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Cultura

È morta Inge Feltrinelli, la regina dell’editoria europea

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A novembre avrebbe compiuto 88 anni. Inge Schönthal Feltrinelli si è spenta nella notte. Era certamente una delle più apprezzate protagoniste dell’editoria internazionale. La signora , si chiamava così la signora tedesca prima di maritarsi in Italia, portò nel Belpaese un po’ provinciale di 60 anni fa, un pezzo di mondo mitteleuropeo. Dall’incontro con Giangiacomo Feltrinelli nacque una bella impresa culturale che negli anni è stata pensatoio, luogo di rivoluzioni e utopie. Quando morì tragicamente Giangiacomo, era il 14  marzo del 1972, fu la vera salvatrice della casa editrice, poi consegnata al figlio Carlo in buona salute e con un patrimonio culturale invidiabile. Furono giorni mesi e anno difficili quelli di Inge per superare non solo la morte del marito ma le circostanze in cui maturò. Il cadavere di Giangiacomo Feltrinelli fu trovato a Segrate da un passante, Luigi Stringhetti, che si trovava in zona con il suo cane, vicino a un traliccio dell’Enel: subito arrivarono i carabinieri e, in un secondo momento, il commissario Luigi Calabresi, mandato dalla Questura. I documenti trovati addosso al morto erano intestati a un tale Vincenzo Maggioni e la prima ipotesi formulata era che fosse morto mentre cercava di far saltare un traliccio, ma ventiquattro ore dopo si scoprì che i documenti erano falsi e che si trattava di Feltrinelli, il cui corpo fu riconosciuto ufficialmente all’obitorio di Milano dall’ex moglie Inge Schönthal.

L’incontro tra Inge e Giangiaocmo avvenne nel 1958 ad Amburgo Giangiacomo Feltrinelli. Lei era una bella ragazza di Göttingen, conosciuta  per aver fotografato Picasso, Hemingway, Gary Cooper e Greta Garbo. È stata in questi anni la rappresentante di un mondo dell’editoria che non esiste più, l’editoria pura dei Gaston Gallimard, Alfred Knopf, Jorge Herralde, Barney Rosset, una stirpe di publisher con cui condivideva talento ed eccentricità.

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Cultura

Torna Uwe Timm, eugenetica per un mondo migliore nel libro “Come mio fratello”

