Cinema
È morto a 95 anni Stan Lee, il papà dei super eroi. Aveva creato gli Avengers, X-Men, Uomo Ragno, Fantastici Quattro e incredibile Hulk
Un genio assoluto che nei decenni ha saputo stimolare la fantasia di grandi e bambini. Stanley Martin Lieber, questo il vero nome di Stan Lee, è stato il creatore di personaggi come l’Uomo Ragno, gli Avengers, gli X-Men, i Fantastici Quattro e l’Incredibile Hulk. Negli anni ’60 insieme a Jack Kirby fondò la Marvel Comics. Oggi è morto all’età di 95 anni a Los Angeles.

Conosciuto anche come L’Uomo (The Man) e Il Sorridente (The Smilin’), ha introdotto per la prima volta personaggi di natura complessa e con personalità sfaccettate all’interno dei comic book di supereroi. Il suo successo permise alla Marvel di trasformarsi da piccola casa editrice in una grande azienda di stampo multimediale. La sua carriera alla Marvel cominciò nel 1941 quando venne pubblicato, come riempitivo, una pagina di testo firmata con lo pseudonimo di Stan Lee. Fu presto promosso dal ruolo di scrittore di riempitivi a quello di sceneggiatore di fumetti completi, diventando così il più giovane editor nel campo, all’età di 17 anni.

Stan Lee è rinomato anche per le sue apparizioni in quasi tutte le produzioni della Marvel. È apparso in film, cartoni animati, serie tv ed anche nei videogiochi. Nel Lego Marvel Super Heroes Stan Lee ha interpretato sè stesso, o meglio la sua minifigura che, costantemente in pericolo o bisognosa di aiuto, darà ai giocatori un mattoncino d’oro ogni volta che essi lo aiuteranno in qualche modo.
Per i fan di tutto il mondo il vero supereroe era lui.

Cinema
Nastassja Kinski chiede a Wim Wenders di tagliare la scena girata a 13 anni
Nastassja Kinski chiede pubblicamente a Wim Wenders di rimuovere da “Falso Movimento” una scena girata quando aveva 13 anni. Il regista risponde che oggi non la realizzerebbe più, ma apre il tema delicato della revisione delle opere del passato.
Aveva tredici anni quando girò una scena su cui avrebbe continuato a riflettere per tutta la vita. Oggi Nastassja Kinskichiede pubblicamente a Wim Wenders di rimuovere da Falso Movimento, film del 1975, le immagini in cui appare a petto nudo e in slip.
La vicenda sta aprendo un ampio dibattito in Germania, non solo sul film e sul suo regista, ma anche sul rapporto tra cinema, consenso, minori e sensibilità cambiate nel tempo. Kinski, diventata poi una star internazionale, ha spiegato di aver maturato negli anni un disagio profondo verso quella scena.
“Già allora capii che qualcosa non andava”
In un’intervista alla Süddeutsche Zeitung, l’attrice ha raccontato che già sul set aveva avvertito qualcosa di problematico. “Anche se avevo solo 13 anni e non sapevo molto, avevo già notato all’epoca che qualcosa non fosse in ordine”, ha detto.
Kinski ha chiarito di aver lavorato bene con Wenders e di aver amato i suoi film. Con il regista tedesco avrebbe poi collaborato ancora. Ma quella scena, girata quando era minorenne, è rimasta per lei un nodo irrisolto.
Il peso del tempo e il cambio di sensibilità
Per anni l’attrice non ha parlato pubblicamente di quel disagio. La sua vita è andata avanti, con altri film, altri registi, altri riconoscimenti. Kinski ha lavorato con autori come Roman Polanski, Francis Ford Coppola, Paul Schrader e i fratelli Taviani, ottenendo una nomination all’Oscar e vincendo un Golden Globe.
Poi, con il racconto pubblico di molte donne e ragazze sulle proprie esperienze di disagio e vulnerabilità, anche la sua memoria personale ha trovato un nuovo spazio. “Ho pensato: eppure io ero ancora più giovane”, ha spiegato.
La risposta di Wim Wenders
Wim Wenders ha risposto alla vicenda riconoscendo che oggi non girerebbe più quella scena. “Oggi so molto di più, molto di più. Ci sono altre sensibilità. Viviamo in un mondo completamente diverso da quello di 50 anni fa”, ha affermato.
Il regista ha però aggiunto di non potersi rimproverare nulla rispetto al giovane uomo che era allora. Ha definito Falso Movimento un capitolo difficile della sua vita e si è detto perplesso davanti alla questione se un film debba essere tagliato a posteriori.
