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Moda, still-life, paesaggi, cinema: è la comunicazione la terza tappa del “tour fotografico” napoletano

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La fotografia che abbiamo sempre considerato lontana da Napoli

Dopo le prime due  tappe nel mondo della  fotografia napoletana, ci addentriamo oggi in alcuni  settori che si è sempre pensato meno si addicessero al territorio napoletano, entriamo in  settori che a volte in modo snobistico, ma forse anche con cattiveria, vengono definiti “commerciali”. Io preferisco definirli  di comunicazione, fotografia applicata alla comunicazione, probabilmente i seguaci del pensiero di Baudelaire troveranno in questo settore la conferma delle loro teorie, ma forse, perché non hanno mai osservato il sacrificio, lo studio, la consapevolezza, gli sforzi che ci sono dietro alla produzione di immagini create per la “pubblicizzazione” di un prodotto industriale e non si addentrano nel pensiero e nelle dinamiche della creatività che dietro ognuna delle immagini create nasconde la personalità e la sensibilità di chi le ha pensate e costruite. Lungi da me il pensiero di accomunarmi al Divino Poeta, in questa tappa, mi avvarrò di un Virgilio (questo si veramente paragonabile al sommo Latino) d’eccezione, che molto mi accompagnerà in questi lidi. Sarà Ugo Pons Salabelle, il collega  che mi indicherà la via. Salabelle,  docente dell’istituto ILAS, istituzione cittadina per la formazione di fotografi per la comunicazione  è sicuramente l’unico fotografo di comunicazione napoletano che vanta tutt’oggi in giro per il mondo campagne fotografiche che da anni sono rinverdite con creazioni nuove e nuove foto. Ugo Pons, ha spaziato dallo still-life alla moda, formatosi tra Roma e Milano, è rientrato a Napoli negli anni passati da dove è riuscito a primeggiare in campo nazionale e internazionale, anche se come tutti i suoi colleghi di settore si trovano ad operare, in carenza di committenza e mercato, ma anche con queste non rosee prerogative, uno degli ambiti, ed in particolare quello della moda e dello still-life, sono riusciti a far emergere nel corso degli anni professionisti di eccellenza che hanno prodotto producono i loro scatti per le piu importanti griffe nazionali. Non solo moda  e still-life, ma anche la ritrattistica e quella che oggi è forse la piu’ interessante, perché  specchio della società attuale e che è una delle sue maggiori industrie, la fotografia di cinema, dove  i colleghi napoletani che sono tra i piu’ apprezzati nel mercato cinematografico internazionale.

A Napoli, terra dalle mille contradizioni, ma città che nell’eleganza, in special modo nella sartoria maschile, ha un suo glorioso passato ed eccellente presente, la fotografia di moda non è stata mai sospinta e sostenuta in modo appropriato, le maison hanno sempre privilegiato i grandi studi milanesi o romani per pubblicizzare e documentare le loro creazioni, ma proprio per questo, la caparbietà dei fotografi napoletani li ha portati, prima a lunghi apprendistato presso studi milanesi e poi al ritorno hanno affermato a livello nazionale la loro professionalità. E’ il caso di Fabrizio Lombardi  una delle firme piu’ riconosciute nel panorama moda italiano. Fabrizio, ci ha lasciato 10 anni fa,  con un archivio che ancora oggi spazia tra le sue creazioni “commerciali” e le sue visioni che facevano si che i suoi pensieri si trasformassero in fotografie, svelandoci una creatività oltre la professione, una creatività che entrava di diritto nel mondo artistico-autoriale mettendoci di fronte a scatti di rara bellezza e di una capacità sperimentativa che rivelava il suo grande sapere tecnico.

La Napoli fotografica è stata sempre all’avanguardia

Ma partiamo dagli inizi del ‘900, quando la fotografia cominciava a farsi conoscere anche come formidabile mezzo di comunicazione e si cominciavano a vedere le prime foto pubblicitarie, siano esse di moda con le sofisticate modelle del tempo che di still-life.   Non si puo’ non cominciare questa tappa da Giulio Parisio, dello studio Parisio, oggi archivio, che spaziava con maestria in tantissimi campi della fotografia, moda, pubblicità, architettura, industriale e come abbiamo scritto nella prima tappa anche nel fotogiornalismo.

