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Cultura

Moda, still-life, paesaggi, cinema: è la comunicazione la terza tappa del “tour fotografico” napoletano

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La fotografia che abbiamo sempre considerato lontana da Napoli

Dopo le prime due  tappe nel mondo della  fotografia napoletana, ci addentriamo oggi in alcuni  settori che si è sempre pensato meno si addicessero al territorio napoletano, entriamo in  settori che a volte in modo snobistico, ma forse anche con cattiveria, vengono definiti “commerciali”. Io preferisco definirli  di comunicazione, fotografia applicata alla comunicazione, probabilmente i seguaci del pensiero di Baudelaire troveranno in questo settore la conferma delle loro teorie, ma forse, perché non hanno mai osservato il sacrificio, lo studio, la consapevolezza, gli sforzi che ci sono dietro alla produzione di immagini create per la “pubblicizzazione” di un prodotto industriale e non si addentrano nel pensiero e nelle dinamiche della creatività che dietro ognuna delle immagini create nasconde la personalità e la sensibilità di chi le ha pensate e costruite. Lungi da me il pensiero di accomunarmi al Divino Poeta, in questa tappa, mi avvarrò di un Virgilio (questo si veramente paragonabile al sommo Latino) d’eccezione, che molto mi accompagnerà in questi lidi. Sarà Ugo Pons Salabelle, il collega  che mi indicherà la via. Salabelle,  docente dell’istituto ILAS, istituzione cittadina per la formazione di fotografi per la comunicazione  è sicuramente l’unico fotografo di comunicazione napoletano che vanta tutt’oggi in giro per il mondo campagne fotografiche che da anni sono rinverdite con creazioni nuove e nuove foto. Ugo Pons, ha spaziato dallo still-life alla moda, formatosi tra Roma e Milano, è rientrato a Napoli negli anni passati da dove è riuscito a primeggiare in campo nazionale e internazionale, anche se come tutti i suoi colleghi di settore si trovano ad operare, in carenza di committenza e mercato, ma anche con queste non rosee prerogative, uno degli ambiti, ed in particolare quello della moda e dello still-life, sono riusciti a far emergere nel corso degli anni professionisti di eccellenza che hanno prodotto producono i loro scatti per le piu importanti griffe nazionali. Non solo moda  e still-life, ma anche la ritrattistica e quella che oggi è forse la piu’ interessante, perché  specchio della società attuale e che è una delle sue maggiori industrie, la fotografia di cinema, dove  i colleghi napoletani che sono tra i piu’ apprezzati nel mercato cinematografico internazionale.

A Napoli, terra dalle mille contradizioni, ma città che nell’eleganza, in special modo nella sartoria maschile, ha un suo glorioso passato ed eccellente presente, la fotografia di moda non è stata mai sospinta e sostenuta in modo appropriato, le maison hanno sempre privilegiato i grandi studi milanesi o romani per pubblicizzare e documentare le loro creazioni, ma proprio per questo, la caparbietà dei fotografi napoletani li ha portati, prima a lunghi apprendistato presso studi milanesi e poi al ritorno hanno affermato a livello nazionale la loro professionalità. E’ il caso di Fabrizio Lombardi  una delle firme piu’ riconosciute nel panorama moda italiano. Fabrizio, ci ha lasciato 10 anni fa,  con un archivio che ancora oggi spazia tra le sue creazioni “commerciali” e le sue visioni che facevano si che i suoi pensieri si trasformassero in fotografie, svelandoci una creatività oltre la professione, una creatività che entrava di diritto nel mondo artistico-autoriale mettendoci di fronte a scatti di rara bellezza e di una capacità sperimentativa che rivelava il suo grande sapere tecnico.

La Napoli fotografica è stata sempre all’avanguardia

Ma partiamo dagli inizi del ‘900, quando la fotografia cominciava a farsi conoscere anche come formidabile mezzo di comunicazione e si cominciavano a vedere le prime foto pubblicitarie, siano esse di moda con le sofisticate modelle del tempo che di still-life.   Non si puo’ non cominciare questa tappa da Giulio Parisio, dello studio Parisio, oggi archivio, che spaziava con maestria in tantissimi campi della fotografia, moda, pubblicità, architettura, industriale e come abbiamo scritto nella prima tappa anche nel fotogiornalismo.

Foto di Moda, ma sono famose anche le foto degli studi   Liquore Strega e del Caffe’ Cirio, oltre a vari bozzetti fotografici che altro non erano che lay-out di lavori che sarebbero stati prodotti in seguito. Giulio, il capostipite, seguito da Fabrizio che fu il primo e unico fotografo ufficiale dell’ILVA poi Italsider. Il movimento futurista del quale fu esponente proprio il Parisio padre, nella comunicazione e quindi anche in quella fotografica, oltre che alla pittorica fu conosciuta  in città proprio con gli scatti dell’ecclettico fotografo che spaziò anche con successo nella moda.

