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Due operai morti in un cantiere delle ferrovie a Milano, sono due vittime di Napoli che per lavorare erano a 900 chilometri da casa

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Due operai morti in un cantiere, a Pieve Emanuele (Milano), schiacciati dal crollo di una parete in costruzione. I lavoratori erano impegnati nella realizzazione di paratie divisorie tra i binari ferroviari e i vicini terreni agricoli. Secondo quanto accertato il crollo sarebbe stato causato da una manovra sbagliata con una gru. Trasportati entrambi al pronto soccorso, i due poveri operai sono morti poco dopo. L’incidente, pare si dica così quando un povero cristo va a lavoro e non torna a casa perchè muore sul lavoro, è avvenuto poco prima delle 11.30. Sul posto sono arrivare ambulanze, automediche e l’elisoccorso, ma per i due uomini non c’è stato niente da fare. Erano Operai della ditta Cefi di Casoria, in provincia di Napoli . Si chiamavamo Salvatore Borriello, 47 anni, e Salvatore Palumbo, 55 anni. I due lavoratori napoletani sono morti e il sindaco della cittadina milanese di Pieve Emanuele, Paolo Festa, ci tiene a far sapere che “non erano sicuramente i lavori che avevamo chiesto noi”.  C’è ovviamente una inchiesta della Procura di Milano. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo.  Al vaglio vi è la dinamica dell’accaduto e le eventuali violazioni di normative sulla sicurezza sul lavoro.

 

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Attese e burocrazia, i cittadini sentono sempre più lontano il Servizio sanitario nazionale

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Burocrazia e attese: queste le principali criticità che i cittadini trovano nel Servizio Sanitario (Ssn). Barriere che possono farlo percepire anche come lontano. Il Servizio Sanitario è visto con problemi rilevanti di costi, peso della burocrazia e difficile accesso alle prestazioni in una parte ancora significativa del Paese, secondo il quadro tratteggiato dal 22esimo Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato presentato oggi a Roma. Il rapporto, che prende in esame 21.416 segnalazioni pervenute agli sportelli PiT Salute locali e alle sezioni territoriali del Tribunale per i diritti del malato dal primo gennaio al 31 dicembre 2018, rileva che “aumentano le segnalazioni per le attese, a cui i cittadini hanno purtroppo imparato a rispondere mettendo mano alla tasca per pagare l’intramoenia o il privato, e aumentano le segnalazioni relative all’assistenza territoriale (16,8%)”. Le liste d’attesa sono un problema segnalato in oltre meta’ dei casi (57,4%) per l’accesso alle prestazioni (esami, interventi), seguite da ticket ed esenzioni (30,8%), Intramoenia (8,6%). Si attende fino a nove mesi per una visita specialistica e le attese medie per gli esami sono piu’ lunghe in caso di Mammografia (16 mesi, nel 2017 erano 13), Risonanza Magnetica (12 mesi), Tac (11 mesi).

Altri esempi di attese oltre le normali indicazioni normative sono quelle di 22 mesi per un intervento di ricostruzione mammaria e di 6 mesi per uno di rimozione di tumore alla vescica. In tema di ticket, i cittadini segnalano la mancata applicazione delle esenzioni in 4 casi su 10 (40,8%), i costi elevati per la diagnostica e per la specialistica (32,1%) e quelli a totale carico del cittadino (19,9%). Mentre l’assistenza domiciliare risulta problematica per i cittadini quando si tratta di ottenere informazioni e iter burocratico (30,3%), o quando viene sospeso il servizio per mancanza di fondi (15,1%), o quando il Servizio stesso e’ inesistente (13%) o di scarsa qualita’ (9,2%). La burocrazia, poi, non accenna ad allentare la propria morsa e continua a rendere piu’ faticoso del necessario, con iter lenti ed estenuanti, l’esigibilita’ di alcuni diritti, come il riconoscimento di invalidita’ e la concessione della indennita’ di accompagnamento, solo per citare due esempi. E’ sempre piu’ difficile, poi, per i cittadini l’accesso ai farmaci, in particolare per il costo.

Il dato relativo al costo a carico proprio dei cittadini passa dal 23,8% al 31,5% con un preoccupante aumento dovuto fondamentalmente al cambiamento in negativo delle condizioni socioeconomiche di una fetta sempre maggiore della popolazione.

Quelle dei cittadini “sono lamentele giuste, che condivido, su cui dobbiamo assolutamente lavorare” afferma il ministro della Salute Roberto Speranza e aggiunge: ”qualche prima risposta l’abbiamo data, come per esempio l’abolizione del superticket. Stiamo poi ricominciando a reinvestire sul Servizio sanitario nazionale, con 2 miliardi in piu’ sul fondo e 2 miliardi sull’edilizia”. “E’ importante – conclude Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva- la scelta dell’abolizione del superticket, cosi’ come alcune misure contenute nel Patto per la salute, come i nuovi fondi a disposizione e la possibilita’ di assumere nuovo personale che possa migliorare gli standard di erogazione e contribuire alla riduzione delle liste di attesa”.

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Biglietti per navigare nel Golfo e barche riparate gratis, interrogato il procuratore aggiunto di Avellino D’Onofrio: sotto inchiesta anche un ufficiale della Finanza

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Il procuratore aggiunto di Avellino Vincenzo D’Onofrio, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Napoli sull’imprenditore sorrentino Salvatore Di Leva che ha portato alle dimissioni da capo degli ispettori del Ministero della Giustizia del magistrato Andrea Nocera, è stato interrogato oggi dai pm romani titolari delle indagini sui pm napoletani. I magistrati romani Affinito, Varone e Tucci contestano a D’Onofrio il reato di concussione. Durante l’interrogatorio, durato circa cinque ore, sono stati chiesti chiarimenti in merito alle presunte pressioni esercitate sull’armatore Di Leva per costringerlo a riparare gratuitamente una barca nella sua disponibilità. Barca che però è di proprietà del vice sindaco di Piano di Sorrento, Pasquale D’Aniello.

