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Napoli, finisce con un pari contro il Lecce e tra i fischi una stagione balorda del Napoli

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Si è conclusa sullo 0-0 contro il Lecce e tra i fischi del pubblico l’ultima di campionato del Napoli al Maradona. I partenopei chiudono al decimo posto e dicono addio anche all’ultima residua speranza di giocare in Europa nella prossima stagione: il Torino, battuto a Bergamo dall’Atalanta, rimane davanti e andrà in Conference League se la Fiorentina dovesse mercoledì battere l’Olympiacos ad Atene. Il primo squillo offensivo del match è del Lecce e arriva al 9′ con Dorgu che risponde positivamente all’invito di Krstovic e dal limite incrocia il sinistro scheggiando il palo. Scampato il pericolo, il Napoli prova a rilanciare le proprie sorti offensive con delle rapide ma sterili verticalizzazioni che non impensieriscono Falcone. Il Lecce tiene bene il campo ma senza limitarsi al contenimento, così i padroni di casa, al 41′, rischiano nuovamente di capitolare sulla ripartenza innescata da Almqvist e conclusa da Berisha con un destro velenoso deviato in angolo, che inchioda sullo 0-0 la prima frazione di gioco. Nella ripresa Calzona cambia in attacco con l’inserimento di Raspadori e Ngonge per Simeone e Politano. Le mosse del tecnico regalano brio alla manovra offensiva campana che, al 49′, impegna per la prima volta Falcone proprio con Ngonge dal limite.

Il Lecce arretra vistosamente il baricentro e, quattro minuti dopo, tocca a Cajuste pareggiare il conto dei pali colpiti con una conclusione angolata alla sinistra dell’estremo pugliese. L’occasione mancata regala intensità al forcing napoletano che, al 64′, si concretizza col secondo legno firmato da Ngonge con un gran destro dal limite fermato dalla traversa. I minuti finali della partita si trasformano in un batti e ribatti di occasioni da gol mancate che negano alla squadra di Calzona di chiudere con una vittoria una stagione ben lontana dalle gioie di un anno fa.

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Affari Tuoi, Antonio rifiuta 80mila euro e nel pacco trova 30mila: finale amaro ma con una buona vincita

Finale pieno di tensione ad Affari Tuoi: Antonio, pensionato napoletano, rifiuta l’offerta da 80mila euro del Dottore e nel suo pacco trova 30mila euro.

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Serata intensa ad Affari Tuoi, il game show di Rai1 condotto da Stefano De Martino. Protagonista della puntata è Antonio, ex agente di commercio e pensionato napoletano, che ha iniziato la sua partita scegliendo il pacco numero 1.

Accanto a lui in studio i suoi due figli gemelli, che lo hanno accompagnato nelle scelte durante tutta la gara.

Una partita quasi perfetta

La partita di Antonio è stata tra le più fortunate della serata. Il concorrente ha eliminato molti pacchi blu uno dopo l’altro, mantenendo in gioco i premi più alti.

Quando restano quattro pacchi, la situazione è molto favorevole: un solo blu da 1 euro e tre pacchi rossi da 30mila, 75mila e 200mila euro.

Una configurazione che lascia sperare in una vincita molto importante.

Il finale con i due pacchi più pesanti

La partita prosegue fino al finale con due premi ancora in gioco: 30mila euro e 200mila euro.

A quel punto Stefano De Martino sottolinea che per Antonio si tratta comunque di soldi sicuri, perché uno dei due premi garantisce comunque una cifra significativa.

L’offerta del Dottore

Nel momento decisivo arriva la proposta del Dottore, che offre al concorrente 80mila euro per chiudere la partita.

Antonio riflette insieme ai figli ma decide di rifiutare l’offerta e di andare avanti con il proprio pacco.

L’apertura del pacco numero 1

Quando viene aperto il pacco numero 1, scelto all’inizio della partita, dentro ci sono 30mila euro.

Una cifra comunque importante, anche se resta il rammarico per aver rifiutato l’offerta da 80mila euro.

Per Antonio e i suoi figli la serata si chiude quindi con una vincita significativa ma con un pizzico di delusione per il finale sfiorato. La cosa bella è che Antonio, nonostante la delusione ha lasciato a Stefano De Martino il cornetto portafortuna. “Te lo lascio per San Remo” ha detto Antonio. Sorriso di Stefano De Martino, prossimo conduttore e direttore artistico del Festival.

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Economia

Crisi nel Golfo, l’Aie libera 400 milioni di barili di petrolio per calmare i mercati

L’Agenzia Internazionale per l’Energia libera 400 milioni di barili di petrolio dalle scorte strategiche per contenere le tensioni sui mercati dopo l’escalation nel Golfo.

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L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha deciso di immettere sul mercato 400 milioni di barili di petrolio attraverso il rilascio coordinato delle scorte strategiche dei Paesi membri.

La misura è stata adottata per cercare di calmare i mercati energetici internazionali, fortemente scossi dal rischio di un’escalation militare nel Golfo e dalle tensioni nello stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di greggio.

Si tratta di una decisione senza precedenti per dimensioni, che riflette la gravità della situazione sui mercati dell’energia.

Il vertice del G7 convocato da Macron

La decisione è stata discussa durante una videoconferenza dei leader del G7 convocata dal presidente francese Emmanuel Macron, a cui ha partecipato anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Macron ha sottolineato la necessità di ripristinare “il più presto possibile” la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz.

