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Kiev, oltre 6.500 perdite tra i russi nell’offensiva su Avdiivka

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Dal 10 ottobre, giorno in cui è iniziata l’offensiva russa nei pressi di Avdiivka, Mosca ha perso più di 6.500 soldati. Lo ha dichiarato il portavoce delle forze di difesa di Tauride, Alexander Shtupun, come riferito da Rbc Ucraina. “Se parliamo del numero di perdite, Avdiivka è la più grande sconfitta per i russi. Se contiamo dal 10 ottobre, le perdite totali del nemico nella regione di Donetsk nell’area di responsabilità della Brigata Tavria ammontano a quasi 6.500 persone”, ha detto Shtupun. Secondo il portavoce, Kiev ha anche distrutto 100 carri armati e quasi 250 unità di altri veicoli corazzati nemici nello stesso settore. Solo nell’ultimo giorno, cinque carri armati russi, tra cui un T-90, sono stati distrutti nella zona di Avdiivka. In totale, secondo Shtupun, Mosca avrebbe ammassato fino a 40.000 soldati nei pressi di Avdiivka.

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Due anni di guerra ma Kiev non si arrende, ‘vinceremo’

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Ucraina, anno terzo. E come tutte le notti da due anni a questa parte, sono le sirene della guerra a svegliare donne, bambini e uomini nei loro letti per la consueta ondata di attacchi russi sul Paese. Nel secondo anniversario dell’invasione, missili e droni portano con sé l’eco di quel 24 febbraio 2022 che lasciò incredula e sconvolta la gente d’Ucraina e tutto il mondo, riportando l’orrore del conflitto in piena Europa. Ma la resa non è un’opzione: “Vinceremo!”, assicura Volodymyr Zelensky.

“Stiamo combattendo per questo, da 730 giorni”. E quando arriverà la vittoria, sarà “il giorno più bello della nostra vita”, dice il leader ucraino che per l’anniversario ha accolto a Kiev Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen, Alexander De Croo e Justin Trudeau e firmato accordi per la sicurezza con Italia e Canada. “Dobbiamo fare di tutto perché il 2024 diventi un anno decisivo per ripristinare la sicurezza”, ha insistito accanto ai leader. Ma proprio nel giorno dell’anniversario, è arrivato in Ucraina anche il ministro della Difesa russo Serghei Shoigu, facendo visita alle truppe che da due anni tengono aperto il fronte della guerra. Come a marcare il territorio, a rivendicare che quella terra non è più ucraina e che anzi, ora “il vantaggio è della parte russa”.

Le parole di Shoigu nascono da una fiducia impressa dalle ultime notizie della prima linea, che ultimamente testimoniano di risultati favorevoli agli invasori, in primis la conquista di Avdiivka. Nonostante le enormi perdite nelle file delle forze di Vladimir Putin: secondo l’intelligence britannica, sono almeno 350 mila soldati russi morti o feriti al fronte in due anni. Alla fine la “luce” trionferà sulle “tenebre”, è però convinto il capo delle forze armate ucraine Oleksandr Syrsky. Per accelerare l’arrivo della vittoria, le forze di Kiev scelgono l’attacco. E commemorano l’inizio dell’invasione colpendo – rivendica l’intelligence – un impianto metallurgico usato nella produzione di missili e droni nella Russia centro-meridionale, mentre a Mosca è andato a fuoco uno degli hangar dello stabilimento di progettazione degli aerei Sukhoi. Attaccare oltre il confine è ormai consuetudine per le forze ucraine che invece sono in difficoltà al fronte per la mancanza di munizioni. L’Occidente a Kiev celebra i difensori, fa appello a “non perdersi d’animo”, si stringe attorno al popolo invaso, e ribadisce – nella dichiarazione G7 – “l’incrollabile sostegno” Kiev.

“Insieme ai nostri partner, siamo pienamente in grado di porre fine militarmente all’esistenza dell’aggressiva Federazione Russa”, sottolinea il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak. Ma intervenendo alla riunione dei Sette, Zelensky ha chiesto di fare presto. Perché la guerra infuria, i civili continuano a morire: un morto in un raid su Odessa nelle ultime 24 ore . Per il Cremlino l’unica linea è quella di prevalere sull’Ucraina che in 730 giorni ha resistito all’avanzata russa nonostante tutto: le bombe e l’esodo di milioni di profughi, gli orrori di Bucha e Mariupol, la caduta di Bakhmut e Avdiivka. Ma anche l’affondamento della Moskva, le riconquiste nel Kharkiv e la liberazione di Kherson, la resistenza nel mar Nero. Tutto questo facendo i conti con i ritardi degli aiuti occidentali e con l’umanità al fronte che cerca incessantemente la forza per andare avanti. Ora, per il terzo anno consecutivo, giorno dopo giorno l’Ucraina proverà a scrivere una nuova pagina della storia del conflitto. Con una nuova controffensiva, promette Zelensky. Con una pace giusta, prima o poi.

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G7:nota della Presidenza italiana,forte unità in sostegno a Kiev

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Il 24 febbraio, in occasione del secondo anniversario dell’aggressione russa contro l’Ucraina, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presieduto una riunione dei Capi di Stato e di Governo G7. Il Presidente Meloni si è collegata da Kiev, assieme al Primo Ministro canadese Justin Trudeau, alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al Presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi. La riunione ha confermato la forte unità del G7 a sostegno di Kiev, la determinazione di proseguire l’assistenza all’Ucraina e di rafforzare le misure sanzionatorie nei confronti di Mosca e delle entità che consentono l’aggiramento delle sanzioni. I Sette hanno inoltre chiesto alle autorità russe di far luce sulle circostanze della morte di Alexei Navalny, condannando la continua repressione dei dissidenti politici in Russia. L’incontro ha consentito, inoltre, un approfondimento sulla situazione in Medio Oriente alla luce del preoccupante aumento delle tensioni nella regione, incluso il Mar Rosso. Al termine della riunione è stata adottata una dichiarazione congiunta sull’Ucraina.

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Usa condannano gli incontri di Dodik con Putin e Lukashenko

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L’amministrazione americana ha condannato gli incontri avuti nei giorni scorsi dal leader serbo-bosniaco Milorad Dodik con i presidenti russo e bielorusso Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko, nel corso di visite a Kazan e Minsk. “Tali visite sono gli ultimi di una serie di esempi che mostrano quanto Milorad Dodik sia isolato dalla comunità euro-atlantica”, ha riferito in una nota il Dipartimento di Stato.

“Gli Stati uniti – ha aggiunto – sono al fianco di tutto il popolo della Bosnia-Erzegovina e sostengono il futuro sicuro e prospero di quel Paese nella comunità euro-atlantica”.

Nella nota del Dipartimento di Stato – ripresa dai media a Sarajevo – si afferma al tempo stesso che “riterremo responsabili anche gli individui e le istituzioni che minacciano la stabilità e la sicurezza della Bosnia-Erzegovina”. Critiche agli incontri di Dodik con Putin e Lukashenko sono giunte anche dalla rappresentanza Ue a Sarajevo, secondo cui tali visite “non sono in linea con il percorso europeo della Bosnia-Erzegovina”.

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