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Sessista a chi? Enrico Esposito, collaboratore di Luigi Di Maio, si difende: “I tweet erano satirici, all’epoca conducevo un programma radiofonico”

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Dopo 12 ore passate nel tritacarne dei media e dei social, accusato di essere razzista, omofobo, di insultare le donne e di essere, in buona sostanza, un vero e proprio mostro, Enrico Esposito ha deciso di dare la sua versione dei fatti.Il vicecapo dell’ufficio legislativo del ministero dello Sviluppo economico nominato da Luigi Di Maio sostiene che i tweet che gli vengono rinfacciati erano satirici, e non a caso in quel periodo lui conduceva un programma radiofonico vestendo i panni di Gianni il Riccone”, che “impersonava il mio alter ego razzista, omofobo, sessista e addirittura antimeridionale (proprio io, che sono napoletano!)”. Ecco il post pubblicato da Esposito, a ciascuno la sua opinione.

Post di Enrico Esposito su Facebook

Oggi ho provato sulla mia pelle cosa significa finire nel vortice della macchina del fango e pagarne il prezzo delle conseguenze.

Chi mi conosce sa benissimo che nella mia vita ho sempre avuto la passione per la satira e per il black humor. Infatti, proprio nel periodo di quei tweet riportati dall’Espresso avevo creato un personaggio radiofonico, chiamato “Gianni il Riccone”, che impersonava il mio alter ego razzista, omofobo, sessista e addirittura antimeridionale (proprio io, che sono napoletano!). All’epoca, utilizzavamo twitter per promuovere il nostro programma radiofonico satirico, ma i giornalisti dell’Espresso si sono ben guardati dal riportare le foto di “Gianni Il Riccone”, che pure erano visibili in bacheca, e hanno subito lanciato una campagna diffamatoria nei miei confronti, decontestualizzando quelle frasi.

La cosa che più mi ha fatto male è che quelle frasi siano state utilizzate contro di me per farmi sembrare un razzista, un sessista, un omofobo.

Proprio io, che ai tempi delle lotte studentesche al liceo e all’università, mi sono sempre impegnato in prima persona, portando avanti battaglie sui diritti civili.

Anni di manifestazioni, sit in, convegni e raccolte firme: tutto cancellato da 4 battute di cattivo gusto che non rappresentano affatto, e addirittura sono l’opposto, di quello che è il mio pensiero su queste tematiche.

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Il trucco di Salvini pro De Luca: costringere il M5s a dire che la differenziata in Campania va alla grande…

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“No ai termovalorizzatori! Non servono! In Campania la raccolta differenziata va alla grande!”. Che vi piaccia o no, Matteo Salvini è diabolico: la sua “sparata”, una vera e propria boutade, sulla necessità di costruire in Campania altri 4 termovalorizzatori per i rifiuti (uno per ciascuna provincia oltre a quello di Acerra) è servita a una sola cosa: il M5s, per opporsi all’idea di Salvini, è stato spinto a riconoscere alla Regione Campania, guidata dal grande avversario Vincenzo De Luca, di aver raggiunto una eccellente percentuale di raccolta differenziata. Non solo: il M5s, ai più alti livelli, è anche stato obbligato a randellare il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Che sia stato o meno “voluto”, l’assist di Salvini a De Luca è andato a segno. Leggete la nota che ha diffuso oggi Alberto Zolezzi, vice capogruppo del M5s alla Camera e membro della Commissione Ambiente, che ha citato i dati Ispra 2016.

“A livello regionale”, ha detto Zolezzi, “la Campania nel 2016 aveva il 52% di raccolta differenziata. Meglio di alcune regioni del Nord. Quello che serve è più raccolta differenziata porta a porta, a partire dal Comune di Napoli e impianti di selezione, recupero materia e compostaggio non inceneritori. E il modello da adottare non è quello di Brescia ma quello della provincia di Treviso che fa senza inceneritori come indicato nel contratto di Governo. Estendendo la raccolta porta a porta, in breve tempo la Campania sarà come il Veneto e raggiungendo il 65% non ci sarà mai spazio per costruire nessun nuovo inceneritore. I dati di fine 2016 (e oggi potrebbero esser migliori)”, ha aggiunto Zolezzi, “infatti parlano di un 47% di differenziata in provincia di Napoli, il 70,9% a Benevento, il 56% ad Avellino, il 51% Caserta ed il 61,3% Salerno. Non sta in piedi industrialmente fare un inceneritore per provincia visto che Benevento ha solo 28mila tonnellate da smaltire nel 2016 e Avellino 64.000. Si fa prima, costa meno ed è sostenibile dal punto di vista ambientale estendere la raccolta differenziata porta a porta a Napoli come De Magistris dovrebbe fare da tempo. Su questo dobbiamo incalzare”.

