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Draghi irrompe sulle europee, partiti spiazzati

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Il suo discorso l’hanno ascoltato, o letto, praticamente tutti. E tutti ne parlano nel Transatlantico di Montecitorio affollato per il voto di fiducia sul decreto Pnrr. Ma quasi nessuno commenta a microfoni aperti. E nemmeno con comunicati che quotidianamente intasano le mail delle redazioni. Mario Draghi che racconta la sua idea di un cambio “radicale” dell’Europa spiazza i partiti, a partire da quelli di maggioranza, che non sapevamo bene cosa aspettarsi dal suo intervento all’evento organizzato dalla presidenza belga dell’Unione.

Tra le opposizioni Elena Bonetti, che era ministra del governo Draghi, plaude all’intervento dell’ex premier mentre Emma Bonino vede un futuro per Draghi non tanto alla commissione ma a capo del Consiglio europeo. “Ha i titoli per ambire a ogni ruolo”, dice interpellato proprio su questa ipotesi dai cronisti il presidente del Senato Ignazio La Russa, precisando però di non aver letto il discorso e di non avere niente da dire “sull’ipotesi concreta” che l’ex presidente della Bce possa veramente avere un incarico di primo piano nel nuovo assetto europeo che uscirà dopo il voto di giugno. Non si può dimenticare, come osserva il ministro Francesco Lollobrigida (altro solo tra i colonnelli di Fdi a esprimersi) che Draghi è stato tra “i protagonisti del passato di politiche ben diverse” da quelle che va proponendo ora ma “siamo ben contenti” che vengano riconosciuti “gli errori del passato”. Ma sono le uniche due voci della maggioranza, oltre a Maurizio Lupi.

Giorgia Meloni resta in silenzio, per tutto il giorno chiusa a Palazzo Chigi tra incontri (c’è un via vai di vari ministri) e la preparazione del nuovo viaggio in Tunisia e del Consiglio europeo, che proprio di competitività (il dossier che sta preparando Draghi) si dovrà occupare. Difficile, dicono i suoi, che fosse stata informata della mossa del suo predecessore che certo, uno dei ragionamenti, non facilita un eventuale percorso per portare davvero la sua candidatura quando ci si siederà al tavolo delle trattative dopo il 9 giugno. Nel tam tam parlamentare ricorre spesso, tra l’altro, il ricordo di quella che fu letta come una autocandidatura al Quirinale (il celebre “sono un nonno al servizio delle istituzioni”) che non portò poi all’esito di Draghi al Colle ma al bis di Sergio Mattarella.

La premier, dice chi le ha parlato, resta concentrata sull’attività di governo, che la vede anche presidente del G7 nella delicatissima congiuntura internazionale. E se anche dovesse decidere di candidarsi alle europee cercherebbe prima di tutto di non sottrarre tempo e impegno al suo ruolo a Palazzo Chigi. L’annuncio, che in molti nel suo partito danno oramai quasi per scontato, dovrebbe arrivare a fine mese alla conferenza programmatica di Pescara che sarà chiusa da lei, come dice Fdi sui social postando altri manifesti con la foto della premier e lo slogan ‘l’Italia cambia l’Europa’.

Nel frattempo Meloni sta sentendo a uno a uno i suoi alleati di Ecr in Europa, come ha fatto sapere il polacco Mateusz Morawiecki. Sul tavolo oltre all’ipotesi di un approdo del partito di Viktor Orban nei conservatori europei (la domanda formale non è stata ancora avanzata e in ogni caso i nuovi ingressi sarebbero stati rinviati a dopo il voto), ci sarebbe anche quella dell’indicazione da parte di Ecr di uno Spitzenkandidat. Al momento le quotazioni di questa ipotesi sarebbero in calo, anche perché la candidatura di Ursula von der Leyen si starebbe indebolendo e non sembrerebbe più necessario indicare formalmente, ora, una alternativa.

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Meloni, stop al redditometro: nessun grande fratello fiscale sarà mai introdotto da questo Governo

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– Stop o meglio ‘pause’ per il cosiddetto redditometro. Ad annunciarlo la premier Giorgia Meloni in un video postato sui social. ”Nessun Grande Fratello Fiscale sarà mai introdotto da Fratelli d’Italia, dal centrodestra, da questo governo – torna a ribadire -. Noi siamo sempre stati contrari a meccanismi invasivi come il redditometro, applicati a persone oneste e la nostra posizione non è cambiata. Abbiamo ereditato una situazione però molto pericolosa nella quale non c’è alcun limite al potere discrezionale dell’amministrazione finanziaria di contestare incongruenze tra il tenore di vita e il reddito dichiarato. Da qui la necessità di emanare un decreto ministeriale che prevedesse precise garanzie per i contribuenti. Quel decreto ha però prodotto diverse polemiche”, riconosce la presidente del Consiglio. “Allora oggi – annuncia – ho incontrato il viceministro Leo, ci siamo confrontati sui contenuti del decreto che era stato predisposto dagli uffici del ministero dell’Economia e delle Finanze, e siamo giunti alla conclusione che sia meglio sospendere questo decreto in attesa di ulteriori approfondimenti perché il nostro obiettivo è e rimane quello di contrastare la grande evasione e il fenomeno inaccettabile ad esempio di chi si finge nullatenente ma gira con il suv o va in vacanza con lo yacht senza però per questo vessare con norme invasive le persone comuni”.

