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Moda, still-life, paesaggi, cinema: è la comunicazione la terza tappa del “tour fotografico” napoletano

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La fotografia che abbiamo sempre considerato lontana da Napoli

Dopo le prime due  tappe nel mondo della  fotografia napoletana, ci addentriamo oggi in alcuni  settori che si è sempre pensato meno si addicessero al territorio napoletano, entriamo in  settori che a volte in modo snobistico, ma forse anche con cattiveria, vengono definiti “commerciali”. Io preferisco definirli  di comunicazione, fotografia applicata alla comunicazione, probabilmente i seguaci del pensiero di Baudelaire troveranno in questo settore la conferma delle loro teorie, ma forse, perché non hanno mai osservato il sacrificio, lo studio, la consapevolezza, gli sforzi che ci sono dietro alla produzione di immagini create per la “pubblicizzazione” di un prodotto industriale e non si addentrano nel pensiero e nelle dinamiche della creatività che dietro ognuna delle immagini create nasconde la personalità e la sensibilità di chi le ha pensate e costruite. Lungi da me il pensiero di accomunarmi al Divino Poeta, in questa tappa, mi avvarrò di un Virgilio (questo si veramente paragonabile al sommo Latino) d’eccezione, che molto mi accompagnerà in questi lidi. Sarà Ugo Pons Salabelle, il collega  che mi indicherà la via. Salabelle,  docente dell’istituto ILAS, istituzione cittadina per la formazione di fotografi per la comunicazione  è sicuramente l’unico fotografo di comunicazione napoletano che vanta tutt’oggi in giro per il mondo campagne fotografiche che da anni sono rinverdite con creazioni nuove e nuove foto. Ugo Pons, ha spaziato dallo still-life alla moda, formatosi tra Roma e Milano, è rientrato a Napoli negli anni passati da dove è riuscito a primeggiare in campo nazionale e internazionale, anche se come tutti i suoi colleghi di settore si trovano ad operare, in carenza di committenza e mercato, ma anche con queste non rosee prerogative, uno degli ambiti, ed in particolare quello della moda e dello still-life, sono riusciti a far emergere nel corso degli anni professionisti di eccellenza che hanno prodotto producono i loro scatti per le piu importanti griffe nazionali. Non solo moda  e still-life, ma anche la ritrattistica e quella che oggi è forse la piu’ interessante, perché  specchio della società attuale e che è una delle sue maggiori industrie, la fotografia di cinema, dove  i colleghi napoletani che sono tra i piu’ apprezzati nel mercato cinematografico internazionale.

A Napoli, terra dalle mille contradizioni, ma città che nell’eleganza, in special modo nella sartoria maschile, ha un suo glorioso passato ed eccellente presente, la fotografia di moda non è stata mai sospinta e sostenuta in modo appropriato, le maison hanno sempre privilegiato i grandi studi milanesi o romani per pubblicizzare e documentare le loro creazioni, ma proprio per questo, la caparbietà dei fotografi napoletani li ha portati, prima a lunghi apprendistato presso studi milanesi e poi al ritorno hanno affermato a livello nazionale la loro professionalità. E’ il caso di Fabrizio Lombardi  una delle firme piu’ riconosciute nel panorama moda italiano. Fabrizio, ci ha lasciato 10 anni fa,  con un archivio che ancora oggi spazia tra le sue creazioni “commerciali” e le sue visioni che facevano si che i suoi pensieri si trasformassero in fotografie, svelandoci una creatività oltre la professione, una creatività che entrava di diritto nel mondo artistico-autoriale mettendoci di fronte a scatti di rara bellezza e di una capacità sperimentativa che rivelava il suo grande sapere tecnico.

La Napoli fotografica è stata sempre all’avanguardia

Ma partiamo dagli inizi del ‘900, quando la fotografia cominciava a farsi conoscere anche come formidabile mezzo di comunicazione e si cominciavano a vedere le prime foto pubblicitarie, siano esse di moda con le sofisticate modelle del tempo che di still-life.   Non si puo’ non cominciare questa tappa da Giulio Parisio, dello studio Parisio, oggi archivio, che spaziava con maestria in tantissimi campi della fotografia, moda, pubblicità, architettura, industriale e come abbiamo scritto nella prima tappa anche nel fotogiornalismo.

