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Cronache

Il ring della boxe nella Basilica, così il prete del rione Sanità salva i giovani dalle insidie della camorra

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Prima la musica. Poi la lettura dei giornali. Il doposcuola. Il canto. Ora c’è pure la palestra di boxe. Nella basilica di Santa Maria, nel rione Sanità, qualunque cosa si può  fare per strappare i ragazzi alla strada e al crimine, comune o organizzato, si fa. È così, con il protagonismo della chiesa e della associazioni, che rinasce il quartiere che fino a dieci anni fa era ostaggio dei clan. Dove si sparava un giorno sì e un giorno pure. Dove si uccideva, si facevamo stragi, dove le forze dell’ordine entravano o in forze oppure con molte timidezze. Ora se entrate nella Basilica, dal soffitto della ex Cappella del Tesoro, vedete pendere quattro o cinque sacchi da pugilato. Era un locale murato da anni. Padre Antonio Loffredo, un prete ma soprattutto un sant’uomo che ha rivoluzionato il quartiere, ha restituito all’uso della comunità facendo abbattere il muro della sacrestia. Il ring è montato a pochi metri dal chiostro della basilica. E i pugni, stavolta sono secchi e professionali: da tirare con i guantoni. È boxe, è la nobile arte, è uno sport, non lo si fa per vendetta.

Rione Sanità. Un ring per fare boxe nella Basilica

Una lezione per ragazzi del rione Sanità. Molti dei quali hanno pochissime chance e troppe ore passate in strada: come Genny Cesarano, l’innocente 17enne massacrato di proiettili, per sbaglio, proprio a un passo dalla Basilica. Molti suoi coetanei avevano confidato al sacerdote e al manager Ernesto Albanese (associazione l’Altra Napoli – gli stessi che hanno già messo in piedi un’orchestra, un coro, un B&b, una coop per guide turistiche alle catacombe di San Gennaro, attività artigianali e di laboratorio, pur di allontanarli dalla strada – che avevano un sogno: il pugilato. E loro li hanno esauditi: avranno per maestri i grandi campioni delle Fiamme Oro della polizia. Così, di fronte all’ennesima corale innovazione al rione Sanità, il questore Antonio De Iesu: «Bello che siano gli sbirri a venire in un chiostro a dar lezioni di correttezza e lealtà».

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Editoria: Fieg, si aggrava la crisi, forte preoccupazione

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“Le imprese editoriali attendono interventi che tardano ad arrivare, mentre si mantengono ingenti finanziamenti verso settori non strategici per la democrazia, come lo è invece la stampa. E, questo, mentre la tenuta del settore suscita già particolari preoccupazioni all’indomani di una legge di bilancio che ha tagliato risorse al comparto”. Si è così espresso il Presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, intervenendo sugli ultimi dati relativi all’andamento economico del settore editoriale.

“Nei primi mesi del 2024 – ha sottolineato Riffeser – il fatturato pubblicitario della stampa ha subito un calo del 13,7% e, dopo la decisione di eliminare l’obbligo della pubblicazione dei bandi degli appalti sui giornali, la pubblicità legale dei quotidiani è diminuita del 53,6%. Rivolgo, quindi, un serio invito al governo e a tutte le forze politiche, affinché siano coese nella volontà di contrastare la cattiva informazione, garantendo una informazione di qualità, fondamentale tanto più in un periodo di confronto elettorale”.

“A tale fine – ha concluso il Presidente della Fieg – è indispensabile e urgente incrementare in maniera adeguata le risorse di sostegno al settore, così da favorire gli investimenti tecnologici necessari in un periodo in cui l’intelligenza artificiale rischia di essere un treno ad altissima velocità che potrà compromettere il pluralismo dell’informazione se restasse appannaggio di chi ha incalcolabili risorse fuori dai nostri confini nazionali”.

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Michel Ivo, l’italiano ‘clandestino’ arrivato dalla Guinea

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E’ entrato da migrante ‘clandestino’ in Italia pur essendo italiano a tutti gli effetti. E’ la storia di Michel Ivo Ceresoli, un ragazzo di 34 anni, nato nella Repubblica di Guinea Conakry da padre italiano e mamma guineana raccontata dal bisettimanale il Crotonese in edicola oggi. “Sono un italiano – ha detto Michel Ivo – che per raggiungere il suo Paese ha dovuto farlo come clandestino”. Il ragazzo nato nel 1990 nel paese africano è stato legalmente riconosciuto dal papà italiano che si trovava in Guinea per conto di una multinazionale che stava costruendo strade. Quindi era un italiano a tutti gli effetti. “Mio padre – racconta Michel Ivo – che è originario del modenese, è stato in Guinea dal 1990 al 1996, poi è partito per il Burundi e l’Uganda e non l’abbiamo più visto”. Laureato in diritto internazionale, il ragazzo avrebbe voluto partite legalmente, ma per 20 anni, dal 1998 al 2018, l’ambasciata in Guinea è stata chiusa e lui non è riuscito ad ottenere il visto dal consolato.

“Era così atroce e duro questo trattamento” ha aggiunto parlando anche del razzismo che ha dovuto subire da parte dei guineani per il suo essere mezzo italiano. “Subivamo umiliazioni su umiliazioni. In Guinea era meglio morire che restare un giorno in più. Così ho deciso di prendere il mare”. Affidandosi ai trafficanti, parte dalla Guinea nel febbraio del 2023 , riesce ad imbarcarsi da Sfax in Tunisia per Lampedusa dove è approdato il 4 luglio 2023. Sul suolo italiano ha detto alla polizia di essere italiano. Nessuno, però, gli ha creduto. Il 6 luglio è stato trasferito al Cara di Isola Capo Rizzuto dove ha trovato finalmente ascolto. La prefettura di Crotone ha svolto le verifiche e il 22 febbraio del 2024 il Comune di Isola Capo Rizzuto gli ha rilasciato la carta d’identità. Sul documento c’è scritto: ‘cittadinanza italiana’.

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Ex marito sperpera soldi per amante, da Cassazione ok a tutore legale

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Si può sperperare il proprio patrimonio ma non al punto da non potere garantire l’assegno di mantenimento per la ex. E’ quanto stabilisce una sentenza della Cassazione, di cui scrive oggi il Messaggero, che ha dato ragione ad una donna di Ferrara che dopo la separazione consensuale dal marito aveva chiesto al giudice un intervento per metterlo sotto tutela alla luce del fatto che stesse dilapidando un patrimonio di circa 500 mila euro con l’amante.

I giudici di primo grado avevano accolto le richieste dell’ex moglie ma il verdetto era stato ribaltato dai giudici di appello. La Suprema Corte ha però annullato la sentenza di secondo grado dando quindi nuovamente ragione alla donna. Nella sentenza gli ermellini affermano che “se una persona è libera di disporre del proprio patrimonio, anche in misura larga e ampia, assottigliando ciò di cui legittimamente dispone, non può però ridursi nelle condizioni in cui, non solo non sia più in grado di assicurare i doveri di solidarietà già posti a suo carico (l’aiuto all’ex coniuge), ma finanche – scrivono – quelli in favore della propria persona, altrimenti costretta a far ricorso agli strumenti di aiuto pubblico da richiedersi a dispetto delle proprie capacità di vita dignitosa”.

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