi circondato dagli amici d’infanzia del ’cortile Italsider di Bagnoli’. Anche lui – spiega Bennato – era costantemente in contrasto con i meccanismi perversi del baraccone rutilante ed apparentemente dorato della ‘música italiota’ ed era costretto per vocazione ad andare controcorrente pagandone un prezzo (naturalmente)…”. Un prezzo che certi perversi meccanismi quasi mafiosi (per costume non per crimine, per carità) fanno pagare oggi a Bennato ed altri cantautori che non si sono mai piegati alle Major e alle multinazionali che gestiscono produzione, diffusione, distribuzione e commercializzazione di qualunque fetenzia presentata come musica, anche quando è ammuina.

Il ricordo di Bennato di Faber non è nostalgico, il cantautore di Bagnoli racconta il suo “amico” genovese al presente. E lo fa in maniera spontanea perché certi artisti come Faber sono immortali. “Spesso Fabrizio, mi ripeteva: Edoardo, mi raccomando, il giorno che avessi la percezione di non aver più niente da dire, sarà meglio stare zitto per non correre il rischio di inficiare anche tutti quanto realizzato in passato” ed io di questo consiglio ne ho fatto tesoro, spiega Edoardo Bennato. Che ha voluto dedicare a Faber “Pronti a salpare”.

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Cultura

Successo alla Scala per la “Traviata” di Liliana Cavani con scenografie e costumi di Dante Ferretti e Gabriella Pescucci

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Grande successo per la Traviata alla Scala di Milano nell’allestimento curato da  Liliana Cavani andato in scena per l’undicesima stagione dal debutto del 1990. Applausi a scena aperta del pubblico scaligero. Biglietti quasi esauriti per tutte le 12 rappresentazioni messe in cartellone dal teatro con l’obiettivo dichiarato di aumentare gli incassi. Una Traviata con scenografie e  costumi dei premi Oscar Dante Ferretti e Gabriella Pescucci. Per la prima volta il maestro Myung-Whun Chung, un beniamino del pubblico milanese, l’ha diretta al Piermarini riuscendo a rendere tutte le emozioni della partitura e contribuendo a far risaltare le voci dei cantanti. E’ stata una scoperta per il pubblico Marina Rebeka, affermato soprano che finora a Milano si era esibita solo in concerto con la Filarmonica nel 2013, e che si è presentata nei non facili panni di Violetta in modo convincente. Come Alfredo è invece tornato il tenore Francesco Meli che aveva interpretato il ruolo dell’amato di Traviata gia’ due anni fa. A completare il cast il baritono Leo Nucci, uno degli artisti piu’ amati dal pubblico milanese, nei panni di Germont. Sara’ invece quasi completamente diverso (ma comunque di altissimo valore) il cast delle repliche in programma a marzo con Sonya Yoncheva come Violetta, Benjamin Bernheim come Alfredo, Placido Domingo nella parte di Germont e sul podio, per la prima volta alla Scala, Marco Armiliato. Alla fine sei minuti di applausi, che si assommano ai tanti a scena aperta e alla fine dei primi due atti. Calorosi per tutti, ma in particolare per Chung.

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Musica

Dirotta su Cuba, il 18 gennaio esce il nuovo singolo “Good Things”

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Esce il 18 gennaio “Good Things”, il nuovo singolo dei Dirotta su Cuba. La band che ha portato il Funk in Italia negli anni ’90 si propone per la prima volta con un pezzo in inglese: un brano pop-funk con incursioni gospel ispirato da un viaggio a Londra, fatto dal gruppo dopo oltre 20 anni di carriera, grandi collaborazioni e conferme, alla ricerca delle proprie radici musicali e del proprio sound. “Good Things e’ una vera e propria sfida – raccontano i Dirotta su Cuba -. E’ la prima volta che ci mettiamo alla prova con un brano in inglese, ma possiamo dire che ci rappresenta in pieno. Il ritornello ripete come un mantra ‘Good things take time’: per ottenere grandi risultati nella vita vanno fatte ‘cose buone’ e ci vuole tempo ed impegno. In questa era del ‘tutto e subito’ sembra quasi un concetto romantico, ma per noi in quelle parole c’e’ la chiave del successo e della serenita’ nella vita. Diciamo che questa e’ davvero una Good Thing!”. Da gennaio la band sara’ in tour nei club italiani. (

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