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Economia

L’effetto spread si fa sentire già allo sportello, le banche fanno salire i tassi per i mutui e a pagare sono i cittadini

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Le banche hanno iniziato a rincarare i mutui. L’impatto dello spread che sale  è arrivato allo sportello e significherà rate più salate. Il meccanismo di trasmissione della crisi finanziaria alle banche ha raggiunto anche le famiglie, seppur i cambiamenti in corso siano ancora contenuti. Va detto che i rincari riguardano i mutui ancora da sottoscrivere, quelli futuri. Gli altri, quelli vecchi già in essere, sono rimasti invariati. Anche i variabili stipulati in passato sono fermi. Dai dati sul campo emerge che almeno una dozzina di banche ha già rincarato il proprio tasso fisso. Alcune hanno manovrato al rialzo anche su quello variabile. Si tratta di variazioni piccole. Ma le proposte di questi istituti sono comunque diventate più costose. Il rincaro va dai 5 punti base a un massimo di 20 punti che tradotto significa dai 2,5 ai 10 euro in più a rata (per un finanziamento di 100 mila euro a 20 anni). Tra chi ha rincarato il mutuo ci sono i principali istituti del Paese da Intesa Sanpaolo a Unicredit fino a CheBanca. “Lo spread Btp/Bund ha registrato un forte aumento, ma è ancora estremamente volatile – spiega Guido Bertolino, Responsabile Business Development di MutuiSupermarket.it -. Questa volatilità da un lato non ha creato degli impatti evidenti sui tassi dei mutui offerti, dall’altro sta alimentando l’incertezza in un periodo in cui le banche stanno pianificando gli impieghi per il prossimo anno».
«Il sistema bancario – aggiunge Bertolino -, che solitamente registra una certa inerzia nel trasferire sui consumatori le variazioni del costo del denaro, sembra aver adottato un atteggiamento di attesa. Ovviamente se il differenziale di rendimento fra Btp decennali italiani e Bund tedeschi dovesse assestarsi stabilmente sui livelli attuali o persino superiori a quelli raggiunti negli ultimi giorni è facile immaginare ripercussioni sui tassi dei nuovi mutui offerti e sulle regole di credito adottate per la concessione dei finanziamenti».
L’allarme vero e proprio arriverebbe nel caso di spread oltre quota 400. Quota che sembra essere scongiurata anche per la valutazione di Standards and Poor’s. “In quell’ipotesi, i tassi sui mutui tornerebbero al 2011, vale a dire sopra al 5 per cento per il variabile e sopra al 6 per cento per i fissi – dice Roberto Anedda di MutuiOnline -. In più le banche, per proteggere i propri indici di patrimonializzazione, inizierebbero di nuovo a chiudere i rubinetti del credito e molte famiglie resterebbero escluse da possibili finanziamenti”. Lo stesso vale anche per le aziende che nel 2011 avevano sofferto la crisi del credito e avevano dovuto fare i conti con prestiti più difficili da ottenere. Il rischio è che quindi tutto il tessuto economico faccia un passo indietro.
Euribor non correlato Dai rincari recenti causati dallo spread sono da escludere tutti coloro che hanno già un mutuo in corso. Infatti chi ha sottoscritto un mutuo a tasso fisso è schermato da ogni volatilità di mercato. Anche chi ha sottoscritto un prestito a tasso variabile può stare tranquillo in quanto l’ indice Euribor non è direttamente correlato allo spread Btp/Bund o al rendimento dei titoli di uno specifico Stato europeo.

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Vinitaly, senza il vino l’Italia perderebbe l’1,1% del Pil

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Togliere il vino al Belpaese equivarrebbe, in termini di Pil, a cancellare quasi tutto lo sport italiano, compreso il calcio. Lo afferma Veronafiere, che con l’Osservatorio Uiv-Vinitaly ha presentato oggi, alla vigilia della prima giornata nazionale del Made in Italy e in avvio della manifestazione, i risultati del progetto: “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”. Il progetto, pensato sulla scorta dei frequenti attacchi rivolti alla “bevanda nazionale”, comprende un’analisi d’impatto economico commissionata a Prometeia e un focus dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly su tre – tra tantissimi – territori simbolo a trazione enologica: Barolo, Montalcino ed Etna. I risultati dell’analisi d’impatto confermano, quantificandolo, il contributo economico del comparto: in caso di scomparsa della filiera del vino, 303 mila persone dovrebbero trovarsi un altro lavoro e il Paese rinuncerebbe a un asset in grado di generare (tra impatto diretto, indiretto e indotto) una produzione annua di 45,2 miliardi di euro e un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro.

