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Ambiente

Parco del Cilento, nessuna immissione di lupi ma continua il monitoraggio sugli esemplari che ci sono

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Nessuna immissione di esemplari di lupo nel territorio del Parco Nazionale del Cilento: a precisarlo è lo stesso Ente Parco. Si tratta di una fake news come viene spiegato in una nota che smentisce quanto diffuso da qualche giorno, nell’ambito dei social network e su alcuni organi di stampa. L’Ente Parco Nazionale del Cilento,  Vallo di Diano e Alburni precisa che tali notizie sono prive di qualsiasi fondamento. L’Ente Parco non ha mai introdotto alcun esemplare di lupo nel passato né tantomeno è prevista una simile attività nel futuro.

Sul lupo è in corso da anni un approfondito studio scientifico condotto per conto del Parco dal Professor  Domenico Fulgione e dal suo staff del  Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II.

Tale gruppo di ricerca svolge un lavoro di monitoraggio della popolazione di lupi nel parco raccogliendo dati su demografia, dimensione dei branchi, alimentazione, dispersione e rapporti con la zootecnia. I dati raccolti vengono poi utilizzati come base scientifica per l’attivazione di politiche di gestione del lupo.

Il prof. Fulgione, a proposito delle notizie infondate di immissione di esemplari di lupo nel Parco, ha dichiarato : “Immissioni da parte del nostro gruppo e da parte dell’Ente Parco non sono mai state effettuate, sia perchè non ne esiste la ragione sia perchè un’azione di questo tipo dovrebbe seguire un complesso iter autorizzativo da parte del Ministero e dell’ISPRA. Dopotutto la sola conoscenza delle popolazioni locali è uno strumento utile alla gestione faunistica della specie.”

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Ambiente

I Regi Lagni diventeranno un grande corridoio ecologico

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Fare della terra abbandonata dei Regi Lagni un “Giardino d’Europa” vuol dire trasformare i 1200 km quadrati in Campania che ospitano oggi 1.600.000 abitanti in 95 Comuni di 4 Province. Un lavoro immenso che può contare su un primo finanziamento di 40 milioni di euro della Regione Campania. Nella idea lanciata da Francesco Todisco, commissario del Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, “sarà un grande corridoio ecologico, proveremo a realizzare l’autostrada lenta per percorrerla a piedi o in bici verso bellezze del territorio come Carditello. Mettiamo quel territorio anche in sicurezza idraulica”.

Il progetto è stato presentato oggi e andrà in bando, spiega Todisco “nel 2023, per iniziare subito lavori che puntiamo a finire entro il 2027”. Il piano prevede, spiega Matteo Pedaso dello studio di architettura Land che ha realizzato il progetto, “un intervento sull’acqua – dice – con 13 vasche di prima pioggia, 6 nuove vasche di sedimentazione, 4 nuove vasche volano. Tutto per realizzare una struttura che connette il litorale con i monti dell’interno. Una passeggiata ciclopedonale da Castel Volturno a Nola, ma anche percorsi di connessione trasversale tra i Comuni.

Poi anche strutture verdi da vivere. Modelliamo il suolo, diamo spazio all’acqua, inseriamo la natura. Anche nei territori di Acerra e Marcianise che hanno intorno zone industriali”. Il progetto ha tre ambiti: l’asta valliva che punta a creare 60 km di bosco lineare e nuova passeggiata; i canali fugatori e affluenti di pianura con 9 aree attrezzate che diventano porte del parco verso il canale vicino e una fitta rete di 180 km di connessioni ciclopedonali; i Lagni fluenti di monte, percorsi di scoperta dell’archeologia idraulica e inserimento di vasche di sedimentazione che possono aiutare a rendere meno gravosa la manutenzione dei canali principali, raccogliendo a monte i sedimenti.

Il territorio dei Regi Lagni è costituito oggi da una rete di storici canali costruiti ai tempi del vicereame spagnolo (XVII secolo) che raccolgono le acque piovane e sorgive convogliandole, dalla pianura a nord di Napoli, per oltre 56 km verso il mare. Un reticolo di canali artificiali che sono stati oggetto di degrado e inquinamento. Il progetto parte dall’esigenza di risanamento idraulico che diventa occasione per implementare una nuova infrastruttura verde e blu di 60 km dal mare ai monti dell’interno, collegandosi ai grandi parchi regionali. Un nuovo corridoio ecologico fatto di boschi e aree umide che miglioreranno la qualità delle acque, aumenteranno la resilienza del territorio ai cambiamenti climatici e incrementeranno la biodiversità.