I linguaggi fotografici si fondono e nascono nuove opportunità

Spostati gli assi poi a Firenze e Milano per questo settore fotografico, bisogna aspettare la seconda metà del ‘900 per ricominciare a parlare di fotografia pubblicitaria, certamente un pioniere in quegli anni fu Claudio Ottaviano e dopo di lui arrivarono i già citati Lombardi e Pons Salabelle e con gli anni ’90 tanti giovani di allora che dopo esperienze fotografiche anche diverse e disparate si attestarono in un mercato riscuotendo anche discreti successi e riuscendo ad esprimere al meglio la loro creatività. Ippolito Baly e i giovani Quaranta e Nasca, binomio fotografico uniti dall’amicizia e dallo stesso sentire, tre collaboratori fissi della rivista NapoliCity, Luigi Di Maggio, apprezzato nello still-life, e protagonista di una lunga, importantissima e fruttuosa gavetta, Alfonso Grotta, da sempre uno sperimentatore di linguaggi e inquadrature. In quegli anni e verso la fine degli anni ’90 il mercato, flessibile, molto poco rigido e ancora non settorializzato riusciva a creare commistioni e intrecciare vari linguaggi fotografici, con l’effetto che molti fotografi con esperienze e formazioni diverse, si cimentassero nei vari settori della fotografia di comunicazione per poi rimanervi con soddisfazioni professionali e sviluppando nuove tecniche e teorie, oppure, per chi fosse ritornato alla sua iniziale vocazione, si ritrovava accresciuto il suo bagaglio esperienzale e professionale. Oreste Lanzetta, oggi professore di fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, Roberto della Noce, attivo nel settore delle riprese d’arte  e Toty Ruggieri, del quale abbiamo parlato nella prima tappa, fotogiornalista poi approdato nella moda, settore nel quale ha sviluppato la sua carriera con importanti campagne maturate su set nazionali e esteri  ed oggi titolare di cattedra di fotografia di moda anche lui presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Poi Pino Guerra, anche lui dal fotogiornalismo e oggi girovago su set esteri per cataloghi e brochure di moda una particolare attenzione vorrei porre su Enzo Rando, fotografo ischitano che rispolverando l’antica arte delle fotografie per cartolina è riuscito, nel corso degli anni a far rileggere l’immagine dell’Isola Verde attraverso le sue cartoline e i suoi libri sull’isola, oltre a creare le giuste foto di comunicazione per tante attività  turistiche  del territorio.

Ma come si accennava prima, una fucina di formazione per fotografi della comunicazione è l’ILAS, istituto fondato da Angelo Scognamiglio, dal quale, sotto la guida dei docenti Ugo Pons Salabelle, Pierluigi de Simone fondatore di Fotografia Associati con Francesco Rotili e Fabio Chiaiese, sono usciti fotografi come Silvio Acocella, Alessandra di Ronza, Debora Palazzo , Alessandro Germanò, Alessandro Micillo, e tanti tanti altri, quasi tutti con esperienze milanesi in importanti studi pubblicitari o di fotografi di grido.