Foto di Moda, ma sono famose anche le foto degli studi   Liquore Strega e del Caffe’ Cirio, oltre a vari bozzetti fotografici che altro non erano che lay-out di lavori che sarebbero stati prodotti in seguito. Giulio, il capostipite, seguito da Fabrizio che fu il primo e unico fotografo ufficiale dell’ILVA poi Italsider. Il movimento futurista del quale fu esponente proprio il Parisio padre, nella comunicazione e quindi anche in quella fotografica, oltre che alla pittorica fu conosciuta  in città proprio con gli scatti dell’ecclettico fotografo che spaziò anche con successo nella moda.

I linguaggi fotografici si fondono e nascono nuove opportunità

Spostati gli assi poi a Firenze e Milano per questo settore fotografico, bisogna aspettare la seconda metà del ‘900 per ricominciare a parlare di fotografia pubblicitaria, certamente un pioniere in quegli anni fu Claudio Ottaviano e dopo di lui arrivarono i già citati Lombardi e Pons Salabelle e con gli anni ’90 tanti giovani di allora che dopo esperienze fotografiche anche diverse e disparate si attestarono in un mercato riscuotendo anche discreti successi e riuscendo ad esprimere al meglio la loro creatività. Ippolito Baly e i giovani Quaranta e Nasca, binomio fotografico uniti dall’amicizia e dallo stesso sentire, tre collaboratori fissi della rivista NapoliCity, Luigi Di Maggio, apprezzato nello still-life, e protagonista di una lunga, importantissima e fruttuosa gavetta, Alfonso Grotta, da sempre uno sperimentatore di linguaggi e inquadrature. In quegli anni e verso la fine degli anni ’90 il mercato, flessibile, molto poco rigido e ancora non settorializzato riusciva a creare commistioni e intrecciare vari linguaggi fotografici, con l’effetto che molti fotografi con esperienze e formazioni diverse, si cimentassero nei vari settori della fotografia di comunicazione per poi rimanervi con soddisfazioni professionali e sviluppando nuove tecniche e teorie, oppure, per chi fosse ritornato alla sua iniziale vocazione, si ritrovava accresciuto il suo bagaglio esperienzale e professionale. Oreste Lanzetta, oggi professore di fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, Roberto della Noce, attivo nel settore delle riprese d’arte  e Toty Ruggieri, del quale abbiamo parlato nella prima tappa, fotogiornalista poi approdato nella moda, settore nel quale ha sviluppato la sua carriera con importanti campagne maturate su set nazionali e esteri  ed oggi titolare di cattedra di fotografia di moda anche lui presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Poi Pino Guerra, anche lui dal fotogiornalismo e oggi girovago su set esteri per cataloghi e brochure di moda una particolare attenzione vorrei porre su Enzo Rando, fotografo ischitano che rispolverando l’antica arte delle fotografie per cartolina è riuscito, nel corso degli anni a far rileggere l’immagine dell’Isola Verde attraverso le sue cartoline e i suoi libri sull’isola, oltre a creare le giuste foto di comunicazione per tante attività  turistiche  del territorio.

Ma come si accennava prima, una fucina di formazione per fotografi della comunicazione è l’ILAS, istituto fondato da Angelo Scognamiglio, dal quale, sotto la guida dei docenti Ugo Pons Salabelle, Pierluigi de Simone fondatore di Fotografia Associati con Francesco Rotili e Fabio Chiaiese, sono usciti fotografi come Silvio Acocella, Alessandra di Ronza, Debora Palazzo , Alessandro Germanò, Alessandro Micillo, e tanti tanti altri, quasi tutti con esperienze milanesi in importanti studi pubblicitari o di fotografi di grido.