Uno choc per l’Azienda Italia pari all’1,1% del Pil (lo sport, secondo stime dell’Istituto Credito sportivo vale l’1,3%). In questo scenario da day after, faremmo a meno di un moltiplicatore economico in grado di generare un contributo di 2,4 euro di produzione (e 0,9 di valore aggiunto) per ogni euro di spesa attivata dall’industria del vino. Infine, ogni 62 mila euro di valore prodotto dalla filiera garantisce un posto di lavoro. Per il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, “L’Italia senza il vino sarebbe una Nazione più povera, non solo a livello culturale e ambientale, ma anche sul piano economico, in quanto il settore vinicolo è un asset strategico per l’occupazione e per l’export italiano nel mondo”. Quello del vino, ha concluso il presidente di Veronafiere Federico Bricolo, “è un patrimonio socioeconomico che va difeso e tutelato”.

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Coldiretti, boom turismo del vino con 6 milioni notti in vigna

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– Sono oltre sei milioni le notti trascorse tra le vigne nel 2023 dagli enoturisti italiani e stranieri che hanno preso d’assalto strutture agrituristiche, bed&breakfast e case vacanza con l’obiettivo di vivere esperienze nel mondo del vino. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti su dati Terranostra Campagna Amica e Airbnb diffusa in occasione dell’apertura del Vinitaly, con le esperienze del turismo in cantina mostrate dal vivo nello stand della più grande organizzazione agricola d’Italia e d’Europa. L’identikit delle preferenze degli enoturisti è tracciato dall’indagine Coldiretti/Ixe’ sul fenomeno, con 15 milioni di italiani che hanno avuto esperienze di turismo in cantina. Ben 8 cittadini su 10 si dichiarano poi intenzionati a farlo.

Accanto alle tradizionali degustazioni di abbinamento di vino e ai corsi di cucina, non mancano le attività innovative che catturano l’interesse degli appassionati. Un 24% dichiara di essere interessato a pratiche sportive e salutistiche nelle vigne, tanto che ci sono strutture che propongono yoga e pilates in mezzo ai filari o percorsi in bicicletta, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Ma c’è anche un 26% che punta alla vinoterapia e ad attività di benessere con prodotti ricavati dalla vite e dal vino, trainati dalla crescita dell’agriwellness, mentre un 31% chiede concerti e spettacoli organizzati in mezzo ai vigneti. Proprio per sostenere questa nuova forma di turismo dalle crescenti potenzialità arriva il primo accordo siglato tra Coldiretti e Airbnb, che coinvolgerà Campagna Amica e Terranostra, per la promozione di Distretti del Vino, valorizzando esperienze Made in Italy di turismo autentico e sostenibile. A lanciare l’intesa saranno, in questa prima fase, le Colline del Prosecco in Veneto, i Castelli Romani nel Lazio e il Parco del Pollino in Calabria.

Previste, in particolare, la creazione di pagine web dedicata per ciascun Distretto del Vino sul sito di Airbnb con mappa digitale con l’indicazione delle cantine da visitare e schede Informative e wine passport/book o altre iniziative di valorizzazione dell’esperienza vinicola, oltre ad iniziative di formazione. “Il boom dell’enoturismo conferma il ruolo trainante del Made in Italy nel piatto e nel bicchiere per l’intero settore turistico, dove non dobbiamo dimenticare che proprio il cibo e il vino rappresentano la prima voce di spesa.

Un successo dietro al quale ci sono i primati green della nostra agricoltura, con i suoi record in fatto di qualità e di sostenibilità che ci hanno garantito la leadership in tutta Europa”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. “La capacità delle cantine e degli agriturismi italiani di rivoluzionare l’accoglienza interpretando al meglio le nuove esigenze di una parte importante dei flussi turistici nazionale e stranieri, testimonia l’alto grado di professionalità raggiunto, grazie a un impegno costante per la qualificazione dell’offerta turistica”, ha rilevato la presidente di Terranostra Dominga Cotarella.