Foto di Moda, ma sono famose anche le foto degli studi   Liquore Strega e del Caffe’ Cirio, oltre a vari bozzetti fotografici che altro non erano che lay-out di lavori che sarebbero stati prodotti in seguito. Giulio, il capostipite, seguito da Fabrizio che fu il primo e unico fotografo ufficiale dell’ILVA poi Italsider. Il movimento futurista del quale fu esponente proprio il Parisio padre, nella comunicazione e quindi anche in quella fotografica, oltre che alla pittorica fu conosciuta  in città proprio con gli scatti dell’ecclettico fotografo che spaziò anche con successo nella moda.

I linguaggi fotografici si fondono e nascono nuove opportunità

Spostati gli assi poi a Firenze e Milano per questo settore fotografico, bisogna aspettare la seconda metà del ‘900 per ricominciare a parlare di fotografia pubblicitaria, certamente un pioniere in quegli anni fu Claudio Ottaviano e dopo di lui arrivarono i già citati Lombardi e Pons Salabelle e con gli anni ’90 tanti giovani di allora che dopo esperienze fotografiche anche diverse e disparate si attestarono in un mercato riscuotendo anche discreti successi e riuscendo ad esprimere al meglio la loro creatività. Ippolito Baly e i giovani Quaranta e Nasca, binomio fotografico uniti dall’amicizia e dallo stesso sentire, tre collaboratori fissi della rivista NapoliCity, Luigi Di Maggio, apprezzato nello still-life, e protagonista di una lunga, importantissima e fruttuosa gavetta, Alfonso Grotta, da sempre uno sperimentatore di linguaggi e inquadrature. In quegli anni e verso la fine degli anni ’90 il mercato, flessibile, molto poco rigido e ancora non settorializzato riusciva a creare commistioni e intrecciare vari linguaggi fotografici, con l’effetto che molti fotografi con esperienze e formazioni diverse, si cimentassero nei vari settori della fotografia di comunicazione per poi rimanervi con soddisfazioni professionali e sviluppando nuove tecniche e teorie, oppure, per chi fosse ritornato alla sua iniziale vocazione, si ritrovava accresciuto il suo bagaglio esperienzale e professionale. Oreste Lanzetta, oggi professore di fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, Roberto della Noce, attivo nel settore delle riprese d’arte  e Toty Ruggieri, del quale abbiamo parlato nella prima tappa, fotogiornalista poi approdato nella moda, settore nel quale ha sviluppato la sua carriera con importanti campagne maturate su set nazionali e esteri  ed oggi titolare di cattedra di fotografia di moda anche lui presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Poi Pino Guerra, anche lui dal fotogiornalismo e oggi girovago su set esteri per cataloghi e brochure di moda una particolare attenzione vorrei porre su Enzo Rando, fotografo ischitano che rispolverando l’antica arte delle fotografie per cartolina è riuscito, nel corso degli anni a far rileggere l’immagine dell’Isola Verde attraverso le sue cartoline e i suoi libri sull’isola, oltre a creare le giuste foto di comunicazione per tante attività  turistiche  del territorio.

Ma come si accennava prima, una fucina di formazione per fotografi della comunicazione è l’ILAS, istituto fondato da Angelo Scognamiglio, dal quale, sotto la guida dei docenti Ugo Pons Salabelle, Pierluigi de Simone fondatore di Fotografia Associati con Francesco Rotili e Fabio Chiaiese, sono usciti fotografi come Silvio Acocella, Alessandra di Ronza, Debora Palazzo , Alessandro Germanò, Alessandro Micillo, e tanti tanti altri, quasi tutti con esperienze milanesi in importanti studi pubblicitari o di fotografi di grido.

