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Salute

I tumori hanno un’alleata silenziosa, è la proteina Mical2 che li aiuta a nutrirsi: ma la guerra si può vincere

amministratore

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Caotici, disordinati e incontrollabili, i vasi sanguigni che permettono ai tumori di nutrirsi e di crescere hanno un’alleata nascosta, individuata grazie a una ricerca italiana e che, dopo almeno 30 anni, promette di aprire una nuova strada per ridurre le cellule malate alla fame senza effetti collaterali negativi. La proteina si chiama Mical2 ed e’ stata scoperta dal gruppo dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa guidato dalla biologa molecolare Debora Angeloni. Pubblicata sulla rivista Biochimica et Biophysica Acta – Molecular Basis of Disease, la scoperta riapre dopo molto tempo la possibilita’ proposta negli anni ’80 dal biologo cellulare Judah Folkman, stroncato da un infarto nel 2008 all’eta’ di 74 anni. Aveva proposto l’ipotesi di poter bloccare la crescita dei vasi sanguigni dei tumori (angiogenesi) dall’universita’ di Harvard, ma la sua teoria e’ stata sempre accolta con molta cautela e le sperimentazioni volte a bloccare la crescita dei vasi sanguigni dei tumori non hanno finora portato risultati convincenti. La scoperta italiana potrebbe riaprire questa via puntando su un nuovo bersaglio, la proteina Mical2, presente nei tumori piu’ comuni nell’uomo, quelli solidi. “Bloccare l’azione di questa proteina significa bloccare lo sviluppo dei vasi sanguigni che portano alle cellule tumorali ossigeno e nutrienti”, ha detto Angeloni. “C’e’ ancora molto lavoro da fare, ma e’ stata aperta una prospettiva”. La proteina Mical2 si risveglia ogni volta che le cellule malate liberano il segnale che, come una calamita, attira in modo inesorabile le cellule del tessuto che fodera i vasi sanguigni, chiamato endotelio; questa azione deforma i vasi, allungandoli fino a catturarli per nutrire il tumore. Il segnale e’ il fattore di crescita delle cellule dell’endotelio (Vegf) e il suo braccio destro e’ la proteina Mical2. “L’abbiamo individuata sia nei tumori piu’ aggressivi, sia in quelli meno aggressivi, mentre non e’ espressa nei vasi sanguigni normali”, ha rilevato Angeloni. Le proteine Mical erano finora note per la funzione importante che svolgono nell’impalcatura (chiamata citoscheletro), che permette alla cellule di interagire con le sue simili, di aderire a una superficie e di muoversi. Avere scoperto la nuova funzione significa avere individuato una strada inedita per riuscire ad affamare i tumori.

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Francesca Schiavone: “Ho combattuto e vinto contro il canco”

Marina Delfi

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“Adesso vi racconto gli ultimi 7 mesi della mia vita”: Francesca Schiavone racconta su Instagram di aver battuto il cancro e di essere, ora, felice. Una confessione choc quella della ex campionessa apparsa dopo mesi di silenzio, i mesi in cui combatteva contro la sua malattia, la vittoria. Si quella vittoria alla quale ci aveva abituato sui campi da tennis, e che ora in questa circostanza ha reso la forte ex tennista felice.

 

La diagnosi di tumore maligno, la chemioterapia,  senza mai arrendersi come spiega in questo video ma lei, la leonessa sul campo da tennis, è riuscita a non farsi abbattere ed ha sconfitto l’avversario più tosto.

 

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Cirrosi epatica, in Italia provoca 20mila decessi l’anno

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Aderenza alla terapia di mantenimento, prevenzione di complicanze gravi quali encefalopatia ed ascite, causa di gravi e ripetuti ricoveri, potenziamento dell’assistenza infermieristica territoriale, formazione del paziente e del caregiver, sostenibilità delle cure e conseguente aumento dell’aspettativa e qualità di vita. Questi gli argomenti discussi durante il Convegno ‘La realtà italiana della cirrosi epatica tra terapie e impatto socioeconomico’, organizzato da Motore Sanità, grazie al contributo non condizionato di Alfasigma e che ha visto la partecipazione dei massimi esperti del panorama salute nazionale sul tema. “La maggior parte dei casi di cirrosi epatica è causata dall’abuso di alcol. Ma solo il dieci per cento delle persone con dipendenza da alcol è stato preso in carico dai servizi del Ssn. È necessario intercettare tutti gli altri consumatori con danni da alcol, promuovendo l’importanza della diagnosi precoce e di campagne di informazione e sensibilizzazione. Il ministero della Salute ne attiverà presto una anche su Instagram. L’impresa più difficile è aiutare l’alcolista e chi gli sta accanto a riconoscere la dipendenza nei confronti dell’alcol come una malattia vera e propria, che va curata, e non un vizio”, ha dichiarato Pierpaolo Sileri, Viceministro della Salute “Secondo il Libro Bianco della Gastroenterologia Italiana (2014) vi è una prevalenza/incidenza di 21000 decessi/anno per cirrosi epatica. L’Italia presenta percentuali di mortalità per cirrosi tra i più elevati dell’Europa Occidentale (secondi solo alla Germania). Dopo l’inserimento in commercio dei nuovi farmaci antiepatite C si stima che la prima causa di cirrosi epatica sarà il consumo di bevande alcoliche. Già oggi l’alcol rappresenta il 70% di tutte le morti per cirrosi e la prima causa di trapianto di fegato. Fra le varie complicanze della cirrosi certamente quella più difficile da gestire per le famiglie è l’encefalopatia con alterazioni comportamentali anche rilevanti. Tale problematica è ancora più difficile da gestire in pazienti con dipendenza alcolica. I pazienti cirrotici ed in particolare quelli portatori di encefalopatia sono sottoposti a numerosi ricoveri. Il costo medio per paziente encefalopatico è di circa 11.411 euro nel primo anno sino a 13.913 euro il secondo anno (solo per encefalopatia circa 200 milioni di euro all’anno). Per migliorare la qualità di vita e per ridurre i costi è necessario addivenire ad una buona aderenza terapeutica attraverso una stretta sinergia fra servizio epatologico e famiglia”, ha spiegato Gianni Testino, Direttore SC Patologia delle Dipendenze ed Epatologia ASL3 – Ospedale San Martino, Genova e Presidente Società Italiana di Alcologia.