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Torna Uwe Timm, autore di un libro ”Come mio fratello” in cui narrava della sua famiglia e del loro rapporto con la morte del fratello, piu’ vecchio dello scrittore di 16 anni, che prese parte alla seconda guerra mondiale come membro delle SS, e oggi a 78 anni scrive sempre di quegli anni e di quella Germania, costruendo un romanzo sull’eugenetica e la razza nel III Reich, che in realta’ e’ un romanzo sulle utopie positive cui allude il titolo e la loro degenerazione in tragiche realta’ sociali, come e’ accaduto spesso nel Novecento, e poi sulla ”banalita’ del male”: i nazisti ”non sono mostri, ma persone normalissime. E finche’ vivranno avranno mille piccoli modi per spiegare come sono arrivati a questa disponibilita’ ad uccidere per dovere”. ”Un mondo migliore” vede un giovane militare americano, Michael Hansen, che parla tedesco perche’ la sua famiglia e’ originaria dell’Alsazia, il quale, in una narrazione a capitoli alterni nella Germania degli ultimi giorni di guerra e i primi di pace, tra l’aprile e agosto 1945, scopre la realta’ di un paese devastato e assieme svolge il proprio delicato incarico avuto dai servizi segreti di interrogare Karl Wagner, scienziato socialista e per questo chiuso a Dachau, da cui farsi raccontare tutto sul suo amico e collega di un tempo, il genetista Alfred Ploetz, una celebrita’ che sembrava vicina al Nobel, quando invece divenne teorico dell’eugenetica nazista e creatore del progetto ”igiene della razza” su cui si fondarono le pratiche sadiche e vili di eutanasia di stato per l’eliminazione di tutti coloro che avessero qualche menomazione o tara: ”Occorre mettere in conto piu’ di centomila persone uccise tra il ’39 e il ’41”. In 14 giornate di colloquio, piu’ che interrogatorio, si scopre che, partendo da ”Viaggio in Icaria” dell’utopista Etienne Cabet letto da studenti, Ploetz era divenuto da giovane ”uno strenuo sostenitore di un comunismo che occorreva raggiungere qui e ora”. Per questo con alcuni amici si reco’ in America dove Cabet aveva fondato una comunita’ icariana nello Iowa, restandone delusi e trovandola gia’ scissa in due e composta di filistei gelosi e maldisposti verso gli altri. Dopo tale esperienza via via Ploetz passera’ dalle convinzioni sul superamento delle differenze sociali a quelle biologiche: ”ci deve essere una rivoluzione biologica che vada ad integrare quella sociale”, dando inizio a quel processo ideologico che portera’ in ultima analisi alla ”soluzione finale”. E Wagner, con digressioni, attenzione ai lati umani e alla Greca, come veniva chiamata la moglie di Ploetz, interventi sulla situazione generale, conclude affermando che ”no, questa non e’ scienza, sono fumisterie con effetto letale”, e chiedendo con ironia se i fautori della pura razza germanica ariana ”sarebbero questi grassoni dai piedi piatti? Era questa l’annunciazione del Superuomo? Himmler con quel viso da ragioniere?”, mentre racconta la trasformazione di quest’uomo e il prevalere delle sue nuove, devastanti idee e ricerche. Il romanzo trae la propria forza non solo dalla trascrizione dei lunghi racconti di Wagner, che hanno un loro forte interesse che sara’ bene non dimenticare (”l’eugenetica interesso’ inizialmente anche i socialisti – annota con puntiglio Trimm – perche’ sembrava porre un interrogativo su come creare una forma di uguaglianza che riguardasse ogni aspetto dell’umanita’, non solo quello sociale. E gia’ prima dei nazisti, la sterilizzazione forzata di alcuni cittadini fu praticata in Danimarca come negli Stati Uniti negli anni Venti. E ancora nel dopoguerra fu praticata nella Svezia governata dai socialdemocratici”), ma costruisce un bell’intreccio con l’alternarsi di questi col viaggio e il vivere di Hansen nella Germania distrutta, le sue notazioni e pagine di diario su uomini e luoghi, il suo incontro d’amore con Sarah, a contrasto con la vita del suo commilitone George che, appena puo’, si dedica al birdwatching nella pace dei meravigliosi laghi e boschi tedeschi.

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Cultura

Il professor Francesco Fimmanò analizza lo sviluppo del Sud: dall’intervento straordinario alla strategia Euromediterranea

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Quella che leggete di seguito è la Prolusione alla inaugurazione dell’anno Accademico 2018/12019 della Università degli Studi del Molise tenuta dal professor Francesco Fimmanò*, ordinario di diritto commerciale al Dipartimento di Economia.

Quello di Fimmanò è un ragionamento colto, intelligente, documentato sul futuro dell’economia reale italiana, sul divario sempre più largo tra Nord e Sud che deve essere colmato, sulla necessità di un intervento serio dello Stato nell’economia in una visione seriamente liberale (e non liberista).

Fimmanò spiega l’intervento possibile dello Stato sovrano e liberale, parla di modalità di finanziamento delle imprese, di creazione di lavoro, ricchezza e di ripartenza per un terzo Risorgimento dell’Italia con scelte innovative e coraggiose per il Sud. Perchè per Fimmanò, in scienza e coscienza, il Sud è la più straordinaria ricchezza ed opportunità del Belpaese per ripartire tutto assieme e ridiventare una delle principali economie del mondo. Un bel documento che abbiamo il privilegio di poter pubblicare. E di questo, ovviamente, siamo grati al professore Francesco  Fimmanò. A corredo del suo intervento e a dimostrazione della poliedricità dei suoi interessi, Fimmanò ci consente di pubblicare anche un bel filmato, tanto breve quando esaustivo, della grande bellezza e ricchezza del Mezzogiorno.

