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Matrimonio trash napulitano, c’erano anche 5 agenti della banda della polizia penitenziaria tra i musicisti che hanno suonato in piazza

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Li hanno traditi i video postati sul web. C’erano anche cinque ispettori della Polizia Penitenziaria che suonano la tromba nella banda musicale del Corpo di stanza a Portici, alle  nozze tra il cantante neomelodico Tony Colombo e Tina Rispoli, vedova del defunto boss degli scissionisti Gaetano Marino. I cinque ispettori, riconosciuti nelle immagini diventate virali, sono stati tutti sospesi dal Dipartimento di amministrazione penitenziaria. Alle nozze hanno preso parte in qualità di musicisti. I cinque ispettori, trombettisti della banda musicale della  penitenziaria, secondo quanto si è appreso, sarebbero stati chiamati da un’agenzia con sede nel Napoletano, che organizza eventi. Non è chiaro se abbiano prestato la loro tromba in qualità di invitati. Sulle nozze del cantante neomelodico e della vedova del boss scissionista sono in corso indagini dei carabinieri di Napoli, coordinate dagli inquirenti della Procura. Il matrimonio è stato celebrato nel Maschio Angioino lo scorso 28 marzo ed è  stato preceduto da un festoso e fastoso corteo che ha letteralmente bloccato corso Secondigliano e da una festa in piazza del Plebiscito che agli enti preposti era stata segnalata come un flash mob.

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La solita classifica sulla qualità della vita ci dice che al nord si vive meglio che al Sud: Trento al top, Agrigento la peggiore

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Sempre la stessa classifica, sempre le stesse indicazioni, sempre gli stessi indicatori. Insomma niente di nuovo ma solite conferme. Nel Nord Italia si vive meglio che al centro e al Sud. Un gap che si conferma praticamente in tutti diversi ambiti presi in esame nella classifica annuale di ItaliaOggi e Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, giunta alla sua ventunesima edizione che quest’anno vede al primo posto, per qualità della vita, Trento e all’ultimo Agrigento. I dati dimostrano che nel 2019 la qualità della vita in Italia è complessivamente migliorata. Oggi sono 65 su 107 le province italiane in cui la qualità di vita è buona o accettabile: un dato che risulta il migliore degli ultimi cinque anni. Nel 2015, infatti, le province in cui si vive bene erano 53 su 110, nel 2016 e 2017 erano diventate 56 su 110, nel 2018 avevano raggiunto quota 59 su 110. Le prime dieci province appartengono, ancora una volta, al Nordest o al Nordovest: dopo Trento, ci sono Pordenone, Sondrio, Verbano-Cusio-Ossola, Belluno, Aosta, Treviso, Cuneo, Udine e Bolzano, che scende dal primo al decimo posto rispetto al 2018. Per incontrare le prime province del Sud bisogna arrivare al 69 e al 70 posto, dove compaiono le lucane Potenza e Matera.

Nel Mezzogiorno e nelle Isole, il buon vivere e’ ancora un miraggio: in 35 province su 38 la qualita’ della vita e’ risultata scarsa o insufficiente. Il che significa, in termini di popolazione, che il 44% degli italiani vive con una qualità di vita insoddisfacente. Al contrario, nel Nordest, in 22 province su 22 la qualita’ della vita e’ buona o accettabile, in nessuna scarsa o insufficiente. Nel Nordovest, la qualita’ e’ buona o accettabile in 23 su 25 province (solo in due scarsa). Nell’Italia Centrale si registra una situazione stabile: in 14 su 22 la qualita’ della vita nel 2019 e’ accettabile. Anche in questa indagine emerge chiaro un dato: nelle province di piccole e medie dimensioni si vive meglio che nelle metropoli. I grandi centri urbani faticano a toccare la vetta e a mantenere posizioni di eccellenza. Tuttavia, le performance di alcune grandi città nel 2019 migliorano: Roma risale dall’85 al 76 posto; Milano dal 55 al 29, Torino dal 78 al 49; Bologna dal 43 al 13. Per Napoli, il salto è dal 108 al 104 posto. Non solo Nord-Sud: la differenza tra le province italiane si gioca anche su altre contrapposizioni. Tra Nordovest e Nordest, per esempio. O tra province minori, caratterizzate da elevati livelli di qualita’ della vita, e grandi centri urbani. E cosi’, raggruppando province con caratteristiche simili, l’Italia ne esce divisa in cinque. Ecco allora che Bolzano e Bologna aprono la classifica nella dimensione affari e lavoro (Milano al sesto e Roma al 72 posto) mentre e’ Crotone che chiude la classifica. Sondrio si prede il primo posto in tema ambientale, ultima Catania. E’ invece Pordenone la provincia piu’ sicura d’Italia, Rimini quella meno. Milano va male e si colloca subito prima di Rimini al 106 posto, Roma al 98 . Verbano-Cusio-Ossola si classifica in prima posizione nella dimensione relativa alla sicurezza sociale e personale, ultima Cosenza. Spetta a Bologna il trono per la migliore citta’ nella dimensione dell’istruzione, formazione, capitale umano, ultima Crotone. Aconferma degli eccellenti piazzamenti gia’ conseguiti nelle passate edizioni dell’indagine, Isernia si classifica al primo posto nella dimensione del sistema salute, che intende fornire uno spaccato sulla dotazione di strutture sanitarie. A seguire nelle posizioni di testa Catanzaro, Cagliari e Ancona. Chiude la classifica Vibo Valentia. Siena si conferma al primo posto nella classifica del tempo libero e turismo, confermando i piazzamenti conseguiti nelle cinque passate edizioni, cosi’ come Rimini, Aosta e Verbano-Cusio-Ossola, mentre Grosseto si piazza in quinta posizione. Il gruppo di testa comprende 21 province ed e’ caratterizzato da una notevole stabilita’ nel tempo, con una presenza pressoche’ esclusiva di province dell’Italia centro-settentrionale, a eccezione della provincia di Sassari in rappresentanza dell’Italia meridionale e insulare. Come negli anni passati, chiude la classifica Crotone. Infine e’ Milano che apre la classifica sul tenore di vita. A seguire nel gruppo di testa, Bologna, Monza e Brianza e Trieste. Roma è solo 44 . Ultime sono Crotone e in fondo Agrigento-.

