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Mannino show, sulle tv private meno censura che in Rai

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“Ma siamo sicuri di essere al festival di Sanremo?”. La sacralità della conferenza stampa del mattino, all’Ariston, è interrotta dall’ironia e dalla comicità di Teresa Mannino, che irrompe sui dati record sciorinati dall’azienda. “È tutto così serio, perché ci sono soldi e tutto diventa serio, ma mi sento fuori luogo. Ci stiamo prendendo troppo sul serio”. L’attrice, terza co-conduttrice scelta da Amadeus arriva a sparigliare le carte. “Ama, mi hai rovinato il festival, non lo posso vedere come faccio di solito”, dice rivolgendosi al direttore artistico prima di rivelare che “negli anni passati mi era venuto in mente di fare il festival, poi ‘sto desiderio era passato e non ci ho più pensato. Quando mi ha chiamato Amadeus sul momento mi è sembrato strano, ma ora che sono nella macchina è molto divertente. Essere qui per me è un po’ un gioco: essere dentro una cosa che guardavo già da bambina”.

Mannino-show quando, in versione valletta, aiuta Amadeus per il sorteggio degli abbinamenti cantante-artista presentatore di stasera, aggirandosi tra i tavoli con la boccia piena di palline. “Ama, ti piacciono ‘ste cose paesane, sembra la tombolata. Non avevi niente da fare, vero?, ti riempi le giornate così. Ma poi, senti un po’, Annalisa è incinta o no? Io non so niente, sto sempre chiusa nell’armadio e poi mi metto a fare Sanremo”, ironizza. Ma c’è anche il momento serietà, quando le chiedono del suo futuro. “Uno show in prima serata su Rai1? Vedremo. Bisogna avere l’idea, delle cose da dire – spiega l’attrice siciliana -. L’editore va di conseguenza: in Rai ci sono 3mila paletti, tutto è visto come politicizzato. Nelle reti private sei più libera, c’è meno censura. O autocensura. Da quando so di dover fare il festival mi faccio mille domande: ma questa cosa la posso dire? Normalmente dico quello che voglio e basta. E alla fine lo farò, anche perché siamo in diretta e nessuno mi può tagliare. Rifarei subito Zelig, se lo facessero in diretta, come essere a teatro”.

Da qualche tempo il teatro è diventata la sua casa, “ma non c’è una ragione vera, mi piace il rapporto diretto con il pubblico, che sceglie mesi prima di venirti a vedere”. Mannino viene coinvolta suo malgrado anche nella polemica del giorno, quella sull’ipotesi di pubblicità occulta durante l’ospitata di John Travolta. “Mi piace che ci sia attenzione su quello che è successo, però ci dobbiamo ricordare che siamo colonia americana. Questo è niente: siamo sudditi. Arriva Travolta e fa quello che vuole, e Amadeus manco se ne accorge preso dai balletti e dalle foto di suo figlio”. “Noi siamo coloni, dobbiamo stare zitti come dobbiamo stare zitti su tutto il resto”, conclude.

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Whatsapp, sui vecchi smartphone addio all’app da domani

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Da domani 29 febbraio WhatsApp non sarà più disponibile sugli smartphone più datati per un aggiornamento della chat, come periodicamente avviene, relativo alla compatibilità con i sistemi operativi. Gli utenti interessati riceveranno una notifica che anticiperà questa variazione.

La compatibilità di WhatsApp sarà garantita esclusivamente sui dispositivi che operano con il sistema operativo Android 5.0 o versioni successive e sugli iPhone con versione iOS12 e successive. L’elenco dei cellulari più datati che non supporteranno più WhatsApp include vari modelli di marchi come Samsung, LG, Huawei, Sony, Lenovo, ZTE, e anche alcuni modelli di iPhone, come l’iPhone 6S, iPhone SE e iPhone 6S Plus. Si tratta di dispositivi che per la maggior parte risalgono dai sette ai 10 anni fa.

“Per restare al passo con i nuovi sviluppi tecnologici e dedicare le nostre risorse ai sistemi operativi più recenti, è nostra consuetudine interrompere il supporto dei sistemi più obsoleti – spiega WhatsApp nella pagina dedicata alle ‘Informazioni sui dispositivi supportati’ – Qualora non supportassimo più il tuo sistema operativo, ti informeremo e ti invieremo dei promemoria per ricordarti di aggiornare il dispositivo in modo da poter continuare a usare WhatsApp”.

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Il Sistema Solare sorprende ancora, ha tre nuove lune

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Il Sistema Solare si arricchisce di tre nuove lune: hanno un diametro compreso tra 8 e 23 chilometri, una orbita attorno a Urano e due attorno a Nettuno. A darne l’annuncio ufficiale è stato il Minor Planet Center dell’Unione Astronomica Internazionale, che sottolinea come i tre oggetti siano le lune meno luminose mai osservate finora da telescopi terrestri. “La scoperta di una nuova luna attorno ad Urano arriva dopo oltre 20 anni dall’ultima individuata, un tempo molto lungo che testimonia la difficoltà anche per i più potenti telescopi di identificare oggetti così piccoli e lontani”, ha commentato il planetologo Federico Tosi, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. Le lune di Urano diventano così 28 e 16 quelle di Nettuno.

