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Ora c’è pure una sentenza della Cassazione: invocare il Vesuvio o l’Etna per i tifosi avversari è reato e la pena è un Daspo di due anni

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Il rischio è che molti stadi italiani del nord potrebbero diventare deserti se davvero lo Stato italiano comincia a fare sul serio con gli insulti a sfondo razzista. D’ora in poi scatterà il Daspo con firma nel giorno delle gare di calcio nelle caserme per gli ultràs che allestiscono coreografie che inneggiano al Vesuvio  che deve lavare col fuoco Napoli e i Napoletani. Quelli che cantano cori beceri, idioti e razzisti che vorrebbero vedere la lava del Vesuvio riversarsi su Napoli sono avvisati. Insomma gli attaccanti più celebrati delle curve razziste di alcuni stadi, parliamo del Vesuvio soprattutto ma anche dell’Etna (sotto l’Etna ci sono i catanesi), ogni qualvolta saranno invocati, costeranno agli urlatori idioti e razzisti un Daspo.

Lo ha stabilito la Suprema Cassazione di Cassazione che ha ritenuto simili “incitamenti” all’odio senz’altro una forma di “inneggiamento e induzione alla violenza”, pur non essendo di contenuto “insultante o diffamatorio”. Così i giudici hanno convalidato due anni di divieto di stadio, con obbligo di firma al commissariato, per un tifoso della Reggina che in occasione dell’incontro in casa con il Catania, per la Coppa Italia, aveva sistemato il materiale e dato disposizioni per una coreografia “vulcanica” con tanto di gigantografia dell’Etna, con petardi e lacrimogeni. Il tutto, per maggior chiarezza, accompagnato anche dallo striscione “Nessun elefante vi protegge, prima o poi la lava vi distrugge” indirizzato ai supporters catanesi caratterizzati dal simbolo del pachiderma. Per analogia, questa vale anche per il Vesuvio. Certo ora toccherà agli arbitri far rilevare i cori negli stadi,

segnarli e farli presente alla giustizia sportiva per quanto di competenza. Mentre i dirigenti delle questure potranno finalmente fermare gli idioti e incitatori all’odio e alla violenza usando le telecamere e denunciarli. Basteranno poche domeniche per vedere alcune curve di alcuni stadi svuotati, con molti imbecilli razzisti che all’ora in cui si gioca a calcio dovranno presentarsi in caserma a firmare il registro degli imbecilli.

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Economia

La Cgil prepara i referendum, nel mirino il Jobs act

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Licenziamenti individuali, precarietà del lavoro e appalti: la Cgil si prepara a mettere in campo referendum abrogativi su questi tre campi. Nel mirino c’è il Jobs act ma non solo. Visto che i tre temi intersecano più leggi. L’obiettivo del sindacato è “cambiare le leggi sbagliate e proporre un altro modello sociale e di sviluppo, che metta al centro la dignità e la libertà delle persone”. Leggi “balorde”, dice il segretario generale Maurizio Landini, “che stanno mettendo in discussione il futuro dei giovani. Il lavoro deve essere dignitoso, il lavoro povero e precario deve essere cancellato”. Intanto la Cgil si prepara a scendere in piazza per la pace e contro i manganelli. Sul lavoro – per estendere le tutele nei casi di licenziamento e negli appalti e per ridurre l’occupazione precaria – ricorre, quindi, anche allo strumento referendario. Il via libera arriva dall’assemblea generale che dà il mandato alla segreteria ad avviare il percorso. Percorso lungo, che prevede una serie di tappe.

La formulazione dei quesiti e il numero dei referendum dovrebbero essere definiti entro il 31 marzo, per poi procedere al deposito dei quesiti in Cassazione e alla raccolta delle firme (almeno 500mila) per poter andare al voto nella primavera 2025. A questi la Cgil si dice pronta ad affiancare anche un referendum abrogativo dell’autonomia differenziata, che intende promuovere non appena il ddl Calderoli verrà approvato definitivamente. E assicura che sarà protagonista di quella che definisce “la madre di tutte le battaglie per difendere la nostra democrazia: il contrasto al premierato”. Il percorso per arrivare al referendum è comunque aperto al confronto e, intanto, al coinvolgimento del mondo delle associazioni che già con la Cgil hanno dato vita alla “Via maestra, insieme per la Costituzione” scese in piazza insieme ad ottobre scorso.

