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Da Renzi ultimo appello a Calenda per Europee

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Nonostante il gelido “no” di Carlo Calenda, dall’Assemblea nazionale di Italia viva parte un appello a presentare alle Europee un’unica lista di tutte le forze che credono in un progetto federalista per l’Unione. L’appello lanciato da Matteo Renzi è stato ripetuto da tutti i big del partito, benché nessuno abbia citato esplicitamente Azione. Anche perché siamo davanti a un “menage a trois”, con +Europa determinante, e rispetto alla quale potrebbe partire il corteggiamento tanto da Iv quanto da Azione, se i due leader non riuscissero a superare l’acrimonia personale. Un “niet” preventivo alla profferta di Renzi, era arrivato sabato Sera da Calenda”.

“Italia Viva ha lanciato un progetto per un nuovo Centro con Cuffaro, Mastella e molti altri. Rispettabilissima scelta, che però non condividiamo. Ci sono altre ragioni, subordinate ma altrettanto importanti, per non andare insieme alle Europee: dal fallimento del Terzo polo, che renderebbe questa operazione non credibile agli occhi degli elettori”. Eppure domenica Mattina Renzi, pur senza nominare Azione o +Europa, si è appellato “alla politica” con un ragionamento che non fa una piega: la prossima legislatura europea sarà decisiva, e chi crede in una Europa federale che ridia peso strategico all’Unione dovrebbe correre insieme, per non disperdere i voti. Con più liste si rischia che una o tutte non superino la soglia del 4% regalando seggi a Fdi, Pd e Lega. Nicola Danti ha osservato che negli altri Paesi anche se si è divisi nel Parlamento nazionale si siede insieme a Bruxelles. Enrico Borghi ha sottolineato il “paradosso” che si creerebbe: chi ha le stesse idee sull’Europa va diviso, mentre la destra italiana è unita nonostante le divisioni emerse anche all’adunata sovranista di Salvini a Firenze.

Il gelo di Azione è tuttavia stato confermato dal silenzio dei suoi dirigenti dinanzi a questi appelli. Calenda, dalla scuola di politiche del partito a Brescia, ha rilanciato il profilo di Azione come “partito della nazione” con una proposta: “Il Paese ha bisogno di un partito che abbia la forza di imporre un Patto repubblicano che si fondi sul ripristino dei diritti sociali ma anche dei doveri, che nella Costituzione sono tenuti insieme. La campagna elettorale per le europee sarà una campagna durissima ma questo è il compito di Azione. Il Paese porta le piaghe dell’inconcludenza dei partiti di destra e di sinistra ma Azione avrà la forza di parlare all’Italia con verità e passione, perché non siamo monete false, perché di monete false l’Italia ne ha viste tantissime”. Ma nel “menage a trois” c’è anche +Europa. Emma Bonino ha detto che il suo partito farà di tutto perché al centro della campagna per le europee ci sia il futuro dell’Ue, per far capire agli elettori la vera questione in gioco.

“+Europa – ha detto il segretario Riccardo Magi – ci sarà e intende mettere al centro l’obiettivo politico degli Stati Uniti d’Europa, siamo aperti a parlare con chi condivide questa priorità e vuole puntare su un’idea d’Europa che significa stato di diritto, libertà individuali ed economiche, crescita comune, innovazione, ricerca e su candidature che sappiano esprimere ciò”. Un dirigente di Iv sottolinea che se Renzi e Calenda correranno divisi sarà decisivo l’accordo con +Europa, che ha un elettorato d’opinione fidelizzato in grado di far superare la soglia a Renzi. Nel 2019 il partito di Bonino e Magi e Della Vedova, pur da solo, prese 833 mila voti, non lontano dal milione indicato oggi da Renzi per superare il 4%.

