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Economia

Soro, Garante della Privacy: attenti, la nostra vita è condizionata dai padroni del web

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Quando pensi di stare navigando liberamente sulla Rete, stai pure certo che non sei tu ma il motore di ricerca di Google che ti fa vedere quello che per te è interessante. Se vai sulla rete, ti inoltri su una strada, irta di ostacoli che sta portano alla “robotizzazione dell’ uomo- lavoratore ». Sono parole questa ultime usate dal Garante della privacy Antonello Soro che ha presentato la Relazione annuale dell’ Authority a Montecitorio. La prima Relazione dopo l’ entrata in vigore, il 25 maggio scorso, del Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali che obbliga gli operatori a denunciare gli attacchi hacker (le violazioni dei database in Italia sono aumentate del 500 per cento) e prevede sanzioni record fino al 4 per cento del fatturato annuo. “Per molto tempo i governi  hanno sottostimato i rischi di un regime privo di regolamentazione nel quale i grandi gestori delle piattaforme del web hanno scritto le regole, dando vita all’ attuale sistema di oligopoli.  Questi – ha spiegato Soro –  hanno acquisito il potere di orientare i comportamenti di miliardi di persone: non solo nei consumi ma anche nella più generale visione sociale e culturale”. Chiaro il riferimento alle Big Tech, riassunte dall’acronimo GAFAM: Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft.

Antonello Soro. Garante privacy

Insieme, queste aziende multinazionali, hanno un fatturato che supera quello di molti Stati. Google nel 2017 ha incassato 110 miliardi di dollari, Amazon nell’ultima trimestrale ha fatto un 1 miliardo di utili. Hanno talmente tanti soldi che la concorrenza non esiste. Appena nasce una start up interessante, che può fare loro ombra, scalzarle o ledere il loro mercato globale, la comprano. «Il web di cui facciamo esperienza non è, dunque, la Rete, ma soltanto la sua parte selezionata da algoritmi che, analizzando le nostre attività e preferenze, ci espongono a contenuti il più possibile affini a noi » , osserva il Garante. La conclusione è inevitabile e logica. « Siamo soggetti a una sorveglianza digitale, in gran parte occulta, prevalentemente a fini commerciali ».

L’ algocrazia, appunto. Lo si è visto con il caso Cambridge Analytica, “punta di un iceberg molto più ampio”. L’Authority italiana ha un’ istruttoria aperta sulla profilazione degli elettori e i primi accertamenti dimostrano che il flusso di dati degli utenti profilati ( e inconsapevoli) è andato in direzione di “terze parti” poco trasparenti. Metodo usato, a detta dell’amministratore delegato di Cambridge, in 200 elezioni nel mondo. Ma la tirannia non è solo sul web. «Dai veicoli a guida autonoma alle applicazioni predittive sulla salute: si pensi soltanto – si chiede il Garante della privacy – se possa un algoritmo decidere quali siano i pazienti meritevoli di cura e quali, invece, non lo siano per prognosi infausta » .

Del resto, cosa sono gli algoritmi? « Non neutri sillogismi di calcolo, ma opinioni umane strutturate in forma matematica». Senza andare così lontano, gli stessi dubbi si allungano sui rider, personificazione del rapporto uomo- algoritmo «in cui è il secondo a impartire direttive al primo, privato persino della relazione interpersonale con un datore di lavoro verso il quale esercitare i propri diritti e sottoposto a inedite e pervasive forme di controllo » . Non tanto, e non solo, la sostituzione del dipendente con la macchina ma la «robotizzazione dell’ uomo-lavoratore».

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Btp Valore a gonfie vele, 14,6 miliardi in tre giorni

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Procede a gonfie vele il collocamento della terza edizione del Btp Valore. La terza giornata si è conclusa con sottoscrizioni per 3,6 miliardi di euro, che portano a 14,6 miliardi il totale parziale raccolto dal titolo destinato ai piccoli risparmiatori. I contratti della terza giornata sono stati 131.708 con un valore medio di 27.359 euro. Quelli complessivi dall’inizio del collocamento sono pari a 508.169 con un valore medio di 28.841 euro. Da un confronto sui dati dei precedenti Btp Valore, secondo quanto riferisce il Mef, emerge che la raccolta complessiva dei primi tre giorni della prima edizione di giugno 2023 era stata pari a 14,84 miliardi mentre quella di ottobre 2023 era pari a 12,89 miliardi.

Confrontando solamente i dati della terza giornata emerge una raccolta della prima edizione di giugno 2023 pari a 4,22 miliardi mentre quella della seconda edizione di ottobre 2023 era stata di 3,58 miliardi. Il collocamento proseguirà fino alle 13 di venerdì prossimo, salvo il caso in cui il Tesoro decida di chiuderlo anticipatamente. Nel dettaglio il nuovo Btp Valore ha una scadenza al 2030 rispetto alla precedenti emissioni, a 4 e a 5 anni. Le cedole saranno pagate ogni tre mesi con rendimenti prefissati e crescenti nel tempo sulla base del meccanismo già sperimentato di ‘step up’.

