Collegati con noi

Cronache

“La mafia è buona”: presentato alla Feltrinelli il libro di Catello Maresca e Paolo Chiariello con Federico Monga e Franco Roberti

Avatar

Pubblicato

del

Ma la mafia è davvero buona? il titolo del libro di Paolo Chiariello e Catello Maresca, Rogiosi Editore, è volutamente provocatorio perché la mafia di cui si parla nel libro presentato alla libreria Feltrinelli di piazza dei Martiri a Napoli è quella più pericolosa, non spara, non mette le bombe ma fa sparire in mille meandri i milioni guadagnati con i traffici illeciti, soldi da riciclare che finiscono dovunque, persino nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa.

Un argomento che troppo spesso è sparito dalle agende politiche ma anche dalla lettura dei media nazionali che sono scientificamente organizzati per un racconto parziale del Sud, ovvero un racconto criminale. Al Nord o non sono attrezzati, come dice Chiariello cioè non hanno sviluppato gli anticorpi di chi sta a Sud e ha già conosciuto il problema, oppure utilizzano più o meno consapevolmente la mafia dei servizi, quella che si è data un’immagine diversa, efficiente ed in grado di erogare appunto servizi.
Una lettura che deve essere stata interessante se per tutta la durata della presentazione non volava un mosca, con circa 200 spettatori assiepati anche sulle scale della libreria, attenti a seguire quello che dicevano gli autori o il loro illustre ospite, Franco Roberti, già Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia e oggi assessore alla sicurezza della Regione Campania, opportunamente stimolato dal bravo moderatore, Federico Monga, direttore del Mattino, ma anche grande cronista di mafia che già 15 anni fa scriveva di quanto era pericolosa la criminalità economica e della sua pervasività nel Nord Italia. Un parterre di tutto rispetto per la presentazione del libro di Paolo Chiariello, cronista scomodo e Catello Maresca, magistrato antimafia sempre in prima linea: il questore di Napoli Antonio De Jesu, il comandante provinciale dei Carabinieri generale Ubaldo Del Monaco, Bruno D’Urso, capo dell’ufficio Gip del Tribunale di Napoli, l’avvocato tributarista Angelo Pisani, l’assessore alla Cultura di Napoli Nino Daniele. A riceverli con il consueto garbo Rosario Bianco, Rogiosi Editore.

Advertisement

Cronache

Colpito da un vaso mentre giocava in cortile, bimbo morto in ospedale

Avatar

Pubblicato

del

È morto il bambino di tre anni di Caramagna Piemonte travolto da un vaso mentre giocava nel cortile di casa. Il piccolo era stato ricoverato in gravi condizioni ieri pomeriggio. Era stato anche operato d’urgenza ma era rimasto in condizioni critiche nel corso della notte. Le gravi lesioni riportate dal piccolo a livello di torace e addome non hanno consentito allo staff di chirurghi e cardiochirurghi dell’ospedale Regina Margherita di salvargli la vita.

Continua a leggere

Cronache

Arrestato perchè tenta di sgozzare la compagna, lavorava fuori dal carcere da due anni

Avatar

Pubblicato

del

Mohamed Safi, il tunisino di 36 anni arrestato perchè la scorsa notte ha tentato di sgozzare in strada la compagna, da due anni è uscito da carcere delle Vallette e svolge un lavoro esterno. Mohamed Safi doveva scontare una condanna a 12 anni per avere ucciso nel 2008 a Bergamo la fidanzata 21enne, Alessandra Mainolfi. L’uomo, in stato confusionale, si trova ora nel repartino detenuti dell’ospedale Molinette, dove è stato portato dalla polizia che lo ha arrestato. L’uomo lavorava nel bistrot di una cooperativa sociale di Grugliasco, Comune alle porte di Torino. Doveva rientrare in carcere alle 2, un’ora dopo il tentato omicidio.

Continua a leggere

Cronache

I Manager di Autostrade intercettati dopo il disastro di Genova parlano della strage di Avellino e delle verità nascoste ai magistrati irpini

Avatar

Pubblicato

del

“Quello (si riferiscono ad Amedeo Gagliardi, direttore legale e nuovo membro del cda di Autostrade, ndr) meritava una botta. Meritava che mi alzassi una mattina e andassi ad Avellino a dire la verità. Così proprio lui lo ammazzavo credimi, era l’
unica soddisfazione che avevo”.
È il 14 gennaio del 2019.  Siamo a cinque mesi dal crollo del ponte Morandi,  dalla morte di 43 persone persone inermi. Ma soprattutto sono passati tre giorni dalla sentenza dei giudici sulla strage del bus di Avellino nella quale morirono altre quaranta persone. Il Tribunale di Avellino, in primo grado, aveva appena inflitto cinque anni e mezzo di carcere al dirigente di Autostrade, Paolo Berti. All’epoca dei fatti di Avellino Berti era direttore delle operazioni. Contestualmente alla condanna di Berti, vengono assolti tutti i componenti di  vertice di società Autostrade per l’Italia. Tra gli assolti c’era anche  l’allora potentisismo amministratore delegato Giovanni Castellucci.

