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Cultura

EXTASES. Nell’ipogeo di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco con le Mistiche di Ernest Pignon

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Si scende nell’ipogeo e si incontrano le anime che l’artista francese Ernest Pignon ha fatto materializzare in quello che fu, ma lo è forse tuttora, uno dei luoghi votati al culto delle anime più influente del centro storico di Napoli. Otto figure di donne tra le più grandi mistiche del cristianesimo sono ritratte nel momento intimo dell’estasi, Marie-Madeleine, Hildegarde de Bingen (1098-1179), Angèle de Foligno (1248-1309), Catherine de Sienne (1347-1380), Thérèse d’Avila (1515-1582), Marie de l’Incarnation (1599-1672), Louise du Néant (1639-1694) et Madame Guyon (1648-1717), sono le protagoniste di EXTASES, scelte da Ernest Pignon-Ernest per gli scritti lasciati dalle donne o per quello che il loro confessore ha trasmesso del loro pensiero.

Dopo aver vissuto e lavorato a Napoli, sul finire degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, tra i primi tra quelli oggi vengono definiti street Artist, Ernest Pignon attaccava i suoi lavori ai muri del centro storico durante la notte. Lo faceva nascondendosi dalle forze dell’ordine e dalle istituzioni che ancora ritenevano appannaggio di inutili imbrattatori e pericolosi teppisti quella che poi è stata riconosciuta come arte. Il risultato l’indomani era sempre lo stesso, la città ed il quartiere del centro storico in particolare, adottava i disegni e le serigrafie ispirate a Caravaggio, Luca Giordano, al Cristo Velato, rigorosamente in bianco nero, impressi sulle mura storiche fino a difenderli e amarli.

Il riconoscimento arriva ben presto grazie all’illuminato ex direttore dell’ Istituto Grenoble Jean Digne e al cambiato clima politico-culturale della città. Ora quasi più nulla rimane di quelle opere, donate libere alla città: le intemperie e il tempo le hanno fatte metabolizzare al quartiere dove tutti le ricordano, nulla rimane se non le foto realizzate dal fotografo Alan Volut, anch’egli vissuto per molto tempo a Napoli.

EXTASES ovvero otto disegni autoportanti di grande formato a grandezza naturale che raffigurano le mistiche. colpite dalla luce divina, scosse nei loro sensi,  si lasciano andare ad un abbandono tale che, in linea con la grande tradizione barocca, scatena casto erotismo.

Curata da Carla Travierso per l’organizzazione di Ciro Costabile, la mostra è esibita in quello che definiremo lo spazio naturale per opere di cosi alto impatto visivo ed emotivo come spiega Francesca Amirante curatrice del Complesso Museale: “L’opera  è giocata sul concetto del doppio, come sul doppio, sui contrasti tra fasto e rigore, tra colori e monocromi, tra spazio superiore e inferiore è strutturata la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco.”

Appuntamento per l’ìnaugurazione è per Sabato 2 Marzo 2019 alle ore 11.

Altri eventi sono organizzati nel corso della mostra: martedi 5 sono previsti presso l’Institut français Napoli due manifestazioni ad ingresso libero per celebrare l’opera di Ernest Pignon-Ernest, al Palazzo Grenoble, Via Francesco Crispi 86. E sempre martedi 5 alle ore 18.30 c’è il vernissage della mostra “Ernest Pignon-Ernest a Napoli, 1988-1995”, che resterà aperta fino al 20 aprile.

alle ore 19 discussione tra l’artista e il Direttore Andrea Viliani del Museo Madre, nell’ambito dei “Dialoghi del Centenario”.

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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“Dint ‘a ‘nuttat”, pensieri e parole d’amore per l’isola d’Ischia

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È un video che racconta le emozioni di un popolo e del viscerale amore per la terra che lo ospita. Un progetto senza alcun scopro di lucro in cui ogni rappresentanza artistica si è offerta disponibile a titolo gratuito con il solo intento di raccontare con occhi, cuore e voce diverse le emozioni di una comunità. A due mesi dall’evento che ha segnato profondamente la popolazione ischitana scuotendone la sensibilità e cambiandone il percepito del quotidiano, un gruppo di amici ed artisti omaggia l’isola e la sua gente con un’opera dall’intenso significato metaforico.