Il nodo: proteggere una persona o modificare un’opera?
Il caso Kinski-Wenders non riguarda soltanto una scena. Riguarda una domanda più ampia: che cosa accade quando un’opera del passato contiene immagini che oggi una persona coinvolta, allora minorenne, vive come dolorose o inappropriate?
Da un lato c’è la tutela dell’integrità artistica di un film, soprattutto quando si tratta di un’opera riconosciuta dalla critica e parte della storia del cinema tedesco. Dall’altro c’è il diritto di una donna a rimettere in discussione immagini girate quando era una bambina, in un contesto culturale e professionale profondamente diverso da quello attuale.
Un dibattito che attraversa il cinema europeo
Falso Movimento fu accolto positivamente dalla critica e classificato come film adatto dai dodici anni, ricevendo anche riconoscimenti di valore culturale. Proprio questo rende oggi il dibattito ancora più complesso: ciò che allora poteva essere considerato accettabile o persino “artistico” viene oggi riletto alla luce di una maggiore attenzione alla vulnerabilità dei minori sui set.
Il caso non cancella il valore della carriera di Wenders né la grandezza artistica di Kinski. Ma costringe il cinema europeo a interrogarsi su una zona rimasta a lungo in ombra: il modo in cui giovani attrici e attori sono stati esposti, rappresentati e talvolta non abbastanza protetti.
Una richiesta personale diventata questione pubblica
La richiesta di Nastassja Kinski nasce da una ferita personale, ma è diventata una questione pubblica. Wenders non chiude alla riflessione, ma pone il problema del precedente: se si taglia una scena oggi ritenuta inaccettabile, come si dovrà trattare il patrimonio cinematografico del passato?
La risposta non è semplice. Ma il caso mostra che la memoria delle opere non appartiene solo agli autori, ai critici o agli archivi. Appartiene anche ai corpi e alle vite di chi quelle immagini le ha abitate, soprattutto quando erano ancora troppo giovani per comprenderne fino in fondo il peso.
Cinema
Cristian Mungiu vince la seconda Palma d’Oro a Cannes con “Fjord”: “Non esiste una sola verità”
Cristian Mungiu vince la seconda Palma d’Oro al Festival di Cannes con “Fjord”, dramma sociale sulla tolleranza e sulla libertà individuale. Il regista rumeno invita al dialogo contro la violenza sociale: “Non esiste una sola verità”.
Cristian Mungiu conquista per la seconda volta la Palma d’Oro al Festival di Cannes con il film Fjord, un intenso dramma sociale che affronta temi come identità, libertà, fede, tolleranza e conflitto culturale.
Il regista rumeno, già premiato nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, ha accolto il riconoscimento con prudenza e lucidità.
“Ricevo questo premio con grande umiltà”, ha spiegato ai giornalisti dopo la premiazione, sottolineando come molti grandi autori del cinema mondiale non abbiano mai ottenuto una Palma d’Oro.
“Bisogna aspettare anni per capire se un film resta”
Mungiu ha evitato trionfalismi, riflettendo sul valore reale dei premi cinematografici.
Secondo il regista, il tempo resta l’unico vero giudice della qualità di un’opera.
“Bisogna aspettare anni per capire se un film invecchia bene”, osserva il cineasta, ricordando anche come i premi siano spesso legati al contesto storico, culturale e umano di una determinata edizione del festival.
“Fjord”, una storia tra fede, famiglia e servizi sociali
Il film, distribuito in Italia da Bim Distribuzione, racconta la storia di una coppia di evangelici romeni emigrati in Norvegia e finiti al centro dell’attenzione mediatica e dei servizi sociali per il modo in cui educano i figli.
I protagonisti sono interpretati da Sebastian Stan e Renate Reinsve, quest’ultima visibilmente commossa durante la premiazione sul palco insieme al regista.
Tolleranza, dialogo e rifiuto della violenza sociale
Nel corso dell’incontro con la stampa, Mungiu ha spiegato che il film nasce dalla volontà di riflettere sulla crescente violenza sociale e sull’incapacità contemporanea di accettare punti di vista differenti.
“Non esiste una sola verità”, afferma il regista, sostenendo la necessità di rispettare anche chi trova risposte diverse alle grandi domande dell’esistenza.
Per Mungiu, il rischio delle società moderne è quello di voler imporre il proprio sistema di valori agli altri, alimentando così conflitti e divisioni.
