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Inchieste e incompatibilità, i guai del critico-politico Sgarbi

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Arguto, esuberante, competente, provocatorio fino all’eccesso. Quando si pensa a Vittorio Sgarbi è difficile trovare un aggettivo che lo definisca nella sua sfaccettata e complessa personalità. Anche in questa sua ultima battaglia in cui ha provato fino alla fine a difendersi dalle indagini, della procura e dell’Antitrust, e dalle inchieste giornalistiche, ha mostrato i denti fino alla fine. Ma il verdetto da parte del Garante era apparso sin dall’inizio marciare verso una possibile condanna. Sgarbi era stato infatti segnalato nello scorso autunno all’Autorità dal ministro Sangiuliano e l’organismo aveva aperto un procedimento per l’incompatibilità di alcune sue attività, per lo più di conferenziere, con il suo incarico.

L’atto, originato da alcune lettere anonime, sembrava avere un percorso segnato, visto che da subito l’Autorità aveva ravvisato che “dalle prime evidenze” emergevano “elementi” che lo ponevano in contrasto con i dettami della legge Frattini sul conflitto di interessi. “Le mie attività sono un esercizio legittimo del diritto d’autore” si è difeso il critico che ora, però, ha gettato la spugna: l’indicazione dall’Antitrust “è arrivata, si può impugnare, ma è arrivata. A questo punto mi tolgo di scena”.

Non bastasse, ci sono le inchieste giornalistiche del Fatto Quotidiano e di Report, contro cui, per altro, Sgarbi, tra gli insulti, ha dato in escandescenza rasentando gesti osceni. E poi ci sono le indagini giudiziarie. I fronti su cui è al centro delle inchieste sono tanti: l’ultimo quello di aver approfittato dell’indigenza di una persona per acquistare a poco, e poi esportato, un Valentin de Boulogne che il critico afferma invece essere una copia.

C’è poi la disputa attorno ad un dipinto rubato di Rutilio Manetti, per il quale è indagato per riciclaggio, e quella attorno ad alcuni quadri di grandissimo valore, e quindi che dovevano essere vincolati, della collezione Agnelli. Tutte “menzogne” si difende Sgarbi che minaccia un giorno sì e l’altro pure richieste di risarcimento danni milionarie ai giornalisti. Ma i casi montano e l’opposizione, dopo averne chiesto conto al governo in Parlamento, arriva a chiederne le dimissioni con un atto di sfiducia, la cui discussione è stata però spostata al 15 febbraio. “Si nascondono per sperare nel pronunciamento dell’Antitrust e sfuggire al giudizio politico” attacca il M5s. Sempre polemico, e “scoperto” in questa sua abilità da Maurizio Costanzo nel suo show, l’allontanamento dalla scena sembra essere una sua costante.

È riuscito perfino a farsi espellere dalla Pupa e il secchione per un’accesa lite con Alessandra Mussolini. E non è neppure la prima volta che il noto critico d’arte, prestato alla politica, deve fare un passo indietro dal governo; già nel 2002 al termine di un feroce scontro con l’allora ministro della Cultura, Giuliano Urbani, la sua esperienza da sottosegretario finì precocemente. In quella occasione venne addirittura “revocato” con un provvedimento del Consiglio dei ministri, guidato allora da Silvio Berlusconi. Il casus belli furono i diversi punti di vista sull’alienabilità di beni dello stato, anche artistici, questione sulla quale il critico aveva chiesto per primo l’allontanamento del suo ministro.

Tra loro, come nel caso ora di Sangiuliano, non correva buon sangue. L’allora ministro, facendosi “scudo” del giudizio espresso da un altro eccentrico critico d’arte come Federico Zeri, diede a Sgarbi del “narcisista, presuntuoso, impreparato, superficiale”. Già allora, d’altra parte, erano state anche le sue intemperanze ad averlo messo all’angolo: come l’abitudine di far aprire fuori orario, anche di notte, i musei per visitarli con i suoi amici. Anche allora, provocatorio, si giustificava: “opera di controllo verso i musei pubblici”, riporta un’interrogazione parlamentare in cui si chiedeva conto di questo comportamento.

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Dries Mertens a Napoli con il piccolo Ciro, visita a sorpresa agli ex compagni di squadra

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Kat seduta al tavolino sulla spiaggia che bagna Palazzo Donn’Anna, Dries in acqua e la scritta: a casa. È il ritorno di Dries Mertens a casa sua, a Posillipo, per qualche giorno di riposo con la moglie e il piccolo Ciro. Mertens ha approfittato della sosta per andare a trovare i vecchi compagni di squadra a CastelVolturno, durante un allenamento e, ne siamo certi, per suonare la carica ai ragazzi che sembrano non ritrovare più la via del bel gioco e dei gol, soprattutto al Maradona. Una gradita visita a sorpresa, l’ha definita il Napoli sul suo sito ufficiale dove sono state pubblicate anche le foto che vedete qui.

Mertens con il piccolo Ciro

Abbracci, sorrisi: con il capitano Di Lorenzo che ha postato la foto su Instagram, con Lobotka, Osimhen e tutti gli altri e, ovviamente con Tommaso Starace. Il piccolo Ciro Romeo si è divertito a correre sull’erba del campetto: uno scugnizzo biondo, nato a Napoli, che chissà un giorno potrebbe ereditare la maglia numero 14 che indossava il padre e con la quale ha segnato 149 gol, record assoluto tra i goleador azzurri.

