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Di Maio fa a gara con Salvini a chi punta di più sulla famiglia: ora bisogna vedere se si fa davvero il quoziente familiare

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Luigi Di Maio ruba la palla a Matteo Salvini sul tema della famiglia e rilancia. Dopo le polemiche di Verona, il leader 5S rispolvera parte del programma per le politiche di un anno fa e parla di “provvedimenti nel prossimo Def per aiuti alle famiglie sul modello francese: 50% di sconto sui pannolini, 50% sulle spese per la baby sitter e coefficiente familiare che si abbatte a seconda di quanti figli hai”. La meta, secondo il vicepremier, sarebbe a portata di mano nel Def da promulgare entro il 10 aprile ma, considerando che il documento di economia e finanza è un testo di programmazione economica e non una legge, l’obiettivo del ministro sembra piu’ che altro politico e spostato di qualche settimana in avanti, verso le europee di maggio, se non addirittura all’autunno, quando dovrà essere messa a punto la prossima legge di bilancio. Nel Def potrebbero apparire solo delle prime indicazioni di base, che andrebbero concretizzate pero’ successivamente. Il quoziente familiare, tema trasversale gia’ promosso nei governi Berlusconi, rilanciato in vista delle elezioni dello scorso anno anche da Salvini e dalla coalizione di centrodestra, non si e’ mai trasformato in realta’ per il suo peso finanziario ma anche per la rivoluzione fiscale che porterebbe con se’. Qualche anno fa la Voce.Info calcolava un costo superiore ai 3 miliardi, facilmente espandibili fino a 9 volendo salvaguardare, nel passaggio, i contribuenti che nel sistema attuale pagano meno tasse.

La differenza sta nel concetto di reddito: in Italia l’Irpef è determinato in base al reddito personale, mentre in Francia il reddito utile ai fini fiscali e’ sin dagli anni ’50 quello familiare, a cui viene riservato un trattamento unico, tenendo conto del numero dei componenti, attribuendo ad ognuno di essi un peso specifico. Le detrazioni fiscali, che in Italia permettono di “scaricare” il peso dei figli, sono sostituite da una deduzione forfettaria del 10%. Un sistema ricalcato nella definizione di Di Maio: “oggi ogni cittadino che prende uno stipendio ha delle detrazioni in base al nucleo familiare. Noi vogliamo fare un passo avanti, ovvero inserire un coefficiente da calibrare sull’Irpef di ogni famiglia. Hai 2, 3 o 4 figli a carico?

Il coefficiente varia e si riduce proporzionalmente l’Irpef da pagare per i genitori”, ha spiegato andando pero’ anche oltre. In un Paese come l’Italia dove il tasso di natalita’ e’ di appena 1,3 figli per donna, contro i 2 della Francia – che non a caso, secondo lo stesso M5S spende il 2,5% del Pil nelle politiche per la famiglia – il vicepremier ha annunciato “un impegno verso maggiori incentivi per chi ha necessita’ di una baby sitter e per l’acquisto di pannolini, con sconti del 50%, agevolazioni sulle rette degli asili nido, fino ad arrivare a un dimezzamento in quelle Regioni dove il costo e’ piu’ alto”. Un tentativo sui pannolini, non andato in porto, era gia’ stato con la legge di bilancio, con una proposta per abbattere l’Iva sui prodotti per la prima infanzia al 5%. Mentre sullo ‘sconto’ baby sitter Assindatcolf avverte che “l’unica strada possibile e’ quella della deduzione dei costi. Altre forme di agevolazioni fiscali non avrebbero senso, se non quello di aspirare a creare un consenso pre-elettorale”.

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Economia

Vinitaly, senza il vino l’Italia perderebbe l’1,1% del Pil

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Togliere il vino al Belpaese equivarrebbe, in termini di Pil, a cancellare quasi tutto lo sport italiano, compreso il calcio. Lo afferma Veronafiere, che con l’Osservatorio Uiv-Vinitaly ha presentato oggi, alla vigilia della prima giornata nazionale del Made in Italy e in avvio della manifestazione, i risultati del progetto: “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”. Il progetto, pensato sulla scorta dei frequenti attacchi rivolti alla “bevanda nazionale”, comprende un’analisi d’impatto economico commissionata a Prometeia e un focus dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly su tre – tra tantissimi – territori simbolo a trazione enologica: Barolo, Montalcino ed Etna. I risultati dell’analisi d’impatto confermano, quantificandolo, il contributo economico del comparto: in caso di scomparsa della filiera del vino, 303 mila persone dovrebbero trovarsi un altro lavoro e il Paese rinuncerebbe a un asset in grado di generare (tra impatto diretto, indiretto e indotto) una produzione annua di 45,2 miliardi di euro e un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro.