“Dobbiamo lasciare ai figli una società meno violenta”
Il cineasta rumeno insiste sul concetto di dialogo come antidoto alla radicalizzazione sociale.
Secondo il regista, anche chi si considera più istruito o culturalmente avanzato dovrebbe imparare a fare un passo indietro e ascoltare gli altri.
“Il nostro obiettivo dovrebbe essere lasciare ai nostri figli una società meno violenta di quella attuale”, ha dichiarato.
Cannes e il sostegno al nuovo cinema rumeno
Mungiu ha poi evidenziato il ruolo centrale svolto da Cannes nella valorizzazione della nuova generazione di cineasti rumeni.
Secondo il regista, il festival francese avrebbe sostenuto questo cinema più delle stesse istituzioni culturali locali.
Il cineasta sottolinea inoltre l’esistenza di una comunità internazionale di autori accomunati dalla ricerca di originalità, onestà narrativa e riflessione sul significato della vita.
La Palma come occasione di dialogo globale
Guardando la Palma d’Oro ricevuta da Tilda Swinton durante la cerimonia finale, Mungiu ha definito il premio uno strumento capace di portare il film davanti a pubblici lontani.
Il suo auspicio è che Fjord possa diventare l’inizio di un confronto internazionale sulla società contemporanea, sulla libertà individuale e sulla convivenza tra culture e valori differenti.
Cinema
John Travolta conquista Cannes: Palma d’onore e debutto da regista con “Viaggio notturno per Los Angeles”
John Travolta debutta come regista al Festival di Cannes con “Viaggio notturno per Los Angeles” e riceve a sorpresa la Palma d’onore alla carriera. Il film, molto personale e dedicato alla sua famiglia, arriverà su Apple TV dal 29 maggio.
Standing ovation, commozione e una sorpresa che ha trasformato una semplice anteprima in uno dei momenti più intensi del Festival di Cannes.
John Travolta ha debuttato sulla Croisette come regista con Viaggio notturno per Los Angeles, presentato nella sezione Cannes Première, ma la vera sorpresa è arrivata quando il delegato generale del festival Thierry Frémaux gli ha consegnato a sorpresa la Palma d’onore alla carriera.
Un momento vissuto davanti a una sala Debussy gremita, nella quale era presente anche Alberto II di Monaco.
“Questo premio mi riempie di umiltà”
Travolta, visibilmente commosso, ha accolto il riconoscimento con parole semplici e sincere.
“Questa è l’ultima cosa che mi sarei aspettato”, ha detto l’attore americano, spiegando di aver perfino pianto quando aveva saputo che il film era stato selezionato per Cannes.
Per Travolta il debutto da regista rappresenta il progetto più personale della sua carriera, costruito attorno ai ricordi dell’infanzia e alla sua grande passione per il volo.
Un film nato dai ricordi d’infanzia
Viaggio notturno per Los Angeles è tratto da un libro per bambini pubblicato dallo stesso Travolta nel 1997.
Il film, che arriverà su Apple Tv dal 29 maggio, racconta il viaggio di un bambino appassionato di aviazione verso Hollywood negli anni Cinquanta, tra grandi aerei, hostess eleganti e atmosfere nostalgiche.
Nel cast compare anche la figlia dell’attore, Ella Bleu Travolta, presente con il padre sulla Croisette.
Il ricordo della famiglia
Il film è dedicato alla moglie Kelly Preston, scomparsa nel 2020 per un tumore, e al figlio Jett, morto nel 2009 a soli 16 anni.
La pellicola diventa così anche un viaggio emotivo dentro la vita privata dell’attore, tra dolore, memoria e speranza.
Travolta ha spiegato di aver voluto raccontare “un periodo in cui tutto sembrava invitare alla speranza”.
“Sono un osservatore della vita”
Durante l’incontro con il pubblico, Travolta ha raccontato il proprio approccio alla regia e alla recitazione.
“Mi considero un osservatore della vita”, ha spiegato la star di Grease, sottolineando di aver imparato molto osservando per oltre cinquant’anni il lavoro di grandi registi.
Attore e pilota: “Ho avuto una vita meravigliosa”
Appassionato di aviazione e pilota professionista da anni, Travolta ha sorriso quando gli è stato chiesto se si sia mai pentito di non aver scelto il cielo invece del cinema.
“Ho avuto una vita meravigliosa perché ho potuto fare entrambe le cose”, ha risposto.
E forse proprio questa doppia anima, tra cinema e volo, è il cuore più autentico del suo primo film da regista.


