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Lavoro

Landini: ci sono 7/8 milioni di lavoratori poveri

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Ci sono 7/8 milioni di lavoratori che pur lavorando sono poveri. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini parlando alla trasmissione “Che sarà” su Rai3 rispondendo a una domanda sulle affermazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sulla crescita dell’occupazione. Landini ha sottolineato che l’occupazione cresce ma ci sono quattro milioni di lavoratori part time che spesso non arrivano a 10mila euro l’anno e tre milioni con contratti a termine oltre a un aumento delle partite Iva. “Se ci sono persone che pur lavorando sono povere, ha detto, vuol dire che il sistema non funziona. Non so di che mondo sta parlando”.

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Economia

Il lavoro cresce, ma si cerca ancora tra parenti e amici

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Il mercato del lavoro continua a viaggiare con il segno positivo, trainato ancora dall’aumento dei dipendenti stabili e dal recupero degli autonomi, a fronte del calo degli occupati a termine. E dei disoccupati. Un mercato, dunque, che si conferma in ripresa, mentre cambiano di poco le dinamiche per l’ingresso. Nella ricerca di un posto per la stragrande maggioranza dei casi continua a prevalere l’uso del cosiddetto canale informale: ovvero rivolgersi a parenti, amici e conoscenti. A certificarlo sono gli ultimi dati dell’Istat, che rilevano quasi 400mila occupati in più nel primo trimestre dell’anno, rispetto ad un anno prima.

Le tabelle mostrano nello specifico una crescita annua di 394mila occupati (+1,7%), che coinvolge innanzitutto i dipendenti a tempo indeterminato (+478mila, +3,1%) e poi gli indipendenti (+48 mila, +1,0%), mentre quelli a termine diminuiscono (-132mila, -4,6%). Dinamica positiva anche rispetto al trimestre precedente: gli occupati aumentano di 75mila unità (+0,3%), con la crescita dei dipendenti permanenti (+92mila, +0,6%) e degli autonomi (+32mila, +0,6%), che compensano il calo dei dipendenti a termine (-49mila, -1,7%). Il tasso di occupazione raggiunge il 62,0%, il tasso di disoccupazione scende al 7,2% e quello di inattività sale al 33,1%. Dati anche migliori in quelli provvisori di aprile scorso, con il tasso di occupazione record al 62,3% e quello di disoccupazione in discesa al 6,9%.

Plaude la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone: “Aumento del lavoro stabile, del lavoro autonomo, delle ore lavorate. Chi sostiene che in Italia aumenta il lavoro precario viene smentito dai dati Istat e da tutte le proiezioni che dimostrano invece quanto sia efficace l’azione del governo”, commenta. Un punto su cui insiste anche la Cisl, dicendo basta “all’enfasi sulla precarietà”, perché – sostiene – distoglie dagli altri problemi che riguardano l’occupazione di donne e giovani, per i quali “nonostante i progressi, restiamo agli ultimi posti in Europa”.

E, dice il segretario confederale Mattia Pirulli, questa situazione “non si contrasta cambiando le leggi sul lavoro” bensì insistendo sull’orientamento scolastico e universitario, sulle politiche attive, sulla formazione e sulla conciliazione vita-lavoro. Nessuno la cita, ma il riferimento sembra essere in primis alla Cgil che ormai da tempo porta avanti la sua battaglia contro la precarietà e per i quattro referendum sul lavoro (e contro il Jobs act), sui quali ha già raggiunto le 500mila firme. Per Confesercenti, l’aumento degli occupati sta trainando la crescita, grazie anche alla spinta di turismo e ristorazione, che tra gennaio e marzo – sottolinea – registrano una crescita di dipendenti del 6,9%.