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Insulti omofobi e poi botte fino al farlo svenire nel bar, in branco mandano un giovane in ospedale

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Va al bar per un caffe’ ed incontra un minorenne (e forse anche minorato) che gli rivolge insulti omofobi. Il giovane, un 29 enne, si è difeso verbalmente. Poi ha lasciato il locale ed è andato in un altro bar per evitare che la discussione  degenerasse. E però il minorenne (e fors’anche minorato) l’ha seguito, stavolta accompagnato da altre persone e assieme hanno preso a calci e pugni il ragazzo fratturandogli  il naso  e picchiandolo fino a fargli  perdere i sensi. È successo a Pozzallo, nel Ragusano. Il giovane è stato aiutato dai clienti del locale a rialzarsi. Poi si è diretto verso casa. Poco dopo, accusando forti dolori, ha deciso di andare al pronto soccorso dell’ospedale di Modica, dove domattina sara’ sottoposto a un intervento chirurgico per la riduzione della frattura al setto nasale. Sull’episodio indagano i carabinieri di Pozzallo che stanno ricostruendo la dinamica dei fatti avvalendosi della testimonianza di alcuni avventori del bar dove è avvenuta l’aggressione e delle immagini registrate dalle telecamere posizionate all’interno del locale. Resta fuori discussione l’aggressione patita dal giovane, semmai i militari sono impegnati a verificare la versione dei fatti fornita dalla vittima e a individuare gli uomini del ‘commando’ che l’hanno pestato.

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Gardinieri furbetti in Campidoglio, in dieci curavano giardini privati invece di lavorare a Roma

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Licenziamento in arrivo per dieci giardinieri “furbetti” del Comune di Roma. “Timbravano il cartellino e invece di lavorare ‘arrotondavano’ lo stipendio curando il verde di giardini privati”, spiega la sindaca Virginia Raggi annunciando di buon mattino il pugno duro deciso dall’amministrazione capitolina contro le “mele marce”. Il caso e’ scoppiato quest’estate e riguarda in particolare all’Ufficio Giardini del VII municipio (nella zona est della Capitale). “Una situazione di totale anarchia”, la defini’ il gip di Roma. Nessuna manutenzione ai parchi e alle aree verdi, nessun controllo allo stato di “salute” degli alberi a rischio caduta: per questo il giudice aveva disposto per i giardinieri in questione un’interdittiva dal lavoro per dodici mesi nell’ambito di un’inchiesta della Procura che coinvolge anche altre persone. I reati contestati, a seconda della posizione, erano peculato, truffa e falsa attestazione, anche l’utilizzo di mezzi di servizio per effettuare lavori presso privati. I fatti risalgono al 2018 e sono stati documentati “in modo inoppugnabile” – scriveva il gip nel provvedimento firmato il 27 giugno – dalle immagini di videocamere istallate” dagli inquirenti “nel locale dove si trovano gli apparecchi di rilevamento delle presenze”. Questi lavoratori “addirittura utilizzavano gli attrezzi e i mezzi di proprieta’ comunale – sottolinea oggi la sindaca in un post su Facebook -. Non solo: timbravano anche i badge dei colleghi assenti. Insomma una vera e propria truffa ai danni di noi cittadini. Sono partite le procedure di licenziamento per dieci dipendenti del Servizio Giardini di Roma Capitale. Un provvedimento che arriva dopo la sospensione dal servizio e le indagini relative ai reati di peculato, truffa e falsa attestazione. Anche la magistratura sta facendo il suo corso, per quanto attiene il profilo penale – continua -. Licenziare definitivamente queste persone significa garantire dignita’ al lavoro e affermare un principio chiaro e ineludibile: a Roma non c’e’ spazio per i furbetti e per l’illegalita’”. Parallelamente il Campidoglio, ed in particolare l’assessore al Personale Antonio De Santis, da tempo sta lavorando per assumere altri lavoratori del verde. “Abbiamo infatti assunto piu’ giardinieri per Roma e rafforzato diritti e tutele per tutti i dipendenti, firmando con i sindacati due contratti decentrati in due anni”, rivendica la stessa sindaca Raggi.

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