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Cronache

Inchiesta Grillo, tutte le accuse della Procura di Milano al fondatore del M5S

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Sarebbero stati almeno tre gli argomenti al centro delle richieste di interventi pubblici che sarebbero state avanzate dall’armatore Vincenzo Onorato a Beppe Grillo che a sua volta le avrebbe girate a parlamentari del M5S. Richieste che avevano a che fare con i ministeri dello Sviluppo Economico (guidato allora da Luigi Di Maio prima e da Stefano Patuanelli poi) e con quello delle Infrastrutture guidato da Danilo Toninelli. È questo il cuore dell’inchiesta della Procura di Milano su un presunto traffico di influenze che vede indagati Beppe Grillo e Vincenzo Onorato.

Vincenzo Onorato. Presidente della Moby Lines

Agli atti delle indagini ci sono le chat con le istanze avanzate da Onorato a Grillo e il contratto pubblicitario per 2 anni, 2018  2019, tra Moby SpA e Beppe Grillo srl per 240 mila euro.

:in chat le istanze di Onorato,focus su 12 messaggi Pm, richieste su tre fronti girate a esponenti M5S al Mise e Mit A testimoniare il ‘tragitto’ e i temi delle istanze avanzate dall’armatore napoletano al fondatore dei Cinque Stelle per tenere a galla il gruppo che aveva una flotta di oltre 60 navi, sono le chat agli atti dell’indagine della Procura di Milano in cui Grillo e Onorato sono indagati per traffico di influenze illecite in merito ad un contratto pubblicitario per il 2018 e il 2019 tra Moby spa e la Beppe Grillo srl per un totale di 240 mila euro. L’accordo prevedeva 10 mila euro mensili per inserimenti pubblicitari attraverso la pubblicazione di ‘banner’ e di ‘contenuti redazionali’, cioè interviste o pezzi, per un numero limitati di volte, sul blog  di Beppe Grillo, che è uno dei più cliccati d’Italia. Una cifra eccessiva secondo i pm Roveda e Romanelli titolari dell’inchiesta.

Gruppo Onorato. Una delle navi passeggero

Nello scambio di messaggi in una chat ci sarebbe la prova del reato secondo gli inquirenti, nel mirino in particolare 12 messaggi dai quali emergerebbero gli interventi chiesti dall’armatore a Grillo, suo amico di una vita. Le conversazioni  avrebbero riguardato una serie di argomenti importanti per il gruppo Onorato che navigava in cattive acque.

Nel mirino degli inquirenti anche il “piano di comunicazione #navigoitaliano” con la Casaleggio Associati da 600 mila euro annui per tre anni, tra il 2018 e il 2020 per il quale ci sono accertamenti in corso dopo una serie di perquisizioni nelle sedi delle due società e di alcuni loro collaboratori. Quello che vogliono accertare gli inquirenti è se Grillo, con la sua srl, abbia operato una “mediazione illecita” per favorire Moby in cambio di denaro e se vi siano state pressioni per il rinnovo di una licenza per alcune rotte verso Sardegna, Sicilia e isole Tremiti anche in bassa stagione, che sarebbe stata sollecitata all’allora ministro Toninelli, che non è indagato e che ha dichiarato di non aver avuto alcun tipo di pressione, tamto che all’epoca dei fatti si disse convinto della necessità di fare una gara per assegnare quelle rotte.

 

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Traffico di rifiuti, indagati tre funzionari Regione Campania

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Sono tre i funzionari della Regione Campania, uno dei quali arrestato e messo ai domiciliari, coinvolti nell’inchiesta della Dia e dei carabinieri del Noe di Potenza su un presunto traffico di rifiuti tra Italia e Tunisia. Coordinata dalla Procura di Potenza, la polizia giudiziaria ha avuto mandato dal giudice di notificare undici misure cautelari: quattro in carcere, cinque ai domiciliari e due obblighi di dimora. Complessivamente sono sedici le persone coinvolte nell’indagine insieme con quattro società. Disposti anche il sequestro di tre società e di beni per un milione di euro agli indagati.

Tra coloro a cui sono stati notificati i domiciliari c’è il funzionario regionale salernitano 66enne Vincenzo Andreola. Analoga misura cautelare per Antonio Cancro, 53 anni, Innocenzo Maurizio Mazzotta, 62 anni, Ciro Donnarumma, 44 anni, Federico Palmieri, 27 anni. Il gip di Potenza ha invece disposto il carcere per gli imprenditori Alfonso Palmieri, 39 anni, Tommaso Palmieri, 70 anni, per il tunisino Mohamed El Moncef Bin, 45 anni, e per Paolo Casadonte, 43 anni.