Valentino Federico (autore del testo) Leonardo Bilardi (attore e regista), Anna Buonincontri (Sand Artist dell’Associazione “Mille Sfumature di Sabbia”), Luca Ricci (dell’Aenaria Recordings), Salvatore Vitale (musicista e compositore), sono i nomi che hanno composto questo simposio d’emozioni che domani sarà, dopo un’emozionante attesa, on line.

Ed ancora Valerio Sgarra, Angelo Ricci e Giuseppe Iacono sono stati preziosi consulenti dell’intera idea e della sua realizzazione. Minuziosa attenzione ad ogni fotogramma perché diventi eloquente espressione del messaggio. Appaiono nel video simboli e simbolismi che rimandano al territorio, alla sua gente e alla sua storia. Una musica scritta ad hoc atta ad incorniciare una scenografia poetica ma, allo stesso tempo, reale e riflessiva. Si è cosi’ riusciti, attraverso una metafora, a scartare la retorica.

“Un progetto che nasce dal cuore e dopo un percorso di mente ed arti, approda di nuovo al cuore” così lo descrive Valentino Federico.

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Cultura

Tornano 60 opere trafugate, valgono 20 milioni

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L’Italia svela e riporta a casa 60 reperti archeologici di eccezionale qualità, trafugati e venduti negli Usa ma in alcuni casi sconosciuti nel nostro paese persino al mondo accademico. Una “collezione” di opere dal valore stimato di circa 20 milioni di euro, il cui “rimpatrio” è frutto della collaborazione investigativa delle magistrature italiane e statunitensi che hanno seguito le tracce di questi reperti, frutto di scavi clandestini o veri e propri furti, immessi nel mercato antiquario internazionale da ricettatori e mercanti d’arte. Come l’affresco pompeiano proveniente da scavi clandestini in area vesuviana: un ‘Ercole fanciullo con serpente, risalente al I secolo d.C., commercializzato da un trafficante internazionale e poi acquistato da un collezionista statunitense.

O il particolarissimo busto di bronzo maschile, risalente tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., a cui restano ancora tracce materiche usate per la resa degli occhi, finito negli Stati Uniti tramite un commerciante svizzero che lo vendette a un collezionista della contea di New York. Stesso percorso seguito dalla coppa kylix a fondo bianco risalente al V secolo a.C., contrabbandata in Svizzera attraverso un ricettatore internazionale e poi acquistata da una nota istituzione museale newyorkese nel 1979. “E’ un grande successo contro il traffico illecito”, si rallegra il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che plaude al lavoro “competente e di cuore” e di squadra compiuto dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) e il New York County District Attorney’s Office (DAO). Proprio il ministro parla pure di “altre attività di recupero in corso” su cui tuttavia intende mantenere il riserbo “per motivi di sicurezza”: riportare a casa i gioielli italiani resta comunque una delle sue priorità.

“Tanto deve essere fatto ancora su questo fronte. La certezza del diritto deve essere garanzia di civiltà e di rispetto delle leggi nazionali ed internazionali, di trattati che impediscono l’esportazione illegale di opere d’arte” ha detto presentando le opere assieme, tra gli altri, al comandante dei carabinieri TPC, il generale Vincenzo Molinese, e al viceprocuratore del District Attorney’s Office di Manhattan, Matthew Bogdanos che vanta di aver già sequestrato circa 500 antichità italiane e promette: “Faremo il possibile per garantire ai nostri figli e alle generazioni che verranno di godere del loro patrimonio culturale”.

E parla di un “risultato di storica portata” il generale Molinese che ha ringraziato il personale dell’arma, mosso “dall’amore per la cultura”, per l’impegno nel neutralizzare “trafficanti senza scrupoli” e restauratori improvvisati che “rischiano spesso di danneggiare le opere che gli capitano per le mani”. Il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Roma, Angelantonio Racanelli, ha anche proposto di istituire un pool di magistrati che si occupi solo di queste ricerche. Con l’ausilio, auspica il sottosegretario Vittorio Sgarbi, dell’importante strumento delle intercettazioni: “E’ evidente che non si può immaginare di escludere le intercettazioni che riguardano il campo delle opere d’arte trafugate. Nordio ci rifletta”.