Il presidente francese ha spiegato che i 400 milioni di barili liberati dall’Aie equivalgono a circa venti giorni di esportazioni di petrolio che normalmente transitano attraverso lo stretto.

Una misura dunque capace di offrire una temporanea boccata d’ossigeno ai mercati, ma non sufficiente a risolvere la crisi.

I timori per la sicurezza nello stretto di Hormuz

La tensione nella regione resta elevata. Teheran continua a minacciare ritorsioni e nello stretto si teme anche la possibile presenza di mine navali.

Donald Trump ha promesso che nell’area verrà garantito un livello di sicurezza molto elevato, ma le modalità operative restano incerte.

Secondo alcune ipotesi gli Stati Uniti potrebbero impiegare la US Navy per scortare le petroliere in transito, mentre la Francia immagina un intervento militare di protezione solo dopo la fine della fase più acuta del conflitto.

Tra gli alleati occidentali resta però la cautela: molti Paesi temono di essere percepiti dall’Iran come parte belligerante anche in caso di missioni limitate alla protezione del traffico commerciale.

I mercati restano nervosi

Nonostante l’intervento dell’Aie, i mercati energetici non hanno reagito positivamente.

Gli investitori continuano a valutare con maggiore attenzione le minacce di ritorsione iraniane e l’ipotesi di un petrolio che potrebbe arrivare fino a 200 dollari al barile in caso di ulteriore escalation.

I Paesi membri dell’Agenzia dispongono complessivamente di circa 1,2 miliardi di barili di riserve strategiche, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte commerciali obbligatorie.

Le implicazioni geopolitiche per l’Europa

La crisi energetica ha anche conseguenze geopolitiche. L’aumento dei prezzi del petrolio potrebbe infatti rafforzare le entrate della Russia, proprio mentre l’Unione europea mantiene le sanzioni legate alla guerra in Ucraina.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno sottolineato che il tetto massimo al prezzo del petrolio russo resta uno strumento fondamentale per stabilizzare i mercati e limitare le entrate del Cremlino.

Intanto l’Europa guarda anche alla diversificazione delle fonti energetiche. Costa ha incontrato in Azerbaigian il presidente Ilham Aliyev, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione energetica.

Secondo Baku, nei prossimi anni sarà possibile aumentare le esportazioni di gas verso l’Europa e sviluppare anche nuovi flussi di energia da fonti rinnovabili.

Nel breve periodo, tuttavia, il nodo resta la stabilità dello stretto di Hormuz e la sicurezza delle rotte energetiche globali.

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Cultura

Pompei, inaugurata la mostra con i calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C.

A Pompei inaugurata una mostra permanente con i calchi in gesso di 22 vittime dell’eruzione del 79 d.C. Un memoriale nella Palestra Grande dedicato alla tragedia che distrusse la città.

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Nel Parco archeologico di Pompei è stata inaugurata una nuova installazione permanente dedicata alle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

La mostra, allestita nella Palestra Grande, espone i calchi in gesso di ventidue persone che persero la vita durante la catastrofe che distrusse la città romana.

All’inaugurazione ha partecipato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha definito l’esposizione una “galleria del dolore di rara potenza visiva”.

I calchi delle vittime dell’eruzione

I calchi esposti restituiscono i corpi di uomini, donne e bambini sorpresi dalla seconda fase dell’eruzione.

Dopo la caduta dei lapilli, gli abitanti di Pompei furono travolti da una nube ardente di cenere e gas, la cosiddetta corrente piroclastica, che solidificandosi attorno ai corpi ne ha conservato la forma.

Secondo il direttore generale del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, questi calchi rappresentano molto più di semplici reperti archeologici: sono testimonianze dirette della tragedia che colpì la città e permettono di restituire i gesti e l’umanità degli abitanti.

Un percorso tra memoria e rispetto

L’allestimento è concepito come un memoriale che racconta la fine della città e delle sue vittime.

L’ingresso alla sezione dedicata ai calchi è preceduto da elementi divisori che avvisano i visitatori del contenuto particolarmente intenso dell’esposizione. In questo modo chi entra nello spazio museale è consapevole di trovarsi di fronte alla rappresentazione del momento della morte improvvisa.

Il percorso utilizza un allestimento sobrio, con pochi elementi decorativi e un uso limitato del colore, proprio per mantenere un tono di rispetto verso le vittime.

Le storie restituite dai calchi

Tra le figure conservate nel gesso emergono immagini di vita quotidiana interrotta improvvisamente.

Si riconoscono il corpo di un bambino, quello di una coppia e quello che potrebbe essere un gruppo di persone legate da rapporti familiari o affettivi.

I calchi scelti per la mostra sono tra i meglio conservati e provengono da diversi contesti della città: dalle domus interne fino alle porte e alle strade lungo le quali molti abitanti tentarono inutilmente la fuga.

Il patrimonio dei calchi di Pompei

Dalla metà dell’Ottocento gli archeologi hanno realizzato a Pompei circa un centinaio di calchi delle vittime dell’eruzione.

Molti sono ancora visibili nei luoghi in cui furono rinvenuti, all’interno delle abitazioni o lungo le vie della città. L’esposizione nella Palestra Grande riunisce per la prima volta un numero così ampio di testimonianze in un unico spazio.

Animali, piante e vita quotidiana

La mostra comprende anche una sezione dedicata agli animali e alle piante, con reperti organici che raccontano il rapporto tra gli abitanti di Pompei e l’ambiente naturale.

L’obiettivo è offrire ai visitatori una visione più ampia della vita della città prima della catastrofe e della tragedia che ne segnò la fine.

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