L’obbligo di dimora è stato emesso infine per Carmela Padovani, 32 anni, e Francesco Papucci, 48 anni. Una delle società coinvolte avrebbe consentito l’ingresso nell’affare di due degli imprenditori indagati, che avevano la necessità di smaltire grandi volumi di rifiuti. Questi imprenditori, viene sottolineato nell’ordinanza del giudice, “portavano in dote le conoscenze presso gli uffici della Regione Campaniadi un funzionario amministrativo… disponibile ad assecondare illecitamente le pratiche della società consentendo di ottenere le necessarie autorizzazioni anche a fronte di evidenti e macroscopiche irregolarità”.

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Estradato in Italia Maffione, accusato di maxi frode su Iva

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Estradato in Italia Vincenzo Maffione, arrestato lo scorso 25 gennaio negli Emirati Arabi Uniti con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale in materia di Iva. L’estradizione di Maffione – indagato nell’ambito dell’operazione ‘Pit stop’ della Guardia di Finanza di Torino coordinata dalla Procura europea – è stata eseguita oggi, in via semplificata, dal Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia, con volo Abu Dhabi-Roma. La consegna avviene all’indomani dell’incontro del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, con il suo omologo emiratino Abdullah Al Nuaimi. Il ministro ringrazia le autorità competenti, rilevando – si legge in una nota – la crescente fruttuosa ed amichevole collaborazione tra i due governi.

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Mafia: voto di scambio, estorsioni e droga, 12 arresti

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Scambio elettorale politico-mafioso, estorsioni, detenzione di armi e stupefacenti, introduzione in carcere di dispositivi telefonici, con i quali dal carcere gestivano i loro affari : sono alcune delle accuse contestate a 12 persone gravemente indiziate di essere organizzatori ed affiliati al Clan “Nardo” operante nell’rea nord della provincia di Siracusa e ritenuta costola della famiglia di cosa nostra catanese “Santapaola Ercolano”.

Dieci di loro sono finite in carcere e due ai domiciliari , in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Catania, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia ed eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Siracusa.

Avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo gli arrestati, secondo quanto emerso nell’indagine,erano riusciti ad acquisire, in modo diretto e indiretto, la gestione o comunque il controllo di numerose attività economiche e imprenditoriali, prevalentemente nel settore agro-pastorale, nell’area nord della provincia siracusana. il reato di scambio elettorale politico- mafioso è contestato anche ad un candidato sindaco delle scorse elezioni amministrative del 2022 che avrebbe accettato la promessa di ottenere voti in cambio di denaro e dell’impegno ad operarsi per agevolare la scarcerazione del figlio di un affiliato.

I destinatari del provvedimento sarebbero “riusciti ad acquisire, in modo diretto e indiretto, la gestione o comunque il controllo di numerose attività economiche e imprenditoriali, prevalentemente nel settore agro-pastorale, nell’area nord della provincia siracusana”. Secondo gli inquirenti i componenti del clan avrebbero minacciato “anche dall’interno degli istituti di pena, utilizzando illecitamente telefonini, chi si fosse rivolto alle forze dell’ordine, per denunciare un’estorsione o una minaccia subita, occultando armi ad alto potenziale offensivo, smerciando stupefacenti del tipo cocaina e marijuana, gestendo una florida piantagione composta da ben 731 piante”.

Sono stati ricostruiti numerosi episodi di estorsione commessi dagli indagati che “mediante minaccia e avvalendosi della forza di intimidazione, avrebbero costretto diversi imprenditori agricoli o esercenti commerciali a fornire somme di denaro o generi alimentari senza corrispettivo, pagare un servizio di “guardiania” per i propri terreni agricoli, sui quali sarebbero stati anche obbligati a tollerare il pascolo di capi di bestiame riconducibili agli associati, subire il cosiddetto “cavallo di ritorno” per la restituzione di escavatori ed altri mezzi oggetto di furto”. Il reato di scambio elettorale politico mafioso è stato contestato ad un candidato sindaco delle elezioni amministrative del 2022 che “avrebbe accettato la promessa di ottenere voti in cambio di denaro e dell’impegno ad operarsi per agevolare la scarcerazione del figlio di un affiliato”.

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