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Espugnata con forza anche Salerno, Napoli capolista

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Il Napoli porta a casa una vittoria importante, 1-0 a casa della Salernitana ma con fatica. Più difficile del previsto per l’assenza di Victor Osimhen, da cui il Napoli difficilmente può prescindere, per un pizzico di stanchezza in più mostrata dagli azzurri (sarà per i tanti impegni ravvicinati), per la Salernitana, avversario ostico, nervoso, determinato a dare filo da torcere ai cugini partenopei. Anche stavolta non subisce gol (solo tre in tutto dall’inizio della stagione) e raggiunge l’obiettivo. Ai fini della classifica si tratta di tre punti d’oro: il Napoli conduce a 31 punti e attende il confronto serale tra Roma e Milan.


Dopo 17 anni si affrontano di nuovo in serie A Salernitana (neo promossa quest’anno) e il più blasonato Napoli. Derby campano molto sentito all’Arechi davanti a circa 18 mila tifosi, di cui 4 mila di fede azzurra (non residenti a Napoli, Caserta, Avellino e Benevento). Il Napoli (oggi in maglia bianca) schiera Ospina tra i pali, Koulibaly (capitano con Insigne in panchina per scelta tecnica) e Rrahmani, Di Lorenzo e Mario Rui sulle fasce, a centrocampo Anguissa, Fabian, con Zielinski, Politano e Lozano alle spalle di Mertens. Grande assente Osimhen per una contrattura al polpaccio, per lui probabile stop di 7 giorni. La Salernitana di affida all’esperienza di Ribery.
Il Napoli inizia con determinazione, gestisce il gioco, costruisce in attacco, la Salernitana prova a partire – quando può – in contropiede.


Al 4′ ci provano prima Lozano e poi Politano ma nulla di fatto. Occasione d’oro per Zielinski al 6’: raccoglie un ottimo cross di Di Lorenzo in area ma tira alto sulla traversa. Ci prova il Napoli, dall’alto della sua superiorità tecnica a bucare la difesa avversaria che come da copione prova a smorzare qualsiasi iniziativa azzurra come può. Al 25’ si teme per una botta di Di Lorenzo alla caviglia rimediata da un contrasto con Ribery, fortunatamente recupera.
Primo corner per il Napoli al 36′: Mario Rui serve Politano in area ma Ranieri chiude in corner. Sugli sviluppi buona opportunità per Anguissa che prova la girata al volo, il tiro però è fuori misura.


Al 41’ cartellino giallo per Anguissà per fallo su Gondo. Al 44’ ci prova Lozano con il destro, conclusione che non trova la porta. Concessi 3’ minuti di recupero dall’arbitro Fabbri. La prima frazione di gioco termina 0-0: un risultato che premia i padroni di casa che sono riusciti a bloccare le iniziative azzurre e ad evitare pericoli importanti. D’altronde il Napoli ha effettuato 9 tiri ma nessuno nello specchio della porta.
Spalletti decide di cambiare qualcosa per vivacizzare una partita alquanto grigia: al 59′ doppio cambio nel Napoli, escono Mertens e Lozano, entrano Petagna e Elmas.
Al 61′ finalmente il Napoli la sblocca: Zielinski crossa per Petagna che di testa colpisce la traversa. La sfera giunge a Mario Rui che la rimette in area per Zielinski bravo ad insaccare con il sinistro da buona posizione.


Dal 69′ uomo in meno per la Salernitana: Kastanos compie un brutto fallo su Anguissa. Il Var richiama Fabbri che espelle il giocatore granata. Entra Juan Jesus al posto di Politano.
La partita si innervosisce e dura poco la superiorità del Napoli. Al 76’ Ribery serve Simy in profondità, Koulibaly lo tocca leggermente, l’attaccante salernitano cade a terra. Fabbri giudica grave il fallo del capitano del Napoli che viene espulso. Sul calcio di punizione seguente, centrale e molto pericoloso, Ribery calcia a colpo sicuro ma di Lorenzo appostato sul palo salva sulla linea di testa.
Tiene duro il Napoli. Si giocherà fino al 96’.
Al 91’ diagonale di Mario Rui: Belec devia in angolo eppure Fabbri non concede il corner. Al 95′ nel Napoli esce Zielinski ed entra Zanoli. Fa fatica, il Napoli, stanco ma con generosità porta a casa tre punti importanti ed al momento comanda in solitudine la classifica a 31 punti.

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Cardinale: valutiamo cambiamenti nel Milan, Zlatan è la mia voce

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“Non siamo soddisfatti, dei cambiamenti potrebbero avvenire”, sono le parole che scuotono la serata del Milan a poche ore dalla partita contro la Lazio e arrivano proprio dalla voce del numero uno del club rossonero Gerry Cardinale. Il proprietario di Red Bird, intervenuto al Business of Football Summit organizzato dal Financial Times, seduto al fianco di Zlatan Ibrahimovic – non nasconde il suo malcontento per i risultati che la squadra è riuscita ad ottenere. Cardinale vuole vincere e il cambiamento, l’evoluzione non lo spaventa, anzi è necessaria.

