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Schlein guarda le europee, Tajani a un passo dalla corsa

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Ultime ore per le liste Pd alle europee, con ancora diverse tessere da mettere al posto giusto. Che non è poco, perché in casa dem l’equilibrio si sposta sempre un passo avanti. Per domenica mattina è in programma la direzione: in quell’occasione, Elly Schlein scioglierà la riserva sulla sua candidatura. In queste ore, nel partito cresce la convinzione che la segretaria correrà. E’ invece già data praticamente certa la partecipazione del segretario di Fi Antonio Tajani come capolista in quattro circoscrizioni: il leader azzurro potrebbe dare l’annuncio nelle prossime ore. In attesa che la premier Giorgia Meloni comunichi le sue decisioni, non sono molti altri i leader in prima linea nelle liste. In forse ci sono Matteo Renzi, che dopo l’accordo con Più Europa ha tirato il freno, e Carlo Calenda, che però è sempre stato scettico.

Non correranno Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Difficilmente anche Matteo Salvini farà passi avanti. Per Più Europa in pole c’è Emma Bonino. In casa Cinque stelle i lavori sono in corso sulle liste. Il Movimento ha individuato alcuni capilista, come Pasquale Tridico al Sud e Giuseppe Antoci nelle Isole, e alcuni candidati, come l’ex presidente di Banca Etica Ugo Biggeri. E si è chiuso il primo turno delle parlamentarie, con cui il M5s sceglierà on line gli altri nomi da mettere nelle liste. Per Verdi-Sinistra, in queste ore il dibattito è invece monopolizzato dalla candidatura di Ilaria Salis, detenuta nelle carceri ungheresi. Il leader verde Bonelli e il segretario di Sinistra italiana Fratoianni andranno a Budapest per incontrarla. Che è anche un modo per rispondere alle polemiche sollevate dalla destra.

“Spero che Vannacci accetti di essere candidato con noi della Lega – ha ribadito il vicepremier Salvini – perché mi piacerebbe un confronto tra un uomo che ha portato ordine, sicurezza e onore italiano in giro per il mondo, e Ilaria Salis”. Un’ipotesi inverosimile, rispondono da Avs: “Qualcuno informi Salvini che Ilaria è in carcere da 13 mesi e che quindi non può partecipare a nessun confronto – gli ha risposto la deputata Elisabetta Piccolotti – Pensavamo che Salvini comprendesse la gravità di una persona ridotta in catene come un animale, che capisse le implicazioni giuridiche ed umanitarie. Purtroppo non è così”. In vista della direzione, il puzzle delle liste Pd prende forma. Secondo una delle bozze che circolano nel partito, la segretaria potrebbe correre come capolista al Centro e nelle Isole. Stefano Bonaccini sarebbe capolista al Nord est, Cecilia Strada nel Nord ovest e Lucia Annunziata al Sud, seguita da Antonio Decaro.

Fra i nomi sul tavolo per le zone alte delle liste, al Centro Nicola Zingaretti, Camilla Laureti, Marco Tarquinio, Dario Nardella. Al Nord est Annalisa Corrado, Ivan Pedretti, Elisabetta Gualmini. Al Nord ovest Brando Benifei e Irene Tinagli. Al sud Pina Picierno. Nelle Isole Antonio Nicita e Pietro Bartolo. Ma le caselle sono ancora da sistemare. Si parla anche di Matteo Ricci, di Alessia Morani, di Emanuele Fiano, di Giorgio Gori. E di un confronto in corso con Andrea Orlando, che però avrebbe delle perplessità. Mentre Schlein potrebbe correre anche dove non è capolista, in una posizione scelta in base all’ordine alfabetico. Per il mosaico M5s, nell’elenco degli ammessi al secondo turno della selezione on line ci sono il direttore de La Notizia Gaetano Pedullà, al quale Giuseppe Conte ha chiesto di lasciare il ruolo nel giornale, per trasparenza.