La fotografia comunica anche nuovi assetti

Molto nutrita anche la pattuglia femminile, fotografe attive nel settore comunicazione di importanti agenzie pubblicitarie e affermate free lance come Machi di Pace e Anna Abet, Maura Gravina e Iole Capasso, presente con una sua foto anche nella Metro d’Arte Napoletana. Ritornando agli anni ’90 uno dei punti di riferimento per le modelle e lo star sistem napoletano era sicuramente lo studio di Alessio Buccafusca al Parco Grifeo, Alessio, fotografo ritrattista e primo sperimentatore di fotografia di danza  in studio, ancora oggi, ospita le stelle dei templi della danza. Sui suoi fondali hanno volato Vassiliev, Nureyev la Savignano, Carla Fracci, Marilena Riccio, prima ballerina del San Carlo e le étoile contemporanee Picone e Bolle e numerosi altri danzatori e danzatrici hanno attraversato le porte del suo studio, dove in quegli anni c’era anche Alfredo Carrino, ritrattista delle celebrità napoletane che venivano poi impresse sulle copertine dei giornali piu’ glamour del tempo. Piero Menditto, poi prima del suo rientro a Napoli si è introdotto nel settore con permanenze a Milano, New York e Rio, dove ha anche affinato il linguaggio video sempre indirizzato alla comunicazione. Paolo Pelli, con al suo attivo oltre ai cataloghi e le pubblicità con splendide modelle, anche pubblicazioni su aspetti di Napoli vista dai suoi quartieri. Salvio Parisi, con i suoi ritratti del jet-set napoletano, e poi un trio   di fotografi Paolo Cappelli, Stefano Greco e il compianto Gigi Guarracino che formarono il gruppo Idra trasformatosi poi in StudioF64 insieme a Maurizio Criscuolo oggi attiva nelle riprese di  architettura e di interior design. Poi Crescenzo Mazza con esperienze newyorkesi e sui maggiori set internazionali ha poi inaugurato a Napoli uno dei più importanti e attrezzati studi di ripresa del Sud Italia.   Anni nei quali anche Vittorio Guida, prima di scegliere la Cina come sua base operativa spaziava tra riprese di moda e interni di imbarcazioni di lusso. Poi   Pepe Russo, Massimiliano Ricci, e altri che possiamo definire gli ultimi fotografi della generazione di mezzo, prima di quella esclusivamente digitale di cui Gennaro Navarra, raffinato fotografo e pensatore ci parla ribadendo che oramai non c’è più la strada e la gavetta affrontata da tutti, con la conoscenza dell’analogico, ma si parte solo ed esclusivamente dal digitale e questo, che può sembrare un limite facendo storcere a  molti il naso,  questa “mancanza”, invece, a volte si rivela punto vincente, proprio per la determinazione concentrata solo sulla costruzione dell’immagine, scevri da passate esperienze basate sulla chimica. Ne sono prova con i loro lavori Carlo William Rossi e Anna Caruso, quest’ultima allieva dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, oramai  di base a Milano dove è riuscita ad arrivare ai vertici della fotografia di moda per bambini lavorando con i maggiori marchi nazionale e esteri, costruendo sempre un rapporto speciale con i piccoli modelli. Dall’Accademia sono presenti sul mercato anche Giuseppe Barbato, Chiara Custagliola, Rosa Sorvillo, che alterna le foto al ruolo di modella, provando personalmente i due lati dell’obiettivo Altro settore della fotografia di comunicazione è quello della fotografia di scena per il cinema che come abbiamo scritto anche nella prima tappa è oramai industria fiorente in città con professionisti fotografi ai vertici delle classifiche nazionali e internazionali come il già citato Gianni Fiorito, fotografo del film premio Oscar “la Grande Bellezza” e poi Mario Spada, Edoardo Castaldo, Marcello Merenda specialista di ritratti da set e Anna Camerlingo, che spazia dal teatro al cinema alla televisione riprendendo le più importanti fiction RAI.

Anche al termine di questa terza tappa, si registra un dinamismo della fotografia napoletana in tutti i settori, in un territorio avaro di opportunità, la fotografia riesce a crearsi i propri spazi e perseguire i propri obiettivi ai massimi livelli, che poco hanno da invidiare ad altre realtà nazionali ben piu’ organizzate e coese.

