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Politica

Niente scissione nel M5s, c’è l’accordo (pare) tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte

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Ci sarebbe o forse c’è accordo tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte sul nuovo Statuto. L’annunvoo è di Vito Crimi in assemblea dei gruppi M5S. “Il MoVimento si dota di nuovi ed efficaci strumenti proiettando al 2050 i suoi valori identitari e la sua vocazione innovativa. Determinante e’ stato il contributo scaturito dal lavoro svolto dal comitato dei sette che Grilloe Conte ringraziano. Una chiara e legittimata leadership del MoVimento 5 Stelle costituisce elemento essenziale di stabilita’ e di tenuta democratica del Paese. Grillo e Conte si sentiranno ancora nei prossimi giorni per definire insieme gli ultimi dettagli e dare avvio alle procedure di indizione delle votazioni”. E’ questo il messaggio di Beppe Grillo e Giuseppe Conte letto da Vito Crimi in assemblea M5S.

“Grazie Beppe e Giuseppe, questa intesa è frutto della vostra volonta’ di tenere unito il movimento. Grazie anche agli altri 6 componenti del direttivo per l’efficace lavoro svolto. Finalmente il Movimento puo’ ripartire con una leadership forte. Grazie Vito, e’ stata una reggenza in un periodo difficile per il paese, ma hai dato il massimo. Grazie per la solidarieta’ per quello che mi e’ successo ieri.” Sono le parole del ministro degli Esteri Luigi Di Maio alla congiunta dei gruppi M5S.

“L’accordo sul nuovo statuto segna un punto decisivo per il rilancio di cui tutti conosciamo bene l’urgenza. Con lo stesso spirito, con il lavoro di squadra, con la capacita’ di venirsi incontro possiamo fare tanto. E possono farlo Beppe Grillo e Giuseppe Conte, che ringrazio.” Lo scrive su Fb Roberto Fico. “E’ arrivato il momento di metterci a remare tutti insieme, con l’orgoglio per quello che siamo stati capaci di fare in questi anni e con la convinzione, anzi la certezza di poter fare ancora tanto”, aggiunge il presidente della Camera.

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Politica

Meloni: basta bugie su giornali, centrodestra unito pronto a governare

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 “Trovo abbastanza surreale che certa stampa inventi di sana pianta miei virgolettati, pubblicando ricostruzioni del tutto arbitrarie. Si mettano l’anima in pace: il centrodestra unito ha vinto le elezioni ed è pronto a governare. Basta mistificazioni”. Lo scrive la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni su Twitter, allegando un fotomontaggio con due titoli di giornali: “Meloni non cede su Salvini. ‘Non lo voglio è filo-russo'” e “Il veto di Meloni su Salvini: ‘Matteo non avrà ministeri chiave’”.

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Politica

Palazzo Chigi, Draghi, nessun patto con la Meloni ma solo al lavoro per una ordinata transizione

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Palazzo Chigi smentisce la tesi e il contenuto dell’articolo ‘Kiev e conti pubblici, contatti di Draghi con l’Ue – ‘Meloni starà ai patti’’ pubblicato su Repubblica. “Il Presidente del Consiglio – assicurano le stesse fonti – non ha stretto alcun patto” con Giorgia Meloni “né ha preso alcun impegno a garantire alcunché”.  Il Presidente del Consiglio Mario Draghi “mantiene regolari contatti con gli interlocutori internazionali per discutere dei principali dossier in agenda e resta impegnato a permettere una transizione ordinata, nell’ambito dei corretti rapporti istituzionali”. Lo comunica palazzo Chigi smentendo le ricostruzioni stampa circa un ‘patto Draghi-Meloni’.

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“The Telegraph”: assurdo definire Giorgia Meloni di “estrema destra”

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I media di tutto il mondo, di destra o di sinistra, definiscono Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e potenziale nuova presidente del Consiglio italiano, come esponente di “estrema destra”: e’ un modo moderno di dire “fascista”. E’ quanto si legge sul quotidiano britannico “The Telegraph”, secondo cui i critici di Meloni stanno, tuttavia, riscontrando non poche difficolta’ a trovare delle prove a sostegno delle loro affermazioni. Se e’ pur vero che a nei primi anni Novanta Meloni era una sostenitrice del Movimento sociale italiano, partito neofascista da tempo scomparso, dal 2011 – quando ha fondato Fratelli d’Italia – ha puntato chiaramente su ideali conservatori, prendendo come esempio soprattutto il modello britannico. “Se fossi inglese sarei un Tory”, aveva affermato Meloni proprio in un’intervista rilasciata il mese scorso al quotidiano britannico. Sebbene non manchino le critiche relative alle sue posizioni sull’immigrazione, l’aborto o il rischio di una deriva autoritaria, tutte queste accuse sono confutabili, secondo il “Telegraph”. Per il quotidiano britannico, quindi, la vittoria di Meloni “e’ un trionfo della democrazia” in quanto sara’ la prima presidente del Consiglio italiana eletta dai tempi di Silvio Berlusconi nel 2008. Nessuno dei sei primi ministri dal 2011, quando Berlusconi e’ stato costretto a dimettersi durante la crisi dell’euro, era il leader di un partito o di una coalizione che aveva ottenuto il massimo dei voti alle elezioni generali, mentre quattro di essi non erano nemmeno parlamentari eletti.

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