La fotografia comunica anche nuovi assetti

Molto nutrita anche la pattuglia femminile, fotografe attive nel settore comunicazione di importanti agenzie pubblicitarie e affermate free lance come Machi di Pace e Anna Abet, Maura Gravina e Iole Capasso, presente con una sua foto anche nella Metro d’Arte Napoletana. Ritornando agli anni ’90 uno dei punti di riferimento per le modelle e lo star sistem napoletano era sicuramente lo studio di Alessio Buccafusca al Parco Grifeo, Alessio, fotografo ritrattista e primo sperimentatore di fotografia di danza  in studio, ancora oggi, ospita le stelle dei templi della danza. Sui suoi fondali hanno volato Vassiliev, Nureyev la Savignano, Carla Fracci, Marilena Riccio, prima ballerina del San Carlo e le étoile contemporanee Picone e Bolle e numerosi altri danzatori e danzatrici hanno attraversato le porte del suo studio, dove in quegli anni c’era anche Alfredo Carrino, ritrattista delle celebrità napoletane che venivano poi impresse sulle copertine dei giornali piu’ glamour del tempo. Piero Menditto, poi prima del suo rientro a Napoli si è introdotto nel settore con permanenze a Milano, New York e Rio, dove ha anche affinato il linguaggio video sempre indirizzato alla comunicazione. Paolo Pelli, con al suo attivo oltre ai cataloghi e le pubblicità con splendide modelle, anche pubblicazioni su aspetti di Napoli vista dai suoi quartieri. Salvio Parisi, con i suoi ritratti del jet-set napoletano, e poi un trio   di fotografi Paolo Cappelli, Stefano Greco e il compianto Gigi Guarracino che formarono il gruppo Idra trasformatosi poi in StudioF64 insieme a Maurizio Criscuolo oggi attiva nelle riprese di  architettura e di interior design. Poi Crescenzo Mazza con esperienze newyorkesi e sui maggiori set internazionali ha poi inaugurato a Napoli uno dei più importanti e attrezzati studi di ripresa del Sud Italia.   Anni nei quali anche Vittorio Guida, prima di scegliere la Cina come sua base operativa spaziava tra riprese di moda e interni di imbarcazioni di lusso. Poi   Pepe Russo, Massimiliano Ricci, e altri che possiamo definire gli ultimi fotografi della generazione di mezzo, prima di quella esclusivamente digitale di cui Gennaro Navarra, raffinato fotografo e pensatore ci parla ribadendo che oramai non c’è più la strada e la gavetta affrontata da tutti, con la conoscenza dell’analogico, ma si parte solo ed esclusivamente dal digitale e questo, che può sembrare un limite facendo storcere a  molti il naso,  questa “mancanza”, invece, a volte si rivela punto vincente, proprio per la determinazione concentrata solo sulla costruzione dell’immagine, scevri da passate esperienze basate sulla chimica. Ne sono prova con i loro lavori Carlo William Rossi e Anna Caruso, quest’ultima allieva dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, oramai  di base a Milano dove è riuscita ad arrivare ai vertici della fotografia di moda per bambini lavorando con i maggiori marchi nazionale e esteri, costruendo sempre un rapporto speciale con i piccoli modelli. Dall’Accademia sono presenti sul mercato anche Giuseppe Barbato, Chiara Custagliola, Rosa Sorvillo, che alterna le foto al ruolo di modella, provando personalmente i due lati dell’obiettivo Altro settore della fotografia di comunicazione è quello della fotografia di scena per il cinema che come abbiamo scritto anche nella prima tappa è oramai industria fiorente in città con professionisti fotografi ai vertici delle classifiche nazionali e internazionali come il già citato Gianni Fiorito, fotografo del film premio Oscar “la Grande Bellezza” e poi Mario Spada, Edoardo Castaldo, Marcello Merenda specialista di ritratti da set e Anna Camerlingo, che spazia dal teatro al cinema alla televisione riprendendo le più importanti fiction RAI.

Anche al termine di questa terza tappa, si registra un dinamismo della fotografia napoletana in tutti i settori, in un territorio avaro di opportunità, la fotografia riesce a crearsi i propri spazi e perseguire i propri obiettivi ai massimi livelli, che poco hanno da invidiare ad altre realtà nazionali ben piu’ organizzate e coese.

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Seconda edizione di “Regione Lirica”, il Teatro San Carlo si sposta in piazza del Plebiscito

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Quasi tutto pronto per la seconda edizione di Regione Lirica, il festival del Teatro di San Carlo in Piazza del Plebiscito, manifestazione sostenuta dalla Regione Campania in programma dal 25 giugno al 17 luglio 2021. Sono cominciati i lavori di allestimento del palcoscenico di 1500 mq. Decine di operai al lavoro per montare la struttura in ferro e legno. Si esibiranno sul grande palco all’aperto del San Carlo, nella piazza salotto di Napoli, le compagini artistiche del Lirico di Napoli, Orchestra, Coro e Balletto, oltre a grandi nomi della scena internazionale: Elina Garanča, Anna Netrebko, Yusif Eyvazov, Anita Rachvelishvili, Luca Salsi, solo per citarne alcuni, e Dan Ettinger, Marco Armiliato e Juraj Valčuha tra i direttori.