Vincenzo De Luca. Il presidente della giunta regionale della Campania

“La Campania andrebbe subito al 65% di differenziata con 900mila tonnellate da smaltire, che con il pre-trattamento diventerebbero un 20-30% in meno a smaltimento finale. Cioè 630mila tonnellate. Cioè meno della potenzialità massima di Acerra che è di 725mila tonnellate l’anno”. Capito? Per Zolezzi, vicecapogruppo alla Camera del M5s, Vincenzo De Luca, e magari anche il suo predecessore Stefano Caldoro, hanno fatto un ottimo lavoro sulla differenziata. Tanto ottimo, che non servono i termovalorizzatori. E se le cose non vanno proprio alla grandissima, è “colpa” di Luigi De Magistris…che pure oggi se n’è uscito con un bel comunicato stampa per informare tutti che Napoli è al 38 per cento di raccolta differenziata. Chissà perché l’Asia, Azienda speciale igiene ambiente, abbia sentito la necessità di farcelo sapere proprio oggi.

de magistris

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M5s, Paola Nugnes al contrattacco: “Basta diffamazioni!”, e pubblica le carte che dimostrano…

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Paola Nugnes non ne può più e passa al contrattacco. La senatrice “dissidente” del M5s, finita nella bufera per la sua assenza in commissione Ambiente e Lavori Pubblici al Senato al momento dell’approvazione di un emendamento di Forza Italia contro il condono di Ischia, assenza che ha mandato in minoranza il Governo insieme al voto di un altro senatore M5s, Gregorio De Falco, è da ieri oggetto di insulti, accuse, offese e rischia l’espulsione dal Movimento. Di tutte le critiche che ha ricevuto dall’interno del M5s, quella che più brucia alla Nugnes, è di cercare l’espulsione per non restituire parte dello stipendio da parlamentare, regola del M5s. La Nugnes, pochi minuti fa, ha pubblicato su Facebook un post durissimo:

“Come è brutto – ha scritto Paola Nugnes – dover lasciare i temi e dover scendere a certi livelli di impoverimento del dibattito. Ho sempre restituito e continuerò a farlo. Quasi 300 mila euro fin ora… (ma non mi appassiono a fare i conti e a mostrare…) Ho fissato il rid per il versamento a Rousseau e fatto ultimo versamento per il Veneto, c’è qualcosa che mi è sfuggito? Non credo. Mi sembra però di ricordare che la diffamazione è un reato penale”.

La Nugnes ha pubblicato i bollettini dei versamenti, che vedete qui. Il clima nei suoi confronti è ormai torrido, e non è escluso che, se effettivamente espulsa, Paola Nugnes possa aderire a Dema, il movimento di Luigi De Magistris, che sta tessendo una fitta tela di contatti con i parlamentari del M5s ormai stanchi della totale sudditanza alla Lega Nord da parte dell’ala “governista”.

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Renzi accelera: a gennaio addio al Pd e lancio del suo nuovo partito “macronista”

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Matteo Renzi accelera: l’ex rottamatore sarebbe sul punto di dire addio al Pd e lanciare il suo nuovo partito. L’indiscrezione arriva da fonti estremamente attendibili: Renzi avrebbe in mente di annunciare la formazione di un soggetto politico che unisca moderati e riformisti, di chiara impronta europeista, all’inizio del prossimo anno e poco prima delle primarie del Pd. Il nuovo partito del “Macron italiano” affronterebbe così il suo primo test in occasione delle elezioni europee.

La fretta di Renzi sarebbe dovuta a diversi fattori. Il primo: Nicola Zingaretti si avvia a vincere le primarie del Pd, e a favorire il ritorno di Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e gli altri fuoriusciti. Il secondo: la candidatura di Marco Minniti, tra l’altro non ancora ufficializzata, battezzata da molti addetti ai lavori come operazione “renziana”, in realtà non convincerebbe per niente il buon Matteo, che vede l’ex ministro dell’Interno come una calamita che tenterà di tenere dentro il Pd il maggior numero possibile di iscritti e dirigenti locali che non si riconoscono in Zingaretti ma che non se la sentono di lasciare il partito per seguire l’ex premier nella sua nuova avventura macronista.

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