“Penso che valuteremo i cambiamenti. Se possiamo migliorare, metteremo intorno a me persone migliori. Mi sono affidato a Zlatan – spiega Cardinale – per raccogliere le opinioni, le prospettive e i consigli sulla possibilità di un cambiamento. Direi che tutto ciò che riguarda il Milan deve cambiare. Ma forse evolvere è una parola migliore. Quindi esamineremo i metodi e il personale. Ci sono molti infortuni. Non sono soddisfatto. Zlatan non è soddisfatto del fatto che non siamo al primo posto in Serie A”.

Ancora una volta, come già accaduto nella lettera di Natale ai tifosi, pubblicata anche in quel caso qualche ora prima del match contro la Salernitana, ammette l’insoddisfazione per il rendimento della squadra. “Il Milan è una squadra molto giovane e piena di novità – ammette Cardinale – in realtà non stanno andando male. Ma questo non ci basta. Abbiamo ancora del lavoro da fare. Dei cambiamenti potrebbero avvenire”.

Centrale resta il tema degli infortuni, una situazione che Cardinale definisce “assolutamente penalizzante” perché “cerchiamo di essere attenti al modo in cui strutturiamo il monte ingaggi dei giocatori facciamo tutto questo lavoro e poi ci presentiamo senza far giocare tutti i giocatori, che senso ha?”. Fondamentale nel disegnare il futuro del Milan sarà Zlatan Ibrahimovic che, seduto al suo fianco nell’evento del Financial Times, viene definito da Cardinale il suo “delegato”.

“Io e Ibrahimovic Ci sentiamo più volte al giorno. E ha l’autorità di essere la mia voce con i giocatori, con lo staff, con tutti a Casa Milan. Questo è molto importante. E ciò che è davvero importante è che ha una grande credibilità. Il modo in cui si comporta, il modo in cui riesce a parlare ai giocatori con la voce della proprietà, è incredibilmente unico. E io voglio questo. Non voglio entrare nello spogliatoio e fare così. Voglio che sia Zlatan a farlo”. Ibra parla a nome della proprietà e ha ìquindi un ruolo cruciale all’interno del Milan. E Ibra non ha saputo dire di no “ad un’offerta che non potevo rifiutare”. “Sono eccitato, ho tanta ambizione. È tutto nuovo, parto da zero. Ho tanto da imparare, tanto da migliorare, ma tanta voglia di fare. Abbiamo grande ambizione: c’è la visione di Cardinale e la visione italiana”.

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4 anni di stop, Pogba lotta per non finire la carriera

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Dopo mesi di attesa, è arrivata la sentenza-verità per Paul Pogba. La richiesta della Procura Antidoping è stata accettata, la squalifica per il Polpo sarà di quattro anni. Una vera e propria batosta arrivata intorno all’ora di pranzo, con la Juve che in mattinata aveva ricevuto la comunicazione. La sua avventura in bianconero è da considerarsi conclusa, così come è a rischio pure la sua intera carriera: il francese spegnerà 31 candeline il prossimo 15 marzo, senza considerare che nelle ultime stagioni è stato a lungo frenato dagli infortuni.

Ma Pogba non si arrende e annuncia che farà ricorso: “Non ho mai assunto consapevolmente o deliberatamente alcun integratore che violi le norme antidoping – si difende – come atleta professionista non farei mai nulla per migliorare le mie prestazioni utilizzando sostanze vietate e non ho mai mancato di rispetto o imbrogliato i miei compagni e sostenitori di nessuna delle squadre per cui ho giocato o contro cui ho giocato”. Se non cambieranno le cose, il ritorno in campo di Pogba sarebbe fissato per il 10 settembre del 2027, quando sarà alla soglia dei 35 anni. L’ultima spiaggia, anche se le speranze sono minime, è rappresentata dal ricorso alla Corte Nazionale e al Tas di Losanna, come annunciato dallo stesso calciatore.

“Sono stato informato della decisione del Tribunale Nazionale Antidoping e ritengo che il verdetto sia sbagliato, in conseguenza presenterò ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport”. Il Polpo spiega di essere “triste, scioccato e con il cuore spezzato perché tutto ciò che ho costruito nella mia carriera da giocatore professionista mi è stato portato via”. E ribadisce la sua innocenza: “Quando sarò libero dalle restrizioni legali l’intera storia diventerà chiara”. La stessa speranza espressa dalla moglie: “La verità prevarrà sempre mi rey”, scrive sui social Maria Zulay Salaues. Riavvolgendo il nastro della vicenda, il caso è scoppiato l’11 settembre scorso, quando Pogba è stato sospeso in via cautelare a causa della positività riscontrata a un controllo anti-doping dopo Udinese-Juve del 20 agosto 2023. Le controanalisi di inizio ottobre al laboratorio dell’Acqua Acetosa di Roma hanno confermato i primi risultati, per un integratore assunto dal calciatore durante le vacanze estive a Miami.