Titolo inaugurale la Carmen di Georges Bizet, la cui prova generale mercoledì 23 giugno alle 20,15 sarà un’anteprima riservata anche stavolta, come lo scorso anno, a medici, infermieri e a tutto il comparto ospedaliero, in segno di riconoscimento verso chi ha combattuto in prima linea durante l’emergenza Covid in Campania. 

Il Teatro di San Carlo dunque accoglierà gratuitamente circa 1.000 sanitari delle Aziende Ospedaliere della Regione Campania.

La prova generale di Carmen segna anche una rinnovata collaborazione fra due importanti istituzioni culturali come Il Teatro di San Carlo e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. 

L’evento farà da preludio ad un ricco programma di iniziative che le due istituzioni realizzeranno insieme fino al 2024, anno in cui culmineranno le celebrazioni degli 800 anni del più antico ateneo laico d’Europa fondato dall’imperatore svevo nel 1224.

Già quasi del tutto esauriti i 1000 posti disponibili per la prima della Carmen di Bizet che aprirà ufficialmente la seconda edizione di Regione Lirica venerdì 25 giugno 2021 alle 20,15, in replica domenica 27 giugno alla stessa ora.  

Sarà dunque Elīna Garanča ad interpretare Carmen, mentre Brian Jadge sarà Don José e Mattia Olivieri sarà Escamillo.

Daniele Terenzi interpreterà Moralès mentre Gabriele Sagona canterà il ruolo di Zuniga. Micaëla avrà la voce di Selene Zanetti. Completano il cast Aurora Faggioli (Mercédès), Mariam Battistelli (Frasquita), Michele Patti (Dancairo) e Filippo Adami (Remendado).

Sul podio Dan Ettinger impegnato a dirigere Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche.  Maestro del Coro Josè Luis Basso.

Domenica 4 luglio sarà la volta del Balletto del Teatro di San Carlo in una serata intitolata Da Petipa a Nureyev, a cura della nuova direttrice del Balletto Clotilde Vayer, che prevede nella prima parte l’esecuzione di alcuni estratti da La Bella Addormentata di Pëtr Il’ič Čajkovskij con la coreografia di Marius Petipa e nella seconda parte il II Atto da Il Lago dei Cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij con la coreografia di Rudolf Nureyev.

Mercoledì 7 luglio Juraj Valčuha dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro di San Carlo nella Suite n. 2 da Spartacus di Aram Khachaturian e nella cantata di Sergej Prokof’ev Alexander Nevskij Op. 78. Mezzosoprano Ekaterina Semenchuck, Maestro del Coro Josè Luis Basso.

Infine giovedì 15 luglio e sabato 17 luglio in cartellone Il Trovatore di Giuseppe Verdi con Anna Netrebko nel ruolo di Leonora, Yusif Eyvazov sarà Manrico e Anita Rachvelishvili nei panni di Azucena. Luca Salsi nel ruolo del Conte di Luna.

Completano il cast Andrea Mastroni (Ferrando), Vittoriana De Amicis (Ines) e Gabriele Mangione (Ruiz).

A dirigere Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo (quest’ultimo preparato dal Maestro Josè Luis Basso) sarà Marco Armiliato. 

Sia Carmen che Il Trovatore saranno rappresentate in forma di concerto.

In occasione di Regione Lirica nasce anche una nuova partnership tecnica tra Il Teatro di San Carlo e Liv Mask, brand specializzato nella produzione di mascherine tecnologiche di livello premium riutilizzabili, che doterà il personale del Teatro di San Carlo di dispositivi di sicurezza individuale. 

Le speciali mascherine verranno indossate in occasione degli spettacoli che si terranno sia in Teatro che in Piazza del Plebiscito dal Coro, dall’Orchestra e dal personale amministrativo. 

Di colore nero con il  ogo del Teatro di San Carlo speculare al classico di Liv Mask, la mascherina è dotata di una cover interamente lavabile e di un filtro riutilizzabile fino a 20 giorni, sposando così i valori di sostenibilità della Fondazione.