La fotografia comunica anche nuovi assetti

Molto nutrita anche la pattuglia femminile, fotografe attive nel settore comunicazione di importanti agenzie pubblicitarie e affermate free lance come Machi di Pace e Anna Abet, Maura Gravina e Iole Capasso, presente con una sua foto anche nella Metro d’Arte Napoletana. Ritornando agli anni ’90 uno dei punti di riferimento per le modelle e lo star sistem napoletano era sicuramente lo studio di Alessio Buccafusca al Parco Grifeo, Alessio, fotografo ritrattista e primo sperimentatore di fotografia di danza  in studio, ancora oggi, ospita le stelle dei templi della danza. Sui suoi fondali hanno volato Vassiliev, Nureyev la Savignano, Carla Fracci, Marilena Riccio, prima ballerina del San Carlo e le étoile contemporanee Picone e Bolle e numerosi altri danzatori e danzatrici hanno attraversato le porte del suo studio, dove in quegli anni c’era anche Alfredo Carrino, ritrattista delle celebrità napoletane che venivano poi impresse sulle copertine dei giornali piu’ glamour del tempo. Piero Menditto, poi prima del suo rientro a Napoli si è introdotto nel settore con permanenze a Milano, New York e Rio, dove ha anche affinato il linguaggio video sempre indirizzato alla comunicazione. Paolo Pelli, con al suo attivo oltre ai cataloghi e le pubblicità con splendide modelle, anche pubblicazioni su aspetti di Napoli vista dai suoi quartieri. Salvio Parisi, con i suoi ritratti del jet-set napoletano, e poi un trio   di fotografi Paolo Cappelli, Stefano Greco e il compianto Gigi Guarracino che formarono il gruppo Idra trasformatosi poi in StudioF64 insieme a Maurizio Criscuolo oggi attiva nelle riprese di  architettura e di interior design. Poi Crescenzo Mazza con esperienze newyorkesi e sui maggiori set internazionali ha poi inaugurato a Napoli uno dei più importanti e attrezzati studi di ripresa del Sud Italia.   Anni nei quali anche Vittorio Guida, prima di scegliere la Cina come sua base operativa spaziava tra riprese di moda e interni di imbarcazioni di lusso. Poi   Pepe Russo, Massimiliano Ricci, e altri che possiamo definire gli ultimi fotografi della generazione di mezzo, prima di quella esclusivamente digitale di cui Gennaro Navarra, raffinato fotografo e pensatore ci parla ribadendo che oramai non c’è più la strada e la gavetta affrontata da tutti, con la conoscenza dell’analogico, ma si parte solo ed esclusivamente dal digitale e questo, che può sembrare un limite facendo storcere a  molti il naso,  questa “mancanza”, invece, a volte si rivela punto vincente, proprio per la determinazione concentrata solo sulla costruzione dell’immagine, scevri da passate esperienze basate sulla chimica. Ne sono prova con i loro lavori Carlo William Rossi e Anna Caruso, quest’ultima allieva dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, oramai  di base a Milano dove è riuscita ad arrivare ai vertici della fotografia di moda per bambini lavorando con i maggiori marchi nazionale e esteri, costruendo sempre un rapporto speciale con i piccoli modelli. Dall’Accademia sono presenti sul mercato anche Giuseppe Barbato, Chiara Custagliola, Rosa Sorvillo, che alterna le foto al ruolo di modella, provando personalmente i due lati dell’obiettivo Altro settore della fotografia di comunicazione è quello della fotografia di scena per il cinema che come abbiamo scritto anche nella prima tappa è oramai industria fiorente in città con professionisti fotografi ai vertici delle classifiche nazionali e internazionali come il già citato Gianni Fiorito, fotografo del film premio Oscar “la Grande Bellezza” e poi Mario Spada, Edoardo Castaldo, Marcello Merenda specialista di ritratti da set e Anna Camerlingo, che spazia dal teatro al cinema alla televisione riprendendo le più importanti fiction RAI.

Anche al termine di questa terza tappa, si registra un dinamismo della fotografia napoletana in tutti i settori, in un territorio avaro di opportunità, la fotografia riesce a crearsi i propri spazi e perseguire i propri obiettivi ai massimi livelli, che poco hanno da invidiare ad altre realtà nazionali ben piu’ organizzate e coese.