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Campi Flegrei, Musumeci: resta allerta gialla, in sicurezza infrastrutture pubbliche e stop a nuove case

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“Non ho letto la relazione della commissione Grandi Rischi che si è riunita sui Campi Flegrei, ma credo che confermerà l’allerta gialla. Non so se ci sono stati pareri divergenti, non lo escludo”  ha detto il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, al termine del vertice interministeriale sull’attività sismica.

Per la messa in sicurezza delle strutture pubbliche e private “ci vorranno oltre 500 milioni di euro per una stima complessiva. Potremo essere piu’ precisi nei prossimi giorni”  ha dichiarato Musumeci che ha sottolineato come i tecnici stiamo lavorando per la verifica della vulnerabilità degli edifici privati: “escludiamo le case abusive e le seconde case. La ricognizione richiederà qualche mese di tempo, subito dopo il governo valutera’ l’importo e determinera’ l’intervento”, ha aggiunto.

“E’ stato fatto un errore nel passato, ovvero incoraggiare nuove costruzioni in quell’area e posso dire che questo governo si adopererà con una apposita norma per vietare nuove costruzioni nella zona del bradisismo” ha annunciato il ministro. “Non è possibile pensare a un piano di evacuazione preventivo e al tempo stesso un piano di sviluppo urbanistico”, ha aggiunto Musumeci.

“Stiamo cercando di capire se non sia anche utile la strada di sostenere il cittadino che volesse delocalizzare, che dice ‘non vogliamo più stare qui’. Il governo deve sostenere questa scelta, accompagnarla o girarsi dall’altra parte? È un’ipotesi che non mi sembra da sottovalutare, ci stiamo ragionando: stasera abbiamo posto il tema al centro dell’agenda” ha detto il ministro Musumeci, al termine del vertice interministeriale sull’attività sismica nei Campi Flegrei. Confermando “l’intenzione del governo di impegnare risorse”, ha spiegato, “escludo il metodo del sisma bonus: troveremo soluzioni alternative, adeguate, più celeri”.

 

 

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Arriva il decreto taglia-liste di attesa

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E’ pronto il decreto per ridurre le liste di attesa per esami e viste nella sanità pubblica e sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri il prossimo 3 giugno. Ad annunciarlo il ministro della Salute Orazio Schillaci in occasione della presentazione alla Camera di un’indagine conoscitiva sulla medicina dell’ Emergenza- urgenza e sui pronto soccorso. Quello dei tempi lunghi per gli esami nelle strutture pubbliche è un “problema annoso” e “una assoluta priorità su cui stiamo per intervenire con un provvedimento importante che ha una visione strutturale del fenomeno e disciplina i diversi fattori che concorrono ad allungare le liste d’attesa”, ha ribadito il ministro. L’obiettivo del provvedimento “è fare in modo che tutti i cittadini abbiano sempre garantita l’erogazione della prestazione e che avvenga nei tempi giusti”. Un traguardo che “vogliamo raggiungere con misure dirette alle Regioni e alle aziende, anche con un attento controllo sul percorso delle prenotazioni. E questo non può prescindere da un più puntuale e trasparente monitoraggio dei reali tempi d’attesa”. Il provvedimento, evidenzia Schillaci, “tutela il cittadino e il suo diritto alle prestazioni e riorganizza procedure che a oggi non si sono dimostrate efficaci, a partire da quello che ho detto da quando sono diventato ministro, che è quello di avere un unico Cup di prenotazione”, ha aggiunto.

Dell’abbattimento delle liste d’attesa ha parlato più volte recentemente anche il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Rocco Bellantone, indicando tra le altre anche la necessità di misure come quella di acquistare prestazioni dai privati per smaltire gli elenchi dei pazienti troppo lenti nelle strutture pubbliche. Le liste di attesa sono anche uno dei temi affrontati nell’indagine avviata dalla Commissione Affari Sociali della Camera sulle criticità della medicina dell’emergenza-urgenza e dei pronto soccorso presentata oggi. L’obiettivo dell’indagine era individuare delle soluzioni sostenibili una volta messe a fuoco le cause principali, grazie al contributo degli esperti, nei vari settori, intervenuti in audizione. Sono stati ricordati i problemi legati al sovraffollamento delle strutture di pronto soccorso (overcrowding) e ai tempi di attesa per il successivo ricovero (boarding).

Gli accessi al pronto soccorso hanno raggiunto numeri elevatissimi, che secondo le stime supererebbero i 20 milioni l’anno. Tra le cause riscontrate ci sono la carenza di personale medico e infermieristico: nel settore dell’emergenza-urgenza si stima manchino oltre 4.500 medici e circa 10.000 infermieri. Ma anche la disaffezione per la medicina di emergenza-urgenza, l’elevato numero di accessi impropri e anche il progressivo invecchiamento della popolazione. Tra le possibili soluzioni a queste problematiche l’indagine indica il potenziamento della medicina del territorio, come anche appunto la riduzione delle liste di attesa, che “rappresenta una delle cause principali del sovraffollamento dei pronto soccorso”. Il documento suggerisce inoltre una riorganizzazione del sistema dell’emergenza-urgenza: in questo caso tra le misure indicate c’è l’implementazione di percorsi alternativi per la presa in carico e la cura di situazioni classificabili come ‘urgenze minori’, quali i percorsi a gestione infermieristica e i percorsi di presa in carico precoce ‘fast track’, attivabili per codici a bassa e media complessità assistenziale. Secondo il documento non c’è soluzione indicata che non passi dal superamento dei tetti di spesa per consentire il reclutamento di nuovo personale sanitario. Uno degli strumenti ritenuto idoneo ad attrarre il personale sanitario verso questo settore è la previsione di incentivi, non solo economici.

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