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Due mostre a San Domenico Maggiore, fotografia e teatro, Maria Savarese e Antonio Biasiucci ci presentano Emma Dante e i fotografi del Lab/03

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San Domenico Maggiore, sabato 12 Giugno, ore 17,00,  parafrasando battute     o frasi  che possono essere  solo copiate in casi del genere, su di esse, una più di tutte, calza a pennello in un momento simile,  una frase che abbiamo sentito da Russel Crowe nei panni del Gladiatore,  colui che è stato eletto come  condottiero per antonomasia degli ultimi anni:  “Scatenate l’Inferno” e cosi è stato!. Sabato alle ore 17, 00 si è scatenato nel convento di San Domenico Maggiore  un inferno d’arte, un inferno nel quale ci siamo tuffati con curiosità, consapevolezza e interesse e che non ha deluso le nostre aspettative, ma, anzi, ci ha fatto discutere, appassionare, pensare, riflettere sulla fotografia e sul teatro con i lavori di 8 fotografi emergenti del Lab3 tenuto da Antonio Biasiucci e con gli attrezzi di scena, i ricordi, le foto e gli oggetti che hanno ispirato Emma Dante nel suo percorso artistico/teatrale/cinematografico, esposti in una mostra curata da Maria Savarese.

8 lavori fotografici, 8 eleganti portfoli fortemente diversi tra loro sia per forme che per contenuti. Otto narrazioni, sguardi autonomi, progetti eterogenei guidati da un unico metodo, quello che da tre edizioni contraddistingue i Laboratori Irregolari di Antonio Biasiucci che come ci dice, mette a disposizione le sue conoscenze, affinché sia dato spazio, tempo e possibilità ad altri di fare fotografia attraverso un Laboratorio ispirato a Antonio Neiwiller, regista e drammaturgo napoletano scomparso venticinque anni fa, che Biasiucci, considera considero suo maestro. Il Laboratorio produce immagini essenziali, nelle quali l’autore può trovare una parte di sé; sono immagini che si aprono all’altro. Dura circa due anni ed è composto ogni volta da un gruppo eterogeneo di 8 giovani autori dove il confronto, lo scambio, l’empatia verso l’altro sono una premessa fondamentale affinchè ognuno possa trovare un proprio linguaggio. Hanno condiviso, mostrando fotografie di volta in volta, le loro esperienze di vita. Ognuno è stato reso partecipe, assistendo al processo artistico dell’altro. Questa terza esperienza, come le altre si conclude, ma non finisce, e con l’esposizione delle opere prodotte in forma di portfolio, per ognuno dei partecipanti, sfogliate sulla stessa struttura portante, un tavolo lungo 15 metri, disegnato da Giovanni Francesco Frascino, che ha visto i lavori dei precedenti laboratori  esposti alla fine dei Lab1 e Lab2 a Castel dell’Ovo e alla chiesa  Santa Maria della Misericordia ai Vergini, si aprono nuove prospettive e nuove ricerche per tutti gli autori partecipanti.  In questa Epifanie/03 i lavori di Paolo Covino, Alessandro Gattuso, Valeria Laureano, Laura Nemes-Jeles, Claire Power, Ilaria Sagaria, Giuseppe Vitale e Tommaso Vitiello sono stati inseriti nell’ambito del Campania Teatro Festival   organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, che ha adottato il progetto in collaborazione con il Comune di Napoli e  Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il patrocinio della SISF – Società Italiana per lo studio della Fotografia. 8 lavori di grande spessore e rispetto per l’arte fotografica cha ha aperto la strada a 8 autori di cui sentiremo spesso parlare.

