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Scambio di insulti tra ex ministri, Salvini attacca e Toninelli si difende

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Tra Danilo Toninelli e Matteo Salvini non ci sono buoni rapporti. E questo lo sapevamo. Che abbiamo spesso litigato è un fatto. Ma dopo una breve pausa di litigi, tra gli appellativi di “ministro dei balocchi” e di “nano sulle spalle dei giganti che lavorano“, i due ex ministri sono tornati a menarsi sui media. Anche questa volta  è il leader della Lega che, dal palco di Atreju, la manifestazione di FdI, ha commentato la crisi di governo facendo apprezzamento pesanti su Toninelli: “Avevo chiesto di cambiare ministri, di cambiare squadra, di cambiare programma per riparlarne. Ad esempio avevo chiesto di togliere Toninelli… non è un ministro, non è capace“. Salvini ha confermato poi i diversi rifiuti arrivati dal M5S: “Mi hanno detto: ‘No, Toninelli non si tocca, è un genio, è un Dio, è la nostra spina dorsale’. Era così un genio che l’hanno trombato loro stessi“.

Cenno anche al neoministro delle Infrastrutture: “Passare da Toninelli all’esperta in conserve di pomodoro De Micheli non so che passo avanti rappresenti per il Paese“. Ma Toninelli, l’ex ministro, silente da giorni, ha scelto Facebook per rispondere a Salvini: “Grazie Matte’, ma qui il vero genio che ha fatto cadere il governo dal Papeete sei stato proprio tu“. Toninelli poi ha fatto riferimento a “quando cercavi di prenderti i meriti del mio lavoro. Sono finiti quei tempi“. L’ex titolare del Mit infine si è proposto di aiutare ironicamente l’ex ministro dell’Interno: “Se però hai bisogno di una mano, ci sono; un paio di mojiti te li lascio pagati“.

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Meloni alla Casa Bianca: Chico Forti sarà trasferito in Italia dopo 24 anni di carcere negli Usa

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“Sono felice di annunciare che dopo 24 anni di detenzione negli stati uniti è stata firmata l’autorizzazione al trasferimetno in Italia di Chico Forti un risultato frutto dell’impegno diplomatico di questo governo della collaborazione con lo Stato della Florida e con il governo degli Stati uniti che ringrazio. E’ un giorno di gioia per Chico per la sua famiglia per tutti noi lo avevamo promesso lo abbiamo fatto e ora aspettiamo in Italia Chico Forti”. Così in un video diffuso a Washington la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

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Fitto attacca De Luca, inadempiente sui fondi Ue

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E’ la Regione Campania, non il Governo, ad essere “inadempiente” sulla programmazione dei fondi nazionali della politica di coesione, 5,9 miliardi di euro il cui utilizzo è appeso alle croniche difficoltà di programmazione comuni a molte regioni del Sud. Tanto che i sindaci campani, nella fatidica manifestazione a Roma contro l’autonomia del 16 febbraio – quella in cui non erano stati ricevuti dai vertici delle istituzioni, fra confronti accesi con le forze dell’ordine, cori di protesta e l’insulto alla Premier Giorgia Meloni dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca – avrebbero piuttosto dovuto manifestare a Napoli, proprio contro De Luca, “per sollecitare la Regione ad inviare al Governo la documentazione”.

A due settimane da quella manifestazione, il contrattacco di Raffaele Fitto, ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, arriva con una lettera ai sindaci campani che addossa alla Regione Campania la responsabilità su ciò che è andato storto nella vicenda dei fondi nazionali della politica di coesione. “L’erogazione delle risorse non poteva avvenire senza la previa acquisizione della lista completa degli interventi”, scrive il ministro nella missiva inviata oggi stesso, 1 marzo, a tutti i sindaci campani. “La Regione ha organizzato la manifestazione contro il Governo – accusa Fitto – nella piena consapevolezza che gli stessi uffici regionali avevano omesso di inviare, a quella data, gli elementi documentali necessari a sbloccare le risorse per i Comuni”. Poco dopo un incontro con una delegazione dei sindaci campani il 14 febbraio, “ho inteso ribadire alla stessa Regione, con nota del successivo 16 febbraio, l’urgenza di ricevere da parte degli uffici regionali la lista consolidata degli interventi da completare”. E “solo ieri sera, in data 29 febbraio, la Regione ha finalmente trasmesso la suddetta documentazione”.

La lettera di Fitto si spinge fino a chiedere a ciascun singolo comune “di inviarmi tramite PEC i dati identificativi e finanziari dei progetti non completati”, il tutto “al fine di verificare puntualmente che la lista trasmessa dagli uffici regionali non presenti inesattezze e comprenda effettivamente tutti i Comuni campani che hanno espresso l’esigenza di finanziare interventi da completare”. In ballo – emerge dalla lettera – ci sono 5,9 miliardi di euro e la Regione ha individuato 367 interventi da completare per 242 comuni. Una missiva dal carattere tecnico, ma dall’evidente peso politico, che fa da apripista agli attacchi del centro-destra al Governatore campano: “le bugie hanno le gambe corte, e quelle di De Luca sono cortissime” dice il senatore campano di Fratelli d’Italia Domenico Matera. “Una figuraccia istituzionale”, commenta il Senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, commissario regionale del partito in Campania.