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Cultura

Caravaggio “scoperto” a Madrid, Prado interessato

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Doveva essere venduto a Madrid con una base d’asta di 1.500 euro. Invece, nel giro di pochi giorni e’ finito al centro delle attenzioni di esperti d’arte e poi del museo del Prado, fino alla decisione del governo spagnolo di bloccarne l’esportazione: si tratta del dipinto “La Coronacion de Espinas”, un Ecce Homo attribuito al circolo di Jose’ de Ribera (secolo XVII), ma che diversi studiosi ritengono si tratti di un originale di Caravaggio. E cosi’, il giallo e’ servito: puo’ davvero essere un’opera del grande artista finita in Spagna e poi rimasta dimenticata per secoli? Secondo fonti del ministero della Cultura spagnolo, ci vorra’ tempo per stabilirlo. “Serve uno studio tecnico e scientifico approfondito” che andra’ poi sottoposto “a un dibattito accademico”, spiegano. Il Museo del Prado, che in tanti ora auspicano possa acquisire il dipinto, ammette con cautela il suo interesse nel caso venisse confermata l’autografia del grande pittore lombardo. Intanto, pero’, il quadro non e’ andato all’asta questo giovedi’, come aveva invece previsto in un primo momento la Casa d’Aste Ansorena, incaricata della vendita. Una notizia anticipata in Italia da alcuni quotidiani poi confermata dalla stessa Ansorena. Maria Cristina Terzaghi, docente di Roma Tre ed esperta dell’opera di Caravaggio, secondo quanto riporta Repubblica, si e’ detta sicura che il dipinto sia un originale di Caravaggio. “E’ lui!”, avrebbe esclamato dopo aver esaminato l’opera personalmente. Dello stesso parere e’ Vittorio Sgarbi, che su Il Giornale racconta di aver immaginato di portare il dipinto in Italia con l’aiuto di un finanziatore e che ora si augura che il dipinto possa entrare nelle sale de Il Prado. Mentre Nicola Spinosa, esperto di pittura napoletana del Seicento, non pensa possa trattarsi davvero di un quadro di Michelangelo Merisi. A Madrid la direzione del Prado, che ha richiesto l’intervento del governo spagnolo, e’ in allerta da martedi’. Ieri, la riunione d’urgenza decisiva al ministero della Cultura, che come “misura cautelare”, ha dichiarato l’opera “non esportabile”. “Il quadro e’ di valore”, ha detto oggi ai media spagnoli il ministro della Cultura Jose’ Manuel Rodriguez Uribes, “siamo stati rapidi”. Fonti ministeriali spiegano che, dal loro punto di vista, e’ stato fatto il possibile per “proteggere l’opera dal punto di vista giuridico”. Adesso si attende che la Regione di Madrid lo dichiari bene di interesse culturale, il che permetterebbe l’attivazione dei meccanismi necessari per garantirne lo studio e la preservazione. Intanto, il Prado — che de Caravaggio gia’ ospita un Davide e Golia — fa sapere di essere “interessato” all’opera nel caso se ne confermasse l’autenticita’, puntualizzando pero’ che i suoi esperti non l’hanno ancora potuta esaminare.

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Cultura

RestiAMO al SUD, la Pasqua di Forio d’Ischia che vogliamo presto tornare a rivivere

Giovanni Mastroianni

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L’isola Flegrea che nasce dalla forza dei vulcani che iniziarono a modellarla circa centocinquantamila anni fa, baciata dal sole e bagnata da un Tirreno qui sempre turchese, è un luogo d’incanto dove colori, tradizioni e sapori, rappresentano l’essenza più profonda di questo angolo di Paradiso in terra. Ancora oggi l’impeto del magma anima l’attività termale che rende Ischia un luogo unico al mondo.

La Pasqua Cristiana qui si fa sentire forte, come il tipico profumo della primavera, che si mescola a quello della pastiera e dei casatielli spesso sfornati ancora in casa. La via Crucis è un rito irrinunciabile, che fonde sentimenti religiosi e culturali radicatissimi nei cuori degli ischitani, che mai come oggi sperano in un giorno di Resurrezione e di liberazione da questa pandemia opprimente, che spezza vite e avvilisce i sogni di rinascita. Ma la bellezza dell’isola è un inno alla gioia e alla vita, che così resiste anche a questo periodo nefasto.

L’intera comunità continua a dare prova di affiatamento tipicamente isolano e certamente presto, molto presto, torneremo tutti a vivere ancora una volta la magia della Pasqua di Forio, che proprio la sera del Venerdì Santo si trasforma nell’antica Gerusalemme, con centinaia di figuranti in costume d’epoca che animano la Via Crucis per le strade del centro storico, fino alla rappresentazione mozzafiato della crocifissione nel piazzale del Soccorso, dove migliaia di persone, siano esse credenti o meno, assistono sempre commosse al sacrificio del figlio di Dio, che paga con l’atroce fine della sua vita terrena il male del mondo intero. Un evento unico da vedere almeno una volta, che lascia un profondo segno di appartenenza.

Sempre qui torneremo ad ammirare, la mattina della Domenica di Pasqua la “Corsa dell’Angelo”, la rappresentazione religiosa che dall’anno 1618 celebra l’incontro della Madonna con il figlio risorto. Anche questa lunga notte di pandemia sarà di certo superata e le quattro statue custodite dall’Arciconfraternita, rappresentanti il Cristo, la Madonna, San Giovanni Apostolo e appunto l’Angelo, torneranno a riabbracciare la città tra i cori sacri scanditi in latino antico, sorrette dalle salde spalle dei fedeli in processione, i cui sentimenti di devozione resistono alle intemperie della vita così come la forte roccia sostiene da secoli il Castello Aragonese, forgiata dalle prime eruzioni che ancora oggi rendono questo posto straordinariamente vivo e pulsante. 

Perché Ischia è anche questo, un racconto di storia, cultura e folclore, tutto da scoprire. Un sogno che vogliamo tornare a rivivere al più presto.

