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Napoli

My Taxi diventa official Mobility del Napoli e sbarca in città con Simone Verdi testimonial

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MyTaxi arriva a Napoli e lo fa alla grande diventando Official Mobility Partner del Napoli Calcio. La presentazione ufficiale del servizio a Castelvolturno, nella sede del Calcio Napoli a Castelvolturno con Barbara Covili, General Manager di MyTaxi, Serena Salvioni, Head of International business Development di SSC Napoli, e il calciatore Simone Verdi come testimonial. Il capoluogo partenopeo è la prima città del sud – e la quarta in Italia dopo Milano, Roma e Torino – dove è disponibile il servizio di taxi tramite app. È semplice da usare: basta scaricare la app per richiedere in pochi click il proprio taxi con licenza via smartphone, seguirne il tragitto in tempo reale, pagare tramite App e ricevere direttamente via mail la ricevuta della corsa. Serena Salvioni ha spiegato che la scelta di Verdi nasce dal fatto che il ragazzo è uno degli ultimi arrivati in una città, Napoli, tutta da conoscere ma sono stati stretti accordi anche con Dries Mertens per il mercato belga e con Milik e Zielinski per quello polacco.
Nel corso della sperimentazione, cominciata meno di un mese fa, Barbara Covili, General Manager di MyTaxi Italia ci aveva annunciato “tante sorprese ed un grande lancio per l’arrivo di MyTaxi a Napoli”. “Perché se è vero che siamo un’applicazione europea, ha spiegato la manager, è anche vero che sappiamo ben entrare nelle realtà locali. Ed abbiamo voglia ed entusiasmo di entrare nelle strade napoletane”.
Promessa mantenuta. Le novità, le sorprese e scontistiche riservate ai clienti napoletani, la General Manager ce le spiega in questa intervista:

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Ambiente

Dalle viscere della stazione della metropolitana Duomo di Napoli spunta la necropoli dei bambini

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Due tombe di argilla. Dentro resti umani. Forse bambini. Ma non sono i primi che vengono ritrovati. Già nel 2004, tra i tanti ritrovamenti, spuntò un’urna funeraria con lo scheletro di un bambino, cosa che fece  pensare all’esistenza di una necropoli. Non molto distante dalla Napoli greco romana. Ma è stata comunque grande la sorpresa degli operai dell’azienda impegnata nei lavori al cantiere di piazza Nicola Amore, la stazione Duomo della linea 1 che da 15 anni riserva sorprese (e relativi rallentamenti), quando sono spuntate due bare in argilla con due scheletri.

Durante gli scavi archeologici sono stati riportati alla luce reperti risalenti all’epoca romana, tra cui un tempio del I secolo d.C., un porticato Ellenistico di età Flavia e una pista da corsa del ginnasio, che si aggiungono ai circa tre milioni e mezzo di reperti recuperati a Napoli in 35 anni di lavori. La stazione sarà coperta da un’enorme calotta trasparente che darà l’idea di un museo aperto a tutti.

Ma sarebbero almeno quattro le tombe sinora trovate ieri. Gli esami di laboratorio dateranno l’età delle ossa e forse il motivo della morte. Ancora si sa poco dell’ennesimo ritrovamento e a quale contesto storico riferirlo. Visto che la piazza dei Quattro Palazzi sembra abitata da sempre, dall’età del bronzo antico, passando per quella del ferro e diventando anche uno dei centri principali dell’età greca e di quella romana.

Una scoperta che arriva a pochi giorni dal rilascio del rendering della futura stazione progettata da Massimiliano Fuksas a Piazza Nicola Amore.
Una cupola di vetro e un riadattamento del progetto originario necessario proprio per preservare e valorizzare i ritrovamenti archeologici e per seguire le prescrizioni della Soprintendenza.

 

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Cronache

Studenti del “Righi” di Napoli al “Zero Robotics”, il professor Palella: i nostri ragazzi meritano rispetto, la nostra scuola merita risorse

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“I ragazzi del ‘Righi’ non hanno già vinto un premio, sono solo in corso le competizioni per il prestigioso Zero Robotics. Andare al MIT (Massachussets Institute of Technology) di Boston sarebbe importante perchè avrebbero tratto ispirazione da tale esperienza in vista delle fasi finali della competizione. Per loro sarebbe stata la realizzazione di un sogno.  “Non vogliamo soldi, che sarebbero anche utili, vorremmo strutture nostre, allestite adeguatamente, con computer adeguati per poter competere alla pari con le scuole straniere che partecipano a Zero Robotics con strumentazione didattica che noi sogniamo”. Queste le parole di Salvatore Palella, docente di matematica presso l’Istituto ’Righi’. Cinque suoi allievi compongono il team che attualmente è al secondo posto della competizione High School Tournament “Zero Robotics”, di programmazione di robotica aerospaziale ideata dal MIT di Boston,  in collaborazione con la NASA. Ad un mese dal termine della prima fase della competizione il secondo posto garantisce più di qualche possibilità di far parte dei quattordici team finalisti. Per la competizione finale viene prevista una possibilità alternativa alla presenza fisica dei team nella sede del MIT a Boston. Si può andare anche in una città europea che ha una sede dell’ESA, l’European Space Agency, o persino a Sidney (vista la presenza di numerosi team australiani). Quest’anno la sede europea alternativa a Boston è in Spagna, ad Alicante: L’anno scorso era in Italia, a Torino. Già nel 2016 anno in cui un team dell’Istituto Righi ha vinto per la prima volta l’High School Tournament della “Zero Robotics” gli allievi napoletani sono dovuti andare, proprio per sostenere spese meno onerose, a Noordwijk la sede olandese dell’ESA e non a Boston.

