In Contropiede
Sessista a chi? Enrico Esposito, collaboratore di Luigi Di Maio, si difende: “I tweet erano satirici, all’epoca conducevo un programma radiofonico”

Dopo 12 ore passate nel tritacarne dei media e dei social, accusato di essere razzista, omofobo, di insultare le donne e di essere, in buona sostanza, un vero e proprio mostro, Enrico Esposito ha deciso di dare la sua versione dei fatti.Il vicecapo dell’ufficio legislativo del ministero dello Sviluppo economico nominato da Luigi Di Maio sostiene che i tweet che gli vengono rinfacciati erano satirici, e non a caso in quel periodo lui conduceva un programma radiofonico vestendo i panni di Gianni il Riccone”, che “impersonava il mio alter ego razzista, omofobo, sessista e addirittura antimeridionale (proprio io, che sono napoletano!)”. Ecco il post pubblicato da Esposito, a ciascuno la sua opinione.

Post di Enrico Esposito su Facebook
Oggi ho provato sulla mia pelle cosa significa finire nel vortice della macchina del fango e pagarne il prezzo delle conseguenze.
Chi mi conosce sa benissimo che nella mia vita ho sempre avuto la passione per la satira e per il black humor. Infatti, proprio nel periodo di quei tweet riportati dall’Espresso avevo creato un personaggio radiofonico, chiamato “Gianni il Riccone”, che impersonava il mio alter ego razzista, omofobo, sessista e addirittura antimeridionale (proprio io, che sono napoletano!). All’epoca, utilizzavamo twitter per promuovere il nostro programma radiofonico satirico, ma i giornalisti dell’Espresso si sono ben guardati dal riportare le foto di “Gianni Il Riccone”, che pure erano visibili in bacheca, e hanno subito lanciato una campagna diffamatoria nei miei confronti, decontestualizzando quelle frasi.
La cosa che più mi ha fatto male è che quelle frasi siano state utilizzate contro di me per farmi sembrare un razzista, un sessista, un omofobo.
Proprio io, che ai tempi delle lotte studentesche al liceo e all’università, mi sono sempre impegnato in prima persona, portando avanti battaglie sui diritti civili.
Anni di manifestazioni, sit in, convegni e raccolte firme: tutto cancellato da 4 battute di cattivo gusto che non rappresentano affatto, e addirittura sono l’opposto, di quello che è il mio pensiero su queste tematiche.
Esteri
Tensioni nella famiglia Beckham: lo sfogo di Brooklyn contro i genitori
Brooklyn Beckham attacca pubblicamente i genitori David e Victoria sui social, accusandoli di falsità e manipolazione. Replica prudente dell’ex calciatore.
In Contropiede
Alessandra Mussolini: “D’estate solo mare, pizza fritta e affetti. La politica può aspettare”
Alessandra Mussolini racconta la sua estate “zen” a Marina di San Nicola: ricordi di famiglia, pizza fritta con fichi neri e cani da accudire. “La politica non mi abbandona mai, ma in vacanza cancello tutto”.
«Va bene, facciamo questa intervista. Ma niente polemiche politiche: l’estate è il mio tempo, mi depuro da tutto e sto solo con gli affetti di una vita». Così Alessandra Mussolini (foto Imagoeconomica) ha accolto i giornalisti del Corriere della Sera nel suo “posto del cuore”: Marina di San Nicola, accanto a Ladispoli, dove la sua famiglia trascorre le vacanze dagli anni Settanta.
Fu il padre Romano a portare la madre Maria in quel lido ancora in costruzione: «Era il 1972, io ero una bambina. C’era il Castello Odescalchi affacciato sul mare, mamma se ne innamorò e comprò subito una villetta».
Tra pizza fritta e fichi neri
Oggi, nella stessa casa immersa nel verde, Mussolini ritrova amici e parenti. «Ogni anno ci rivediamo e ripetiamo le stesse storie, come un mantra. Proprio ieri ho preparato la mia pizza fritta con gorgonzola e fichi neri». Una ricetta speciale, legata a un ricordo: «Quel fico nero viene da Villa Carpena, mia nonna Rachele regalò un ramo a mia madre. Ora è una pianta enorme, con frutti incredibili».
Ricordi di famiglia e un aneddoto con nonna Romilda
Sui social ha pubblicato una foto con nonna Romilda, madre di Sophia Loren. «Ricordo un’estate: un giornalista inglese importante iniziò a intonare un pezzo lirico sotto casa. Era l’ora del riposo. Nonna spalancò le persiane e gli gridò: “Ma vaf…”. Fu il gelo, ma oggi ci rido sopra».
