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Cultura

“Painting as a butterfly”, retrospettiva di Pier Paolo Calzolari al Museo Madre

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Inaugurato oggi al Museo Madre di Napoli la mostra di Pier Paolo Calzolari. Painting as a Butterfly, quaranta anni dopo l’ultimo vernissage dell’artista a Napoli.

La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee presenta questa prima grande retrospettiva dedicata esclusivamente alla produzione pittorica e disegnativa di Pier Paolo Calzolari (Bologna, 1943), uno dei più importanti artisti italiani contemporanei, esponente a partire dagli anni Sessanta delle ricerche afferenti all’Arte Povera. Organizzata in collaborazione con la Fondazione Calzolari e
a cura di Achille Bonito Oliva e Andrea Viliani, la mostra parte dal terzo piano per spostarsi poi nelle quattro Sale Facciata al secondo piano (entrando anche in dialogo con la prospiciente sala affrescata da Francesco Clemente) e concludersi nella Sala Re_PUBBLICA Madre al piano terra. Nata a Venezia da un idea del Direttore del Museo Andrea Viliani e dal Critico d’arte Achille Bonito Oliva, la mostra ha avuto bisogno oltre un anno di gestazione e preparazione e come affermano i curatori questa retrospettiva  esplora anche la possibile relazione tra linee di ricerca storiograficamente considerate in opposizione quali l’Arte Povera e la Transavanguardia: se la prima (affermatasi alla fine degli anni Sessanta) fu intesa anche come rifiuto delle tecniche artistiche tradizionali a favore dell’uso di materiali quotidiani, ordinari e organici e di processi in tempo reale in grado di riscrivere l’esperienza del fare artistico in una dimensione critica e conoscitiva, la seconda (affermatasi alla fine degli anni Settanta) fu intesa invece come un fare non lineare che attraversa la storia dell’arte e di tecniche, materiali, forme e motivi ispiratori, per riproporli in un dinamico rapporto con la sensibilità contemporanea. Analizzando le loro possibili e molteplici relazioni, questa mostra diviene quindi uno strumento di ricerca volto a approfondire una pratica artistica complessa e articolata quale quella di Calzolari, ponendola in una relazione criticamente aperta con la storia dell’arte contemporanea italiana.  La mostra rimmarrà aperta fino al 30 Settembre 2019.

 

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Cultura

Apre a pubblico la biblioteca della Marina Militare borbonica di proprietà dell’Università Parthenope

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Apre alla fruizione del pubblico il Fondo Borbonico dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, il cui nucleo originario fu costituito dalla Marina Militare borbonica per l’istruzione degli allievi ufficiali. La collezione libraria a breve diventerà accessibile a tutti in modo rapido grazie al processo di digitalizzazione messo in atto dalla Biblioteca di Ateneo, con uno scanner planetario di ultima generazione. Degli oltre 4000 volumi del Fondo liberamente consultabili dai cittadini (previo appuntamento), sono un migliaio i libri antichi di grande valore storico che saranno scannerizzati e resi liberamente accessibili secondo la metodologia del web semantico.

Libri rari e di interesse storico e bibliografico, come ‘Face del Mare’, un tomo di fine 1600, traduzione italiana di una opera dell’olandese Nicolo Jans Vooght con la descrizione di coste e baie, raccolte da sapienti ed esperti marinai.

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Cultura

Un Botticelli anziano affascinato da Savonarola, è lui l'”Ospite Illustre” a Palazzo Zevallos

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E’ la nona edizione, le ultime hanno visto in mostra Antonello da Messina, Leonardo, Picasso, ma l’Ospite Illustre, rassegna ideata da Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli non smette mai di stupire ed affascinare le migliaia di visitatori che già dal giorno dell’  inaugurazione si sono disposti in fila in attesa di entrare nel Palazzo di via Toledo per ammirare, questa volta, una delle ultime opere di Sandro Botticelli, il “Compianto sul Cristo Morto”.  Databile nei primi anni del Cinquecento, il “Compianto sul Cristo morto” fu realizzata durante la tarda attività del Botticelli e in seguito, nel 1879, acquistata da Gian Giacomo Poldi Pezzoli, il nobile collezionista fondatore della casa-museo milanese. Il quadro raffigura il momento in cui Gesù, dopo essere stato staccato dalla croce sul Golgota, sta per essere deposto nel sepolcro. Il Botticelli pone il suo corpo esanime è in primo piano, in grembo alla madre che, sopraffatta dal dolore, è svenuta e viene sorretta da san Giovanni Evangelista, mentre Maria Maddalena abbraccia con trasporto i piedi piagati.

