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Roghi devastanti intorno ad Atene: 54 morti, decine di feriti e centinaia di dispersi

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Il bilancio di morte degli incendi devastanti nella zona a nord est di Atene, al momento, è di 54 vittime e decine di ustionati. Tra i feriti più gravi molti bambini. A rendere la situazione ancora più drammatica è il sindaco di Pikermi-Rafina, villaggio a pochi chilometri dalla capitale, Evangelos Bournos, secondo il quale gli incendi hanno distrutto finora almeno 1.000 abitazioni nell’area. Ci sarebbero molti disperi. Molti si sarebbero buttati in mare per scansare le fiamme alimentate da un vento fortissimo. Ed il rischio è che siano  morti annegati. Il cielo di Atene dopo 24 ore di fiamme è colorato di un inquietante arancio plumbeo mentre migliaia di persone costrette alla fuga ancora non sono potute rientrare. Sono centinaia i vigili del fuoco in azione. Non riescono però a domare le fiamme. Le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza, e chiesto l’aiuto dell’Unione Europea. Il premier Alexis Tsipras ha concluso in fretta una visita ufficiale in Bosnia per rientrare nella capitale e seguire personalmente l’emergenza. Nella città di Mati, sempre sulla costa, la Guardia Costiera è stata costretta a intervenire per evacuare centinaia  di turisti intrappolati sulla spiaggia, dove si erano rifugiati per evitare una morte atroce.

Emergenza roghi in Grecia. Morti e dispersi negli incendi devastanti a nord di Atene

Il fumo denso ha costretto le autorità alla chiusura della principale autostrada di collegamento di Atene con il Peloponneso. Sono sette gli aerei anti- incendio e quattro elicotteri che provano a circoscrivere i roghi dall’alto. Ma non basta, non è facile. Il vento forte alimenta come benzina il fuoco. Nelle prossime ore anche dall’Italia potrebbero arrivare due Canadair.  I tre ospedali della capitale sono in stato di allerta e si stanno attrezzando per ricevere altre persone coinvolte negli incendi.

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Lula non ricuce, la crisi con Israele oscura il G20

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Nessun dietrofront di Lula. Il presidente progressista brasiliano non farà le sue scuse al governo di destra di Netanyahu. Il Paese sudamericano arriva così al primo appuntamento di rilievo della sua presidenza del G20, nel pieno di una crisi diplomatica. Una bufera divampata dopo le dichiarazioni di Lula, che ha paragonato quanto accade nella striscia di Gaza all’Olocausto di Hitler, e che ora rischia di oscurare la riunione dei capi delle diplomazie dei 19 Stati e due blocchi economici più ricchi della terra. Un forum organizzato per domani e giovedì a Rio de Janeiro, con la città blindata per l’occasione da un massiccio dispiegamento di militari, agenti di polizia, e sorvegliata da migliaia di telecamere.

L’escalation della crisi diplomatica delle ultime ore al Planalto, col richiamo per consultazioni dell’ambasciatore brasiliano a Tel Aviv Frederico Meyer, e la convocazione del numero uno della delegazione israeliana in Brasile Daniel Zonshine, non promette una rapida soluzione. E Lula, che avrebbe voluto utilizzare il primo importante incontro sotto la guida del ministro degli Esteri Mauro Vieira, per lanciare un’Alleanza contro la fame, la povertà e le disuguaglianze, si trova sotto attacco – fuori e dentro il Paese – dove è diventato bersaglio delle destre.

Con Bolsonaro che promette una dimostrazione di forza domenica, nel corteo convocato sull’avenida Paulista. Critiche sono piovute sul presidente brasiliano anche per la posizione (“cinica” secondo alcuni) di fronte alla morte dell’attivista anti-Cremlino Alexei Navalny: “Se è sospetta – ha commentato – dobbiamo prima aspettare l’indagine per scoprire di cosa è morto”. E’ “una questione di buon senso” ha reagito. Perplessità non sono poi mancate per il silenzio di Lula sulla repressione degli oppositori in Venezuela, dove il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov ha fatto tappa per incontrare Nicolas Maduro, prima di raggiungere la città carioca. Qualche sviluppo sulla crisi tra Brasile e Israele potrebbe comunque arrivare dalla visita del segretario di Stato Usa, Antony Blinken, atteso in serata a Brasilia e con un incontro in agenda col capo di Stato brasiliano per domani mattina, prima di raggiungere i lavori a Rio, dove la questione mediorientale sarà sul tavolo.

Alla riunione del G20 partecipa anche il britannico David Cameron che, dopo essere stato dichiarato ‘persona non grata’ dal governatore argentino della Terra del Fuoco per la sua visita (definita una “provocazione”) all’arcipelago conteso delle Falkland/Malvinas, promette di dare battaglia sulla guerra in Ucraina. Un appuntamento, quello di domani a Rio, dove per la prima volta Lavrov incrocerà i numerosi sguardi di condanna dalla morte di Navalny.

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Putin fa il cretino con la studentessa italiana a Mosca: Italia ci è sempre stata vicina, da voi come a casa

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“L’Italia ci è sempre stata vicina, ricordo come sono stato accolto da voi, mi sono sempre sentito a casa”. Lo ha detto il presidente Vladimir Putin rispondendo alla domanda sui rapporti tra i due Paesi di una studentessa italiana di un’università di Mosca in un forum intitolato ‘Idee forti per tempi nuovi’.

La giovane italiana è una studentessa della Mgimo di Mosca, l’università per le relazioni internazionali sotto l’egida del ministero degli Esteri russo. La studentessa ha detto a Putin di essersi innamorata della Russia, al che lui ha risposto: “E basta? Non si è innamorata di nessun altro?”. All’imbarazzo della giovane, il presidente russo ha aggiunto: “Strano che una bella ragazza come lei non si sia ancora innamorata”.

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Cellulari vietati a scuola, sindacati insegnanti critici: succede in Gran Bretagna

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Il governo britannico di Rishi Sunak, dopo averlo annunciato nei mesi scorsi, ha introdotto il divieto all’uso dei telefoni cellulari nelle scuole dell’Inghilterra da parte degli studenti, pubblicando nuove linee guida contenenti una stretta decisa per evitare la distrazione in classe ma anche la diffusione del bullismo e di altri problemi fra i più giovani. “Si va a scuola per imparare, fare amicizia, e socializzare – ha detto alla Bbc la ministra dell’Istruzione Gillian Keegan – non per mandare messaggi”. Devono essere gli insegnanti a far rispettare il bando – lungo tutta la giornata negli istituti e anche ricorrendo a forme di perquisizione degli studenti – che prevede per chi non lo rispetta il sequestro dello smartphone e sanzioni disciplinari. Le linee guida comunque lasciano alle scuole una certa libertà nell’attuare il divieto: si va dall’ordine di lasciare i telefonini a casa, alla consegna all’arrivo, alla custodia in armadietti inaccessibili, fino alla possibilità per gli studenti di tenerli a condizione di non utilizzarli. Ma i sindacati del corpo docente sono intervenuti criticando l’iniziativa in quanto già molti istituti da tempo hanno introdotto misure per non permettere l’uso dei cellulari. Per Geoff Barton, segretario generale dell’Association of School and College Leaders, “l’uso compulsivo di questi dispositivi non è qualcosa che sta accadendo nelle scuole, dove esistono già solide politiche per evitarlo, ma mentre i bambini sono fuori dalla scuola”. La stretta è stata lanciata dall’esecutivo conservatore anche a fronte della diffusione dei telefonini fra i più giovani: secondo i dati di Ofcom, il 97% dei bambini ne possiede uno già prima dei 12 anni.

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