E della zia Sophia? «In vacanza al mare non c’è mai andata. Zia ha sempre lavorato».
La politica che non va in vacanza
Tre volte deputata, senatrice ed eurodeputata, oggi passata alla Lega, Alessandra Mussolini si dichiara “zen”, ma confessa: «Io sono sempre in politica, non mi abbandona mai. Però d’estate cancello tutti gli impegni politici: la gente ha caldo, vuole rilassarsi».
Sul rapporto con Silvio Berlusconi ricorda: «Non c’è mai stata una vera rottura. Era diverso da tutti: il migliore dei politici che ho conosciuto. Mi manca moltissimo».
Tra cani e vita quotidiana
In vacanza niente politici: «Sarebbe masochismo». Meglio occuparsi della spesa e dei suoi cani: Betzy, chihuahua, e i bulldog francesi Franco e Arturo. «La mia estate è qui, tra il mare, i ricordi e gli affetti».
Esteri
SignalGate: nuove falle nella sicurezza Usa, l’ombra degli 007 stranieri
Non è più solo una gaffe sull’uso dell’app Signal per comunicazioni top secret. Il caso ribattezzato SignalGate, esploso dopo la scoperta che vertici della sicurezza americana — tra cui il consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Waltz, la responsabile dell’Intelligence Tulsi Gabbard e il capo del Pentagono Pete Hegseth — abbiano condiviso su una piattaforma vulnerabile informazioni delicate sull’attacco agli Houthi in Yemen, si è trasformato in una potenziale crisi di sicurezza nazionale.
Una questione sistemica, non un incidente
L’inchiesta partita da Der Spiegel e proseguita da Wired mostra che non si tratta di un episodio isolato, ma di un comportamento sistemico. I giornalisti hanno scoperto in rete email private, password, numeri di telefono e profili Venmo pubblici associati a funzionari dell’amministrazione Trump. Dati potenzialmente sfruttabili da intelligence ostili per infiltrare dispositivi e accedere a informazioni riservate.
Il ruolo di Waltz e l’uso improprio dei social
Particolarmente grave il caso di Mike Waltz, ex “berretto verde” ed esperto in sicurezza, che avrebbe mantenuto un profilo Venmo visibile con centinaia di contatti, tra cui politici, militari, giornalisti e persino sarti e medici. La superficialità digitale di alcuni dei più alti funzionari della sicurezza statunitense solleva interrogativi pesanti sulla cultura della protezione delle informazioni sensibili.
Le rivelazioni di Spiegel e Wired
Gli investigatori tedeschi, incrociando leak pubblici e database del dark web, sono riusciti a ricostruire la rete di contatti dei funzionari coinvolti, accedendo persino a profili Whatsapp attivi fino a pochi giorni fa. Secondo Der Spiegel, non si può escludere che agenti stranieri abbiano intercettato le discussioni su Signal relative all’attacco in Yemen.
Conseguenze internazionali e interne
Le implicazioni sono profonde. Israele ha protestato per la fuga di dettagli top secret condivisi nella chat, riguardanti una fonte sul campo. Ex ufficiali come Yossi Melman ricordano precedenti allarmanti, come quando Donald Trump avrebbe rivelato a Lavrov dettagli di operazioni del Mossad nel suo primo mandato.
Fallimenti di sicurezza e rischi futuri
Il SignalGate evidenzia almeno cinque criticità:
- I dati personali esposti favoriscono operazioni di spionaggio o ricatto.
- La superficialità nella gestione di strumenti di comunicazione.
- Il rischio di ritorsioni interne dopo i licenziamenti di massa ordinati dalla Casa Bianca.
- L’accesso eccessivo a informazioni riservate da parte di figure non di alto livello.
- La vendetta degli apparati statali ostili a Trump, che nel suo primo mandato si scontrò duramente con la Cia e l’establishment della Difesa.
La Casa Bianca in difficoltà
La portavoce Karoline Leavitt ha parlato di “errore” e promesso che non si ripeterà, ma ha accusato i media di esagerare. Intanto, alcuni repubblicani chiedono chiarezza, mentre il giudice James Boasberg ha convocato d’urgenza l’amministrazione per un’udienza sul mancato rispetto della legge sulla conservazione degli archivi. L’impressione è che il SignalGate sia solo l’inizio di una bufera ben più vasta sulla sicurezza americana.