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Un tranquillo mercoledì da leoni vissuto tra illusioni, delusioni, memorie e rievocazioni

Angelo Turco

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Che giornata oggi! Densa di cose che accadono, tra illusioni e delusioni. Ma densa anche di memorie, tra rievocazioni di circostanza e meditazioni che non possono avere sosta. Oggi ricorre il mesto anniversario dell’assassinio a Conakry di Amilcar Cabral (1924-1973), un grande leader delle indipendenze africane e dell’emancipazione umana. Domani cadrà il centenario della fondazione a Livorno del Partito Comunista d’Italia. 

Amilcar Cabral. Leader delle indipendenze africane

Ricordati di ricordare: il titolo di un libro, una pratica di vita, un impegno civile. Gli occhi del mondo sono puntati su Washington, si capisce: l’uscita di scena di D. Trump è un gran giorno per gli Stati Uniti e per un mondo che deve costruire, pur tra mille difficoltà, un’idea più sensata di globalizzazione e metterla speditamente in pratica. 

Gli occhi dell’Italia sono puntati su Roma, sul colore della cravatta di Conte, sulle evoluzioni alate del renzismo, sulla differenza che c’è tra i voti che servono per governare e i voti che servono per tirare a campare, almeno fino a mettere in sicurezza la Presidenza della Repubblica: la ragione vera per cui non si va alle elezioni anticipate. 

Ma i costruttori sono dei responsabili o dei voltagabbana? Nel regno dell’ipocrisia, si fa finta di dimenticare, tra riprovazioni ed encomi, che nel nostro Pese queste figure provengono dalle Camere post-risorgimentali, con il tramonto della Destra storica e la “rivoluzione parlamentare” di Agostino Depretis. Per designarli, fu inventata una parola poi entrata nel lessico della politica: si chiamarono “trasformisti”. Nessuno ha utilizzato questo termine in questa occasione. Peccato! Continuerei a chiamarli così, recuperandone -di là da ogni giudizio di valore- una dimensione “governamentale”: eminentemente tattica, se vogliamo, eppure necessaria alla sopravvivenza delle democrazie.

Oggi si vota un nuovo “scostamento di Bilancio”, una trentina di miliardi di debito supplementari che assicureranno “ristori” alle categorie più duramente colpite dalla crisi pandemica. Il punto sta proprio qui, temo. Il punto è due volte questo. La prima volta perché penso che i ristori sono non molto di più che “pannicelli caldi”. I quali stanno assorbendo molte risorse senza produrre neppure le condizioni minime per la ripresa economica, che non avviene con i ristori ma con gli investimenti produttivi. E del resto, la gente non reclama piccole elemosine, ma vuole riprendere le attività. La seconda volta, si salda esattamente con la prima e chiude il cerchio. Non puoi avviare un circuito virtuoso per la ripresa economica basata sugli investimenti lungo le linee strategiche preconizzate dal Next Generation EU e fatte proprie dal Governo sulla base delle indicazioni europee (green, digitalizzazione, ricerca e formazione) se non batti la pandemia. Possiamo continuare con tutti i balletti numerici e i falsi scoop che volete, ma se continua lo stop and go epidemico, con il conseguente, nevrotico, regionalismo cromatico, l’economia n.o.n. riparte. 

E dunque, occorre dire forte e chiaro che il primo atto “e.c.o.n.o.m.i.c.o.” del Recovery Plan è la vaccinazione di massa. L’ha capito bene J. Biden, dichiarando non a caso che la sua azione politica mette al primo posto il 100 per 100: cento milioni di americani vaccinati nei primi cento giorni di presidenza. La partita cruciale si gioca lì. L’intendence suivra, secondo il detto napoleonico.

E dunque suggerirei a G. Conte di riafferrare il bandolo della sua matassa con uno slogan, per una volta benvenuto: festeggiamo il primo maggio 2021 con 1/3 degli italiani vaccinati!. E’ l’obiettivo politico primario per la ripartenza economica – reale e durevole- del Paese. Tutto il resto, voglio dirlo nel modo più netto, è dilazione, sperpero, incongruenza: insomma, tempo perso.