Ci sono poi (con un solo mandato alle spalle) l’ex europarlamentare Dario Tamburrano e gli ex parlamentari Sergio Romagnoli, Mirella Emiliozzi, Gianluca Ferrara, Valentina Corneli, Valentina Palmisano e Paolo Bernini. Al secondo turno anche gli esponenti del partito Gay Fabrizio Marrazzo e Marina Zela. Nel fine settimana, verrà chiusa la rosa dei nomi individuati da Conte, che poi verrà sottoposta al voto online. Scontata, invece, la ricandidatura degli europarlamentari uscenti Mario Furore, Maria Angela Danzì e Sabrina Pignedoli.

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Meloni, stop al redditometro: nessun grande fratello fiscale sarà mai introdotto da questo Governo

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– Stop o meglio ‘pause’ per il cosiddetto redditometro. Ad annunciarlo la premier Giorgia Meloni in un video postato sui social. ”Nessun Grande Fratello Fiscale sarà mai introdotto da Fratelli d’Italia, dal centrodestra, da questo governo – torna a ribadire -. Noi siamo sempre stati contrari a meccanismi invasivi come il redditometro, applicati a persone oneste e la nostra posizione non è cambiata. Abbiamo ereditato una situazione però molto pericolosa nella quale non c’è alcun limite al potere discrezionale dell’amministrazione finanziaria di contestare incongruenze tra il tenore di vita e il reddito dichiarato. Da qui la necessità di emanare un decreto ministeriale che prevedesse precise garanzie per i contribuenti. Quel decreto ha però prodotto diverse polemiche”, riconosce la presidente del Consiglio. “Allora oggi – annuncia – ho incontrato il viceministro Leo, ci siamo confrontati sui contenuti del decreto che era stato predisposto dagli uffici del ministero dell’Economia e delle Finanze, e siamo giunti alla conclusione che sia meglio sospendere questo decreto in attesa di ulteriori approfondimenti perché il nostro obiettivo è e rimane quello di contrastare la grande evasione e il fenomeno inaccettabile ad esempio di chi si finge nullatenente ma gira con il suv o va in vacanza con lo yacht senza però per questo vessare con norme invasive le persone comuni”.

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Campi Flegrei, Musumeci: resta allerta gialla, in sicurezza infrastrutture pubbliche e stop a nuove case

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“Non ho letto la relazione della commissione Grandi Rischi che si è riunita sui Campi Flegrei, ma credo che confermerà l’allerta gialla. Non so se ci sono stati pareri divergenti, non lo escludo”  ha detto il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, al termine del vertice interministeriale sull’attività sismica.

Per la messa in sicurezza delle strutture pubbliche e private “ci vorranno oltre 500 milioni di euro per una stima complessiva. Potremo essere piu’ precisi nei prossimi giorni”  ha dichiarato Musumeci che ha sottolineato come i tecnici stiamo lavorando per la verifica della vulnerabilità degli edifici privati: “escludiamo le case abusive e le seconde case. La ricognizione richiederà qualche mese di tempo, subito dopo il governo valutera’ l’importo e determinera’ l’intervento”, ha aggiunto.

“E’ stato fatto un errore nel passato, ovvero incoraggiare nuove costruzioni in quell’area e posso dire che questo governo si adopererà con una apposita norma per vietare nuove costruzioni nella zona del bradisismo” ha annunciato il ministro. “Non è possibile pensare a un piano di evacuazione preventivo e al tempo stesso un piano di sviluppo urbanistico”, ha aggiunto Musumeci.

“Stiamo cercando di capire se non sia anche utile la strada di sostenere il cittadino che volesse delocalizzare, che dice ‘non vogliamo più stare qui’. Il governo deve sostenere questa scelta, accompagnarla o girarsi dall’altra parte? È un’ipotesi che non mi sembra da sottovalutare, ci stiamo ragionando: stasera abbiamo posto il tema al centro dell’agenda” ha detto il ministro Musumeci, al termine del vertice interministeriale sull’attività sismica nei Campi Flegrei. Confermando “l’intenzione del governo di impegnare risorse”, ha spiegato, “escludo il metodo del sisma bonus: troveremo soluzioni alternative, adeguate, più celeri”.