E per cercare di entrare nel mondo del lavoro continuano a prevalere le vie informali. La pratica di rivolgersi a parenti, amici e conoscenti resta la più diffusa: la quota di chi lo fa rimane al 75,7%, come indicano sempre i dati Istat sul primo trimestre dell’anno, confrontati con il primo trimestre 2023. Seguono l’invio di domande e curriculum (65,4%, +1,3 punti) e la consultazione di offerte di lavoro (49,2%, +1,8 punti). In maggiore aumento, tra i disoccupati, risulta la quota di chi si rivolge al Centro pubblico per l’impiego (27,3%, +3,3 punti) e, seppur meno intensamente, cresce anche quella di chi si rivolge alle agenzie private di intermediazione o somministrazione (20,0%, +0,8 punti). Nei primi tre mesi dell’anno crescono anche le ore lavorate (+0,6% rispetto al trimestre precedente e +1,5% sul primo trimestre 2023), più del Pil (+0,3% congiunturale e +0,7% annuo). E sale anche il costo del lavoro: +1,6% in un anno, spinto dalle retribuzioni (+1,8%), più dei contributi sociali (+0,9%).

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Lavoro

Occupati al 62,3%, il lavoro cresce ai massimi storici

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L’occupazione continua ad aumentare e ad aprile segna un nuovo record, assieme alla disoccupazione che tocca i suoi minimi da 15 anni. Il tasso di occupati sale al 62,3%, il picco più alto mai registrato dal 2004, anno di inizio delle serie storiche, mentre il tasso di disoccupazione scende al 6,9%, il più basso da dicembre 2008. Ma per i giovani trovare un lavoro resta ancora una sfida, tanto che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) resta fermo rispetto al mese precedente, al 20,2%. I dati diffusi dall’Istat nelle sue stime provvisorie lasciano soddisfatto il governo: “Una bella notizia per gli italiani, l’intero mercato del lavoro si sta muovendo”, ha detto la ministra del Lavoro, Marina Calderone, mentre per il vicepremier Matteo Salvini vengono così smentiti con i fatti “i profeti di sventura”.

Rispetto a marzo, l’occupazione è cresciuta di 84 mila unità (+0,4%), portando il numero complessivo dei lavoratori a 23 milioni 975 mila. Ovvero 516 mila persone in più rispetto ad aprile 2023, la maggior parte con contratti stabili. Sono infatti aumentati, su base annua, soprattutto i contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato (+444 mila) e gli indipendenti (+154 mila) mentre sono calati i dipendenti a termine (-82 mila). Se si guarda al dato mensile, buone notizie arrivano anche per il divario di genere: la crescita del lavoro tra le donne ad aprile è stata maggiore, con un aumento di 62 mila occupate rispetto ai 22 mila uomini.

Sull’anno, le lavoratrici sono cresciute di 247 mila unità, avvicinandosi ai lavoratori aumentati di 270 mila. I numeri sono migliorati per uomini e donne, per dipendenti e autonomi, e per tutte le classi d’età ad eccezione dei 25-34enni, che hanno invece registrato un calo del tasso di occupazione da 68,8% a 68,3%. Un dato che spinge il sindacato Ugl ad accendere un faro sulla “preoccupante” situazione dei giovani che faticano ad entrare nel mondo del lavoro. Dai dati Istat emerge anche un altro aspetto che porta governo e maggioranza ad esprimere soddisfazione per le scelte fatte: il tasso di disoccupazione ad aprile è sceso al 6,9%, il più basso da dicembre 2008. E anche se la disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è rimasta stabile al 20,2% di marzo, si tratta comunque del livello più basso da febbraio del 2008. Tanto che la ministra Calderone invita a guardare i dati incoraggianti: “Per la prima volta da oltre 15 anni, la disoccupazione in Italia scende sotto il 7%.

Nel complesso, è l’intero mercato del lavoro che si sta muovendo”, ha spiegato, sottolineando come siano positivi anche i dati sui giovani under 25 e le donne, “che costituiscono i target prioritari delle nostre politiche attive. È la conferma che la direzione è quella giusta. C’è la fiducia delle imprese e dei lavoratori”. Per questo, aggiunge, il governo continuerà “ad investire sui contratti stabili che crescono, sui giovani, sulle donne, sull’acquisizione delle competenze da parte dei lavoratori per colmare la distanza tra domanda e offerta di lavoro, e sulla riduzione dei divari territoriali”. Anche a livello trimestrale i dati confermano il trend positivo del lavoro.