E dunque suggerirei al settore del turismo, della ristorazione, dell’ospitalità, dei trasporti e del commercio, agli imprenditori rappresentati da Confcommercio, ai sindacati di categoria, di muoversi compatti nella richiesta non solo di provvidenze rapide e adeguate, ma di procedere nel modo più veloce possibile lungo i sentieri coordinati della vaccinazione di massa.

Fermare le morti è un imperativo etico: non è possibile che il Paese continui ad avere tanti lutti, un morto e ormai più di un morto per famiglia, dal Nord al Sud. Fermare le morti è una necessità clinica: i malati di Covid 19 non devono più affollare le terapie intensive, intasare loro malgrado i reparti di medicina, impedendo lo svolgimento delle normali attività di cura grazie alle quali, e solo grazie alle quali, l’Italia ha la speranza di vita alla nascita che ha il privilegio di avere. 

Etica, sanità: certo! Ma dobbiamo capire che fermare le morti è altresì una priorità produttiva. E dobbiamo capirlo anche se in Europa ancora pochi fanno mostra di aver ben compreso di cosa stiamo parlando.

Problematico? 250.000 vaccinazioni al giorno, secondo le priorità annunciate! Be sì, ma dopotutto è ragionevole puntare a ¼ di quelle americane. Come dite? In Italia, sì: e allora? A che serve il Governo?  

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Con Christie’s un viaggio in Italia come nel Grand Tour

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Nei lunghi giorni della pandemia, in cui spostarsi e’ forse tra le cose che manca di piu’, l’arte offre un viaggio almeno immaginario tra le bellezze italiane. Il prossimo progetto di Christie’s e’ un itinerario attraverso l’Italia liberamente ispirato al Grand Tour in voga in Europa tra il XVII e il XVII secolo. Un viaggio virtuale, ma anche un’asta e una mappatura dell’arte moderna e contemporanea delle principali regioni, includendo opere di artisti nazionali ma anche di quei maestri internazionali che hanno trovato ispirazione in Italia, talvolta vivendo e lavorandoci o, semplicemente, influenzati dalla cultura italiana nella loro pratica. Se tre secoli fa un Grand Tour poteva protrarsi per mesi o addirittura anni, questa iniziativa della sede milanese di Christie’s durera’ 20 giorni, da domani al 10 febbraio, nel corso dei quali il “viaggiatore” avra’ la possibilita’ di visitare le regioni italiane online, attraverso il filtro dell’arte dell’ultimo secolo. Si passera’ dunque dal Veneto di Emilio Vedova, all’Emilia Romagna con le fotografie di Luigi Ghirri, dalla Toscana con l’astrattismo di Alberto Magnelli, all’Umbria con Piero Dorazio. E poi il Lazio di Franco Angeli e Schifano. Il viaggio immaginario attraversera’ poi lo stretto di Messina per raggiungere la Sicilia di Carla Accardi (pochi erano i viaggiatori che ci si avventuravano tre secoli fa) per passare nella Sardegna da Maria Lai. La selezione include opere strettamente connesse con le principali regioni italiane, passando da luoghi molto conosciuti anche a livello internazionale fino fino a quelli ancora da scoprire. Del veneziano Vedova Christie’s offre un Dittico del 1989 rappresentativo del suo astrattismo (la stima e’ di 120-180 mila euro), mentre di Luigi Ghirri, uno dei grandi fotografi italiani del Novecento noto per le immagini a colori di giardini e monumenti, andra’ all’asta Modena del 1973 (4-6mila euro). Del fiorentino Magnelli, spesso considerato il primo astrattista italiano, Christie’s ha scelto “Pittura” (50-80 mila euro). L’amicizia di Mara Lai con lo scrittore Giuseppe Dessi’ la spinse a riscoprire le tradizioni sarde tra cui la tessitura: il “Libro dei telai” del 1979 proposto con stima di 2-30 mila euro e’ considerato un perfetto esempio del suo lavoro negli anni Quaranta.