Il magistrato indagato D’Onofrio ha risposto a tutte le domande, sono state fornite spiegazioni puntuali e dettagliate anche riguardo ad un’altra circostanza sempre contestata all’ex magistrato della procura antimafia di Napoli: i biglietti omaggio per la partita Juve-Napoli del settembre 2018 e una notte gratis a Torino, ospite in un hotel del capoluogo piemontese. Per i lavori di riparazione delle barca del vice sindaco D’Aniello, D’Onofrio viene chiamato in causa dall’armatore Di Leva che ha sostenuto di sentirsi quasi obbligato a farlo per paura che il magistrato potesse fargli qualcosa. Ebbene D’Onofrio ha chiarito che mai c’è stata alcuna forma di pressione, nemmeno vaga, nei confronti di Di Leva.

Quanto al biglietto per la partita di calcio Juventus – Napoli, anche in questo caso il pm napoletano ha fatto presente che non c’è stata alcuna richiesta all’imprenditore (oggi indagato in  alcuni procedimenti) perchè quel biglietto è stato recuperato e fornito al Pm da uno dei suoi uomini della scorta.

L’indagine della Procura di Roma sui pm di Napoli dunque va avanti a passo spedito. L’inchiesta madre, quella della Procura di Napoli, coordinata da Henry John Woodcock e  Giuseppe Cimmarotta si va concentrando invece sul ruolo svolto dal colonnello della Guardia di Finanza Gabriele Cesarano, indagato per corruzione in concorso insieme con l’ex capo degli ispettori del Ministero della Giustizia Andrea Nocera, l’armatore sorrentino Salvatore Di Leva e il suo socio in affari, l’ex senatore di Forza Italia Salvatore Lauro. L’ufficiale, secondo gli inquirenti risulterebbe essere il trait d’union tra Nocera e Lauro per la richiesta di alcune informazioni coperte da segreto. La vicenda, tutta da verificare, è venuta a conoscenza degli inquirenti attraverso una conversazione intercettata a Marina di Stabia grazie a un trojan inoculato sul cellulare di uno degli indagati. Insomma la carne a cuocere è tanta ancora.

Manutenzione gratis alla barca dell’amico politico, indagato il procuratore aggiunto di Avellino Vincenzo D’Onofrio

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Fondi truffati dalla Lega per 49 milioni, Fontana difende Galli: persona specchiata

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Il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana difende il suo assessore Stefano Bruno Galli, indagato da ieri nell’inchiesta di Genova sul presunto riciclaggio di parte dei 49 milioni di rimborsi ottenuti dalla Lega con falsi bilanci e rendiconti. “Ho appreso questa notizia, conosco troppo bene Stefano per avere dei dubbi sul fatto che sia specchiato, quindi si difendera’, fara’ quanto di sua competenza, e la magistratura altrettanto. Sono assolutamente tranquillo circa l’esito”. Intanto, pero’, la procura chiedera’ quasi certamente l’autorizzazione a procedere al Parlamento per potere acquisire l’hard disk dei computer della societa’ Boniardi Grafiche srl, di cui e’ socio al 25% il deputato leghista Fabio Massimo Boniardi. La guardia di finanza si era presentata ieri presso la sede per acquisire tutto il materiale relativo alle varie campagne elettorali leghiste. Il parlamentare nel pomeriggio aveva eletto domicilio presso la sede e quindi i militari non avevano potuto fare la copia. Secondo gli investigatori, coordinati dall’aggiunto Francesco Pinto e dal sostituto Paola Calleri, tra il 2013 e il 2018 sarebbero transitati da banca Aletti alla fondazione Maroni Presidente oltre 450 mila euro. Soldi che la fondazione avrebbe usato per stampare materiale per le campagne elettorali. Secondo chi lavoro’ a quelle campagne, invece, i costi sarebbero stati gonfiati e i soldi dunque fatti rientrare nelle casse di altre societa’ riconducibili alla Lega. Era stato l’ex consigliere della lista Maroni Presidente, Marco Tizzoni, che a Milano aveva presentato un esposto in cui aveva adombrato proprio il sospetto che l’Associazione (nel consiglio direttivo ci sono anche il sindaco di Gallarate Andrea Cassani, Ennio Castiglioni e l’ex sottosegretario Stefano Candiani, mentre il tesoriere e’ Federica Moro) “fosse stata tenuta nascosta ai consiglieri dovendo servire quale soggetto occulto di intermediazione finanziaria in favore della Lega o di terzi”. Tizzoni era stato sentito a Genova a giugno. Secondo l’ipotesi dei magistrati, parte dei 49 milioni sarebbero stati fatti sparire in Lussemburgo attraverso la banca Sparkasse di Bolzano e poi fatti rientrare, in parte, subito dopo i primi sequestri disposti della procura. La banca ha invece sempre sostenuto che quei fondi (circa 10 milioni) fossero dello stesso istituto e dunque slegati dal partito. Per gli investigatori, pero’, quello della fondazione Maroni potrebbe non essere l’unico caso di passaggio di soldi per fare perdere le tracce dei rimborsi ottenuti illecitamente e fatti sparire all’estero per evitare che potessero essere sequestrati dai magistrati.

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