Confrontando il trimestre febbraio-aprile 2024 con quello precedente (novembre 2023-gennaio 2024), si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,6%, per un totale di 136 mila occupati. Una crescita che si associa al calo delle persone in cerca di lavoro (-2,3%, pari a -44 mila unità) e degli inattivi (-0,2%, pari a -19 mila unità). La Cisl, che riconosce la dinamica positiva, invita però a riflettere sulla diffusione, tra i giovani, “di proposte di lavoro sottopagato e con mansioni modeste”, che respingono anche chi cerca un impiego. Mentre il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, invita a guardare anche alla qualità dell’occupazione: “Siamo un Paese che ha 4 milioni e mezzo di part time, vuol dire che ci sono 4 milioni e mezzo di persone di cui il 75% donne e donne soprattutto del Mezzogiorno, che non arrivano a 10 mila euro lordi l’anno”.

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Lavoro

Sbarra difende il Jobs Act e critica l’iniziativa referendaria della Cgil

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Il Jobs Act è stato “una grande riforma”. Mentre l’articolo 18 è ormai “anacronistico”. Il leader della Cisl Luigi Sbarra boccia la proposta referendaria promossa dalla Cgil sul ripristino dell’articolo 18. E, rimarcando le “diverse sensibilità” con Cgil e Uil, che intanto proseguono insieme la mobilitazione sulla sicurezza sul lavoro, va all’attacco, rinfocolando l’acceso dibattito a distanza che va avanti da giorni: “Sono indecenti e demagogici le presunte lezioni che altri vorrebbero dare alla Cisl”.

Il Jobs Act è tornato al centro del dibattito con la campagna referendaria della Cgil, che ha depositato in Cassazione quattro quesiti, di cui due riguardano proprio la riforma del lavoro promossa e attuata dal governo Renzi nel 2015: uno sul superamento del contratto a tutele crescenti, l’altro sull’indennizzo in caso di licenziamento illegittimo previsto al posto del reintegro per le piccole imprese, introdotti dal Jobs Act. I quesiti sono stati pubblicati oggi in Gazzetta: il prossimo step sarà dunque la data per l’avvio della raccolta firme. La richiesta di superare il Jobs Act arriva anche dalla politica, con Alleanza Verdi Sinistra che si schiera contro una “controriforma” che ha “indebolito le tutele” e “mortificato” il mercato del lavoro. Ma la sfida del sindacato di Maurizio Landini non convince la Cisl, che si schiera invece a favore della riforma.

“Una grande riforma, non priva di lacune, ma anche con aspetti assolutamente positivi”, sottolinea Sbarra. “Oggi la vera tutela che dobbiamo conquistare si chiama formazione, si chiama investimento sulle competenze, si chiama apprendimento, conoscenza: è questo oggi il vero tema”, dice Sbarra che, ricordando i dati sull’occupazione in crescita non vedere “aria di precariato”, ma anzi un “orientamento a stabilizzare” i contratti. E’ in questo contesto che il leader della Cisl mette in guardia dal rischio di riaccendere la battaglia sull’articolo 18. “Fare di tutta un’erba un fascio è sbagliato” ed è sbagliato soprattutto “rialzare oggi la bandiera anacronistica dell’articolo 18”, che è “foriera di tensioni e divisioni”, dice.

“Rispettiamo le iniziative delle altre sigle sindacali – aggiunge – anche se sul merito ci sentiamo di affermare che non condividiamo”. Con Cgil e Uil, del resto, abbiamo “obiettivi comuni”, ma “ci sono sensibilità diverse”, ammette Sbarra. Le sigle di Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri infatti vanno avanti insieme con la mobilitazione sulla sicurezza sul lavoro e, dopo lo sciopero generale di giovedì scorso, si preparano alla manifestazione nazionale del 20 aprile (che sarà presentata lunedì). Per la Cisl, che dall’assemblea nazionale, lancia l’appello ‘Fermiamo la scia di sangue’, la strada è “costruire una grande strategia nazionale”. La linea è quella della “trattativa e confronto sempre, protesta quando serve”, dice Sbarra, che non ci sta a farsi dare “presunte lezioni”, che rischiano solo di “incendiare la temperatura sociale”. “Non si può sperare – chiosa – di mettersi la coscienza a posto con qualche scioperino in più”.

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