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Nell’era degli affari dei diritti tv e dei padroni stranieri, il calcio italiano ammaina i calciatori bandiera e corre dietro i soldi

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Daniele De Rossi che bacia la terra dell’Olimpico in un addio fatto di abbracci e lacrime, lacrime e abbracci, in sequenza casuale: è l’immagine del calcio delle bandiere che se ne va. Nelle squadre ormai multinazionali estere cambia tutto. Nella Roma degli americani di James Pallotta per Daniele De Rossi DDR16 non c’è più posto. Nell’Inter di Suning  Spalletti ha demolito il mito di Icardi che solo e sconsolato non segue i compagni che festeggiano la Champions conquistata all’ultimo minuto e neppure con troppo merito perché lo fischierebbero. E neppure i suoi colleghi lo chiamano a salutare le curve. E poi c’è il Milan americano dove chissà se avranno ancora un ruolo Leonardo e Gattuso, mente e cuore a trazione rossonera. Anche il Bologna è americano e forse lo diventa pure la Fiorentina.

La Juventus poi è una multinazionale: presidente italiano, portafogli dell’azienda di famiglia a Detroit, tasse pagate in Olanda. Ma ha senso chiamarlo ancora Campionato Italiano? E come potranno presidenti che ci mettono il cuore, in tutti i sensi, con le loro aziende di famiglia a pagare calciatori che hanno raggiunto costi di cartellino vertiginosi e ingaggi impossibili? Persino Papa Francesco ha fatto un appello perché il calcio, il gioco più bello del mondo diventato un business importante torni ad essere proprio questo, un gioco. Rovinato dai soldi. Dai diritti Tv. Dagli affari milionari della loro vendita. Altro che gioco. Difficile, forse impossibile ma finchè ci saranno giganti di cuore, come Koulibaly ancora una speranza c’è. Kalidou è incedibile per Aurelio De Laurentiis nonostante il valore immenso di questo calciatore. Lui è voglioso di rimanere a Napoli per vincere. Perché lui, come Ciro Dries Mertens ci crede.

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Bob Dylan torna in Italia: tre concerti a Milano, Roma e Bologna con il Rough and Rowdy Ways Tour

Bob Dylan torna in Italia con tre appuntamenti del Rough and Rowdy Ways Tour: il 2 novembre a Milano, il 5 novembre a Roma e il 7 novembre a Bologna. I concerti saranno “Phone Free Show”, senza utilizzo di telefoni cellulari durante l’esibizione.

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Bob Dylan torna a esibirsi in Italia. La leggenda della musica americana sarà protagonista di tre concerti il prossimo novembre, portando nel nostro Paese il suo Rough and Rowdy Ways Tour, lo spettacolo che negli ultimi anni ha raccolto il consenso di pubblico e critica.

Ad annunciare le date sono gli organizzatori D’Alessandro e Galli.

Tre appuntamenti in Italia

Il tour italiano prenderà il via il 2 novembre all’Unipol Dome di Milano, per poi proseguire il 5 novembre al Palazzo dello Sport di Roma e concludersi il 7 novembre all’Unipol Arena di Bologna.

L’artista proporrà un repertorio costruito attorno ai brani di Rough and Rowdy Ways, l’album pubblicato nel 2020 che ha segnato uno dei momenti più apprezzati della sua produzione recente, insieme ai grandi classici che hanno attraversato oltre sessant’anni di carriera.

Biglietti: prevendita dal 20 luglio

La prevendita esclusiva riservata agli ascoltatori di Virgin Radio prenderà il via alle 11 di lunedì 20 luglio.

La vendita generale dei biglietti sarà invece aperta dalle 11 di mercoledì 22 luglio attraverso Ticketone.

Gli organizzatori invitano gli spettatori a verificare esclusivamente i canali ufficiali per l’acquisto dei tagliandi.

Concerti senza cellulari

Anche per le date italiane sarà confermata la formula del “Phone Free Show”, già adottata da Bob Dylan in numerosi concerti internazionali.

Grazie alla collaborazione con Yondr, il pubblico potrà entrare con il proprio telefono cellulare, ma il dispositivo sarà inserito in una speciale custodia sigillata che resterà chiusa per tutta la durata dello spettacolo.

Non sarà quindi possibile utilizzare smartphone, videocamere o altri dispositivi di registrazione durante il concerto.

L’obiettivo, spiegano gli organizzatori, è offrire agli spettatori un’esperienza di ascolto più immersiva, restituendo tutta l’attenzione alla musica e all’esibizione dal vivo.