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Ambiente

Pompei, 150 pecore per tenere in ordine il verde dell’area archeologica

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Un’idea geniale, per un ritorno alla più grande tecnologia di tradizione, la natura, come spiega il direttore dell’area archeologica di Pompei, Gabriel Zuchrtriegel: 150 pecore al pascolo nell’area verde della città antica di Pompei, in quella vasta porzione di territorio ancora non scavato, ricoperto al di sopra della cenere e del lapillo, da una estesa vegetazione da manutenere.
“A volte l’innovazione più grande è il ritorno alle nostre radici. Così Pompei, attraverso il recupero della più antica ed efficiente tecnologia di tradizione, la “Natura”, affronta in maniera sostenibile la gestione e manutenzione degli spazi verdi del sito”, ha detto Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco archeologico.
Un accordo sperimentale per attività di Eco pascolo di ovini, della durata di 9 mesi, consentirà in maniera ecosostenibile e senza alcuna spesa per l’amministrazione, il mantenimento delle superfici a prato, nel pieno rispetto delle caratteristiche naturalistiche delle aree, assicurando il contenimento delle malerbe e la concimazione naturale dei terreni.

Gabriel Zuchtriegel

Si tratta di un metodo alternativo e altamente efficace che sfrutta la capacità dei greggi di ripulire e bonificare i prati garantendo risparmio e al contempo influendo sull’ impatto ambientale. Le pecore, difatti, non necessitano di energia elettrica quanto un macchinario, pertanto non c’è nessun costo né inquinamento. L’erba tagliata in maniera industriale normalmente diventa un rifiuto a tutti gli effetti da smaltire. Una pecora, invece ingerisce l’erba che mastica e la ricicla fertilizzando il prato che ricco di materia organica e microrganismi è la migliore assicurazione contro allagamenti e siccità. Del tutto superflui, naturalmente, gli erbicidi.

Dai vigneti che producono il vino, alla gestione e coltivazione degli ulivi e produzione d’olio in collaborazione con Unaprol e Aprol Campania, al programma di imboschimento con Arbolia (Bosco antico di Piazza Anfiteatro e presso Villa di Diomede), ai progetti di agricoltura sociale con la raccolta della frutta a cura di bambini e adolescenti con disabilità e autismi, nell’ambito di percorsi formativi di inserimento al lavoro (Associazione Il Tulipano), fino al vivaio della flora pompeiana che riproduce specie ed essenze secondo riferimenti storici archeologici, l’attività dell’eco pascolo si inserisce nel più ampio progetto di Azienda agricola Pompei che il Parco archeologico sta mettendo in campo.

Un grande progetto finalizzato ad una gestione autosufficiente del grande Patrimonio naturale di cui le aree archeologiche sono custodi e che ha tra gli obiettivi anche di far sì che queste attività produttive diventino motore di sviluppo economico locale, sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale e legale.

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Enpa, i lupi in Italia sono solo 3.400, non c’è emergenza

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La popolazione di lupi che vivono sul territorio nazionale non raggiunge i 3.400 esemplari. In Italia c’è un lupo ogni 88,5 chilometri quadrati; uno ogni 44 chilometri quadrati se si considerano soltanto gli areali dove la specie è effettivamente presente (Alpi e Appennini). Questa la fotografia “scattata” dalle stime dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), rielaborate da Enpa. Nella regione alpina il numero di esemplari non raggiunge le mille unità – 946 (vale a dire uno ogni 44 chilometri quadrati) – distribuite in netta prevalenza sulle Alpi centro-occidentali (680 lupi), mentre nella zona delle Alpi centro-orientali i lupi sono appena 266. Ma è lungo la dorsale appenninica che si concentra la parte più consistente della popolazione: 2.388 animali su oltre 110 mila chilometri quadrati (uno ogni 45 chilometri quadrati). «Dal censimento Ispra emerge una situazione molto diversa da quella descritta in queste settimane dal ministro dell’Agricoltura, che rappresenta un Paese in balia dei lupi -, osserva l’Ente Nazionale Protezione Animali -. Ma quello che colpisce ancora di più è che ad alimentare il clima di paura sono proprio i rappresentanti di quei territori dove il lupo è meno presente». Su circa 18 mila eventi predatori accertati tra il 2015 e il 2019 (le statistiche sono realizzate a partire dalle richieste di risarcimento compilate dagli allevatori), quelli effettivamente attribuiti al lupo nel quinquennio sono appena la metà: una media di 1.800 casi l’anno, cioè 100 per regione (non vengono considerate Sicilia e Sardegna dove i lupi sono assenti). Gli altri 9 mila sono attribuiti a cani vaganti, ad altri animali selvatici o non sono attribuibili.

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