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Veermer mania, la mostra di Amsterdam è già un evento

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Sono solo 37 le opere conosciute dell’artista della luce, addirittura sono 28 quelle che si potranno vedere tutte insieme nella mostra record prima ancora dell’apertura. C’è nell’aria una VERMEER MANIA a giudicare dal boom di prenotazioni, oltre 100mila, e dalla scelta del Rijksmuseum di Amsterdam di prolungare gli orari delle visite. Annunciata come una delle esposizioni evento in Europa nel 2023, ‘Vermeer’ – dal 10 febbraio al 4 giugno – è già un caso per essere la più ampia mostra mai realizzata sul lavoro dell’artista di Delft.

Il maestro del XVII secolo ci ha fatto entrare nelle case d’Olanda, amare quelle scene domestiche e i ritratti delle persone, donne soprattutto, illuminate con impareggiabile chiarezza, con la luce che diventa ‘colore’, ritratti intimi, magici. La ragazza con il turbante e con l’orecchino di perla, e poi la lattaia, la merlettaia sono alcune delle opere più celebri insieme agli interni borghesi, in cui si fa qualcosa, come ovvio nell’Olanda calvinista, come lezioni di musica, di pittura, e ai paesaggi della sua Delft dove era nato nel 1632 visse, cattolicissimo e con 10 figli, lavorò e morì nel 1675. Per la prima volta nella sua storia, il Rijksmuseum organizza una mostra delle opere di Johannes Vermeer, riunendo da tutto il mondo i dipinti arrivando al numero record di 28. La ricerca tecnica e storico-artistica condotta in vista della mostra prende in esame la sua vita di uomo e di artista, le sue motivazioni, le scelte artistiche e lo stesso processo pittorico.

Il museo, che ha annunciato per le richieste anche l’estensione dell’orario di apertura fino alle ore 22 il giovedì, il venerdì e il sabato sera per tutta la durata, ha messo a punto una esperienza digitale dedicata disponibile gratuitamente per gli amanti di Vermeer in tutto il mondo. Stephen Fry (lingua inglese) e Joy Delima (lingua olandese) guidano i visitatori online alla scoperta del lavoro e della vita dell’artista, una mostra nella mostra, ‘Closer to Johannes Vermeer’ (Più vicino a Johannes Vermeer). Utilizza la tecnologia più avanzata oggi disponibile e per la prima volta i visitatori potranno ingrandire le più piccole particelle di pigmento con dettagli nitidissimi attraverso fotografie ad altissima risoluzione di alcuni dipinti di Vermeer.

Le opere arrivano da tutto il mondo: con un gesto straordinario, la Frick Collection presterà alla mostra tutti e tre i suoi capolavori: Concerto interrotto, Soldato con ragazza sorridente, Fantesca che porge una lettera alla signora e sarà la prima volta che tutti e tre i dipinti vengono esposti insieme fuori da New York da quando sono stati acquisiti più di un secolo fa. Altre opere fondamentali includono La ragazza con l’orecchino di perla (dal Mauritshuis, L’Aia), il Geografo (dallo Städel Museum, Francoforte sul Meno), Donna che scrive una lettera alla presenza della sua domestica (dalla National Gallery of Ireland, Dublino, Pesatrice di perle o Donna con la bilancia (The National Gallery of Art, Washington DC), il Bicchiere di Vino (Gemäldegalerie, Berlino), Suonatrice di liuto (Metropolitan Museum, NYC) e la Merlettaia (Louvre, Parigi) e Donna che legge una lettera davanti alla finestra, restaurata di recente dalla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda.

Il Rijksmuseum stesso possiede quattro capolavori di Vermeer: ;;la Lattaia, la Stradina, Donna in azzurro che legge una lettera e Lettera d’amore. Parallelamente c’è la ricerca sulla sua pittura, in occasione della grande esposizione: secondo le ultime analisi la convinzione che Vermeer dipingesse lentamente e con grande riflessione deve essere rivista. I risultati finali possono apparire quindi introspettivi e contemplativi, ma il suo metodo di lavoro era virtuosistico e rigoroso. Gregor J.M. Weber, Responsabile Belle Arti del Rijksmuseum e co-curatore della mostra, dice: “La tecnica pittorica di Vermeer ha sempre avuto una sorta di mistero. Come creava questo miracolo di luce e colore? Grazie alla scoperta di un primo schizzo in vernice nera, riusciamo ora a farci un’idea molto più completa del suo metodo di lavoro”.

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