Sullo sfondo la cronica incapacità di spesa dei fondi di coesione per alcune regioni, fra sanzioni poco credibili e target di attuazione fumosi. E uno scontro politico si allarga anche alla ferita aperta della sanità: “La Campania è ultima in Italia per personale, posti letto, fondi” denuncia De Luca. Che ironizza: “Il ministro Schillaci è una persona garbata e civile, abbiamo avuto con il ministro qualche battuta. Purtroppo abbiamo una serie di irresponsabili e cialtroni che dalla Campaniascrivono comunicati stampa e spingono esponenti del governo nazionale a fare dichiarazioni stupide”. “A me dispiace quando si dice che il governo chiude i pronto soccorso – ha precisato il ministro – il governo non chiude nulla, cerca di aiutare le regioni che sono in difficoltà, noi abbiamo sempre la massima disponibilità e l’ascolto per tutti”, replica il ministro della Salute Orazio Schillaci.

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Laura Castelli, da grillina a lobbista a federalista piemontese che vuole il Regno delle due Sicilie

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Da movimento leaderistico a partito di massa, strutturato in ogni regione d’Italia attraverso accordi civici con chiunque condivida il principio federativo e dell’autonomia territoriale, come già avvenuto in diverse parti del Paese. E’ l’ambizione rilanciata dall’Assemblea nazionale di Sud chiama Nord, il movimento fondato da Cateno De Luca, che nel giro di pochi anni è riuscito a entrare in Parlamento e adesso punta alle elezioni europee per confermarsi come forza politica autonomista. Delegati provenienti da ogni parte d’Italia e altri in video collegamento – dalla Sardegna alla Valle d’Aosta, dalla Calabria alla Toscana – partecipano alle due giorni di Taormina. “Oggi siamo qui per dare ufficialmente il via al progetto nazionale. A Roma ci temono, temono il fatto che siamo liberi”, ha detto in apertura la presidente di ScN Laura Castelli.

“Altro che paura dell’autonomia differenziata, noi vogliamo il Regno delle Due Sicilie. Noi siamo federalisti e puntiamo ad aggregare nel rispetto dell’autonomia, non vogliamo più uno Stato centralista. Siamo l’unico movimento civico nazionale e dobbiamo diventare un partito di massa, basta con i leaderismi”, ha incalzato Cateno De Luca tra gli applausi dei delegati. Per fine anno l’obiettivo di ScN è di raggiungere i 100 mila iscritti ma con l’ambizione di crescere ancora di più nei prossimi due anni per arrivare al primo congresso, a gennaio del 2026, col risultato in tasca: il partito di massa.

Ma il primo step è a breve: le europee di giugno. Saranno proprio i tesserati nel corso dell’Assemblea a decidere cosa farà il movimento. Ognuno dovrà rispondere a uno di cinque opzione votando nella piattaforma del movimento: “presentarsi da soli con il simbolo Sud chiama Nord; presentare candidati – nel collegio Sicilia/Sardegna – in una lista di partiti nazionali senza il simbolo (come nel 2019); presentare candidati in tutti i collegi in una lista di partiti nazionali che non la pensano come ScN sull’Europa e sull’autonomia differenziata; promuovere un nuovo progetto politico con il simbolo che includa anche altre forze politiche che si oppongono alle attuali politiche nazionali ed europee e che rimettano al centro l’Italia, con il comune denominatore: meno Europa, più Italia, più autonomia e più equità; non partecipare alle elezioni europee”.

“Personalmente credo che oggi unire a noi chi ha delle cose ben chiare da dire all’Europa e che abbia il coraggio e la libertà di poterle dire sia la soluzione – ha sostenuto la presidente Castelli – Non credo all’individualismo o che si debba partecipare impauriti. Hanno provato a toglierci il diritto di presentarci alla europee senza raccogliere le firme perché siamo presenti in Parlamento nazionale – prosegue Castelli – Non ce l’hanno fatta perché abbiamo gridato e hanno capito che sarebbe stato ancora peggio se avessero continuato in quella direzione. Hanno capito che siamo una forza e cominciamo a fare paura”.

E ha avvertito: “La nostra campagna elettorale per le europee sarà basata sul principio della libertà. Lo dico a tutti, anche a chi ha provato a metterci i bastoni tra le ruote. Possiamo scrivere una nuova pagina di storia, ma tutti noi abbiamo la responsabilità di crederci. Tutti noi abbiamo il dovere di rimboccarci le maniche e far crescere sempre di più Sud chiama Nord”. E in video collegamento dalla Sardegna, il neo consigliere regionale Franco Cuccureddu del movimento civico “Orizzonte comune” ha incitato l’assemblea: “Il civismo è un fenomeno che sta crescendo, perché la gente ha sempre più sfiducia nei partiti nazionali che sono diventati oligarchie e gruppi di potere”.

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