San Domenico Maggiore Sabato 12 Giugno, ore 17,00 un crocevia di incontri, saluti, nuove conoscenze, un luogo dedicato al pace e alla preghiera, dove il silenzio regnava sovrano, e dove immaginiamo sporadici attraversamenti di monaci in fila e a mani giunte, in una fortunata concomitanza temporale, ci fa strada dalla zona  conventuale al refettorio per visitare un’altra mostra, quella che ci racconta dell’esperienza di Emma Dante “Bestiario Teatrale”, 20 anni di storia sul palco curata da Maria Savarese anch’essa inserita nell’ambito del Campania Teatro Festival. Attraversando una tenda sipario posta sulla porta d’entrata, le splendide luci, modellate da Cesare Accetta, ci guidano, illuminandola, attraverso questo ambiente volutamente tenuto buio come se si guardasse il palco dal retro di una quinta, sulla scena dove sono in mostra gli oggetti, i ricordi, le fotografie, insieme a maschere, bambole e santini  e scialli, scope, manichini, scudi e spade che ricordano i pupi siciliani  conservati, e pezzi di scenografia, custoditi e amati dalla regista siciliana e dalla sua compagnia Sud Costa Occidentale.  Drammaturga, regista, scrittrice, Emma Dante è una delle protagoniste della scena italiana contemporanea. Acclamata a cinema (le sue “Sorelle Macaluso” è stata tra le pellicole più apprezzate dell’ultimo Festival di Venezia) e in palcoscenico, ha legato la sua attività a un’idea di teatro aperto ai contagi e alla contaminazione dei linguaggi nel segno della libertà intellettuale. E’ rilevante che questa sia la prima volta che si apra uno scorcio sull’universo teatrale della regista e drammaturga italiana a circa vent’anni dalla costituzione della Compagnia Sud Costa Occidentale. Questa prima volta, questa prima mostra  è sicuramente anche il segno di una città, come Napoli  e le sue professionalità operanti nel mondo della cultura,  che riesce ad individuare immediatamente e dare la giusta collocazione e valorizzazione a momenti cosi importanti per le arti.  Come ci ha abituato Maria Savarese, la  storica dell’arte che in passato ha già curato importanti mostre legate al teatro e al cinema come quella dei 30 anni di attività di Teatri Uniti o la mostra sull’opera del regista  Ettore Scola e poi quella di  Gianni Fiorito con le foto di scena dei set di Paolo Sorrentino.

 

 

 

 

 

 

 

 

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“La vita dalla porta principale”, Enzo Ciniglio racconta la vita di un giovane professionista nella Napoli di fine anni ‘80

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La vita dalla porta principale – romanzo di Enzo Ciniglio pubblicato da Edizioni Mea – è il racconto della vita di un giovane professionista di successo nella Napoli a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, fra imprenditori rampanti, capomastri diventati proprietari di imprese edili, fasonisti titolari di marchi di moda, faccendieri, politici affaristi e finanzieri. Sullo sfondo i grandi appalti legati al mondiale di Italia ’90, che nell’anno dei mondiali fanno della città un immenso cantiere, la metro leggera ancora oggi in costruzione e la camorra dei nuovi clan, in grado di infiltrarsi nel tessuto economico e sociale della città. 

Enzo Ciniglio. Autore del romando pubblicato da Edizioni Mea

Antonio, il protagonista del racconto, è un consulente di marketing e pubbliche relazioni con un buon portafoglio clienti, che vive il suo mondo con la leggerezza dell’amore, senza lesinare emozioni, passione, energia. La città di Napoli, l’arte respirata ad ogni angolo e in ogni vicolo, il cibo e le donne le sue passioni più grandi. Il suo è un mondo fatto di feste private, serate ad Agnano, incontri di lavoro al caffè di piazza dei Martiri, il centro attorno a cui ruotano tutti i suoi affari. 

Ad accompagnare il protagonista nel suo cammino ci sono le presenze femminili: donne molto diverse fra loro e mai banali, ora amiche, ora compagne e amanti, conviveranno con Antonio gioie e dolori, segreti ed emozioni fino alla fine. Fra queste vi è Marta, la contessa vittima degli usurai, oppure Paola, turista di Parma in cerca di avventure fugaci; Roberta, l’amica artista, la giovane trans Marina, Claudia, giovane studentessa di provincia, infine Ester, proprietaria di un bed and breakfast al centro di Verona sotto le cui finestre Marisa si prostituisce ogni sera. 

Proprio quando Antonio raggiunge l’apice del successo professionale, qualcosa si rompe. Rimane coinvolto in un’indagine sulla camorra che finirà per segnare per sempre la sua vita. Saranno un errore giudiziario e insieme l’accanimento di un magistrato, la dottoressa Irestina, a portargli via tutto: affetti, lavoro, finanche la voglia di vivere. Una mattina però, guardandosi allo specchio, Antonio decide di riprendere in mano la sua vita. Sarà ancora una volta una donna, incontrata fra i vagoni della vesuviana, a restituirgli il sorriso perduto. 

L’autore del romanzo è Enzo Ciniglio, consulente free lance che si occupa di strategia e finanza aziendale. Originario di Ottaviano, attualmente vive a Casalnuovo con la sua famiglia. Si definisce un figlio della Montagna, con la passione per l’associazionismo e l’impegno politico. La sua passione per la scrittura, nata in un momento di autoanalisi, l’ha portato a scrivere novelle, racconti, poesie e romanzi. Nel 2019 con “Peccato Mimì” vince il premio “Una poesia per Mimì” nell’ambito del “Mia Martini Festival”. 

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