Ora la Cgil ci riprova, già nel 2016 aveva percorso la strada del referendum contro il Jobs act, entrato in vigore il 7 marzo 2015 con il governo Renzi, che ha introdotto il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. E che in casi di licenziamento illegittimo ha previsto il superamento del reintegro nel posto di lavoro sostituito da un indennizzo economico commisurato all’anzianità di servizio (da 4 a 24 mensilità). Di fatto, come sostenuto più volte dalla Cgil, ha mandato in soffitta l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ma il quesito non era stato ammesso. La Cgil poi scenderà in piazza sabato 9 marzo a Roma, insieme alle associazioni della mobilitazione del 24 febbraio, per il cessate il fuoco a Gaza. Ma andrà in piazza anche in difesa del diritto di manifestazione e di sciopero. Perché, rimarca la Cgil, c’è “profonda disapprovazione e preoccupazione democratica per le violente cariche delle forze dell’ordine sui cortei di studenti”.

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Cronache

Bimbo di 4 anni muore in ospedale per un malore, indagini in corso

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La procura di Napoli nord ha aperto un’inchiesta per accertare le cause della morte di un bambino di quattro anni. Il piccolo, secondo le prime informazioni, è giunto nel pomeriggio all’ospedale ‘San Giuliano’ di Giugliano in Campania, proveniente da Mugnano, altro centro dell’hinterland di Napoli. Il bambino aveva avuto un malore, poi è morto, ma i primi accertamenti dei medici non hanno consentito di accertarne le cause. La procura ha disposto l’autopsia. Sono in corso indagini da parte dei carabinieri della Compagnia di Marano, che sono intervenuti nell’ospedale.

Il bambino è giunto in ospedale proveniente da Mugnano di Napoli, il comune dove abitava con i genitori. E proprio il sindaco di Mugnano, Luigi Sarnataro, esprime ai familiari il cordoglio dell’amministrazione e di tutta la comunità per la scomparsa del piccolo. “È con profondo dolore che esprimiamo le nostre più sincere condoglianze alle famiglie per la tragica e improvvisa perdita del piccolo Raffaele, di soli 4 anni, per arresto cardiaco. In questo momento difficile – scrive il primo cittadino sui social – l’intera amministrazione comunale si stringe attorno a voi con affetto e solidarietà. Per onorare la memoria del piccolo, proclamo il lutto cittadino, disponendo le bandiere del municipio a mezz’asta. Siamo vicini con il cuore e condividiamo questo dolore”.

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Economia

Apple abbandona i piani per la sua auto elettrica

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Apple abbandona i suoi piani per un’auto elettrica, scaricando uno dei progetti più ambiziosi della sua storia. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali la comunicazione ha colto di sorpresa i quasi duemila dipendenti del progetto. A loro sarà chiesto di concentrarsi sull’intelligenza artificiale. L’indiscrezione aiuta i titoli di Apple a Wall Street, dove salgono di oltre l’1,2%, e piace anche a Elon Musk che, ripostandola su X, ci allega due emoji, uno di saluto e un altro con una sigaretta.

L’auto elettrica, conosciuta come ‘Project Titan’, era un progetto per diversificare la produzione di Apple al di là dell’iPhone e per tentare di competere con Rivian e Tesla. Un progetto talmente segreto che Apple non lo ha mai confermato. L’abbandono del sogno dell’auto elettrica arriva mentre il mercato dei veicoli elettrici è in rallentamento e Elon Musk ha messo in guardia su una frenata della crescita delle vendite per Tesla quest’anno a causa della domanda debole, gli alti tassi di interesse e la crescente concorrenza. Ford e General Motors si recente hanno sospeso i loro piani di espansione della capacità produttiva di auto elettriche e la scorsa settimana Rivian ha annunciato un taglio del 10% della sua forza lavoro. I fondi per la ricerca nelle auto elettriche Apple li impiegherà, secondo indiscrezioni, nell’intelligenza artificiale.

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