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Mourinho: per la Roma faccio tanto,più di un allenatore

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 “La società è sovrana, lavoro per loro e faccio il meglio che posso fare. Qualche volta, però, posso essere stanco di fare tanto, perché faccio tanto. Sono più di un allenatore e qualche volta mi stanco. Ma poi ho questa capacità di ritrovarmi di nuovo”. Così risponde Josè Mourinho dopo la partita con l’Inter a chi gli chiede se è deluso dal comportamento della società nei suoi confronti. Poi commenta l’abbraccio e le parole alla squadra a fine partita: “Li ho ringraziati per lo sforzo di chi ha giocato con una frattura alle costole e chi con un’infiltrazione, Belotti per me è stato un eroe. Dybala ha giocato con una gamba, poi ho ringraziato i bambini e dopo abbiamo ringraziato lo stadio che è assolutamente incredibile. Quanto creato con i tifosi è fantastico. Per me una sconfitta è sempre dura, ma vado a casa con orgoglio. Domani giorno libero per loro, io se mi danno un biglietto vado a vedere il tennis, poi sarò al Tre Fontane per la Primavera e da lunedì si prepara di nuovo l’Europa”.

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De Laurentiis al Business of Football Summit del Financial Times: Juve fuori dalle coppe e…

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Con l’avvicinarsi dell’attesissima sfida tra Napoli e Juventus, l’aria si surriscalda e le polemiche non mancano. La partita, da sempre considerata la madre di tutte le battaglie, promette scintille già prima del fischio d’inizio, con accuse, dispetti e proclami che alimentano la tensione tra le due squadre.

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha innescato una nuova polemica durante il Business of Football Summit del Financial Times a Londra. In un’affermazione che ha fatto discutere, De Laurentiis ha sollevato dubbi sulla partecipazione della Juventus al Mondiale per club del 2025, sostenendo che l’esclusione della Juventus dalle coppe europee per violazioni del fair play finanziario dovrebbe comportare l’esclusione automatica dalla competizione mondiale.

Le dichiarazioni di De Laurentiis hanno acceso il dibattito sulla legittimità della partecipazione della Juventus al torneo mondiale, sollevando interrogativi sul sistema di punteggio UEFA e sulle conseguenze delle sanzioni per le violazioni finanziarie.

Ma le polemiche del presidente del Napoli non si fermano qui. De Laurentiis ha anche rivelato retroscena sul mercato dei trasferimenti, affermando di aver cercato di portare Erling Haaland a Napoli offrendo un’ingente somma al Salisburgo, ma che l’agente del giocatore, Mino Raiola, aveva altri piani per il suo assistito.

Oltre alle questioni legate al calcio giocato, De Laurentiis ha espresso opinioni sul futuro del calcio come business, suggerendo che per attrarre un pubblico più vasto è necessario trasmettere le partite gratuitamente in TV e migliorare l’esperienza dello stadio. Ha anche criticato il sistema delle coppe europee, sottolineando i debiti delle squadre e la mancanza di competitività finanziaria nei campionati nazionali.

Infine, De Laurentiis ha toccato il delicato argomento della Superlega europea, definendo i procuratori come “il cancro del calcio” e suggerendo che il progetto della Superlega potrebbe avere delle implicazioni positive se fosse in grado di garantire una distribuzione equa dei fondi e un merito sportivo.

Con la tensione che cresce prima della partita, non resta che attendere di vedere come si svilupperanno gli eventi sul campo e oltre. Con Napoli e Juventus che si preparano ad affrontarsi in quello che promette di essere un incontro carico di emozioni e significati.

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Cardinale: valutiamo cambiamenti nel Milan, Zlatan è la mia voce

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“Non siamo soddisfatti, dei cambiamenti potrebbero avvenire”, sono le parole che scuotono la serata del Milan a poche ore dalla partita contro la Lazio e arrivano proprio dalla voce del numero uno del club rossonero Gerry Cardinale. Il proprietario di Red Bird, intervenuto al Business of Football Summit organizzato dal Financial Times, seduto al fianco di Zlatan Ibrahimovic – non nasconde il suo malcontento per i risultati che la squadra è riuscita ad ottenere. Cardinale vuole vincere e il cambiamento, l’evoluzione non lo spaventa, anzi è necessaria.

“Penso che valuteremo i cambiamenti. Se possiamo migliorare, metteremo intorno a me persone migliori. Mi sono affidato a Zlatan – spiega Cardinale – per raccogliere le opinioni, le prospettive e i consigli sulla possibilità di un cambiamento. Direi che tutto ciò che riguarda il Milan deve cambiare. Ma forse evolvere è una parola migliore. Quindi esamineremo i metodi e il personale. Ci sono molti infortuni. Non sono soddisfatto. Zlatan non è soddisfatto del fatto che non siamo al primo posto in Serie A”.

Ancora una volta, come già accaduto nella lettera di Natale ai tifosi, pubblicata anche in quel caso qualche ora prima del match contro la Salernitana, ammette l’insoddisfazione per il rendimento della squadra. “Il Milan è una squadra molto giovane e piena di novità – ammette Cardinale – in realtà non stanno andando male. Ma questo non ci basta. Abbiamo ancora del lavoro da fare. Dei cambiamenti potrebbero avvenire”.