Insieme ai suoi legali, Pogba aveva deciso di non patteggiare una squalifica di due anni ma di andare avanti per la sua strada per dimostrare la propria innocenza, ma ora il Tribunale Nazionale Antidoping ha emesso la sua sentenza: quattro anni di stop al Polpo, sulla sua carriera rischia di calare il sipario. E anche il suo rapporto con la Juve, che da settembre sta garantendo a Pogba il minimo salariale previsto, circa duemila euro al mese, è ormai ai titoli di coda. Solidarieta’ gli arriva da Dusan Vlahovic, compagno di oggi, e da Dybala e Paredes, bianconeri di ieri.

Lo difende il ct dei Bleus, Didier Deschamps, raccontando lo choc della Francia: “Non immagino neppure un istante che Pogba abbia avuto intenzione di doparsi – le sue parole in una nota – Ora c’e’ un fatto, la presenza dell’ormone illecito è incontestabile. Paul dovrà condurre una nuova battaglia per difendersi, davanti al Tribunale arbitrale dello Sport: quel che Paul sta vivendo da mesi e’ duro, e non posso restare insensibile di fronte al suo dolore, tenuto conto di tutto quello che ha realizzato in nazionale e dei rapporti che abbiamo stretto con la maglia dei Bleus. La sua situazione mi rattrista e spero con tutto il cuore che possa risolversi. In ogni caso, voglio crederci”.

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Pioli avverte il Milan, ‘Con la Lazio servono i 3 punti’

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Se lo scudetto è un affare ormai chiuso – come lo stesso Stefano Pioli ha ammesso in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro la Lazio: “Credo sia ormai finita, il campionato almeno per il primo posto è chiuso” – tutto è invece ancora da decidere per quanto riguarda la lotta alla zona Champions League. Il Milan è a soli quattro punti dalla Juventus, ma deve anche guardarsi le spalle perché il Bologna delle meraviglie è lontano solo cinque lunghezze. Quindi serve tornare alla vittoria all’Olimpico, dopo la sconfitta di Monza e il mezzo passo falso con l’Atalanta. “Contro la Lazio vogliamo rimettere in campo il livello di prestazione di domenica scorsa – assicura il tecnico rossonero – ma cambiando il risultato. Abbiamo analizzato le cose positive e anche quelle situazioni che non ci hanno permesso di vincere. Non siamo riusciti a segnare un gol in più e ne abbiamo avuto le possibilità”. Contro l’Atalanta sono mancati i tre punti ma si è visto un bel Milan, divertente e convincente. Merito soprattutto dell’ottima prestazione di Leao, tornato al gol in campionato dopo cinque mesi e di nuovo leader del gioco rossonero. “Leao dopo l’Atalanta mi ha detto che si era sentito ben e gli ho risposto ‘cerca di sentirti bene anche tutte le prossime partite'”, sorride Pioli.

“Ha avuto una crescita esponenziale anche nei rapporti con la squadra” Il portoghese proverà a concedere il bis, cercando anche di ispirare Giroud sicuramente titolare vista la squalifica di Jovic. Di fronte, il Milan si troverà una Lazio arrabbiata dopo il ko contro la Fiorentina nel recupero di lunedì. “La Lazio è una squadra con grande qualità che arriva da una sconfitta e quindi sarà motivata. Gioca bene ma può essere messa in difficoltà. Se ho ricordato il 4-0 subito lo scorso anno? Non va ricordato, sono partite che rimangono dentro ma vogliamo portare a casa un risultato positivo”, promette Pioli. Anche perché se la quota Champions League “è 70 punti come detto da Allegri” per il Milan “la strada è ancora lunga”. Poi ci saranno gli ottavi di Europa League contro lo Slavia Praga intervallati dalla gara con l’Empoli e infine la trasferta di Verona.

“Noi pensiamo alla Lazio, abbiamo tanti obiettivi e sfide importanti. Quando arriveremo al Verona – spiega l’allenatore rossonero – quando c’è la sosta capiremo anche noi e tireremo le somme”. Certo ci sarà da migliorare il rendimento lontano da San Siro, dove sono arrivate le ultime due sconfitte, a Monza e Rennes: “E’ un obiettivo molto chiaro, dobbiamo fare la partita a prescindere dal fatto che giochiamo in casa o in trasferta. E’ uno degli aspetti analizzati nel dettaglio in questi giorni”.

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