Una carriera ancora in evoluzione

A 85 anni, Bob Dylan continua a essere una delle figure più influenti della musica contemporanea.

L’ultima pubblicazione ufficiale è The Bootleg Series Vol. 18: Through The Open Window, 1956-1963, uscita nel 2025, mentre Rough and Rowdy Ways resta il lavoro in studio più recente, un disco accolto con entusiasmo dalla critica e considerato da molti tra i migliori della sua produzione dell’ultimo decennio.

Cantautore, poeta e Premio Nobel per la Letteratura, Dylan continua a reinventare i propri concerti sera dopo sera, modificando arrangiamenti e scalette. È proprio questa imprevedibilità a rendere ogni suo spettacolo un evento unico, capace di richiamare fan storici e nuove generazioni.

Le tre date italiane rappresentano quindi un appuntamento di grande rilievo per gli appassionati di musica dal vivo e l’occasione per rivedere sul palco uno degli artisti che hanno segnato la storia della canzone internazionale.

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Cronache

Rapporto Invalsi 2026, allarme matematica alle elementari: quattro bambini su dieci sotto il livello base

Il Rapporto Invalsi 2026 segnala un nuovo calo delle competenze matematiche nella scuola primaria: raggiunge almeno il livello base il 64% degli alunni di seconda e il 63% di quinta. Migliorano invece la dispersione scolastica, stimata al 7,3%, e i risultati degli studenti delle superiori.

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La scuola italiana riesce a trattenere più ragazzi nel sistema educativo, ma continua a mostrare una fragilità preoccupante negli apprendimenti di base. È il doppio volto restituito dal Rapporto Invalsi 2026: diminuiscono gli abbandoni e la dispersione implicita, mentre alle elementari peggiorano ancora i risultati in matematica.

In seconda primaria raggiunge almeno il livello base il 64% degli alunni, contro il 67% del 2025. In quinta la quota scende dal 66% al 63%. In entrambi i casi, dunque, quasi quattro bambini su dieci non dimostrano le competenze matematiche minime attese.

Il divario rispetto al periodo precedente al Covid

Il confronto storico mostra che la scuola primaria non è ancora riuscita a recuperare completamente quanto perso negli anni della pandemia. Prima del Covid, la quota degli alunni con risultati almeno adeguati superava il 70%.

Il presidente dell’Invalsi Roberto Ricci ha riconosciuto che non esiste ancora una spiegazione definitiva del mancato recupero. Una delle ipotesi è che, dopo lo choc delle chiusure e della didattica a distanza, i risultati si siano stabilizzati su livelli inferiori a quelli precedenti.

In Italiano il quadro è meno negativo: in seconda primaria la percentuale di bambini che raggiunge almeno il livello base sale dal 66% al 67%, mentre in quinta scende dal 75% al 73%. In Inglese i risultati restano invece sostanzialmente stabili e molto elevati.

La dispersione scende sotto l’obiettivo europeo

La notizia più positiva riguarda l’abbandono precoce degli studi. Nel 2025 la dispersione scolastica esplicita si è attestata all’8,2% e, secondo le stime Invalsi, potrebbe scendere al 7,3% nel 2026.

L’Italia avrebbe così già superato con largo anticipo l’obiettivo del 9% fissato dall’Unione europea per il 2030. Invalsi colloca il Paese tra quelli europei con i risultati migliori, su valori simili a Francia, Belgio e Paesi Bassi.

Dal 2019 al 2026 la quota dei giovani che arriva al diploma o a una qualifica professionale è passata dall’86,5% al 92,7%. Invalsi stima in circa 520mila il numero aggiuntivo di studenti rimasti nel sistema scolastico.

Cala anche la dispersione implicita

Migliora nettamente anche la cosiddetta dispersione implicita, che riguarda gli studenti capaci di completare il percorso scolastico senza però raggiungere livelli adeguati nelle competenze fondamentali.

La percentuale scende dall’8,7% del 2025 al 6,3% del 2026, il dato più basso dell’intera serie storica. Contemporaneamente, la quota degli studenti con risultati eccellenti cresce dal 12,3% al 13,1%.

Lo stesso Invalsi invita però a leggere con attenzione i risultati medi. La permanenza a scuola di ragazzi che in passato avrebbero abbandonato rende la popolazione studentesca più ampia ed eterogenea e aumenta la presenza di situazioni fragili. Una possibile flessione delle medie non corrisponde quindi necessariamente a un peggioramento dei percorsi individuali.

Valditara: «Oltre 520mila ragazzi recuperati»

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha salutato il calo degli abbandoni come uno dei risultati più importanti ottenuti negli ultimi anni.