Per questa opera spicca un allestimento rigoroso, fatto di luce e linee che esaltano gli angoli vivi in una sorta di continuità spaziale che onora l’opera posta al centro della luce su di una parete severamente dipinta di nero. L’ambiente espositivo è progettato dall’architetto Lucianna Iovieno che ci ha abituati da tempo ad allestimenti attenti che immergono i visitatori nelle  sensazioni che gli artisti percepivano durante la creazione delle loro opere. Botticelli nella sua tarda laboriosità si avvicinava sempre di più al rigore di Girolamo Savonarola, frate domenicano che indossò come  sua battaglia principale la condanna alla corruzione dei costumi a Firenze, condannando  soprattutto ogni tipo di arte o rappresentazione iconografica che  osava dare dignità al mondo pagano.

Lo stesso Botticelli rimane affascinato da queste predicazioni, rivedendo tutto il suo schema artistico. In questo quadro il rigore, e la compostezza dei personaggi di fronte alla morte è significante e la luce è elemento fondante per accentuare i movimenti armonici e misurati che l’opera trasmette. L’allestimento ripercorre queste indicazioni che Botticelli delinea. Un cubo luminoso ci accoglie e ci accompagna al quadro, facendoci entrare in esso come parti integranti della scena, non solo spettatori/visitatori, ma parte integrante di uno spazio che è solo luce, senza suppellettili o oggetti che possano distogliere l’attenzione dal rigore dell’opera. La mostra continua con banner didattici sull’ opera di Botticelli e dialoga con un’opera del pittore spagnolo Pedro Fernandez  a conferma della interezza filologica cui ci hanno abituato le mostre a Palazzo Zevallos/Stigliano.

 

 

 

 

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Cultura

La Sicilia di Catania, nuova veste grafica in edicola e grande attenzione alle news online

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Cambia da domani il quotidiano La Sicilia di Catania.  Lo troveremo in edicola al prezzo di 1,50 euro, con un nuovo formato. Un formato moderno: più piccolo e maneggevole, tutto a colori, più leggibile, godibile, grazie alla grafica a 5 colonne e al nuovo carattere di stampa. Un’iniziativa, è spiegato in una nota, attuata perchè “lo chiedono i lettori” e “i tempi che corrono, dove l’informazione è diventata più fluida e viene veicolata da più dispositivi, smartphone in testa”. “Non si tratta – si legge sul quotidiano di oggi che anticipa la novità – di fare la guerra al futuro, alla tv, a Internet, si tratta di stare al passo con le nuove sfide dei media. Già da un po’ si parlava in redazione di cambiare la veste grafica, il contenitore delle notizie che da quasi 75 anni diffondiamo quotidianamente in tutta la Sicilia. Ci abbiamo lavorato a lungo al nuovo progetto e finalmente siamo arrivati al dunque”.

“Cambiamo il contenitore, e in un certo senso – affermano da La Sicilia – anche il contenuto perchè in un mondo sempre più confuso e bombardato da raffiche di informazioni e che fa fatica ad arginare il fenomeno delle fake news c’è l’ esigenza di fare ogni giorno un giornale che sia uno strumento utile per comprendere la realtà che ci circonda e per approfondire le notizie. Le persone spesso non hanno molto tempo per leggere, perciò cercheremo di fare selezione sulle notizie che possano essere utili per i lettori e di avere uno sguardo critico sulle cose, il tutto con una scansione semplice e ordinata, approfondendo e arricchendo il giornale con i contributi dei nostri collaboratori sparsi in tutta la Sicilia”. “Il tutto accanto a lasicilia.it, al momento primo sito di informazione dell’Isola, che – sottolineano dal quotidiano – continuerà a focalizzarsi sul flusso continuo delle notizie, sulle breaking news, sulle fotogallery e sui video”.

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