“Un recente studio (Mennini et al, 2018), basato su dati italiani di Real-world, si è occupato di calcolare il burden economico relativamente ai costi sostenuti dal SSN per le ospedalizzazioni dovute ad episodi di Encefalopatia Epatica conclamata (OHE). Lo studio riferisce che i pazienti con encefalopatia epatica sono caratterizzati da una storia clinica più severa di quella riportata in letteratura: l’incidenza di altri ricoveri dopo il primo risulta pari al 62%, più elevata di altri studi osservazionali italiani o di trial clinici. La probabilità di decesso al primo ricovero risulta pari al 32% (superiore rispetto studi osservazionali e RCT). Ancora, la probabilità di decesso, dei dimessi, per tutte le cause risulta pari al 29% nel primo anno e al 33% entro il secondo (anche qui più elevata rispetto studi oss.li e RCT), generando un conseguente impatto economico per il SSN pari a ? 13.000 per paziente. Riportando il valore a livello Nazionale, comporterebbe una spesa di circa ? 200 milioni per la sola assistenza ospedaliera. L’Encefalopatia Epatica richiede un’attenta valutazione clinica per cercare di prevenire il primo episodio, migliorando la prognosi così da ridurre l’elevato rischio di ricadute e, comprimere l’impatto dei costi. Emerge in maniera forte la necessità di utilizzare trattamenti appropriati dopo primo ricovero”, ha detto Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria, EEHTA CEIS; Università di Roma “Tor Vergata”, Kingston University London UK.

“Con le cure dell’epatite C l’Italia sta dimostrando di perseguire l’obiettivo OMS di eliminare l’epatite C entro il 2030, infatti sono stati curati quasi 200.000 persone, ma la metà di queste sono giunte alla cura con una fibrosi avanzata e cirrosi epatica. Oltre a queste persone ci sono i malati epatici con malattia avanzata con eziologia diversa, epatite B, dipendenti da alcol e altre patologie epatiche. Ci troviamo di fronte a una sorta di “zoccolo duro” che va seguito nei centri delle malattie del fegato per la prevenzione dell’epatocarcinoma e la gestione dello scompenso, nei casi più gravi, quindi pazienti fragili che hanno bisogno di percorsi ben definiti, in modo da evitare disagi oltre la malattia, che spesso ricadono anche sui familiari”, ha raccontato Massimiliano Conforti, Vicepresidente Associazione EpaC Onlus – Responsabile Sede Operativa EpaC Onlus – Roma Educazione, Prevenzione e Ricerca sull’Epatite C.

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Salute

Ritmo circadiano, tre tipi di cellule aiutano a distinguere il giorno da notte

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Sono tre i tipi di cellule nell’occhio che aiutano il cervello a distinguere il giorno dalla notte. Che in pratica allineano il ritmo circadiano del cervello alla luce ambientale. Lo rileva una ricerca guidata dal Salk Institute for Biological Studies, pubblicata su Science. Lo studio segna la prima valutazione diretta nell’uomo delle risposte alla luce da parte di queste cellule, chiamate cellule gangliari della retina intrinsecamente fotosensibili (ipRGC). “Siamo diventati per lo piu’ una specie indoor – evidenzia Satchidananda Panda, autore senior della ricerca- comprendere come queste cellule rispondono alla qualita’, quantita’, durata e sequenza della luce ci aiutera’ a progettare una migliore illuminazione per le terapie intensive neonatali, le scuole, le fabbriche, gli uffici, gli ospedali e persino la stazione spaziale”. Questa nuova comprensione potrebbe anche alimentare la ricerca futura sullo sviluppo di un’illuminazione terapeutica in grado di trattare la depressione, l’insonnia, l’emicrania e persino i problemi del sonno tra i pazienti con Alzheimer. Per lo studio, il team ha utilizzato un nuovo metodo per mantenere funzionali i campioni di retina dopo la morte dei donatori. I ricercatori hanno quindi posizionato questi campioni su una griglia di elettrodi per studiare la reazione alla luce. Hanno scoperto che un piccolo gruppo di cellule ha iniziato a emettere segnali dopo solo un impulso di luce di 30 secondi. Dopo lo spegnimento, alcune di queste cellule hanno impiegato diversi secondi per smettere. I ricercatori hanno scoperto anche che erano piu’ sensibili alla luce blu, utilizzata anche in dispositivi come smartphone e laptop. Test successivi hanno rivelato tre tipi distinti di cellule. Il primo ha risposto alla luce abbastanza rapidamente ma ha impiegato molto tempo per ‘spegnersi’, il secondo ha impiegato tempo ad accendersi e anche molto a ‘spegnersi’, il terzo ha risposto solo a una luce molto luminosa, ma si e’ acceso velocemente e poi spento quando e’ scomparsa.

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