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Negli enti locali più donne laureate ma più capi maschi

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La storia non cambia ed è sempre la stessa. Negli enti locali regioni, province e comuni italiani le donne laureate soano quasi il doppio rispetto ai colleghi uomini (102.675 contro 50.831), ma rivestono solo il 41% dei ruoli di maggiore prestigio e responsabilità. I dati sono frutto di una ricerca del Centro Studi Enti Locali sui numeri della Ragioneria dello Stato del 2021 ma lo squilibrio è stabile: nessuna variazione significativa.

Per rinvenire una traccia di tendenziale cambiamento, bisogna spostare le lancette dell’orologio indietro di altri 5 anni quando, nel 2011, a fronte di una forza lavoro al 53% di segno femminile, le donne nei posti di comando erano solo il 38% del totale, il 3% in meno rispetto all’ultima rilevazione. Nel mondo della pubblica amministrazione italiana le donne rappresentano il grosso della forza lavoro (1,9 milioni contro 1,3 milioni) e le funzioni locali non fanno eccezione: le dipendenti sono il 56% del totale. In generale solo uno su tre degli oltre 490mila dipendenti degli enti locali italiani è andato oltre il diploma, conseguendo almeno una laurea triennale ma nel caso delle donne la percentuale sale al 37% contro il 27% dei colleghi uomini ma i ruoli di maggior peso nel 59% dei casi sono affidati a dipendenti di sesso maschile.

E in nessuna regione i ruoli apicali sono ricoperti prevalentemente da donne. Lo scarto più vistoso è quello del Trentino-Alto Adige che, sebbene abbia 7 dipendenti su 10 di sesso femminile, vede gli uomini sedere sul 58% delle poltrone di peso. Non lontano il Veneto dove il 60% dei dipendenti è donna ma il 65% dei dirigenti, segretari e direttori generali è uomo.

Le uniche regioni in controtendenza, da questo punto di vista, sono l’Abruzzo, la Calabria, la Campania e il Molise. Sebbene anche in questi casi le dirigenti donna rappresentino una minoranza, la percentuale è superiore. In assoluto le pubbliche amministrazioni locali con più dirigenti donna sono quelle abruzzesi (48%). Seguono Molise e Valle d’Aosta (47%), Emilia Romagna (46%), Calabria, Campania e Liguria (45%), Friuli Venezia Giulia, Lazio e Lombardia (43%), Trentino Alto Adige e Sardegna (42%), Basilicata e Piemonte (41%), Umbria (40%) e Puglia (39%). Chiudono il cerchio le Marche e la Toscana (38%) e la Sicilia e il Veneto, dove i ruoli apicali sono appannaggio femminile solo nel 35% dei casi, sebbene in entrambe le regioni più del 60% dei dipendenti sia donna.

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Antimafia valuta l’audizione di Melillo e Cantone

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Si terrà domani l’ufficio di presidenza della commissione Antimafia per valutare la richiesta di audizione del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e quello di Perugia Raffaele Cantone nell’ambito dell’inchiesta di Perugia su circa 800 accessi abusivi alla banca dati relativa alle Segnalazioni di operazioni sospette (sos). Lo si apprende da fonti parlamentari.

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Calenda, il campo largo non esiste, è solo un teatro

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“Le nostre sono state sempre posizioni ferme. Non abbiamo fatto il governo con il M5S e abbiamo sempre spiegato che il campo largo non esiste”. A dirlo è il leader di Azione Carlo Calenda che sottolinea come su vari temi, a cominciare dall’Ucraina, le posizioni anche tra Pd e M5S siano diverse.

“Dal palco del Pse si diceva una cosa sull’Ucraina, che era di sostegno, mentre dal M5S si diceva ‘basta aiuti a Kiev'”, osserva Calenda che parla di “rantolo di una seconda Repubblica che muore”. E “questo scempio – dichiara – deve essere fermato. Chi vota Azione sa che si vuole bloccare questo scempio”. “In Sardegna – insiste – ha perso la destra perché c’era un sindaco considerato incapace e si usciva da un fallimentare governo della Regione”. “Perché in Abruzzo sosteniamo il candidato civico? Perché è bravo”, spiega Calenda che insiste: “Il campo largo non esiste, è solo un teatro”.

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