Insomma i ragazzi del Righi non hanno mai detto, da nessuna parte, di aver vinto un premio. Sono in gara, però. E lo sono nonostante siano studenti di una scuola napoletana dove non hanno la benché minima idea di quanto sono organizzati e attrezzati dal punto di vista tecnico i loro competitor di altri Paesi. I napoletani, però, evidentemente, suppliscono con arguzia e intelligenza alla mancanza di mezzi e risorse. Ed anche, bene inteso, con le grandi doti dei loro insegnanti. Perchè non è un caso che il Righi arrivi spesso alla fase finale di questa competizione internazionale.

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Cultura

Gli studenti di Caivano reporter di territori di frontiera, i loro scatti in mostra a Lucca e poi al Pan di Napoli

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Scatti che ri-scattano. Le più belle foto di 15 studenti dell’Istituto Francesco Morano di Caivano finiscono in esposizione al Photolux di Lucca da domani 17 novembre e fino al 9 dicembre, per poi approdare al PAN di Napoli dal 22 dicembre al 7 gennaio. La mostra fotografica è il frutto di un percorso formativo che è diventato il reportage di  frontiera e la storia di un riscatto possibile, quello di giovani studenti a cui viene data l’opportunità di apprendere un’arte, la fotografia, e le tecniche base di una eventuale professione, ma anche di imparare a osservare la realtà da prospettive differenti.

Il progetto, già sperimentato con successo, in un’ altra scuola di Napoli est, come “Scatta la notizia”, si è trasferito nei mesi di giugno e luglio scorsi presso l’Istituto Francesco Morano di Caivano – località Parco Verde, uno degli hinterland più a rischio da un punto di vista del degrado sociale del circondario partenopeo, dove gli studenti che hanno aderito, sono stati guidati dal giovane master fotografo Antonio Gibotta, napoletano e vincitore del Word press Photo 2016 oltre che Canon Ambassador del 2018, in un viaggio di immagini che ha aperto e al tempo stesso cambiato il loro sguardo sulla realtà del proprio quartiere.

Il progetto è stato presentato in anteprima il 16 novembre al Photolux dal fotografo Antonio Gibotta assieme ai suoi giovani allievi fotografi, dagli organizzatori Rossella Paduano di Neapolis Art ed Enrico Stefanelli di Photolux, le due  associazioni a cui Canon Italia, da anni impegnata in iniziative concrete di responsabilità sociale, ha affidato la promozione del progetto educativo; dalla preside dell’Istituto Morano Prof.ssa Eugenia Carfora e dai rappresentanti di Canon Italia. La presentazione si replicherà in un talk l’8 dicembre.

“Abbiamo partecipato a questo progetto – dichiara lo studente Carmine Fusco – con l’intento di fare un’azione buona che potesse salvare il mondo da questa agonia definita da tanti come “progresso”, lo abbiamo fatto con la fotografia, lo abbiamo fatto mostrando che nel nostro territorio non c’è solo quel senso di agonia che ci opprime, ma anche un forte senso di speranza che non muore mai e che di tanto in tanto permette a persone come noi di poter fare qualcosa per tutti.”

“Qui c’è un tesoro inestimabile –  sostiene la Preside Eugenia Carfora – germogli preziosi, con menti curiose, con occhi belli, con mani magiche, con piedi per esplorare il mondo. Qui c’è la speranza del presente e del futuro: i miei e i vostri ragazzi, piccoli e grandi. Doniamo amore senza se e senza ma”.

L’esperienza operativa si è concentrata nei mesi estivi, sulla scia di altre iniziative di “Scuola viva”, cui l’ Istituto aderisce al fine di accogliere anche nei periodi di pausa scolastica gli studenti e offrire loro una possibilità diversa dalla strada. L’Istituto, che offre percorsi  per periti  tecnici o per il settore turistico-alberghiero, è ben noto alla cronaca per le numerose iniziative della Preside Carfora a favore del recupero scolastico e formativo dei ragazzi con maggior difficoltà di frequenza. Gli studenti hanno imbracciato le macchine fotografiche, messe a disposizione da Canon, e hanno documentato il loro territorio difficile e complesso, ma con l’obiettivo di coglierne gli aspetti positivi. Si sono infatti dovuti attenere ai 17 obiettivi dello Sviluppo Sostenibile che le Nazioni Unite hanno messo in agenda per il 2030,  documentando storie e realtà del territorio, a pochi conosciute. La missione di questo percorso educativo racchiude essa stessa due degli Obiettivi salienti dello Sviluppo Sostenibile, Istruzione di Qualità e Ridurre le Disuguaglianze.

Ne è venuta fuori una raccolta di immagini forti ma ,soprattutto, la partecipazione dei ragazzi che li ha visti presenti, con entusiasmo, in tutte le giornate del programma è stato  un momento di gioia e fermento in un territorio depresso e disagiato.

 

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