Questa volta è 3+3 anni rispetto ai 3+2 di ottobre scorso. Il taglio minimo, come di consueto per questo genere di emissioni, è di mille euro. Per chi manterrà il titolo in portafoglio per tutti e sei gli anni di durata sarà garantito un premio finale dello 0,7%, contro lo 0,5% dello scorso autunno. I tassi minimi garantiti sono invece del 3,25% per i primi tre anni, per poi salire al 4% dal quarto anno in poi. Al termine del collocamento verranno annunciati i tassi definitivi che potranno essere confermati o rivisti al rialzo, in base alle condizioni di mercato alla chiusura dell’emissione.

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La Cgil prepara i referendum, nel mirino il Jobs act

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Licenziamenti individuali, precarietà del lavoro e appalti: la Cgil si prepara a mettere in campo referendum abrogativi su questi tre campi. Nel mirino c’è il Jobs act ma non solo. Visto che i tre temi intersecano più leggi. L’obiettivo del sindacato è “cambiare le leggi sbagliate e proporre un altro modello sociale e di sviluppo, che metta al centro la dignità e la libertà delle persone”. Leggi “balorde”, dice il segretario generale Maurizio Landini, “che stanno mettendo in discussione il futuro dei giovani. Il lavoro deve essere dignitoso, il lavoro povero e precario deve essere cancellato”. Intanto la Cgil si prepara a scendere in piazza per la pace e contro i manganelli. Sul lavoro – per estendere le tutele nei casi di licenziamento e negli appalti e per ridurre l’occupazione precaria – ricorre, quindi, anche allo strumento referendario. Il via libera arriva dall’assemblea generale che dà il mandato alla segreteria ad avviare il percorso. Percorso lungo, che prevede una serie di tappe.

La formulazione dei quesiti e il numero dei referendum dovrebbero essere definiti entro il 31 marzo, per poi procedere al deposito dei quesiti in Cassazione e alla raccolta delle firme (almeno 500mila) per poter andare al voto nella primavera 2025. A questi la Cgil si dice pronta ad affiancare anche un referendum abrogativo dell’autonomia differenziata, che intende promuovere non appena il ddl Calderoli verrà approvato definitivamente. E assicura che sarà protagonista di quella che definisce “la madre di tutte le battaglie per difendere la nostra democrazia: il contrasto al premierato”. Il percorso per arrivare al referendum è comunque aperto al confronto e, intanto, al coinvolgimento del mondo delle associazioni che già con la Cgil hanno dato vita alla “Via maestra, insieme per la Costituzione” scese in piazza insieme ad ottobre scorso.

Ora la Cgil ci riprova, già nel 2016 aveva percorso la strada del referendum contro il Jobs act, entrato in vigore il 7 marzo 2015 con il governo Renzi, che ha introdotto il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. E che in casi di licenziamento illegittimo ha previsto il superamento del reintegro nel posto di lavoro sostituito da un indennizzo economico commisurato all’anzianità di servizio (da 4 a 24 mensilità). Di fatto, come sostenuto più volte dalla Cgil, ha mandato in soffitta l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ma il quesito non era stato ammesso. La Cgil poi scenderà in piazza sabato 9 marzo a Roma, insieme alle associazioni della mobilitazione del 24 febbraio, per il cessate il fuoco a Gaza. Ma andrà in piazza anche in difesa del diritto di manifestazione e di sciopero. Perché, rimarca la Cgil, c’è “profonda disapprovazione e preoccupazione democratica per le violente cariche delle forze dell’ordine sui cortei di studenti”.

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Apple abbandona i piani per la sua auto elettrica

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Apple abbandona i suoi piani per un’auto elettrica, scaricando uno dei progetti più ambiziosi della sua storia. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali la comunicazione ha colto di sorpresa i quasi duemila dipendenti del progetto. A loro sarà chiesto di concentrarsi sull’intelligenza artificiale. L’indiscrezione aiuta i titoli di Apple a Wall Street, dove salgono di oltre l’1,2%, e piace anche a Elon Musk che, ripostandola su X, ci allega due emoji, uno di saluto e un altro con una sigaretta.

L’auto elettrica, conosciuta come ‘Project Titan’, era un progetto per diversificare la produzione di Apple al di là dell’iPhone e per tentare di competere con Rivian e Tesla. Un progetto talmente segreto che Apple non lo ha mai confermato. L’abbandono del sogno dell’auto elettrica arriva mentre il mercato dei veicoli elettrici è in rallentamento e Elon Musk ha messo in guardia su una frenata della crescita delle vendite per Tesla quest’anno a causa della domanda debole, gli alti tassi di interesse e la crescente concorrenza. Ford e General Motors si recente hanno sospeso i loro piani di espansione della capacità produttiva di auto elettriche e la scorsa settimana Rivian ha annunciato un taglio del 10% della sua forza lavoro. I fondi per la ricerca nelle auto elettriche Apple li impiegherà, secondo indiscrezioni, nell’intelligenza artificiale.

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