Il catalogo dei piccoli oggetti del Sistema Solare è in continuo aggiornamento e solo lo scorso anno era stata annunciata la scoperta di nuove lune attorno a Saturno, il pianeta dall’orbita più affollata, con ben 146 satelliti naturali. “Scoprirne di nuovi mette alla prova la sensibilità anche dei più potenti telescopi. Molto probabilmente esistono molte altre lune attorno a Urano e Nettuno”, ha aggiunto Tosi. Ad annunciare la scoperta delle tre lune è stato Scott Sheppard, dell’Istituto Carnegie a Washington, coordinatore delle osservazioni e già autore di varie scoperte analoghe nel passato. Le tre lune non hanno ancora un vero e proprio nome: quella di Urano è indicata con la sigla S/2023 U1, ha un diametro di 8 chilometri e impiega 680 giorni terrestri per completare un’orbita attorno al suo pianeta. In base alle convenzioni dell’Iau la nuova luna di Urano, così come le altre 27, avrà presto il nome di un personaggio delle opere di William Shakespeare.

Le due lune di Nettuno, indicate con le sigle S/2002 N5 e S/2021 N1, avranno invece il nome di una delle Nereidi, le ninfe marine della mitologia greca. La scoperta si deve ad alcuni dei più potenti telescopi basati a Terra, in particolare i due telescopi gemelli Magellano dell’osservatorio di Las Campanas in Cile e il Subaru che si trova nelle Hawaii. La conferma è arrivata dalle osservazioni del Very Large Telescope dell’Osservatorio Europeo Australe, in Cile. “Non c’è limite di grandezza per definire una luna – ha osservato Tosi – perché la discriminante è che orbiti in modo stabile attorno a un pianeta. Ma la cosa difficile è dimostrarlo: non basta una singola osservazione, ma bisdogna riuscire a calcolarne l’orbita. Non a caso una delle tre era stata identificata già nel 2002, ma ci sono voluti anni per determinarne la traiettoria e poterla definire una luna”.

Studiarle potrà fornire informazioni sia sulla storia dei pianeti attorno ai quali orbitano, sia sulla formazione del Sistema Solare. Le lune potrebbero essere, infatti, frammenti di un qualche oggetto più grande che non si è trasformato in pianeta, oppure un frammento dello stesso pianeta prodotto da un qualche evento catastrofico passato, oppure un semplice asteroide o un oggetto ghiacciato imprigionato dal campo gravitazionale del pianeta. “Possono testimoniare anche il vagabondare di alcuni pianeti, ad esempio di Saturno, che oggi – ha osservato Tosi – si trova in un’orbita differente da quella in cui si formò inizialmente e che nel suo movimento avrebbe raccolto varie lune che oggi tiene strette a sé”.

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ChatGpt e Google sbagliano: tasto per spegnere l’IA

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L’intelligenza artificiale è spinta dai colossi tecnologici in una gara quotidiana, ma il futuro di questa tecnologia è ancora tutto da scrivere e perfezionare. Come dimostrano le ultime defaillance dei due modelli più popolari, quello di Google e di OpenAI. Il primo, Gemini, è stato sospeso dopo la creazione di immagini con evidenti errori storici; il secondo, ChatGpt, è andato in confusione per qualche ora. Criticità già mostrate che rendono sempre più attuale il dibattito sulle regole. Tanto che alcuni accademici lanciano la suggestiva proposta di un ‘kill switch’, un tasto per interrompere l’IA, come accade per le armi nucleari. “Stiamo già lavorando per risolvere i recenti problemi con Gemini.

Mettiamo in pausa la generazione delle immagini di persone, presto pubblicheremo una versione migliorata”, ha reso noto Google in queste ore dopo una serie di segnalazioni di utenti negli Stati Uniti. Alla richiesta di creare immagini storiche, di soldati e cavalieri, il modello di intelligenza artificiale ha restuito foto create dall’IA con evidenti errori di etnia, mostrando in particolare una difficoltà con persone dalla pelle bianca. L’ingegnere Frank J. Fleming ha raccontato la sua esperienza su X: ha chiesto l’immagine generica di un Papa, Gemini ha prodotto un pontefice nero e una donna asiatica in abiti ecclesiastici.

Errori che confermano come i sistemi di intelligenza artificiale possono avere allucinazioni, ereditare pregiudizi o sovvertimento di stereotitpi, degli esseri umani che li addestrano. Già un anno fa, in occasione di una presentazione pubblica, l’IA di Google fece un errore sul James Webb Space Telescope notato da diversi astronomi e perse in Borsa. Anche ChatGpt, il chatbot sulla bocca di tutti, nelle ultime ore non si è sentito molto bene. Diversi utenti hanno segnalato risposte sensa senso, metà in inglese e metà in spagnolo dando l’impressione che fosse in confusione.

A detta di OpenAI, l’azienda che l’ha creato, le anomalie sarebbero state causate da un intervento di “ottimizzazione” della piattaforma. Solo un successivo aggiornamento ha risolto la questione. Anche per questo software non è la prima defaillance. A dicembre scorso gli utenti avevano segnalato una sorta di pigrizia, con il chatbot risultato meno proattivo e propenso a fornire risposte sbagliate. Lo sviluppo di questa tecnologia e le relative regole è tema di dibattito tra politici, esperti e addetti ai lavori. Di recente un gruppo di accademici, tra cui ricercatori dell’Università di Cambridge, ha proposto una soluzione: inserire un pulsante, un ‘kill switch’, all’interno dell’hardware che alimenta l’IA per interrompere eventuali abusi o scenari distopici. Esattamente come accade per fermare il lancio non autorizzato di armi nucleari.

Uno strumento suggestivo che però, come osservano gli stessi ricercatori, potrebbe ritorcersi contro impedendo, se usato male o nelle mani sbagliate, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Inoltre, il documento presenta un conflitto di interessi: vi hanno contributito alcuni ricercatori di OpenAI, una delle aziende che al momento regola il mercato dell’IA.

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