* Il professor Fimmanò è anche direttore scientifico dell’Università Telematica Pegaso e dal 18 settembre del 2018 è vicepresidente della Corte dei Conti.

 

 

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Cultura

Explosion Studio, l’eruzione del Vesuvio con polvere da sparo e pigmenti colorati per dar vita alle tele dell’artista Cai Guong-Qiang

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Alla delusione per chi si aspettava fuochi pirotecnici che mimassero l’eruzione del 79 dc la performance dell’artista Cai Guon-Qiang, insignito del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1999, ha riservato esplosioni da polvere da sparo e tanto fumo che ha prodotto tele che domani saranno esposte presso il Museo Nazionale di Napoli.

EXPLOSION STUDIO, questo il nome dell’allestimento seguito da una esplosione colorata, che al centro dell’anfiteatro degli scavi di Pompei ha fatto rivivere i tragici momenti dell’eruzione del Vesuvio.

Pittura creata per effetto di esplosioni, è questa la tecnica di Cai Guon Qiang opere uniche irripetibili e difficilmente riproducibili, chiamare ognuna di esse performance non è riduttivo e come dice il curatore Jèrome Neutres “sconvolge i generi rendendo ogni dipinto una performance e che rinnova la dialettica didistruzione e creazione così importante nella modernità artistica”.

Prima delle esplosioni ci si muove negli spazi come su di un set cinematografico, si posizionano le statue, Ercole, Venere, Atlante e tutte le altre insieme alle anfore che andranno distrutte, i vasi in vetro e una barca che di sfondo ci ricorda il mare che non aiutò i Pompeiani nel ’79 dc.

Le statue vengono impacchettate insieme alla polvere da sparo e il pigmento colorato, blu, rosso, celeste, terra, nero e altre decine di colori che l’artista provvede ad inserire negli involucri che avvolgono le copie delle statue riprodotte dagli originali del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il momento dell’accensione è quasi tutt’uno con le varie espolsioni che seguiranno a raffica e che generano una spessa cortina di fumo che nasconde per il tempo di una spazzata di vento la vista, facendo immaginare scenari apocalittici come realmente poi si presenta la scena che gli oltre trenta collaboratori dell’artista e i vigili del fuoco solertemente provvedono a mettere in sicurezza.

In una atmosfera che ricorda le Twin Towers dell’11 settembre, si fa la conta dei danni, le anfore sono distrutte, le statue, che abbiamo visto bianche, candide e poi impacchettate, sono illese dal punto di vista strutturale, ma annerite, colorate, brunite, dai pigmenti colorati posti all’interno degli involucri.

In questa sorta di distruzione e sconforto, comincia l’azione rigenerante, si recuperano le tele poste a terra e che hanno assorbito tutto il pigmento sparato in aria per effetto delle esplosioni, in una sorta di safe and rescue, mentre i vigili del fuoco continuano ad usare estintori per le ultime fiamme residue, pare di essere su di uno scenario che ricorda tragicamente la terra dei fuochi, via d’Amelio, e i terribili incidenti autostradali, ecco che escono le tele, a segnare la riscoperta, la rinascita e la conservazione.

Quella conservazione che non sarebbe stata possibile senza l’eruzione del ’79.

E’ l’incontro tra le opere contemporanee prodotte oggi   dalle esplosioni di Cai Guo-Qiang e quelle rinvenute negli anni nel sito archeologico ad essere una sinergia plastica che forma la forza delle opere stesse. E’ pittura? E’ energia pura? Come scrive il curatore “Il segreto della pittura a polvere da sparo di Cai Guo-Qiang si trova forse nel cuore del Vesuvio” e noi aggiungiamo dove massima è l’energia.

 

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