Giovanni Mastroianni 

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Corona Virus

Sepolcri: Cristo, Foscolo e la pandemia di Covid 19

Angelo Turco

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È Pasqua oggi, e invio il mio augurio a tutti i lettori di juorno.it. Il Sepolcro è scoperchiato a Gerusalemme. Cristo è risorto. E’ tornato dal Padre. Ci ha lasciati, dicono i testi e le liturgie, ma non ci ha abbandonati.

Come non pensare, oggi, anche ai Sepolcri foscoliani, che tutti noi abbiamo incontrato sui banchi di scuola? Rivisitiamo la vicenda: è istruttivo, in questa Pasqua di pandemia.

L’editto napoleonico di Saint Cloud arriva in Italia nel 1806, due anni dopo la sua emanazione, come “Decreto portante il Regolamento di polizia medica”. Dice che i defunti devono essere sepolti non più nelle chiese, sinagoghe, ospedali o in edifici chiusi, bensì fuori dalla cinta di borghi e città. E’ un provvedimento di sanità pubblica, dunque, punto d’arrivo di politiche intese ad arginare in qualche modo le febbri, pestilenze, morbi, insomma le epidemie che durante tutto il Settecento hanno afflitto e continuano nel nuovo secolo ad affliggere l’Europa con focolai di morbilità più o meno estesi. Contro di essi la scienza medica è largamente impotente e la cognizione anti-epidemica continua ad essere, fin dal tempo della peste nera (1346 e seguenti), una cultura di igiene collettiva, di sanità pubblica, che si confonde dunque, né più né meno, con una “misura di polizia”.

Esattamente come oggi: la sanità pubblica, con il suo apparato di divieti, proibizioni, rigidità, confinamenti, permessi selettivi, zone colorate, coprifuoco, controlli, prevale sulla cura medica, del tutto insufficiente contro il Covid 19.

Come dite? Il vaccino? Certo, oggi abbiamo il vaccino, che ha tuttavia una natura ibrida. Da un lato, si tratta di un farmaco, certamente, e quindi di una risorsa medica fondamentale per lottare contro le morbilità attraverso l’attivazione e il sostegno immunitario. Dall’altro, si tratta di un dispositivo di sanità pubblica in quanto ha a che fare con l’arresto o il rallentamento del contagio nonché l’attenuazione dell’aggressività delle patologie innescate dal virus. Di più, per avere realmente successo il vaccino deve essere somministrato in modo non solo medicalmente corretto, ma altresì rapido, e secondo una metodologia efficiente, ossia chiara nelle procedure, verificabile nei risultati e adattativa, conformemente alle indicazioni di un ben determinato Piano Vaccinale. Cioè, ancora una volta, una misura ibrida, avente carattere clinico e, allo stesso tempo, di salute pubblica.

Ma torniamo al carme “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo che come sappiamo ha molto a che fare con l’editto di Saint Cloud e, inevitabilmente, con “l’esprit des lois”, ossia con il contenuto ideologico delle norme giuridiche. L’editto, infatti, accanto ad obiettivi di salute pubblica pone anche un obiettivo di uguaglianza sociale da realizzarsi attraverso l’uniformizzazione delle sepolture, la quale rende pertanto tutti i cittadini pari di fronte alla morte. Salvo, naturalmente, casi speciali, di cui si occupano speciali commissioni. Le famose deroghe, insomma, che vanificano la massima secondo cui: “la legge è uguale per tutti”.

Detto fatto: epidemie, incipiente igienismo urbano, incubi delle pestilenze incombenti, dolore, morte, tutto questo passa in secondo piano rispetto al contenuto ideologico dell’editto di Saint Cloud, e ai suoi risvolti politici. Lo stesso Foscolo, si capisce, non avrebbe scritto il magnifico poema che ha scritto su un piatto decreto di polizia medica. Tendenzialmente favorevole all’ideologia illuminista del “tutti uguali di fronte alla morte”, il poeta cambia opinione –pare in seguito a una discussione con Ippolito Pindemonte nel salotto letterario di Isabella Teotochi Albrizzi, a Venezia- e scrive quel componimento appassionato e ammonitore, “finché il sole, risplenderà su le sciagure umane”.

La lunga storia delle epidemie presenta motivi ricorrenti: sofferenze, decessi, invocazioni, fideismi, complottismi, crisi economiche, sconvolgimenti dei rapporti sociali. E conflitti: scientifici, culturali, etici. La logica cede di fronte alla retorica. I nuclei forti delle decisioni pubbliche passano in secondo piano di fronte alle passioni politiche.  I numeri? Contano, si capisce: ma perdono le loro pretese assolutistiche, diventano grandezze valutative, se così si può dire, e tutti sono autorizzati a dire la loro, quando si tratta di opinioni….  

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