Secondo il ministro, sono oltre 520mila i giovani che dal 2022 sarebbero stati recuperati al percorso scolastico, sottraendoli al rischio di esclusione sociale, lavoro irregolare e criminalità.

Valditara ha però richiamato l’attenzione sulle difficoltà nella scuola primaria e ha rilanciato la necessità di rafforzare grammatica, lettura, calcolo e uso della scrittura manuale, sintetizzando la propria posizione con la formula «più grammatica e meno tablet».

Meloni rivendica gli interventi del governo

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha attribuito i progressi nella lotta alla dispersione agli strumenti introdotti negli ultimi anni, citando il docente tutor, Agenda Sud, il Piano Estate, il decreto Caivano e gli investimenti nelle materie scientifiche e digitali.

La premier ha riconosciuto la persistenza di fragilità nella scuola primaria e ha indicato nelle nuove Indicazioni nazionali lo strumento per rafforzare lettura, grammatica, sintassi e matematica.

I dati Invalsi parlano tuttavia di un quadro articolato, nel quale agli effetti delle politiche scolastiche si sommano fattori sociali, territoriali e demografici che richiederanno una valutazione nel medio periodo.

Alle medie arretra anche l’Italiano

Le difficoltà non riguardano soltanto le elementari. In terza media la quota degli studenti che raggiunge almeno il livello adeguato in Italiano scende dal 59% al 57%. In matematica passa dal 56% al 55%.

Restano invece molto positivi i risultati in Inglese: l’83% raggiunge il livello previsto nella comprensione scritta e il 70% in quella orale, con progressi consistenti rispetto all’inizio delle rilevazioni nel 2018.

Migliorano gli studenti dell’ultimo anno

All’ultimo anno delle superiori arrivano segnali più incoraggianti. In Italiano la percentuale di studenti che raggiunge almeno il livello adeguato sale dal 52% al 54%.

Anche in matematica i progressi più significativi arrivano dal Mezzogiorno: il Sud passa dal 40% al 45%, mentre Sud e Isole crescono dal 38% al 41%. Migliorano inoltre Inglese e competenze digitali, con risultati particolarmente solidi in diverse regioni settentrionali.

La sfida comincia nei primi anni di scuola

Il Rapporto Invalsi restituisce quindi una scuola più inclusiva e capace di ridurre gli abbandoni, ma ancora in difficoltà nel garantire a tutti competenze fondamentali solide.

Il dato sulla matematica nella scuola primaria è il segnale più allarmante perché riguarda bambini che si trovano all’inizio del percorso educativo. Recuperare queste lacune negli anni successivi diventa sempre più difficile e rischia di amplificare le disuguaglianze sociali e territoriali.

La riduzione della dispersione è un risultato rilevante. La sfida ora è evitare che restare più a lungo a scuola significhi soltanto conseguire un titolo, senza possedere gli strumenti necessari per comprendere un testo, effettuare un calcolo e affrontare consapevolmente gli studi e il lavoro.

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Economia

Ue, stretta su Google: Search dovrà condividere i dati e Android aprirsi agli assistenti IA rivali

La Commissione europea impone a Google nuove misure vincolanti: dal gennaio 2027 dovrà condividere parte dei dati di Search con i concorrenti, mentre Android dovrà garantire agli assistenti IA rivali funzionalità analoghe a quelle di Gemini. Google denuncia rischi per privacy e sicurezza.

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Bruxelles alza il livello dello scontro con Google. La Commissione europea ha adottato due serie di misure vincolanti che intervengono sul funzionamento del motore di ricerca e del sistema operativo Android, con l’obiettivo di favorire la concorrenza nei mercati della ricerca online e degli assistenti basati sull’intelligenza artificiale.

Le decisioni sono state assunte nell’ambito del Digital Markets Act, la normativa europea che impone obblighi particolari alle grandi piattaforme considerate “gatekeeper”.

Google Search dovrà condividere parte dei dati

Il primo intervento riguarda i dati generati dalle ricerche effettuate dagli utenti. Google dovrà consentire ai motori concorrenti di accedere, a condizioni eque e non discriminatorie, a informazioni come query, classificazioni dei risultati, visualizzazioni e clic.

La condivisione dovrà partire dal gennaio 2027. I dati saranno sottoposti a procedure di anonimizzazione e potranno essere utilizzati soltanto da operatori che rispettino specifici requisiti di sicurezza. I beneficiari dovranno inoltre corrispondere a Google un compenso economico.