Viadotto dell’Acqualonga. Il luogo dove il bus precipitò e fece strage

A parlare nell’intercettazione è Berti, indagato anche per il crollo del Morandi.
Dal tono Berti appare molto nervoso, arrabbiato. Berti l telefono si sfoga al telefono con l’altro super manager di Aspi, Michele Donferri Militelli (entrambi sono sospesi), che all’epoca dei fatti era direttore delle manutenzioni, anche lui coinvolto nell’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi. La telefonata viene intercettata dalla Guardia di finanza e coinvolge anche Amedeo Gagliardi. Gagliardi era ed è ancora il direttore legale dell’azienda. Nel contesto specifico Gagliardi è il punto di riferimento per ogni problema legale in azienda.
Oggi Gagliardi è nel nuovo consiglio di amministrazione di Aspi. Alla testa del Cda c’è Roberto Tomasi. Parliamo della nuova dirigenza, quella che deve cambiare l’immagine della società, il racconto dell’azienda pesantemente colpita dopo l’indagine sui falsi rapporti. Dalla carte finite in Procura Berti lancia durissime accuse al nuovo dirigente. “Gagliardi non mi ha chiamato ma io quello lo aspetto al varco – dice il manager appena condannato – ma tanto per lui c’è una giustizia. Quello lo devo ammazzare definitivamente cazzo”. E poi il riferimento alle verità nascoste da Berti ai magistrati di Avellino. False dichiarazioni sui cui la Procura irpina ha aperto una nuova inchiesta alla luce degli atti trasmessi dai colleghi genovesi.

Strage del viadotto dell’Acqualonga. Furono 40 i morti estratti dal bus precipitato dal cavalcavia

Da Autostrade, interpellata dal Secolo XIX sulla vicenda delle accuse lanciate dall’ ex direttore delle operazioni Paolo Berti nei confronti del nuovo membro del consiglio di amministrazione di Aspi e direttore legale Amedeo Gagliardi non viene rilasciato nessun commento ufficiale.
Ma da fonti legali dell’ azienda si fa notare che Amedeo Gagliardi nulla aveva a che vedere con le posizioni dei singoli imputati, non essendo la società Autostrade per l’ Italia coinvolta nel procedimento di Avellino, se non come responsabile civile.
La stessa Aspi peraltro ricorda che tutti gli imputati nel procedimento per la morte di 40 persone a bordo di un autobus in Campania sono stati assistiti e consigliati da avvocati esterni alla società e hanno esercitato tutti i diritti concessi alla difesa.
un approccio neutrale nella gestione della vicenda.
Citando direttamente Giulio Andreotti: «Devi stare tranquillo perché comportandoti così (la verità nascosta ad Avellino da Berti, ndr) hai la possibilità di trovare un accordo con questa gente. Che tacciano pure (riferito alla mancata telefonata di Gagliardi dopo la condanna) ma (un accordo) devi trovarlo. Su questo devi riflettere… voglio dire, Andreotti insegna». E ancora: «Se non puoi ammazzare il nemico, te lo fai amico», aggiunge iro nico Michele Donferri. Ma Berti è offeso. Secondo gli inquirenti la rabbia è motivata dalla mancata solidarietà ricevuta dopo la sua condanna dai suoi superiori per i quali aveva mentito. E attacca: «La cosa che mi dà fastidio è che mi trattano come se non fossi mai esistito: tu sei al pari di zero. Hai capito?».
La conversazione prosegue e abbraccia i possibili provvedimenti che l’azienda potrebbe prendere nei confronti dei suoi dirigenti, sia alla luce della sentenza di Avellino che per il crollo del viadotto Morandi. Donferri lo invita alla calma spiegandogli che conviene nascondere la verità per un tornaconto lavorativo: «Qui trombano tutti (nel senso che rimuovono dalle cariche, ndr). Tu hai ragione ma non è che se metti in galera anche un altro o lo accusi di qualcosa, per la situazione cambia.
Quindi a questo punto tu la gente la devi aspettare al varco. Aspettali al varco e pensa solo a stringere un accordo con il capo, punto e basta».

Continua a leggere

In rilievo