 

 

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Arriva il decreto taglia-liste di attesa

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E’ pronto il decreto per ridurre le liste di attesa per esami e viste nella sanità pubblica e sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri il prossimo 3 giugno. Ad annunciarlo il ministro della Salute Orazio Schillaci in occasione della presentazione alla Camera di un’indagine conoscitiva sulla medicina dell’ Emergenza- urgenza e sui pronto soccorso. Quello dei tempi lunghi per gli esami nelle strutture pubbliche è un “problema annoso” e “una assoluta priorità su cui stiamo per intervenire con un provvedimento importante che ha una visione strutturale del fenomeno e disciplina i diversi fattori che concorrono ad allungare le liste d’attesa”, ha ribadito il ministro. L’obiettivo del provvedimento “è fare in modo che tutti i cittadini abbiano sempre garantita l’erogazione della prestazione e che avvenga nei tempi giusti”. Un traguardo che “vogliamo raggiungere con misure dirette alle Regioni e alle aziende, anche con un attento controllo sul percorso delle prenotazioni. E questo non può prescindere da un più puntuale e trasparente monitoraggio dei reali tempi d’attesa”. Il provvedimento, evidenzia Schillaci, “tutela il cittadino e il suo diritto alle prestazioni e riorganizza procedure che a oggi non si sono dimostrate efficaci, a partire da quello che ho detto da quando sono diventato ministro, che è quello di avere un unico Cup di prenotazione”, ha aggiunto.

Dell’abbattimento delle liste d’attesa ha parlato più volte recentemente anche il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Rocco Bellantone, indicando tra le altre anche la necessità di misure come quella di acquistare prestazioni dai privati per smaltire gli elenchi dei pazienti troppo lenti nelle strutture pubbliche. Le liste di attesa sono anche uno dei temi affrontati nell’indagine avviata dalla Commissione Affari Sociali della Camera sulle criticità della medicina dell’emergenza-urgenza e dei pronto soccorso presentata oggi. L’obiettivo dell’indagine era individuare delle soluzioni sostenibili una volta messe a fuoco le cause principali, grazie al contributo degli esperti, nei vari settori, intervenuti in audizione. Sono stati ricordati i problemi legati al sovraffollamento delle strutture di pronto soccorso (overcrowding) e ai tempi di attesa per il successivo ricovero (boarding).

Gli accessi al pronto soccorso hanno raggiunto numeri elevatissimi, che secondo le stime supererebbero i 20 milioni l’anno. Tra le cause riscontrate ci sono la carenza di personale medico e infermieristico: nel settore dell’emergenza-urgenza si stima manchino oltre 4.500 medici e circa 10.000 infermieri. Ma anche la disaffezione per la medicina di emergenza-urgenza, l’elevato numero di accessi impropri e anche il progressivo invecchiamento della popolazione. Tra le possibili soluzioni a queste problematiche l’indagine indica il potenziamento della medicina del territorio, come anche appunto la riduzione delle liste di attesa, che “rappresenta una delle cause principali del sovraffollamento dei pronto soccorso”. Il documento suggerisce inoltre una riorganizzazione del sistema dell’emergenza-urgenza: in questo caso tra le misure indicate c’è l’implementazione di percorsi alternativi per la presa in carico e la cura di situazioni classificabili come ‘urgenze minori’, quali i percorsi a gestione infermieristica e i percorsi di presa in carico precoce ‘fast track’, attivabili per codici a bassa e media complessità assistenziale. Secondo il documento non c’è soluzione indicata che non passi dal superamento dei tetti di spesa per consentire il reclutamento di nuovo personale sanitario. Uno degli strumenti ritenuto idoneo ad attrarre il personale sanitario verso questo settore è la previsione di incentivi, non solo economici.

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