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Parte Vinitaly tra business e arte, triplicato l’export

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Il bello, il buono e il business. Ricomincia da tre Vinitaly 2024, a Veronafiere da domenica 14 a mercoledì 17, e sfodera tutte le carte migliori per raccontare il vino italiano al mondo in un compendio di arte, con quadri di Pablo Picasso e Renato Guttuso insieme a capolavori degli Egizi fino ai tempi moderni, musica e qualità produttiva che rendono speciale fare l’esperienza di una visita alle aziende del Vigneto Italia, portando a triplicare i volumi di export negli ultimi 20 anni, come evidenziato da Coldiretti. A tracciare questa emozione è, all’ingresso di Vinitaly, lo stand del ministero dell’Agricoltura presentato in anteprima dal ministro Francesco Lollobridiga alle delegazioni degli oltre 30 Paesi presenti alla ministeriale dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino, per la prima volta tenutasi a Veronafiere, in occasione del centenario dell’Oiv.

In mostra, nello stand istituzionale del Masaf, capolavori di ogni tempo di importanti musei, tra cui quello del vino di Torgiano, e una bottiglia di Tignanello, supertuscan dei Marchesi Antinori, scampata alle bombe in Ucraina e donata dal ministro ucraino al collega Lollobrigida. “Qui rappresenta la solidarietà al popolo ucraino e un messaggio di speranza” sottolinea Lollobrigida. E in un momento di crisi belliche su più fronti e di riduzione della capacità di acquisto delle famiglie “è fondamentale – secondo Lollobrigida – aprire nuovi mercati e rafforzare quelli già aperti”. Col presidente dell’Ice Matteo Zoppas che ribadisce la volontà di far crescere, attraverso la promozione, l’export del vino da 7,7 miliardi a 10 miliardi nei prossimi anni. “Seminiamo per far crescere, lo faremo da qui a Chicago dove stiamo organizzando una nuova fiera con Vinitaly” fa sapere il presidente di Veronafiere Federico Bricolo. E c’è un ragionato ottimismo tra i produttori delle 131 etichette in scena alla degustazione di Vinitaly OperaWine, una schiera di griffe del made in Italy selezionate dall’americana Wine Spectator.

“E’ un momento molto particolare per la storia del vino, – commenta Urs Vetter, responsabile commercio con l’estero di Vietti, a Castiglione Falletto (Cuneo) – si spende meno in tutto il mondo al ristorante ma, come è successo con la pandemia, la gente si fida più delle aziende che conosce. Si da’ fiducia ai marchi noti, ma c’è anche voglia di conoscere. Da qui la ripresa dell’enoturismo con belle presenze nelle Langhe a febbraio di enoappassionati brasiliani, poi degli americani, e nel fine settimana degli italiani”. “L’enoturismo tiene – conferma Antonio Capaldo di Feudi San Gregorio – ed è una grande opportunità sì economica, ma anche per ripensare l’azienda più aperta e accorciare la filiera”. Per Piero Mastroberardino, alla guida dell’omonima azienda campana, “tutti sono sul chi vive e davanti a una concentrazione di mercati bisogna individuare i propri target per mantenere i volumi di export. Occorre talvolta avere il coraggio di cambiare format: noi ad esempio da quando abbiamo trasformato il resort in osteria di qualità abbiamo una clientela di giovani”. Il presidente del gruppo Lunelli, Matteo Lunelli considera “il contesto sfidante.

Le famiglie e i giovani fanno fatica ma apprezzano sia collaborazioni come quella tra Ferrari Trento e la Formula1 sia i valori sottesi dietro un brand. Anche una bollicina di alta gamma deve essere eccellente a 360 gradi, dall’impatto ambientale all’innovazione”. Dalle Dolomiti Anselmo Guerrieri Gonzaga testimonia per l’azienda San Leonardo un ultimo trimestre in ripresa del 31%. “l’Italia dove vendiamo metà produzione va benissimo e non possiamo lamentarci dell’andamento in 67 Paesi esteri”. “Forse dobbiamo mettere da parte il pessimismo – sprona una signora dell’Amarone come Sabrina Tedeschi – e guardare il bicchiere mezzo pieno. A Vinitaly c’è fermento, abbiamo ricevuto nuove richieste di incontro a conferma dell’appeal del vino italiano”: Ottimista anche il vice presidente del gruppo Zonin, Francesco Zonini: “i dati di mercato – osserva – non sono sempre allegri ma gli Usa sono un punto fermo e continuano a remunerare bene la filiera. Vola l’enoturismo: tutti vogliono vivere esperienze legate al vino e gli americani si stanno innamorando di nuovo dell’Italia”.

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