L’obiettivo dichiarato è permettere ai concorrenti di migliorare la qualità dei propri servizi e ridurre il vantaggio derivante dall’enorme quantità di informazioni accumulate negli anni da Google Search.

Android dovrà aprirsi agli assistenti IA rivali

La seconda misura riguarda Android. Entro dodici mesi Google dovrà garantire agli assistenti di intelligenza artificiale sviluppati da altre società un livello di integrazione paragonabile a quello riservato a Gemini.

Gli utenti dovranno poter scegliere un assistente alternativo e utilizzarlo per i comandi vocali, per la ricerca di informazioni e per attività come prenotazioni, messaggi o altre operazioni effettuate attraverso lo smartphone.

La Commissione punta così a evitare che il controllo di Android consenta a Google di attribuire un vantaggio automatico ai propri servizi di intelligenza artificiale.

Virkkunen: «Più scelta per gli utenti»

La vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen ha sostenuto che le misure potranno favorire innovazione e diversità nei mercati dei motori di ricerca e degli assistenti IA.

Bruxelles auspica la nascita e il rafforzamento di alternative a Google Search e Gemini, consentendo agli utenti europei di scegliere tra un numero maggiore di servizi.

Google denuncia rischi per privacy e sicurezza

La replica di Mountain View è stata dura. Secondo Google, l’apertura di Android e la condivisione dei dati di Search potrebbero compromettere la privacy degli utenti, la sicurezza informatica e la protezione del know-how aziendale.

L’azienda sostiene che un accesso più ampio al sistema operativo potrebbe aumentare il rischio di attacchi o utilizzi impropri delle funzioni più sensibili degli smartphone. Anche la trasmissione dei dati delle ricerche, secondo Google, potrebbe creare problemi di riservatezza e sicurezza nazionale.

La Commissione respinge le accuse e afferma che le misure prevedono controlli, anonimizzazione e la possibilità di valutare preventivamente eventuali rischi concreti.

Il caso dei video sul gioco d’azzardo

Sul fronte giudiziario, la Corte di giustizia dell’Unione europea è intervenuta nel procedimento nato dalla sanzione da 750mila euro inflitta nel 2022 dall’Agcom a Google per alcuni video pubblicati su YouTube e ritenuti promozionali del gioco d’azzardo online.

Il Consiglio di Stato aveva chiesto ai giudici europei di chiarire se Google potesse beneficiare della limitazione di responsabilità prevista per i semplici intermediari digitali.

Secondo la decisione, la piattaforma può essere considerata responsabile quando ha svolto un ruolo attivo, esaminando preventivamente il canale e i suoi contenuti prima di stipulare un accordo commerciale con il creatore. La valutazione definitiva del caso spetterà ora al Consiglio di Stato.

Google ha espresso delusione e ha annunciato che continuerà a sostenere le proprie ragioni davanti ai giudici italiani.

In arrivo possibili nuove multe

Il confronto potrebbe inasprirsi ulteriormente. Secondo il Financial Times, la Commissione europea starebbe preparando due nuove decisioni sanzionatorie, per importi complessivi nell’ordine delle centinaia di milioni di euro.

Una contestazione riguarda il presunto trattamento preferenziale riservato nei risultati di ricerca ai servizi di Google, tra cui Shopping e Travel. L’altra interessa le regole del Play Store, accusate di ostacolare gli sviluppatori che vogliono indirizzare gli utenti verso sistemi alternativi di pagamento o distribuzione delle applicazioni.

Al momento si tratta di anticipazioni giornalistiche e non di decisioni ufficialmente adottate.

Un lungo contenzioso con Bruxelles

Il nuovo capitolo si inserisce in un confronto iniziato da anni. Tra il 2017 e il 2019 la Commissione ha inflitto a Google sanzioni antitrust per oltre otto miliardi di euro.

Nel luglio 2026 la Corte di giustizia ha inoltre confermato la multa da 4,1 miliardi relativa alle pratiche adottate su Android, con le quali Google aveva imposto o favorito la preinstallazione di Search e Chrome sui dispositivi mobili.

La battaglia si sposta ora sull’intelligenza artificiale. Bruxelles vuole impedire che il dominio costruito da Google nella ricerca e nei sistemi operativi venga trasferito automaticamente nel nuovo mercato degli assistenti digitali. Mountain View ritiene invece che gli obblighi europei rischino di indebolire prodotti, sicurezza e tutela dei dati.

Il confronto tra apertura dei mercati e protezione degli utenti è destinato quindi a proseguire, con effetti che potrebbero modificare profondamente l’esperienza di milioni di cittadini europei.

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