Uno choc per l’Azienda Italia pari all’1,1% del Pil (lo sport, secondo stime dell’Istituto Credito sportivo vale l’1,3%). In questo scenario da day after, faremmo a meno di un moltiplicatore economico in grado di generare un contributo di 2,4 euro di produzione (e 0,9 di valore aggiunto) per ogni euro di spesa attivata dall’industria del vino. Infine, ogni 62 mila euro di valore prodotto dalla filiera garantisce un posto di lavoro. Per il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, “L’Italia senza il vino sarebbe una Nazione più povera, non solo a livello culturale e ambientale, ma anche sul piano economico, in quanto il settore vinicolo è un asset strategico per l’occupazione e per l’export italiano nel mondo”. Quello del vino, ha concluso il presidente di Veronafiere Federico Bricolo, “è un patrimonio socioeconomico che va difeso e tutelato”.

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Cronache

Il direttore dell’Osservatorio vesuviano, Mauro Di Vito: nessun segnale di crisi eruttive

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Sono state ben quindici – secondo quanto riporta il sito dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – le scosse di terremoto registrate stamattina nell’area dei Campi flegrei nell’arco di appena mezz’ora, tra le ore 9.39 e le 10.08. L’evento più forte è stato di magnitudo 3.7, alle 9.44, seguito da una scossa di 3.1 alle 9.46 e da una di 3.0 alle 10.01. Lo sciame si è concluso alle 10.08 con una scossa di magnitudo 2.5. Gli epicentri variano di profondità, da uno a tre chilometri.

Il fenomeno del bradisismo nell’area flegrea prosegue, provocando scosse di terremoto anche intense come quelle di oggi, “ma il rischio di una evoluzione esiste, teoricamente, per il futuro: al momento non c’è nessun segnale di una possibile crisi eruttiva”. Lo dice, ai microfoni della Tgr Campania, il direttore dell’Osservatorio vesuviano, Mauro Di Vito. Oltre le 15 scosse più significative rilevate in mezz’ora dai sismografi, Di Vito riferisce che sono stati 60 gli eventi registrati “in un periodo abbastanza breve” nell’ambito dell’ultimo sciame sismico.

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Cheddira (del Napoli) trascina il Frosinone, 2-2 a Napoli. Meret para anche un rigore

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Pareggio amaro per il Napoli, che non va oltre il 2-2 contro il Frosinone di Eusebio Di Francesco, perdendo ancora terreno per un piazzamento in Champions League. Alle reti di Politano e Osimhen ha risposto la doppietta di Cheddira, quasi un ex della gara considerando che il suo cartellino è di proprietà dello stesso club campano. Ottimo piglio da parte del Napoli in avvio, con Kvaratskhelia che al quarto d’ora si muove bene tra le linee e imbuca per Osimhen, rapido nella conclusione centrale sulla quale interviene Turati.

Passano però pochi minuti e gli azzurri troveranno il vantaggio, grazie a Politano, che partendo da destra si accentra e con il sinistro a giro pesca l’angolo che vale l’1-0. Sbanda dunque il Frosinone e al 20′ concede un’altra occasione al Napoli e a Osimhen, sul rilancio lungo di Meret letto male da Romagnoli ma non sfruttato dal nigeriano che calcia largo. Al 28′ arriva però l’episodio favorevole per la squadra di Di Francesco, con Cheddira che viene steso in area da Rrahmani e guadagna il rigore per i suoi: dal dischetto va Soulé che però si fa ipnotizzare da Meret e fallisce la chance del pareggio.

Nella ripresa è ancora pericolosa la squadra di Calzona, con l’attacco alla profondità di Osimhen, servito bene da Anguissa e freddo nel pallonetto che supera Turati ma viene salvato da Romagnoli. Al 50′ però è clamoroso l’errore in impostazione di Meret, che di fatto favorisce il piazzato vincente di Cheddira che riporta in parità il punteggio. 1-1 che durerà fino al 64′, quando sugli sviluppi di corner Kvaratskhelia schiaccia la conclusione da fuori area sulla quale interviene Osimhen che spinge in rete il pallone del nuovo vantaggio.

Il Frosinone però non molla e dieci minuti più tardi pareggia nuovamente, ancora con Cheddira che stacca di testa il cross di Zortea e batte per la seconda volta Meret. Portiere incolpevole. Forse è stato lui il migliore in campo. Nel finale sono diverse le offensive degli azzurri, che però chiuderanno in dieci uomini per l’espulsione di Mario Rui, lasciando al Frosinone un punto chiave in ottica salvezza.

 

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