Centrale resta il tema degli infortuni, una situazione che Cardinale definisce “assolutamente penalizzante” perché “cerchiamo di essere attenti al modo in cui strutturiamo il monte ingaggi dei giocatori facciamo tutto questo lavoro e poi ci presentiamo senza far giocare tutti i giocatori, che senso ha?”. Fondamentale nel disegnare il futuro del Milan sarà Zlatan Ibrahimovic che, seduto al suo fianco nell’evento del Financial Times, viene definito da Cardinale il suo “delegato”.

“Io e Ibrahimovic Ci sentiamo più volte al giorno. E ha l’autorità di essere la mia voce con i giocatori, con lo staff, con tutti a Casa Milan. Questo è molto importante. E ciò che è davvero importante è che ha una grande credibilità. Il modo in cui si comporta, il modo in cui riesce a parlare ai giocatori con la voce della proprietà, è incredibilmente unico. E io voglio questo. Non voglio entrare nello spogliatoio e fare così. Voglio che sia Zlatan a farlo”. Ibra parla a nome della proprietà e ha ìquindi un ruolo cruciale all’interno del Milan. E Ibra non ha saputo dire di no “ad un’offerta che non potevo rifiutare”. “Sono eccitato, ho tanta ambizione. È tutto nuovo, parto da zero. Ho tanto da imparare, tanto da migliorare, ma tanta voglia di fare. Abbiamo grande ambizione: c’è la visione di Cardinale e la visione italiana”.

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4 anni di stop, Pogba lotta per non finire la carriera

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Dopo mesi di attesa, è arrivata la sentenza-verità per Paul Pogba. La richiesta della Procura Antidoping è stata accettata, la squalifica per il Polpo sarà di quattro anni. Una vera e propria batosta arrivata intorno all’ora di pranzo, con la Juve che in mattinata aveva ricevuto la comunicazione. La sua avventura in bianconero è da considerarsi conclusa, così come è a rischio pure la sua intera carriera: il francese spegnerà 31 candeline il prossimo 15 marzo, senza considerare che nelle ultime stagioni è stato a lungo frenato dagli infortuni.

Ma Pogba non si arrende e annuncia che farà ricorso: “Non ho mai assunto consapevolmente o deliberatamente alcun integratore che violi le norme antidoping – si difende – come atleta professionista non farei mai nulla per migliorare le mie prestazioni utilizzando sostanze vietate e non ho mai mancato di rispetto o imbrogliato i miei compagni e sostenitori di nessuna delle squadre per cui ho giocato o contro cui ho giocato”. Se non cambieranno le cose, il ritorno in campo di Pogba sarebbe fissato per il 10 settembre del 2027, quando sarà alla soglia dei 35 anni. L’ultima spiaggia, anche se le speranze sono minime, è rappresentata dal ricorso alla Corte Nazionale e al Tas di Losanna, come annunciato dallo stesso calciatore.

“Sono stato informato della decisione del Tribunale Nazionale Antidoping e ritengo che il verdetto sia sbagliato, in conseguenza presenterò ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport”. Il Polpo spiega di essere “triste, scioccato e con il cuore spezzato perché tutto ciò che ho costruito nella mia carriera da giocatore professionista mi è stato portato via”. E ribadisce la sua innocenza: “Quando sarò libero dalle restrizioni legali l’intera storia diventerà chiara”. La stessa speranza espressa dalla moglie: “La verità prevarrà sempre mi rey”, scrive sui social Maria Zulay Salaues. Riavvolgendo il nastro della vicenda, il caso è scoppiato l’11 settembre scorso, quando Pogba è stato sospeso in via cautelare a causa della positività riscontrata a un controllo anti-doping dopo Udinese-Juve del 20 agosto 2023. Le controanalisi di inizio ottobre al laboratorio dell’Acqua Acetosa di Roma hanno confermato i primi risultati, per un integratore assunto dal calciatore durante le vacanze estive a Miami.

Insieme ai suoi legali, Pogba aveva deciso di non patteggiare una squalifica di due anni ma di andare avanti per la sua strada per dimostrare la propria innocenza, ma ora il Tribunale Nazionale Antidoping ha emesso la sua sentenza: quattro anni di stop al Polpo, sulla sua carriera rischia di calare il sipario. E anche il suo rapporto con la Juve, che da settembre sta garantendo a Pogba il minimo salariale previsto, circa duemila euro al mese, è ormai ai titoli di coda. Solidarieta’ gli arriva da Dusan Vlahovic, compagno di oggi, e da Dybala e Paredes, bianconeri di ieri.

Lo difende il ct dei Bleus, Didier Deschamps, raccontando lo choc della Francia: “Non immagino neppure un istante che Pogba abbia avuto intenzione di doparsi – le sue parole in una nota – Ora c’e’ un fatto, la presenza dell’ormone illecito è incontestabile. Paul dovrà condurre una nuova battaglia per difendersi, davanti al Tribunale arbitrale dello Sport: quel che Paul sta vivendo da mesi e’ duro, e non posso restare insensibile di fronte al suo dolore, tenuto conto di tutto quello che ha realizzato in nazionale e dei rapporti che abbiamo stretto con la maglia dei Bleus. La sua situazione mi rattrista e spero con tutto il cuore che possa risolversi. In ogni caso, voglio crederci”.

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