 

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Champions, il PSG conquista la semifinale in casa del Barça: 4-1

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Pazzesca Champions quest’anno: il Paris Saint-Germain ha compiuto un’autentica impresa al vincendo 4-1 contro il Barcellona all’Olimpic Lluis Companys (non giocare al Camp Nou non ha portato fortuna…) e conquistando così un posto nelle semifinali della Champions League. La squadra di Luis Enrique è riuscita a ribaltare il 2-3 subito al Parco dei Principi grazie ai gol di Dembelé, Vitinha e di Mbappé, che,uscito dal torpore, si è ‘svegliato’ nel finale ed ha regalato alla squadra una doppietta, segnando prima su rigore poi alla sua maniera. Tuttavia, è stato soprattutto il giovane talento del Barcellona, Lamine Yamal, a stupire tutti con un’assist straordinario che ha portato Rafinha al gol del momentaneo vantaggio catalano già nei primi minuti. A soli 16 anni, Lamine Yamal ha dimostrato di avere un talento fuori dal comune, facendo già parlare di sé come il futuro del calcio.

La partita sembrava essere sotto il controllo dei padroni di casa, ma la svolta è arrivata al 30’ quando Araujo è stato espulso, lasciando il Barça in inferiorità numerica. Xavi, allenatore del Barcellona, ha deciso di sostituire proprio Yamal, una mossa che è stata poi criticata alla luce degli eventi successivi. Il PSG ha pareggiato con Dembelé e nella ripresa grazie anche ad una bella prestazione dell’ex Napoli Fabian Ruiz ha preso il controllo del centrocampo, portandosi in vantaggio con un gol di Vitinha. La situazione è precipitata per il Barça quando Xavi è stato espulso per proteste, e il PSG ha segnato il terzo gol su rigore, con Mbappé.

Nonostante i tentativi di reazione del Barcellona, il PSG ha continuato a dominare e ha chiuso la partita con il quarto gol, siglato da Mbappé. I parigini proseguono così il loro cammino verso il sogno di conquistare la Champions League, un obiettivo per il quale la proprietà qatariota ha investito ingenti somme di denaro, assemblando una squadra di stelle internazionali. Tuttavia, il futuro di Mbappé sembra essere altrove, con il Real Madrid che potrebbe essere la sua prossima destinazione. A fine gara da registrare la delusione e la rabbia di Xavi Alonso che ha accusato l’arbitro con un rosso a suo dire eccessivo, di aver condizionato la partita. Gigio Donnarymma, portiere del PSG si è detto emozionato per la sua prima semifinale di Champions: giocherà contro il Borussia Dortmund.

 

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Esteri

Un noto giornalista investigativo freddato in Colombia

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Vari colpi sparati a bruciapelo, mentre la vittima era a terra, da un sicario vestito di nero e con il volto nascosto da un casco integrale. Così è stato ucciso nella città colombiana di Cúcuta, al confine con il Venezuela, il comunicatore sociale, avvocato e giornalista Jaime Vásquez a cui, per le sue ripetute denunce di corruzione, era stata assegnata nel 2022 anche la scorta della polizia. Domenica Vásquez, 54 anni, ha offerto agli agenti qualche ora di riposo, assicurandogli che sarebbe rimasto in casa. Ma poi ha deciso di uscire per fare acquisti nel centro del quartiere La Riviera, una scelta che gli è stata fatale. Una moto, guidata da una donna, lo ha intercettato sbarrandogli la strada.

E a nulla è valso il tentativo di rifugiarsi in un negozio: il sicario, che era sul sedile posteriore, è sceso, lo ha inseguito nel locale e lo ha freddato sparando tre volte, sotto l’occhio di una telecamera fissa che ha ripreso la scena, tra il panico dei presenti. Per primo il presidente Gustavo Petro, attraverso il suo account X, ha reso noto che “il giornalista Jaime Vásquez è stato assassinato nel dipartimento del Norte de Santander. Il suo lavoro era denunciare la corruzione”. Mi aspetto dalla Procura, ha intimato, “l’indagine più approfondita possibile che dovrebbe includere l’esame forense delle informazioni sul suo cellulare, che, apparentemente, è stato manipolato dalle autorità dopo la sua morte”.

Da anni l’attività di Vásquez di inchieste su casi di corruzione a Cúcuta e in tutto il dipartimento era nota e questo gli aveva prodotto numerosi nemici. Le dirette che realizzava attraverso la sua pagina Facebook, erano meticolose ed accurate e prendevano di mira amministratori pubblici e imprese private.

Il quotidiano La Opinión di Cúcuta, pubblicando foto delle testimonianze di affetto della popolazione che ha acceso candele e depositato fiori, ha rivelato che uno dei casi più clamorosi denunciati ha riguardato la società Aguas Kpital Cúcuta, che aumentò senza motivo le tariffe dell’acqua potabile, cambiando i contatori. Di recente erano state in primo piano sui media locali le accuse di irregolarità nella gestione del settore sanitario e nell’assunzione di dipendenti pubblici. Dopo la diffusione attraverso le reti sociali del video dell’omicidio, tutte le autorità nazionali e locali si sono mobilitate, con l’apertura di una inchiesta per risalire ai possibili mandanti dell’operazione e con l’offerta di una taglia di 70 milioni di pesos (17.000 euro) per informazioni utili all’arresto dei killer del giornalista.

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