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Procida Capitale della cultura, la gioia del sindaco di Ischia Ferrandino: opportunità per tutte le isole del Golfo 

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Dopo mesi di paralisi e depressione economica, le isole napoletane intravedono una luce in fondo al tunnel. È la nomina di Procida a Capitale italiana della cultura 2022, annunciata stamattina dal ministro per i beni culturali Dario Franceschini, un’occasione che può rappresentare un volano per l’economia di quegli splendidi territori a forte vocazione turistica. È anche per questo motivo che Enzo Ferrandino, sindaco del Comune di Ischia, accoglie con soddisfazione la notizia. “Gioiamo per questa importante affermazione conseguita dalla comunità procidana e siamo sicuri che potrà avere riverberi positivi anche per l’economia dell’isola di Ischia”. Ischia, con la sua enorme capacità ricettiva, si prepara così ad accogliere gli ingenti flussi turistici che saranno richiamati dalla nomina di Procida a capitale Italiana della cultura. 

Il sindaco di Ischia. Enzo Ferrandino

Sindaco Ferrandino, come commenta la nomina di Procida a Capitale italiana della cultura 2022?

Credo sia la vittoria di una comunità che ha saputo conservare la sua autenticità facendone un motivo di vanto, un vessillo da ostentare con orgoglio. È questo il messaggio che Procida lancia con questo successo: l’importanza di saper valorizzare le piccole comunità.

Ischia. Castello Aragonese

Quella di Procida è una vittoria anche per le altre isole napoletane, la sente come sua?

Assolutamente sì. Gioiamo di questa grande affermazione conseguita dalla comunità procidana. Con un post su Facebook mi sono complimentato col sindaco Dino Ambrosino, che ha creduto fortemente in questa iniziativa. Credo riuscirà a valorizzare la tradizione del territorio di Procida in modo efficace. Sono sicuro, inoltre, che questa successo potrà avere riverberi positivi anche per la nostra isola e in generale per tutta la Regione Campania. 

Imboccaturea del Porto di Ischia

Quale apporto sarà in grado di fornire Ischia a Procida Capitale della cultura?

Ischia è uno scrigno che custodisce tesori dal punto di vista storico e paesaggistico. Dal punto di vista turistico può offrire moltissimo, dal termalismo all’enogastronomia; completerà l’offerta procidana. Credo inoltre che, disponendo di tante strutture ricettive, Ischia potrà contribuire a garantire l’ospitalità degli ingenti flussi turistici. Da questo punto di vista noi sapremo farci trovare pronti. 

Quanto saranno importanti il dialogo e la collaborazione fra le due isole?

Credo saranno fondamentali. Con Dino abbiamo un rapporto di amicizia e stima personale, oltre che di apprezzamento del lavoro svolto dalle rispettive amministrazioni. In tante iniziative c’è coincidenza di vedute e di finalità, e sono sicuro che questo rapporto già saldo fra le nostre isole si fortificherà ulteriormente e sarà foriero di successi per tutti. 

Che momento è per Ischia dal punto di vista economico e sanitario?

Come tutte le località turistiche, oggi Ischia vive un momento severo, perché le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria mal si conciliano con le attività ordinarie dell’ospitalità. Il mio auspicio è che l’attività di vaccinazione proceda in maniera spedita, così da poter salvare la stagione 2021. L’emergenza sanitaria ad oggi è sotto controllo, l’isola fa registrare una percentuale di contagiati molto bassa, un positivo ogni 680 abitanti. Il nostro ospedale non ha al momento ricoverati Covid. Dobbiamo monitorare la situazione e vedere come evolve.

Crede che il 2022 potrà rappresentare l’anno della ripartenza per i territori a vocazione turistica?

Io spero in realtà che già il 2021 possa essere l’anno della ripresa, ma sicuramente il 2022 sarà contraddistinto da importanti flussi turistici per le nostre isole. Procida 2022 veicola un messaggio importante: la cultura può essere un’occasione per le comunità per crescere dal punto di vista economico. La cultura è sempre stata la colonna portante della nostra società e Procida sarà la  prova che con la cultura si può anche mangiare, a dispetto di quanto pensano in molti. 

Procida Capitale italiana della cultura per il 2022, il sindaco Ambrosino: premio ai piccoli comuni e occasione per le isole e i Campi Flegrei

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